Studio Pancallo

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Studio Pancallo Studio di psicologia e psicoterapia con sedi a Treviso e Mantova.

La Dr.ssa Anna Pancallo, psicologa psicoterapeuta iscritta all'Albo Regionale Veneto, è specializzata in Psicoterapia della Gestalt, titolo conseguito presso la Fondazione Italiana Gestalt L'idea della Dr.ssa Anna Pancallo di un percorso terapeutico passa attraverso l’aiutare le persone ad orientarsi verso un allenamento interiore che comprende il riconoscimento delle proprie dinamiche emotive e l’educazione del proprio sentire. Il lavoro è mirato a un’elaborazione delle problematiche psico-fisiche in modo da consentire la messa a punto di un processo clinico per una maggiore e più soddisfacente integrazione mente-corpo. Inoltre, ha creato per i suoi pazienti gruppi di autocoscienza mente-corpo che segue attraverso una attenta supervisione, e dove "mente-corpo" è il tema centrale. Ha collaborato con il Dr. Filippo Ongaro di ISMERIAN Centro di Medicina Rigenerativa e Antiage, di cui condivide approccio e finalità verso la salute psicofisica e con il Dr. Adolfo Gasparetto, ricercatore di tematiche relative alla simbiosi biologica che guarda la persona come un essere globale psiche-corpo. La giovanile formazione in musica classica le ha permesso, nel lavoro terapeutico, un utilizzo di modalità artistiche che consentono l’approfondimento di linguaggi non consueti e una curiosità intellettiva per ricercare e adottare diverse e nuove sperimentazioni. Un esempio sono le collaborazioni con i più importanti doppiatori italiani, tra i quali Stefano Desando famoso per essere il doppiatore di Robert De Niro, con i quali è stato avviato un percorso multi espressivo indirizzato all'uso della voce per interpretare i sentimenti. La somma delle sue esperienze formative è oggi condensata in un metodo di cura denominato "alfabetizzazione emotiva" che utilizza negli incontri di psicoterapia sia individuali sia di coppia o di gruppo. Formazine, Ricerca, Collaborazioni:

• Comprensione e lettura delle problematiche sessuologiche, collaborazione con la Dr.ssa Alessandra Graziottin.

• Conoscenza del metodo psicoanalitico, confronto attivo con il Prof. Aldo Carotenuto e il suo "Centro di Psicologia e Letteratura" di Roma.

• Master sulle relazioni Interpersonali, Il primo programma in Europa presso l’Università degli Studi di Siena, sede di Arezzo.

• Cultura e consapevolezza dei sentimenti, corso presso l’Università degli Studi di Siena, sede di Arezzo.

• Esperta di alfabetizzazione emotiva, nomina ed inserimento nel Corpo dei Consulenti Formatori del Progetto CO.R.EM. (Comunicazione, Relazioni, Emozioni) sviluppatosi nell’ambito dell’Università di Siena, sede di Arezzo.

• Studio delle varie patologie nervose, lavoro di consulenza presso il Servizio di Neuropsichiatria Infantile di Montebelluna e Asolo, e presso il Servizio di Psichiatria Due di Treviso.

• Ottimizzazione delle funzioni psico-fisiche, collaborazione con dr. Fabrizio Duranti, esperto di biocibernetica, nelle relazioni legate al benessere del corpo e alla conoscenza interiore.

• Conoscenza della corporeità come mezzo di espressione, percorso didattico triennale di perfezionamento con Susanne Martinet, considerata una delle maggiori esperte di "espressione corporea", ed il cui corso ha lo scopo di far accrescere il senso musicale di tutto il corpo mediante lo studio e l’applicazione di una psico-pedagogia del movimento.

• Qualifica di Antiaging Advisor presso AFFWA, l'Accademia Funzionale del Fitness - Wellness - Antiaging.

08/10/2026

Una domanda apre uno spazio. L’incertezza lo mantiene aperto.

In quello spazio osserviamo, distinguiamo, mettiamo in relazione.

Oggi l’intelligenza artificiale può ridurre enormemente la distanza tra una domanda e una risposta.

Ma se quella distanza si riduce, che cosa accade al tempo della ricerca?

