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Un impianto retinico può invertire la degenerazione maculare?La degenerazione maculare senile, la principale causa di pe...
15/06/2026

Un impianto retinico può invertire la degenerazione maculare?

La degenerazione maculare senile, la principale causa di perdita della vista e cecità per le persone di età pari o superiore a 65 anni, è una malattia progressiva che colpisce la visione centrale. Con il passare del tempo, volti, pagine di libri e qualsiasi cosa si trovi direttamente di fronte a una persona vengono oscurati da macchie scure, sfocate o punti ciechi.

Ora, una nuova sperimentazione clinica offre speranza ai pazienti affetti da degenerazione maculare senile “secca” in stadio avanzato. La degenerazione maculare senile secca è la forma più comune della malattia.

I ricercatori del USC Roski Eye Institute, parte del Keck Medicine della USC, stanno avviando una sperimentazione clinica di fase 2b per valutare se le cellule staminali bioingegnerizzate per sostituire le cellule danneggiate della retina a causa della degenerazione maculare possano ripristinare la vista. Le cellule vengono fissate a un impianto – una patch ultrasottile, più sottile di un capello – che le mantiene in posizione.

“Speriamo di determinare se l’impianto retinico a base di cellule staminali non solo possa arrestare la progressione della degenerazione maculare senile secca, ma anche migliorare effettivamente la vista dei pazienti“, ha affermato Sun Young Lee, MD, PhD, chirurgo retinico presso Keck Medicine e ricercatore principale del sito di studio di Keck Medicine. “I risultati potrebbero essere rivoluzionari perché, sebbene esistano alcuni trattamenti in grado di rallentare la progressione della degenerazione maculare, nessuno è in grado di invertire il danno già causato”.

La sperimentazione clinica fa seguito a una ricerca preliminare condotta dagli esperti dell’USC Roski Eye Institute su un piccolo campione di pazienti, che ha dimostrato che l’impianto è ben tollerato, rimane stabile nell’occhio e viene assorbito con successo dal tessuto retinico. Inoltre, il 27% dei pazienti ha riscontrato un miglioramento della vista.

“La fase iniziale della sperimentazione clinica ha dimostrato che il trattamento è sicuro e potenzialmente in grado di migliorare la vista dei pazienti; questa prossima fase valuterà se la terapia può ottenere miglioramenti clinicamente significativi della vista“, ha affermato Lee, che è anche Professore associato di oftalmologia e di fisiologia e neuroscienze presso la Keck School of Medicine della USC.

Come funziona l’impianto retinico
Negli Stati Uniti, circa 20 milioni di persone convivono con la degenerazione maculare senile. Questa cifra include anche i casi di degenerazione maculare umida, una forma meno comune ma più grave della malattia.

La degenerazione maculare senile colpisce la macula dell’occhio, situata al centro della retina e responsabile della visione centrale. Nei casi più avanzati, le cellule dell’epitelio pigmentato retinico (EPR), che rivestono la macula e sono fondamentali per la produzione di una visione nitida, vengono danneggiate o distrutte, causando la perdita della vista.

L’impianto retinico utilizzato nella sperimentazione clinica deriva da cellule staminali embrionali coltivate in laboratorio fino a diventare cellule dell’epitelio pigmentato retinico (EPR). Durante un intervento chirurgico ambulatoriale, i chirurghi oculisti del Keck Medicine impianteranno un sottile strato di cellule EPR prodotte in laboratorio nella retina.

“Lo studio valuterà se l’impianto creato in laboratorio sarà in grado di sostituire le cellule danneggiate, funzionare come le normali cellule dell’epitelio pigmentato retinico (RPE) e migliorare la vista dei pazienti che attualmente non hanno altre opzioni di miglioramento”, ha affermato Rodrigo Antonio Brant Fernandes, MD, PhD, oftalmologo presso Keck Medicine e chirurgo responsabile dello studio che è anche Professore associato di oftalmologia clinica presso la Keck School.

Leggi anche: Degenerazione maculare: piccolo impianto oculare potrebbe invertire la condizione

Dettagli della sperimentazione clinica
Keck Medicine è uno dei cinque centri negli Stati Uniti che arruolano pazienti nella sperimentazione clinica. Lo studio è in cieco: alcuni dei partecipanti arruolati riceveranno l’impianto, mentre altri riceveranno un impianto simulato.

