Studio Medico Dott.Farulo Paolo

Studio Medico Dott.Farulo Paolo Dermatologia clinica, medicina certificativa, medicina legale e del lavoro, rinnovo patenti in sede

Provo a indovinare la tua storia.Hai la pressione alta da tempo. Vai dal medico, esci con una pasticca. La prendi. Non c...
06/01/2026

Provo a indovinare la tua storia.

Hai la pressione alta da tempo. Vai dal medico, esci con una pasticca. La prendi. Non cambia nulla. Torni, aumenta il dosaggio. Poi arriva un secondo farmaco, magari un terzo. Tu fai il paziente modello. Poco sale, cammini, cerchi di stare calmo. Poi metti il bracciale e i numeri sono sempre lì, alti.

A quel punto arriva la frase che fa scattare il nervo: è ansia, è stress, è l’età, è la tua costituzione. Quando sento “è l’età” mi viene l’orticaria. Anche un bambino sa dirlo. Non è una spiegazione.

E se non fosse colpa tua. E se non fosse ansia. E se non fosse la tua costituzione. E se ci fosse un ormone che lavora contro i farmaci e annulla tutti i tuoi sforzi. E se quei farmaci, così come li stai prendendo, nemmeno ti servissero.

Quest’ormone esiste. La comunità scientifica lo chiama l’ormone dimenticato. Si chiama aldosterone. Ed è molto probabile che nessuno te lo abbia mai controllato.

Pensa all’aldosterone come a un direttore dei lavori molto rigido che parla ai reni. L’ordine è semplice: trattieni il sodio, butta via il potassio. Se questo direttore esagera, la pressione sale. E non solo. Uno squilibrio dell’aldosterone è un fattore di rischio indipendente per le malattie cardiovascolari. E livelli alti di aldosterone sono una causa comune di fibrillazione atriale.

C’è un esame utile, semplice, da fare con un medico che sappia dove mettere le mani. Si chiama rapporto aldosterone renina, sigla ARR. È un normale esame del sangue.

Quindi cosa fare.

Se prendi uno o più farmaci per la pressione, magari anche un diuretico, e i valori restano alti, non accettare la risposta “è stress ed età”.

Sappi che esistono terapie mirate. Ci sono farmaci specifici, gli antagonisti dei recettori mineralcorticoidi, che bloccano l’azione dell’aldosterone.

Fai attenzione a sale e potassio. Se l’aldosterone è alto sei sodio-sensibile. In quel caso il sale va controllato sul serio.

Una cosa va chiarita. Il sale non è il demonio che ci hanno raccontato per decenni. Semmai lo zucchero avrebbe meritato quel ruolo, ma all’industria farmaco-alimentare l’idea non piaceva. Detto questo, quando l’aldosterone è alto, il sale diventa un problema reale.

09/12/2025

La famiglia è sacra. Ce lo ripetono da sempre.

Ci dicono che viene prima di tutto e che va tenuta insieme a ogni costo. Ma non funziona così. Un legame non diventa sacro perché c’è il sangue di mezzo. Conta se è sicuro, sincero, rispettoso. Conta se ti sostiene e ti lascia essere te stessa/o senza farti sentire in colpa per ogni respiro.

Se un familiare ti ferisce, ti manipola o ti svuota, non sbagli quando ti allontani. Si chiama autoconservazione. Se la tua famiglia ti intossica, non puoi restare. E se resti, chiediti perché. Sii onesto con te stesso/a. Perché in qualche modo stai giustificando il dolore.

Hai il diritto di proteggerti anche da chi ami.

08/12/2025

A cosa serve il test sforzo se sto bene?
Il test sforzo permette di osservare come il cuore risponde quando la richiesta di lavoro aumenta. Cioè a riposo molte persone presentano valori normali di frequenza cardiaca, ritmo, pressione, ma sotto sforzo possono emergere comportamenti che rivelano la presenza di un rischio subclinico, cosiddetto, cioè che non si evidenzia nella normalità. Durante l'esercizio fisico, infatti, aumenta la catecolamina, la sintesi di catecolamine, cresce il consumo di ossigeno e si modifica anche la dinamica della perfusione coronarica. Ed è proprio che in questa fase che eventuali disfunzioni diventano più evidenti e quindi diagnosticabili. L'esame infatti valuta la capacità funzionale, la risposta pressoria, l'eventuale comparsa di aritmie e segni di sofferenza miocardica, di perfusione miocardica. Una pressione, ad esempio, che sale in modo eccessivo durante lo sforzo può indicare una futura ipertensione arteriosa, o una ipertensione borderline, un ritmo che si frammenta, che diventa aritmico, sotto sforzo, può rilevare appunto una vulnerabilità elettrica. Una tolleranza ridotta allo sforzo può essere segno di problemi del microcircolo, cioè di coronarie non perfettamente pervie. Il test, quindi, è particolarmente utile nelle persone che praticano, ad esempio, attività sportiva, in chi ha una familiarità per malattie cardiovascolari e in tutte quelle persone che hanno fattori di rischio cardiovascolari come insulinoresistenza, ipertensione, sovrappeso e pressione borderline. Anche in assenza di sintomi, anzi soprattutto in assenza di sintomi, monitorare la risposta del cuore allo sforzo offre sicuramente una fotografia dinamica della salute cardiovascolare, più completa rispetto agli esami eseguiti a riposo, cioè al classico ECG di base.