Che cosa avveniva nell’intervallo tra il non sapere e il comprendere, prima che la risposta arrivasse?

La questione non riguarda soltanto la velocità con cui possiamo ottenere una risposta.

Riguarda anche il modo in cui stiamo modificando il tempo che precede quella risposta.

Un tempo apparentemente vuoto, nel quale forse accadeva qualcosa che vale la pena tornare a osservare.

È da questa domanda che partiremo.

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Tra una domanda e una risposta c’è un tempo che non è vuoto.Quando non sappiamo, siamo spesso portati a cercare rapidame...
06/10/2026

Tra una domanda e una risposta c’è un tempo che non è vuoto.

Quando non sappiamo, siamo spesso portati a cercare rapidamente qualcosa che riduca l’incertezza: una spiegazione, una decisione, una risposta.

Ma tra ciò che ci interroga e ciò che arriveremo a comprendere esiste un intervallo nel quale osserviamo, distinguiamo e mettiamo in relazione ciò che emerge.

È un tempo apparentemente improduttivo. Eppure proprio lì possono apparire differenze che una risposta troppo rapida renderebbe invisibili.

Sostare nell’incertezza non significa rinunciare a comprendere.

Significa lasciare alla comprensione il tempo di prendere forma.

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Possiamo essere molto attivi e, nello stesso tempo, profondamente fermi.Accade quando cambiamo continuamente risposta se...
01/10/2026

Possiamo essere molto attivi e, nello stesso tempo, profondamente fermi.

Accade quando cambiamo continuamente risposta senza che cambi davvero il modo in cui incontriamo ciò che ci accade.

Nelle relazioni può essere un continuo allontanarsi e riavvicinarsi. Nel lavoro, l’alternanza tra una forte spinta a fare e l’esaurimento. Dentro di noi, il susseguirsi di analisi e spiegazioni che non modifica però il nostro modo di percepire o scegliere.

C’è movimento. Ma il movimento continua a percorrere gli stessi circuiti.

È qui che l’oscillazione può diventare consumo.

La possibilità di trasformazione si apre quando, dentro quel movimento, alcune differenze diventano percepibili: qualcosa che prima non vedevamo, una risposta diventata troppo costosa, un margine nuovo che prima non era disponibile.

Il nuovo articolo attraversa questo spazio tra ciò che non funziona più e ciò che non ha ancora preso forma.

Leggi “Quando l’oscillazione diventa consumo”:

https://www.pancallo.it/news/quando-loscillazione-diventa-consumo

Non tutto ciò che ci mette in movimento ci trasforma.

Una perturbazione modifica un equilibrio e introduce un’oscillazione.Dentro quel movimento comincia il lavoro della disc...
24/09/2026

Una perturbazione modifica un equilibrio e introduce un’oscillazione.

Dentro quel movimento comincia il lavoro della discriminazione: riconoscere ciò che continua a ripetersi, ciò che consuma energia e ciò che sta modificando il nostro modo di percepire, sentire o scegliere.

La trasformazione richiede qualcosa di più del semplice essere messi in movimento.

Nell’oscillazione, alcune differenze diventano percepibili. Ed è proprio il loro emergere a rendere accessibile una diversa organizzazione.

Ciò che ci ha perturbato apre allora una possibilità nuova quando la riorganizzazione non si limita a ristabilire un equilibrio, ma amplia le possibilità di percepire, sentire e scegliere.

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22/09/2026

Aprirsi, ricevere, lasciarsi modificare. E poi rientrare.

Rientrare significa concedersi il tempo di riconoscere ciò che un’esperienza ha prodotto dentro di noi.

Che cosa ha mosso?
Che cosa ha modificato?
Che cosa continua soltanto a richiedere energia?

Il rientro diventa così il tempo della discriminazione: uno spazio in cui sospendere la risposta immediata e riconoscere che cosa portare con sé nel movimento successivo.

Per poi aprirsi ancora.

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A volte la forza diventa una consegna.Essere la persona forte.Quella che sa come fare.Quella che non si perde.Essere chi...
17/09/2026

A volte la forza diventa una consegna.
Essere la persona forte.

Quella che sa come fare.
Quella che non si perde.