I pazienti idonei devono avere un’età compresa tra 55 e 90 anni, essere affetti da degenerazione maculare senile secca in stadio avanzato e avere una diagnosi di atrofia geografica, ovvero le loro cellule dell’epitelio pigmentato retinico (EPR) sono danneggiate o non funzionano correttamente.

I pazienti saranno monitorati per almeno un anno per valutare la tollerabilità dell’impianto e rilevare eventuali cambiamenti nella vista. Lo studio prevede di reclutare 24 pazienti.

Chi fosse interessato a saperne di più sulla sperimentazione può contattare Mariana Edwards all’indirizzo [email protected] o Kimberly Rodriguez all’indirizzo [email protected].

“L’USC Roski Eye Institute si dedica allo sviluppo di trattamenti innovativi per migliorare la vita dei pazienti ripristinando la vista“, ha dichiarato Mark S. Humayun, MD, PhD, co-Direttore dell’USC Roski Eye Institute, Direttore dell’USC Ginsberg Institute for Biomedical Therapeutics e titolare della cattedra Dennis e Michele Slivinski per la ricerca sulla degenerazione maculare presso la Keck School. “Gli impianti retinici derivati ​​da cellule staminali potrebbero offrire una delle maggiori possibilità di aiutare i pazienti affetti da degenerazione maculare senile secca e, un giorno, potrebbero rappresentare una cura“.

Fonte: USC

Mindfulness e meditazione: quali sono le differenze?La meditazione è una pratica antica che comprende diverse tecniche v...
13/06/2026

Mindfulness e meditazione: quali sono le differenze?

La meditazione è una pratica antica che comprende diverse tecniche volte a favorire il benessere psicofisico di un individuo.

La mindfulness, pur derivando dalla meditazione, si differenzia per alcune caratteristiche: quali sono le differenze nello specifico tra mindfulness e meditazione? Vediamolo insieme.

Cos’è la mindfulness?
Per mindfulness si intende una forma specifica di meditazione, il cui obiettivo principale è il raggiungimento di un profondo grado di conoscenza e consapevolezza di sé e della realtà.

Nello specifico, la mindfulness consiste in una pratica basata su esercizi specifici di respirazione, immaginazione guidata e pratiche di rilassamento che coinvolgono sia il corpo sia la mente.

Lo scopo principale di questa pratica meditativa è quello di aiutare a rimanere concentrati sui nostri sensi e ancorati alle sensazioni del momento, sospendendo ogni forma di interpretazione o giudizio su ciò che si sta vivendo o di cui si sta facendo esperienza.

Cosa si intende con “meditazione”?
La meditazione è una pratica antichissima e comune a numerose tradizioni religiose e spirituali.

Il termine meditazione rappresenta un nome generico che include diversi tipi di tecniche e pratiche, utili a favorire il rilassamento e ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé e di ciò che ci circonda. Questo si ritiene essenziale per vivere a pieno il “qui ed ora”.

Attraverso l’uso di tecniche meditative di vario tipo si può allenare la mente a raggiungere uno stato di calma e stabilità.

Quali sono le differenze fra mindfulness e meditazione?
C’è una sottile linea che separa mindfulness e meditazione ma la differenza principale è che la meditazione fa riferimento ad un insieme di pratiche e tecniche che includono anche la mindfulness.

Più semplicemente si può dire che la mindfulness è una delle tante tecniche meditative che attraverso i suoi esercizi permette di imparare a cogliere elementi, sensazioni ed emozioni che solitamente sfuggono alla nostra attenzione, per giungere ad una più completa consapevolezza di noi stessi e della realtà che ci circonda.

La meditazione, in particolare quella concentrativa, è una pratica più profonda e intensa, attraverso i cui esercizi ci si allena a trascendere la mente e i processi di pensiero.

Quando è più indicata la mindfulness e quando la meditazione?
La mindfulness può essere praticata sia a livello formale che informale, in qualsiasi luogo e senza alcuna guida.

Questo tipo di meditazione è indicata soprattutto per coloro che vogliono svolgere i propri esercizi in autonomia, senza il bisogno di ricorrere alla guida di un insegnante. Durante gli esercizi di mindfulness, infatti, la mente rimane vigile e attiva ma concentrata sulle sensazioni del momento, proprio per questo può essere svolta anche mentre si è impegnati in altre attività.

Al contrario, gli esercizi di meditazione (in particolare quella zen o la meditazione trascendentale) hanno bisogno di essere praticate in un ambiente protetto e in determinate condizioni, utili a facilitare la concentrazione su un oggetto, un’immagine, un suono o un mantra necessari per raggiungere uno stato mentale trascendente.