Mi sono letto lo studio di Taiwan che promette la ricrescita dei capelli in venti giorni e ti spiego in modo chiaro di c...
05/11/2025

Mi sono letto lo studio di Taiwan che promette la ricrescita dei capelli in venti giorni e ti spiego in modo chiaro di cosa si tratta.

L’idea dei ricercatori è che una piccola infiammazione della pelle possa triggerare la lipolisi, cioè attivare il rilascio di acidi grassi dalle cellule del grasso, chiamate adipociti. Questi acidi avrebbero un effetto stimolante sui follicoli piliferi, risvegliandoli dalla fase di riposo. In pratica, una lieve irritazione cutanea spingerebbe la pelle a produrre sostanze che “riaccendono” la crescita del capello.

Il meccanismo ipotizzato coinvolge i macrofagi, cellule del sistema immunitario che, in risposta all’infiammazione, attaccano gli adipociti. Questo provoca la liberazione di due acidi grassi monoinsaturi: acido oleico e acido palmitoleico. Secondo lo studio, sarebbero proprio questi a stimolare il follicolo pilifero.

Nel primo esperimento, i ricercatori hanno rasato dei topi e applicato una sostanza irritante. Dopo 20 giorni, i topi trattati avevano il pelo ricresciuto, mentre quelli del gruppo di controllo erano rimasti glabri. Nel secondo esperimento, invece di usare l’irritante, hanno applicato direttamente i due acidi grassi. Anche qui, la ricrescita è stata più evidente.

La conclusione è che acido oleico e palmitoleico, che attraversano facilmente la pelle, potrebbero aiutare a riattivare i follicoli “spenti”.

Detto questo, i limiti sono evidenti: lo studio è stato fatto solo su topi e su cellule umane in vitro, non su persone reali. Inoltre, l’acido oleico è lo stesso contenuto nell’olio d’oliva, quindi è difficile credere che un ingrediente così comune possa risolvere la calvizie.

C’è poi un rischio concreto: un’infiammazione acuta può favorire la crescita dei peli (ipertricosi), ma se diventa cronica porta a atrofia e cicatrici, bloccando i follicoli in modo permanente.

Infine, gli autori hanno brevettato il composto, e questo lascia aperto il sospetto di un conflitto d’interesse. Il capo del team ha persino dichiarato di testarlo su sé stesso, ma finché non ci saranno dati clinici seri, la prudenza è più che giustificata.

In sintesi, lo studio è interessante, ma resta sperimentale. Pensare che bastino due acidi grassi per far ricrescere i capelli è, al momento, più un’ipotesi di laboratorio che una soluzione reale.

Riapre la commissione medico legale a Rovereto!
04/11/2025

Riapre la commissione medico legale a Rovereto!

Riprendono a Rovereto gli accertamenti per l’invalidità civile, la disabilità e l’idoneità al lavoro e alla guida. Torna infatti operativo l’ambulatorio della medicina legale – sospeso durante l’emergenza Covid – nella nuova sede della Casa della Comunità all’ex Bimac (Palazzina B ...

04/11/2025

Le rughe non si cancellano, ma si possono rallentare. Il punto è che la pelle non va “bombardata” di prodotti, ma educata. Come un muscolo, risponde alla costanza, non agli eccessi.

Come dermatologo, vedo ogni giorno lo stesso errore: routine complicate, dieci flaconi, zero costanza. In realtà bastano tre ingredienti seri, con base scientifica, e un po’ di disciplina.

Il primo è il retinolo, derivato della vitamina A. È il personal trainer delle cellule: accelera il ricambio, stimola collagene, leviga. Va introdotto gradualmente, poche sere a settimana, e sempre con una crema idratante accanto.