Essere chi comprende, chi tiene insieme, chi non chiede può averci aiutato a lungo. Ma può anche diventare il posto che gli altri si aspettano che continuiamo a occupare.

Cambiare significa allora rischiare un movimento diverso: dire di no, chiedere, non intervenire, lasciare che una soluzione possa arrivare anche senza di noi.

Non per diventare qualcun altro, ma per non essere costretti a coincidere per sempre con la persona che abbiamo dovuto imparare a essere.

📖 Leggi l’articolo “Sopportare non significa evolvere” sul blog di Studio Pancallo: https://www.pancallo.it/news/sopportare-non-significa-evolvere

Continuiamo a fare qualcosa perché abbiamo imparato a farlo molto bene.

Non tutte le esperienze che modificano il nostro equilibrio hanno lo stesso significato.Possiamo attraversare situazioni...
08/09/2026

Non tutte le esperienze che modificano il nostro equilibrio hanno lo stesso significato.

Possiamo attraversare situazioni molto intense senza esserne realmente trasformati. Possiamo adattarci a lungo, diventare capaci di sopportare, continuare a utilizzare le stesse risposte.

Ma sopportare non coincide necessariamente con evolvere.

A volte, invece, qualcosa che ci perturba modifica il nostro modo di sentire, percepire o rispondere. Una rigidità si allenta. Un confine diventa più chiaro. Compare una possibilità che prima non riuscivamo a vedere.

È allora che possiamo porci una domanda diversa:

che cosa sta diventando possibile in me attraverso ciò che sto vivendo?

È il tema di La Soglia n. 5 — “Riorganizzarsi. Quando ciò che ci perturba diventa possibilità”.

La Soglia è la newsletter bimestrale dello Studio Pancallo, dedicata a corpo, relazione e trasformazione.

Per ricevere i prossimi numeri puoi iscriverti qui:
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Il corpo cambia continuamente. Respira, si muove, utilizza energia, incontra l’ambiente, attraversa tensioni e recupera....
29/08/2026

Il corpo cambia continuamente. Respira, si muove, utilizza energia, incontra l’ambiente, attraversa tensioni e recupera. Eppure, mentre tutto cambia, qualcosa deve permettergli di mantenere una continuità.

È da qui che nasce una domanda: perché lo stesso stimolo può rafforzare una persona e affaticarne un’altra?

Forse la risposta non è soltanto nello stimolo, ma nel modo in cui l’organismo riesce a rispondere a ciò che lo perturba, modulando le proprie risorse e, quando necessario, riorganizzandosi.

La salute può allora essere osservata da una prospettiva diversa: non come immobilità o semplice assenza di malattia, ma come capacità di attraversare il cambiamento mantenendo una continuità nella propria organizzazione.

Una riflessione della Dott.ssa Anna Pancallo su adattamento, regolazione e Continuità Biologica.

📖 Leggi l’articolo:
https://www.pancallo.it/news/lorganizzazione-del-vivente

26/08/2026

Che cosa accade quando smettiamo di pensarci separati dalla natura?

Ciò che oggi sappiamo sulla storia della vita ci restituisce un’immagine dell’essere umano sempre più intrecciata alle altre forme viventi. Confini apparentemente definiti diventano permeabili e ciò che consideriamo distante torna a parlarci di noi.

La storia di Ernest Haeckel ci suggerisce qualcosa di ancora più profondo.

Dopo la morte della moglie Anna, osservando una medusa in una pozza lasciata dal mare, Haeckel riconobbe nei suoi lunghi tentacoli qualcosa dei capelli della donna amata. Da quell’incontro nacque uno sguardo nuovo, capace di mettere in relazione memoria, sentimento, osservazione e conoscenza.

L’esperienza interiore aveva modificato ciò che i suoi occhi potevano vedere.

Forse è proprio qui che natura e dimensione umana tornano a incontrarsi.

Non osserviamo il mondo da una posizione esterna: ciò che viviamo entra nel nostro modo di percepire, trasformando anche ciò che diventiamo capaci di vedere.

Riconoscere questa continuità può significare recuperare una parte fondamentale del nostro equilibrio: tornare a sentirci dentro la vita, anziché semplicemente davanti ad essa.