Per riassumere, dunque, mentre la mindfulness può essere applicata ad ogni situazione o evento quotidiano, la meditazione necessita di essere praticata per uno specifico lasso temporale e in specifiche condizioni ambientali.

Proprio per questi motivi, la mindfulness è forse una forma di meditazione più accessibile e popolare, ma la determinazione di quale delle due pratiche scegliere dipende dagli obiettivi e dalle preferenze individuali del singolo.

fonte:"pazienti.it"

«Tre tazze di caffè riducono il rischio di demenza stimolando il cervello», il risultato in uno studioIl caffè potrebbe ...
13/06/2026

«Tre tazze di caffè riducono il rischio di demenza stimolando il cervello», il risultato in uno studio

Il caffè potrebbe ridurre il rischio di demenza. Lo dimostra uno studio di Harvard che, analizzando i dati di 131.821 persone, ha scoperto che coloro che consumavano maggiori quantità di caffeina avevano un rischio di demenza inferiore del 18% rispetto a coloro che ne consumavano poca o niente.

La caffeina potrebbe infatti avere effetti positivi sul cervello, migliorando la comunicazione tra i neuroni e il flusso sanguigno. Tuttavia, questi meccanismi non sono ancora del tutto chiariti e richiedono ulteriori studi. È importante anche non esagerare: un consumo eccessivo può disturbare il sonno e aumentare lo stress, con possibili conseguenze negative sull’invecchiamento cognitivo.

I benefici in uno studio
Un recente studio condotto da ricercatori di Harvard suggerisce che bere caffè o tè in quantità moderate potrebbe favorire la salute del cervello nel lungo periodo. I risultati non implicano che chi non consuma queste bevande debba iniziare a farlo, ma indicano che chi le beve già può trarne qualche beneficio.

La ricerca, pubblicata su JAMA, ha analizzato i dati di oltre 130.000 persone seguite per diversi decenni. Durante il periodo di osservazione, più di 11.000 partecipanti hanno sviluppato demenza. Tuttavia, chi assumeva più caffeina mostrava un rischio inferiore del 18% rispetto a chi ne consumava poca o nulla. Si tratta comunque di una correlazione e non di una prova diretta di causa-effetto.

I benefici più evidenti sono stati osservati in chi consumava due o tre tazze di caffè al giorno o una o due tazze di tè. Queste persone hanno mostrato anche un minore declino cognitivo e migliori prestazioni nei test mentali. Il caffè decaffeinato, invece, non ha prodotto gli stessi effetti, suggerendo che la caffeina sia un elemento chiave.

La ricerca
Secondo gli esperti, la caffeina agisce come stimolante sul cervello, migliorando temporaneamente memoria, attenzione e capacità cognitive. Inoltre, caffè e tè contengono sostanze bioattive, come i polifenoli, che possono contribuire a ridurre infiammazione e danni cellulari. Anche l’aspetto sociale legato al consumo di queste bevande potrebbe avere un ruolo positivo.

Nonostante questi risultati, gli specialisti sottolineano che non esistono ancora prove definitive sul fatto che la caffeina prevenga la demenza. Per questo motivo, è fondamentale mantenere un consumo moderato.

In generale, una quantità compresa tra una e tre tazze al giorno può essere utile per la lucidità mentale e potenzialmente per la salute del cervello. Si consiglia di non superare i 400 mg di caffeina al giorno. Inoltre, è importante fare attenzione agli zuccheri aggiunti, che potrebbero annullare i possibili benefici.

In conclusione, gustare una o due tazze di caffè al giorno può essere una buona abitudine per il cervello, purché si mantenga equilibrio e si ascoltino i segnali del proprio corpo.

fonte:"il mssaggiero"

Angolo colazione: idee per cucine di ogni dimensioneChe tu abbia un ampio open space o una cucina compatta, un angolo co...
12/06/2026

Angolo colazione: idee per cucine di ogni dimensione

Che tu abbia un ampio open space o una cucina compatta, un angolo colazione ben progettato offre uno spazio accogliente per il caffè del mattino, pasti informali o anche per fare i compiti. Designer sia europei che americani hanno abbracciato l’angolo colazione come una soluzione versatile che unisce stile e praticità. Dai trucchi salvaspazio alle scelte di design audaci, le possibilità sono infinite e sorprendentemente realizzabili.