Poi ci sono i peptidi, minuscole catene che “parlano” alla pelle. Dicono alle cellule di produrre collagene ed elastina. Sono delicati, ideali anche per pelli sensibili, e possono essere usati mattina e sera.

Infine, la vitamina C: lo scudo quotidiano. Neutralizza i radicali liberi, illumina e protegge dai danni del sole e dello smog. Va applicata al mattino, prima della crema solare.

E sì, la protezione solare non è facoltativa. È la base di tutto: senza quella, il resto serve a poco.

Niente magia, solo costanza. Tre ingredienti, una buona protezione e la capacità di non saltare i passaggi. Il risultato non arriva in una settimana, ma arriva.

Il vero errore è aspettare. La pelle ricorda tutto: sole, stress, abitudini. Meglio insegnarle fin da subito a rigenerarsi, non a difendersi dai danni.

Chi tratta la pelle con metodo, non cerca di fermare il tempo. Impara solo a fargli meno paura.

28/07/2025

Ti sembrerà schifoso, ma è una tecnica che sta rivoluzionando delle parti della medicina.

Questa tecnica si chiama trapianto di microbiota intestinale. Consiste in parole semplici nel portare le feci sane di un donatore nel tratto intestinale del paziente.

in questo modo si trasferiscono dei batteri buoni che sono in grado di ripristinare l'equilibrio della flora microbica del paziente.

Il trapianto di microbiota intestinale si è rivelato fondamentale con tassi di successo superiori al 90%. È stato utilizzato nel trattamento di infezioni intestinali gravi. Le sue potenzialità si stanno estendendo ad altre patologie, come colite ulcerosa, sindrome metabolica e persino, pensate, ad alcune patologie neoplastiche.

Chi l'avrebbe mai detto che il nostro benessere potesse dipendere anche dai batteri delle feci?.
😅👋

26/07/2025

Se ti hanno detto che hai una cisti ovarica, non ti preoccupare, ti spiego che cos'è.

Una cisti è una sacca, o meglio ancora una cavità, all'interno della quale è possibile trovare del liquido.
Esistono diverse tipologie di cisti.
Le più classiche sono le cosiddette cisti funzionali, cioè legate all'attività degli estrogeni, che sono completamente benigne e che una volta formate tendono a regredire dopo qualche tempo.
Altra tipologia di cisti, anche qui benigna, sono per esempio la cisti dermoide, che è fatta da diverse tipologie di tessuto, oppure la cisti endometriosica, che è legata a uno spostamento del tessuto dell'endometrio direttamente nell'ovaio.
Questo è quello che succede in donne che soffrono di endometriosi.
Le cisti possono formarsi a qualunque età. Pensate che addirittura nella vita intrauterina è possibile svilupparne alcune.
Esistono anche le cisti neoplastiche che si riscontrano soprattutto nell'età postmenopausa.
Quindi, mi raccomando, il termine cisti è un termine molto ampio, a volte può indicare patologie oncologiche, ma nella maggior parte dei casi si rivolge a patologie benigne che regrediscono spontaneamente.

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26/07/2025

Una delle più importanti tecniche di trattamento dei tumori è rappresentata dalle CAR-T.

È una terapia estremamente complessa in cui vengono prelevati e poi isolati alcuni componenti cellulari caratteristici del nostro sistema immunitario che si chiamano linfociti T.
Dopo che sono stati isolati, i linfociti T vengono trattati in maniera tale che al loro interno venga inserito un recettore specifico, il recettore CAR.
Ecco perché si chiama CAR T, CAR come il recettore e T come la tipologia di linfociti.
Le cellule così sintetizzate possono essere in grado, attraverso il recettore CAR, di riconoscere le cellule tumorali e quindi di aggredirle.
Una volta finuta la fase preparatoria, queste cellule vengono rinfuse nel sangue del paziente in maniera tale che vadano a colpire le cellule tumorali della patologia del paziente.
Ad oggi i grandi risultati sono stati ottenuti nel trattamento del mieloma, della leucemia linfoblastica acuta, del linfoma mantellare, del linfoma mediastinico ed anche del linfoma diffuso a grandi cellule.
Ma ciò non toglie che nei prossimi anni la ricerca e l'approccio alle CAR-T possa essere anche più esteso rispetto a quanto lo sia oggi.

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Indirizzo

Via Madonna Della Corona 1A
Trento
38123

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
Martedì 09:00 - 12:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
Giovedì 09:00 - 12:00
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