Per informazioni:
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Video by NGWM

Siamo abituati a pensare al dolore come a qualcosa che interrompe l’equilibrio e che va eliminato al più presto. Ma l’eq...
22/08/2026

Siamo abituati a pensare al dolore come a qualcosa che interrompe l’equilibrio e che va eliminato al più presto. Ma l’equilibrio di un organismo vivente è dinamico: coincide con la capacità di accogliere continue perturbazioni.

Il corpo incontra cambiamenti, limiti, sollecitazioni, e cerca costantemente risposte per mantenere o ritrovare una propria regolazione.

Guardare al dolore da questa prospettiva non significa idealizzarlo o cercargli a tutti i costi un significato nascosto. Significa comprendere quale posto occupi nel funzionamento complessivo della persona:

• Che cosa sta modificando?
• A che cosa ci costringe a prestare attenzione?
• Quale equilibrio non è più sostenibile nella forma precedente?

La prevenzione comincia da qui: osservare come l’organismo risponde alle sollecitazioni prima che lo sforzo di adattarsi diventi troppo dispendioso.

Il dolore diventa un punto di osservazione privilegiato: rende percepibile ciò che fino a quel momento era rimasto fuori dalla nostra attenzione.

Abitare il dolore significa esattamente questo: ascoltarlo e comprenderne la funzione, preservando la capacità del corpo di riorganizzarsi e tornare alla vita.

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corpoemente

23/12/2022

“Le persone s’incontrano per rinascere.
Nascere
non basta mai a nessuno”

(F. Arminio, “Resteranno i canti”)

Con i migliori auguri di Buone Feste!
Studio Pancallo

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e a e

[DISTURBI DA ANSIA E ATTACCHI DI PANICO]L’ansia fa parte della vita quotidiana. È un’esperienza emotiva comune e in gene...
18/10/2017

[DISTURBI DA ANSIA E ATTACCHI DI PANICO]

L’ansia fa parte della vita quotidiana. È un’esperienza emotiva comune e in genere rappresenta la normale risposta a fattori ambientali stressanti.

Diversa è invece la natura dei disturbi d’ansia. In essi, infatti, l’ansia è più intensa, persiste più a lungo e può essere legata a particolari persone, ambienti o situazioni.

I comportamenti messi in atto per compiacere gli altri indicano che si considerano i bisogni altrui più importanti dei propri. Ciò può provocare frustrazione e, nel corso del tempo, risentimento. Frustrazione e risentimento sono sentimenti intensi che possono contribuire a creare una situazione di e di nervosismo cronici.

Il disturbo da attacchi di panico è una sindrome psicopatologica caratterizzata da ripetuti episodi di ansia acuta, appunto "panico", che possono durare da qualche minuto fino ad un’ora.

L’individuo prova all’improvviso, in modo completamente inaspettato, un’intensa e traumatizzante esperienza di paura fisica e psicologica, che lo fa sentire a rischio di perdita di controllo, svenimento o persino morte.

Spesso l’ansia ha delle ricadute sull'umore, causa la limitazione dell’autonomia e l’isolamento sociale che il disturbo da attacco di comporta. L’individuo pensa di non avere le capacità di tornare ad essere quello che era prima della comparsa del disturbo, che non ci siano vie di uscita dalla situazione, che nessuno possa comprendere e aiutare a risolverla.

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Immagine:
Francis Bacon, Self Portrait, 1973

Gli eventi psichici si comportano come una scala lungo la quale la coscienza oscilla. Questa coscienza “oscillante” è an...
17/10/2017

Gli eventi psichici si comportano come una scala lungo la quale la coscienza oscilla. Questa coscienza “oscillante” è ancora assolutamente caratteristica dell’uomo d’oggi.

Gli eventi psichici si comportano per ciò come una scala lungo la quale la coscienza oscilla. Questa coscienza “oscillante” è ancora assolutamente

Nel corso dell'indagine sul l'inconscio ad un certo punto uno studioso come   propone una visione differente, lo sguardo...
05/10/2017

Nel corso dell'indagine sul l'inconscio ad un certo punto uno studioso come propone una visione differente, lo sguardo non è solo pietrificante è sopratutto ciò di cui il soggetto ha bisogno per abbeverarsi e recuperare quello che sente come una mancanza dentro se stesso.