Piccoli spazi, grande effetto
Anche le cucine più piccole possono accogliere un angolo colazione con un po’ di creatività. Posiziona una panca contro il muro e abbinala a un tavolo con base centrale per creare una zona pranzo intima senza ristrutturazioni. Sedie leggere e tavoli con rotelle sono ideali per aree di passaggio, offrendo flessibilità e accesso facile allo spazio contenitivo. Sfrutta angoli scomodi o nicchie per ricavare un angolo che sembri intenzionale e accogliente. Aggiungi contenitori verticali come mensole galleggianti o ganci per massimizzare la funzionalità senza creare disordine. Una lampada a sospensione o un quadro colorato possono aiutare a definire visivamente l’area, facendola sembrare una zona distinta all’interno della cucina.

Stile e funzionalità
Gli angoli colazione sono un’ottima occasione per esprimere il proprio stile personale. Le panche integrate con cuscini morbidi e contenitori sotto la seduta sono perfette per le famiglie, combinando comfort e praticità. Per un look più eclettico, puoi mescolare sedie diverse, sovrapporre tessuti e usare motivi o colori audaci. Questi angoli possano riflettere temi di design più ampi - dal minimalismo scandinavo allo stile boho - pur rimanendo funzionali. Ripetere materiali e colori già presenti nella cucina aiuta l’angolo a integrarsi armoniosamente. Che tu scelga finiture in legno rustico o linee moderne e pulite, la chiave è bilanciare estetica e usabilità.

Luce, atmosfera e versatilità
La luce naturale gioca un ruolo fondamentale nel rendere l’angolo colazione accogliente. Posizionarlo vicino a una finestra non solo illumina lo spazio, ma crea anche un’atmosfera serena per iniziare la giornata. Incorniciare l’angolo con tende o veneziane che si armonizzano con la palette della cucina è una bella soluzione. La versatilità è un altro punto forte: un angolo ben progettato può diventare anche zona lavoro, angolo lettura o spazio per ricevere ospiti. Questi angoli accoglienti spesso diventano il cuore della casa, perfetti per condividere momenti con i propri cari davanti a un caffè. Con un design attento, il tuo angolo colazione può essere sia un punto focale visivo che un centro funzionale della cucina.

fonte:"donna moderna"

Comprare la cucina: ergonomia e organizzazioneErgonomia e organizzazione in cucina. Cucinare deve essere anche un piacer...
12/06/2026

Comprare la cucina: ergonomia e organizzazione

Ergonomia e organizzazione in cucina. Cucinare deve essere anche un piacere: la corretta disposizione degli spazi e dei mobili ottimizza movimenti ed efficienza. Scopri le nostre check list per non sbagliare

Una cucina bella è importante, ma una cucina funzionale lo è ancora di più. Per progettare uno spazio pratico e comodo da usare ogni giorno, vale la pena partire dal cosiddetto triangolo ergonomico: una regola semplice che aiuta a organizzare al meglio le tre aree fondamentali della cucina – lavello, piano cottura e frigorifero – riducendo spostamenti, tempi e fatica durante la preparazione dei pasti. Vediamo come funziona e poi vediamo quali misure considerare per potersi organizzare al meglio.

IL TRIANGOLO ERGONOMICO

Quando si cucina è bene che gli spostamenti tra lavello, fuochi e dispensa-frigorifero siano minimi: i tre elementi devono trovarsi ai vertici di un triangolo di lavoro il più piccolo possibile. In questo modo si riducono tempi e fatica per la preparazione dei cibi.

LE MISURE DA CONSIDERARE

Per muoverti con agio e accedere a tutti i mobili è bene rispettare alcune distanze e adattare le altezza alla tua. Per chi è minuto il top va a cm 82 da terra e i pensili a cm 50 dalla base; attorno all’isola lascia 110 cm per passare e aprire ante e cassetti, e se vuoi un banco snack, dovrà essere profondo almeno 40 cm.

LA CHECK LIST PER L'ERGONOMIA

Sono alta e uso facilmente i pensili
Sono bassa e preferisco avere tutto in basi e cassettoni
Voglio lo scolapiatti nel pensile
Preferisco lo scolapiatti sul lavello
Trovo comodi i cassettoni
Trovo comodi i mobili con ante
Voglio una dispensa con piani estraibili
Preferisco il forno a metà altezza
Nelle basi e negli angoli voglio ripiani estraibili
RAZIONALIZZARE GLI SPAZI

Comodi ma nascosti: Non vuoi lasciare a vista i piccoli elettrodomestici che usi sempre? Mettili in colonne con prese di corrente ad altezza top per usarli senza spostarli.

