28/07/2026
“Ogni volta che devo prendere un aereo inizio a stare male giorni prima."
"Vorrei partire, ma la paura è più forte di me."
"Mi vergogno perché gli altri salgono a bordo con naturalezza, mentre io mi sento paralizzato."
Sono parole rotte dalla sofferenza e dal senso di impotenza che ascolto spesso in terapia.
La fobia del volo non è semplicemente la paura di prendere un aereo. È una condizione clinica che può arrivare a restringere il mondo di una persona: rinunciare a una vacanza desiderata, evitare un'opportunità lavorativa, non riuscire a raggiungere qualcuno che si ama o sentirsi costantemente in balia di qualcosa che sembra impossibile controllare.
Chi ne soffre sa che, razionalmente, l'aereo è uno dei mezzi di trasporto più sicuri, eppure il corpo racconta un'altra storia. Il cuore accelera, il respiro si blocca, i muscoli si irrigidiscono, la mente immagina scenari catastrofici. È come se il sistema nervoso fosse convinto di essere in pericolo, anche quando il pericolo non c'è.
Si stima che circa il 2,5-6,5% della popolazione soffra di una vera e propria fobia del volo, mentre fino al 25-40% delle persone riferisce un disagio significativo nel prendere un aereo. Dietro questi numeri ci sono vite che si adattano alla paura, spesso in silenzio.
La psicotraumatologia ci insegna che, in molte persone, questa paura non nasce dall'aereo in sé. Può essere l'espressione di un sistema nervoso che, nel corso della propria storia, ha imparato ad associare l'imprevedibilità, la perdita di controllo o la vulnerabilità a un segnale di allarme. Non è una scelta, né una mancanza di coraggio: è una risposta automatica costruita nel tempo per proteggere ed è proprio perché si tratta di una risposta appresa che può essere trasformata.
La psicoterapia aiuta il cervello e il corpo a sentirsi nuovamente al sicuro, a regolare le risposte di allarme e a sciogliere quei meccanismi che mantengono viva la fobia. In alcuni casi, quando necessario, un supporto farmacologico prescritto dallo psichiatra può accompagnare questo percorso.
Da psicoterapeuta assisto con grande emozione alla vita che passo dopo passo torna a dispiegarsi: volti rabbuiati dal senso di difettosità che tornano a distendersi davanti lo scenario di un viaggio, cuori in tumulto per l’adrenalina di una partenza e non per il panico terrificante, persone che tornano a vivere senza negare la paura, ma facendo in modo che non sia lei a tenere le redini della propria vita, perché la vera libertà non è non avere paura, ma tornare a vivere senza esserne prigionieri.
✍Dott.ssa Daniela Uglia