Un romanzo di Hermann Broch, La Morte di Virgilio, ci illumina sull'esperienza dello sguardo TRASFORMATO, quel guardarsi attraverso le esperienze vissute che porta ad emergere il nuovo.

"E allorché gli fu porto lo specchio e vi scorse l'immagine così familiare ed estranea del suo viso, che pareva respingerlo e al tempo stesso esigere qualcosa da lui - come se tanti strati di vita si fossero disposti sotto la pelle bruna e olivastra e tante cose significassero gli scuri occhi cerchiati di nero e tanti segreti tacesse la bocca sottile e disavvezza all'amore - allorché egli guardò in quel viso cavernoso che lo guardava, quasi recasse in sé umilmente tutti i visi della vita, l'abuso dei visi del passato in cui, uno dopo l'altro, quei visi erano precipitati per esservi tuttavia custoditi per sempre, sicché il viso della madre si rispecchiava nel viso del bimbo, anche se a quest'ultimo erano stati negati gli occhi chiari di lei - oh allorché egli guardò in questa catena di visi, ecco che vide l'ultimo viso, che doveva aggiungersi agli altri e già si stava delineando, il viso della sua speranza, il viso nel quale, in virtù della malattia, egli aveva voluto mutarsi, era il viso di suo padre nell'ora della morte, il viso del vasaio morente che aveva posto la foggiante mano sul capo del fanciullo, il viso che aveva chiamato il suo nome, un singolare senso di quiete veniva da questo volto, dietro al quale tutti gli altri volti impallidivano, e poiché si era a quel punto, non importava, se era stata la malattia la via giusta."

S'impara a guardare se stessi per altra via attraverso la metamorfosi dei significati ed il loro valore dentro ognuno di noi.

Immagine: Dante e Virgilio all'Inferno (1850 - particolare), William-Adolphe Bouguereau, Musée d'Orsay

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05/09/2017

Lo sguardo pietrificante provoca vertigine come un rituale di festa che serve a ripulirsi di ciò che è difficile da far convincere dentro l'uomo, le guerre ad esempio che continuano a diffondersi nel mondo sono la testimonianza di tale aspetto.

E più si riconosce l'inutilità di tale aspetto distruttivo è più la distruttività pare albergare senza sosta.

Una sorta di paralisi sociale che trova il suo modus operandi in modi vari, un bisogno di annientare l'ambivalenza, di paralizzarla, di renderla inefficace.

Anche la "femme fatale" celebrata nei film porta alla luce tale aspetto, il bisogno di dominare l'altro per non dover entrare nel proprio dialogo interiore.

Poco importa se sia lo sguardo di una femme fatale, o di un capo carismatico, ciò che hanno in comune rimane la tendenza a portare l'altro a rinunciare alla propria autonomia.

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Lo sguardo è un contatto profondo con l'altro perché rivela stati d'animo profondissimi, che rivelano l'essenza della ...
01/09/2017

Lo sguardo è un contatto profondo con l'altro perché rivela stati d'animo profondissimi, che rivelano l'essenza della persona e il suo mistero.

Lo esprime bene nel suo saggio Eugene Minkowski,"Verso una Cosmologia":

"Ci sono occhi che ascoltano quello che vedono,e ci sono occhi che fanno rinascere dagli occhi degli altri-da-noi fulgori e bagliori nascosti e silenziosi. [...]

Ci sono occhi che si impregnano della luce dei paesaggi e che riflettono in sé le acque umbratili di un lago e il fulgore del mare, e ci sono occhi che illuminano istantaneamente gli occhi di chiunque li veda. Ma ci sono, anche, occhi voraci che snaturano gli oggetti a cui si rivolgono: identificandosi in essi:quasi volessero divorarli."

Lo sguardo riflette un mondo interiore, quando s'incontra si stabilisce un contatto attraverso questi mondi, palpiti e speranze, illusioni e bisogni. Tutto passa.

Dice Eugenio Borgna nelle "Emozioni Ferite":

"Cosa facile, e cosa difficile, quella di decifrare il linguaggio degli occhi che talora, come nell'angoscia, si oscurano e si pietrificano: destituendosi di ogni trascendenza.

Ma anche nell'angoscia gli occhi parlano [...]"

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