Sfruttare la zona tra base e pensile: Se temi il disordine, al posto della barra appendiutensili puoi usare un elemento chiuso e dotato di piani estraibili.

Armadi multiuso: Ideali per le cucine a vista, consentono di nascondere elettrodomestici e dispensa. Con ante rientranti, da aperti non ingombrano.

Organizer per cassetti: Tengono posate, utensili, pentole e coperchi in ordine, per essere facilmente trovati. Con i modelli regolabili puoi variarne la composizione in base alle esigenze.

LA CHECK LIST PER L'ORGANIZZAZIONE

Voglio accessori e piccoli elettrodomestici ad altezza occhi
Voglio ordine e non mi dispiace dover tirar fuori accessori e piccoli elettrodomestici quando servono
Voglio uno spazio per i piccoli elettrodomestici accessibile ma non in vista
Voglio una raccolta differenziata ben organizzata
Ho stoviglie belle che voglio tenere a vista o in ante a vetro
Tra base e pensili mi basta una barra portautensili
Mi piacciono le boiserie attrezzate per avere mestoli, condimenti, presine, ecc. a portata di mano
Mi serve una zona colazione / uno spazio per pranzi veloci
Mi piacciono i riapiani estraibili
Voglio solo superfici di facile manutenzione
Voglio uno spazio dove mettere la spesa prima di riporla

fonte:"casa facile"

L’uva può “riprogrammare” la pelle contro i danni del soleUva-immagine: nuove ricerche suggeriscono che l’uva potrebbe c...
11/06/2026

L’uva può “riprogrammare” la pelle contro i danni del sole

Uva-immagine: nuove ricerche suggeriscono che l’uva potrebbe contribuire ad attivare i sistemi di difesa naturali della pelle contro i danni solari. Fonte: Shutterstock

Nuove ricerche suggeriscono che l’uva potrebbe offrire sorprendenti benefici per la salute della pelle, modificando il comportamento dei geni nell’organismo. Precedenti studi clinici avevano dimostrato che il consumo di uva poteva migliorare la resistenza alle radiazioni UV in circa il 30-50% delle persone. Ora, gli scienziati affermano che gli effetti sembrano essere molto più ampi e potrebbero influenzare quasi tutti in qualche modo.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista ACS Nutrition Science.

Nello studio, i volontari hanno consumato l’equivalente di tre porzioni di uva intera al giorno per due settimane. I ricercatori hanno poi esaminato l’espressione genica nella pelle dei partecipanti prima e dopo il consumo di uva, sia con che senza esposizione a bassi livelli di radiazioni UV.

L’uva innesca cambiamenti nell’espressione genica della pelle
I ricercatori hanno scoperto che all’inizio dello studio ogni partecipante presentava un modello distinto di attività genica nella pelle. Questi modelli si modificavano dopo aver mangiato uva e anche in seguito all’esposizione ai raggi UV.

Ulteriori differenze sono emerse quando il consumo di uva e l’esposizione ai raggi UV sono stati combinati. Sebbene le risposte variassero da persona a persona, gli scienziati hanno scoperto che il consumo di uva ha modificato l’espressione genica in tutti i partecipanti.

I risultati suggeriscono che l’uva potrebbe influenzare i processi biologici legati alla protezione e alla riparazione della pelle.

Barriera cutanea più forte e riduzione dello stress ossidativo
Analizzando la grande quantità di dati genetici, i ricercatori hanno trovato prove che indicavano un aumento della cheratinizzazione. Questi processi contribuiscono a creare la barriera protettiva esterna della pelle e possono migliorare la difesa contro lo stress ambientale.

Il team ha inoltre esposto la pelle a basse dosi di radiazioni UV e ha misurato la malondialdeide, un marcatore associato allo stress ossidativo. I partecipanti che hanno consumato uva hanno mostrato livelli più bassi di questo marcatore, suggerendo una riduzione dello stress ossidativo dopo l’esposizione ai raggi UV.

