23/02/2016
La nausea in gravidanza, di Emanuela Geraci.
"... Cuore mio, respira, respira e non pensare a nulla, i primi tre mesi della gravidanza, li chiamano “di adattamento” perché per te è tutto nuovo, il tuo corpo, la tua mente, si devono adattare. Perché li dovrebbero chiamare di “adattamento” se tu sapessi già tutto, se avessi già vissuto tutto quanto. Invece ti devi adattare a poco a poco, a pensieri nuovi, ad una vita nuova a sensazioni e un ritmo di vita nuovo…allora può succedere che la tua mente fugge lontano, fugge nel futuro, fugge nei pensieri, nelle ansie e nelle paure, e il tuo corpo ti richiama indietro. Dove sei ? Dove sei ? Io sono qui ! E allora torna indietro, insieme al tuo respiro, senti il corpo che si rilassa, le tensioni che si sciolgono, sei qui con il tuo corpo, sei qui insieme al tuo bambino, state crescendo insieme, tu con lui e lui con te, insieme potete farcela. Torna qui, vita mia, tocco il tuo corpo caldo, che combatte questa battaglia, lasciati andare vita mia, lascia andare la battaglia, il tuo corpo dice di si, sta dicendo di si lo capisci, ad una nuova vita, a questo miracolo così grande, e tu porti la vita nuova, e tutto è caos all’inizio, confusione, dolore, ribellione, va bene, va bene tutto, tutto quello che provi va bene, anche la rabbia, anche l’insofferenza, hai tempo, ci vuole tempo, per adattarsi, per crescere, tempo perché questa pancia cresca, ci vogliono nove mesi, non un giorno…perché il tuo animo si calmi e trovi tutta la tranquillità che gli serve. Questa creatura è con te e rifiuta questi pensieri brutti che ti fanno soffocare, il tuo bambino vuole sole, vuole la gioia, vuole la tua felicità, tu lasciala ve**re questa gioia, lascialo entrare questo raggio di sole. Tutto si risolve, tutto passa, nulla è perduto, il parto si è un lavoro faticoso, è doloroso, ma ce la puoi fare, è tutto qui quello che devi sapere, che ce la puoi fare.
Che facciamo l’apriamo questa finestra ?
La vuoi un po’ di tisana allo zenzero, un biscottino… ?
La beve a piccoli sorsi, con uno sguardo diverso, da bambina che ha ritrovato l’orsacchiotto. Comincia a raccontare, le sue fatiche sul lavoro, e quella volta che in ospedale…e a poco a poco ritrova il suo respiro, si sente meglio, un po’ frastornata, senza pensieri…". Grazie, Emanuela!