Leggi anche: L acido oleanolico dell uva può aumentare l efficacia della chemioterapia

Gli scienziati definiscono l’uva un “supercibo” nutrigenomico
“Ora siamo certi che l’uva agisca come un superalimento e induca una risposta nutrigenomica nell’uomo”, ha affermato John Pezzuto, Ph.D., Professore e Preside del College of Pharmacy and Health Sciences presso la Western New England University. “Abbiamo osservato questo fenomeno nell’organo più esteso del corpo, la pelle. I cambiamenti nell’espressione genica hanno indicato un miglioramento della salute cutanea. Ma oltre alla pelle, è quasi certo che il consumo di uva influenzi l’espressione genica in altri tessuti somatici del corpo, come fegato, muscoli, reni e persino cervello. Questo ci aiuta a comprendere come il consumo di un alimento integrale, in questo caso l’uva, influisca sulla nostra salute generale. È davvero entusiasmante lavorare nell’era post-genomica, dove possiamo finalmente iniziare a impiegare la genomica funzionale e visualizzare matrici complesse indicative di risposte nutrigenomiche”.

Riferimento: ACS Nutrition Science

L’olio di soia potrebbe alterare la salute intestinaleNuove ricerche suggeriscono che un elevato consumo di olio di soia...
11/06/2026

L’olio di soia potrebbe alterare la salute intestinale

Nuove ricerche suggeriscono che un elevato consumo di olio di soia potrebbe alterare la salute intestinale in modi che gli scienziati stanno solo ora iniziando a comprendere.

Una nuova ricerca dell’Università della California, Riverside, suggerisce che un elevato consumo di olio di soia potrebbe avere ripercussioni che vanno oltre il peso corporeo. Studi sui topi hanno infatti evidenziato un legame con alterazioni della flora batterica intestinale, un indebolimento della barriera intestinale, una maggiore predisposizione alla colite ulcerosa e problemi metabolici.

I risultati non dimostrano che l’olio di soia causi queste malattie nelle persone. Tuttavia, sollevano preoccupazioni sulla frequenza con cui questo olio economico e ampiamente utilizzato si trova negli alimenti trasformati e nei cibi serviti nei ristoranti.

Olio di soia e colite
Uno studio pubblicato sulla rivista Gut Microbes ha esaminato dei topi alimentati con una dieta ricca di olio di soia per un massimo di 24 settimane. I ricercatori hanno scoperto che la dieta ha alterato il microbiota intestinale. I batteri benefici sono diminuiti, mentre i batteri nocivi sono aumentati, tra cui l’Escherichia coli aderente e invasivo, un tipo di E. coli collegato alle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) nell’uomo.

I ricercatori si sono concentrati sull’acido linoleico, il principale acido grasso presente nell’olio di soia. L’acido linoleico è essenziale, ovvero il corpo ne ha bisogno in una certa quantità. Tuttavia, il team ha scoperto che un eccesso può causare problemi intestinali.

“Mentre il nostro corpo necessita dell’1-2% di acido linoleico al giorno, secondo la dieta paleo, gli americani oggi ricavano l’8-10% della loro energia giornaliera dall’acido linoleico, la maggior parte del quale dall’olio di soia”, ha affermato Poonamjot Deol, assistente ricercatrice presso l’UC Riverside. “Un eccesso di acido linoleico influisce negativamente sul microbiota intestinale”.

Nello studio, i batteri E. coli nocivi hanno utilizzato l’acido linoleico come fonte di nutrimento, mentre alcuni batteri benefici non sono riusciti a tollerarne livelli elevati e sono morti. I ricercatori hanno anche scoperto che l’acido linoleico rende la barriera intestinale più porosa, il che può consentire a tossine e microbi di penetrare nel flusso sanguigno e alimentare l’infiammazione.

“È la combinazione tra la morte dei batteri buoni e la proliferazione di quelli nocivi che rende l’intestino più suscettibile all’infiammazione e ai suoi effetti a catena”, ha affermato Deol. “Inoltre, l’acido linoleico rende porosa la barriera epiteliale intestinale”.

Non tutti gli oli vegetali agiscono allo stesso modo
L’olio di soia è un olio vegetale insaturo, una categoria spesso considerata più salutare rispetto ai grassi saturi derivati ​​da prodotti animali. Tuttavia, i ricercatori affermano che la questione è più complessa.

“Il nostro lavoro mette in discussione la convinzione, radicata da decenni, che molte malattie croniche derivino dal consumo eccessivo di grassi saturi provenienti da prodotti di origine animale e che, al contrario, i grassi insaturi di origine vegetale siano necessariamente più salutari”, ha affermato Deol.

Frances M. Sladek, tossicologa e Prof.ssa di biologia cellulare presso l’UC Riverside, ha affermato che la convinzione che tutti i grassi insaturi siano salutari si è diffusa senza sufficienti confronti diretti tra i diversi oli.

“Dato che gli studi hanno dimostrato che i grassi saturi possono essere dannosi, si è dato per scontato che tutti i grassi insaturi fossero salutari“, ha affermato. “Ma esistono diversi tipi di grassi insaturi, alcuni dei quali benefici per la salute. Ad esempio, l’olio di pesce, un grasso insaturo, è noto per i suoi numerosi effetti positivi sulla salute. Di conseguenza, si è dato per scontato che l’olio di soia fosse perfettamente sicuro e più salutare di altri tipi di oli, senza però effettuare un confronto diretto come abbiamo fatto noi“.

L’acido linoleico non è di per sé dannoso. È essenziale, ovvero il corpo ne ha bisogno e non è in grado di produrlo autonomamente. Contribuisce al mantenimento delle membrane cellulari, comprese quelle cerebrali. Il problema sorge quando le diete moderne ne forniscono una quantità di gran lunga superiore al fabbisogno dell’organismo.

“Ogni animale deve assumere acido linoleico attraverso l’alimentazione”, ha affermato Sladek. “Nessun animale è in grado di produrlo. Il corpo ne necessita una piccola quantità. Ma il fatto che qualcosa sia necessario non significa che un’assunzione eccessiva sia benefica. Diverse membrane cellulari, ad esempio nel cervello, richiedono acido linoleico affinché le cellule funzionino correttamente. Se ci nutrissimo esclusivamente di grassi saturi, le nostre membrane cellulari diventerebbero troppo rigide e non funzionerebbero correttamente. Sono necessari ulteriori studi per determinare il punto di svolta e stabilire la quantità di acido linoleico che si può assumere quotidianamente in sicurezza“.

Leggi anche:L olio di soia provoca cambiamenti genetici nel cervello

L’olio d’oliva non ha mostrato lo stesso effetto
Secondo Deol e Sladek, l’olio d’oliva potrebbe essere una scelta migliore perché contiene molto meno acido linoleico rispetto all’olio di soia. L’olio d’oliva è inoltre un elemento chiave della dieta mediterranea, che è stata associata a numerosi benefici per la salute.

“L’olio d’oliva, base della dieta mediterranea, è considerato molto salutare; riduce l’obesità e ora abbiamo scoperto che, a differenza dell’olio di soia, non aumenta la predisposizione dei topi alla colite”, ha affermato Sladek.

I ricercatori hanno anche indicato l’olio di avocado e l’olio di cocco come altre opzioni per cucinare. Hanno tuttavia avvertito che l’olio di mais contiene una quantità di acido linoleico simile a quella dell’olio di soia.

Ricerca di approfondimento
Uno studio correlato, pubblicato su Scientific Reports, ha esaminato come diverse diete ricche di grassi influenzino l’attività genica nell’intestino del topo.

I ricercatori hanno confrontato diete a base di olio di cocco, olio di soia convenzionale e un olio di soia modificato con un contenuto inferiore di acido linoleico e un contenuto superiore di acido oleico, in modo da renderlo più simile all’olio d’oliva.

La dieta convenzionale a base di olio di soia ha causato maggiori alterazioni nei geni legati al metabolismo, alla funzione immunitaria, alla salute della barriera intestinale, all’infiammazione e alle interazioni con il microbiota, supportando l’idea che un eccesso di acido linoleico possa essere un fattore importante.

Un altro studio, pubblicato sul Journal of Lipid Research, ha esaminato l’olio di soia e l’obesità. Si è concentrato sugli ossilipini, composti che l’organismo produce quando elabora grassi come l’acido linoleico. Lo studio ha suggerito che gli effetti dell’olio di soia potrebbero dipendere in parte da come l’organismo trasforma l’acido linoleico dopo la digestione. I topi protetti dall’obesità legata all’olio di soia presentavano livelli più bassi di alcuni ossilipini, aumentavano meno di peso ed erano meno propensi a sviluppare intolleranza al glucosio o steatosi epatica.

L’aspetto pratico da tenere in considerazione
L’olio di soia è diffuso perché è economico, ha un sapore neutro ed è utile nella produzione alimentare su larga scala. Questo ne facilita anche il consumo in grandi quantità.

“Cercate di evitare i cibi trasformati“, ha consigliato Sladek. “Quando acquistate l’olio, assicuratevi di leggere l’etichetta nutrizionale. Le friggitrici ad aria sono un’ottima opzione perché utilizzano pochissimo olio“.

Riferimenti: Gut Microbes

Dimentica Santorini, questa è l’isola poco conosciuta con le acque più blu della Grecia (fuori dai circuiti turistici tr...
10/06/2026

Dimentica Santorini, questa è l’isola poco conosciuta con le acque più blu della Grecia (fuori dai circuiti turistici tradizionali)

Nel cuore del Mar Ionio, appena a sud di Paxos e a poca distanza dalla costa di Corfù, esiste un piccolo angolo di paradiso che ancora sfugge ai grandi flussi turistici. Si chiama Antipaxos, ed è una di quelle isole che sembrano custodire gelosamente la propria bellezza: acque di un turchese quasi irreale, fondali trasparenti e un’atmosfera lontana dal caos delle mete più celebrate.

L’isola di Antipaxos è talmente piccola che non esiste una vera rete stradale: qui ci si muove solo a piedi. Dalle spiagge principali e dal piccolo porticciolo partono sentieri semplici, che attraversano l’isola tra vigneti, macchia mediterranea e scorci sul mare. Più che spostamenti, sono passeggiate: lente, brevi, ma parte integrante dell’esperienza.

Come raggiungerla
Arrivare ad Antipaxos richiede un piccolo sforzo organizzativo, ma ne vale assolutamente la pena. Il modo più comodo e diffuso è imbarcarsi su un tour in barca partendo da Paxos o direttamente da Corfù. Prima di prenotare, però, vale la pena verificare che l’escursione preveda una sosta per nuotare e esplorare l’isola, e non si limiti a un semplice giro panoramico.

Chi preferisce più autonomia può prendere il traghetto fino a Paxos e da lì noleggiare un piccolo taxi boat nel porto di Gaios. Per chi dispone di un budget più ampio, il noleggio di una barca privata o a motore resta la soluzione più libera e appagante: permette di organizzare la giornata secondo i propri ritmi, esplorare calette nascoste e godersi l’isola lontano dalla folla.

Antipaxos è una piccola oasi nel Mar Ionio, essenziale e luminosa, dove tutto ruota attorno a tre spiagge che, da sole, definiscono il carattere dell’isola.

Le spiagge di Antipaxos
Voutoumi Beach

Vrika Beach è la più immediata: sabbia chiara, mare turchese e fondali bassi che la rendono accessibile a tutti. È anche la più organizzata, con lettini, ombrelloni e taverne che servono piatti semplici durante tutta la giornata. Proprio per questo, è tra le spiagge più frequentate, soprattutto da chi arriva sull’isola per poche ore.

Voutoumi Beach è la più scenografica. Qui la costa alterna sabbia e piccoli ciottoli, mentre il mare cambia continuamente colore, dal turchese al verde più profondo. I fondali digradano lentamente, quindi è adatta anche a chi non è un nuotatore esperto o viaggia con bambini. Nonostante le dimensioni contenute, è attrezzata e circondata da diverse taverne.

Mesovrika Beach, sul lato nord-orientale dell’isola, è la più discreta. Più piccola e meno battuta, è un tratto di costa di sassi e ciottoli bianchi bagnato da acque chiarissime. Non è attrezzata, e proprio questa sua semplicità la rende interessante, soprattutto per chi ama lo snorkeling. Per mangiare o trovare servizi bisogna spostarsi verso Vrika o Voutoumi.

Tre spiagge, tre modi diversi di vivere Antipaxos: più comoda, più iconica o più essenziale.

Quando andarci e qualche consiglio pratico
Come spesso accade con le isole più belle, Antipaxos non è immune dalla pressione turistica. Nelle ore centrali della giornata le barche si moltiplicano e le spiagge si riempiono. Il momento migliore per godersi l’isola in tranquillità è la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando le grandi imbarcazioni si sono già allontanate.

Sull’isola ci sono stabilimenti balneari e qualche taverna, ma i posti si esauriscono in fretta: prenotare in anticipo o arrivare presto è quasi sempre la scelta giusta. Va tenuto presente che Antipaxos non dispone di grandi infrastrutture ricettive, quindi pernottarvi è possibile ma le opzioni sono davvero limitate. La strategia più apprezzata dai visitatori è soggiornare a Paxos, molto più attrezzata, e raggiungere Antipaxos per una o più escursioni giornaliere.

Un’isola da scoprire con lentezza, rispettando i suoi ritmi e la sua natura ancora intatta.

fonte:"greenme"

Indirizzo

Viale Roma 59
Tresigallo
44039

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Martedì 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Mercoledì 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Giovedì 08:30 - 12:30
Venerdì 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00
Sabato 08:30 - 12:30
15:30 - 19:00

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