Maria Grazia Puppini Psicologa Naturopata

Maria Grazia Puppini Psicologa Naturopata ⚘ Psicologia integrata e naturopatia
⌂ Trieste

21/06/2026
21/06/2026

Weekend di conclusioni, traguardi e nuovi inizi presso la sede di Padova della SEF Scuola Europea di Psicoterapia Funzionale.

Siamo fieri/e di condividere con voi alcuni scatti delle specializzazioni dei/delle neo terapeuti/e.

Vi presentiamo i/le neo terapeuti/e: Dott.sse Carmela Lippolis, Claudia Furlanetto, Gisela Olsacher, Jessica Lazzareto; Dott. Ivan Jelenkovic e Hartman Raffeiner che ieri si sono specializzati/e alla presenza di didatti, docenti, relatrici e relatori che li/le hanno accompagnati/e, sostenuti/e e formati/e fino al raggiungimento di questo traguardo.
Congratulazioni!!!!!!!!

SEF Scuola Europea di Psicoterapia Funzionale
L'Intervento Funzionale per la salute psicocorporea
7D - Studio di Psicoterapia Neo-Funzionale

01/06/2026
01/06/2026

Si è spento a 104 anni uno degli ultimi maîtres à penser della cultura contemporanea. Sociologo, filosofo, antropologo e epistemologo: un “intellettuale onnivo…

27/05/2026

"Il primo ricordo che ho, da figlio di immigrati mussulmani nato in Italia, è la rabbia.

A scuola, perché per i miei compagni ero "l'arabo". A casa, perché per la mia famiglia non ero abbastanza arabo. Non leggevo bene l'arabo. Non volevo pregare cinque volte al giorno. Facevo troppe domande. In una piccola città di provincia, dove tutti si conoscono, io ero sempre quello strano. Da tutte e due le parti.

Il bullismo l'ho preso ovunque. Quello dei ragazzini italiani che ti escludono. E quello, più silenzioso, della tua stessa gente, che ti guarda come uno sbaglio.

Cresci senza sapere chi sei. E quando lo capisci, è già tardi. A quindici anni ho iniziato a fumare di nascosto. A uscire ogni giorno. A cercare adrenalina ovunque, perché dentro casa la vita non c'era. Non era ribellione. Era solitudine. La solitudine di un ragazzino che non ha nessuno che gli somigli.

I miei genitori hanno fatto quello che potevano. Sono arrivati qui senza strumenti, in un paese che non li voleva. Non li accuso. Ma non posso nemmeno raccontarvi una favola: in casa nostra non ci si abbracciava. Io non ricordo un solo abbraccio dei miei. Forse da piccolissimo. Poi più niente. Ad amare ho dovuto imparare da solo. Da adulto. Partendo da zero.

Sono stato cacciato di casa più volte. Minacciato. Umiliato. Per cosa? Per aver mangiato del maiale. Per dei preservativi trovati in tasca. Per essermi fidanzato. Cose che per un qualsiasi ragazzo italiano sono normali. Per me erano colpe gravi.

Mia madre, una volta, mi ha detto in faccia: "Voglio trasferirmi in Turchia, così i tuoi fratelli non diventano come te." Ho una sorella due anni più piccola, e due fratellini ancora bambini. "Come te" voleva dire: uno che ride, che ama, che vive.

E qui devo dire una cosa che darà fastidio a tutti, da entrambe le parti.

Non odio l'Islam. Non posso. Mi è stato insegnato che non posso. Ma non posso nemmeno dirvi che mi ha protetto. Quello che ho visto io, nella mia casa, non era fede: era una gabbia. Una religione usata da adulti fragili per chiudere il pensiero, per spegnere le emozioni, per rendere normale la freddezza. Per crescere figli che non sanno abbracciare. Il problema non è il Corano. Il problema sono le persone che lo usano per non doversi mai mettere in discussione.

E sto male, davvero, quando penso a mia sorella. Perché se a un maschio di seconda generazione tolgono le emozioni, a una femmina tolgono anche il corpo. Lei avrà meno spazio di me. Sempre.

Vi scrivo questo perché negli ultimi mesi leggo tanto odio verso ragazzi come me. E voglio dirvi una cosa semplice: noi non siamo il nemico. Siamo quelli rimasti in mezzo.

La maggior parte di noi va avanti con le ferite aperte. La maggior parte di noi sopravvive a pezzi. Sui giornali, però, ci finisce sempre "il mostro". Chiedetevi, come si diventa il mostro?

Si inizia facendosi del male da soli per attirare l'attenzione. Ci si taglia. Ci si ferisce. Poi quando vedi che non frega un c***o a nessuno, quello stesso coltellino lo porti a scuola. Si cercano giustificazioni. Si trovano giustificazioni. A 14 anni. A 15 anni.

Inizi a iscriverti a gruppi online, canali social dove c'è gente che dice di capirti. Che ti fornisce soluzioni facili. A volte basta un like ad una foto: ti contattano loro: vivono in Pakistan, in Iran, in Egitto. Ti parlano da lì. Diventi il loro braccio.

Da lì non si torna indietro. Parlo di ragazzini di 14, 15 anni! Ragazzini!

Non è una giustificazione: la violenza mi fa schifo. Ma dovete capire come succede! Dovete capire perché succede! Dovete capire tutti o succederà ancora!

Scusate i tanti pensieri. Sono emozioni difficili da riassumere.

Spero sia servito a qualcosa"

- Firmato: un ITALIANO.

(L'immagine è generata con AI)

27/05/2026

C'é una porta chiusa nel cuore di Milano. Dietro una donna urla aiuto da 3 ore. Prima accorrono i vicini. Poi la polizia. Infine l'ambulanza ma la situazione non cambia.

La donna, disperata, urla aiuto. Ma la porta resta chiusa. Si aprirà solo dopo 3 ore, ormai di mattina. Si aprirà solo dopo parole, tante parole, confidate sulla soglia di una porta blindata ben chiusa.

Dietro sanno tutti chi c'è. Non solo i vicini: proprio tutti. Non è una casa qualunque quella: "È la casa di Belen". La regina. La diva. Il role model femminile degli ultimi 20 anni.

Appare stanca. Provata. Distrutta. Segnata dalle lacrime, dal sonno. Dalla paura.

I segnali che qualcosa non andasse c'erano già tutti. C'erano eccome!

A novembre lo aveva detto in TV. "Attacchi di panico, depressione, uno dopo l'altro." Tanti applausi per lei
"Brava, sei coraggiosa."
"Sconfiggi il mostro".

Il mostro. Già. Ma come puoi sconfiggere un mostro se quel mostro, beh... Sei tu?

Belen è solo la versione visibile di sedici milioni di italiani. Sedici milioni che convivono con un disturbo mentale di media o grave entità. Quasi uno su tre. E di questi, solo uno su tre riceve cure vere. Gli altri si arrangiano, stringono i denti, si nascondono, crollano.

Non vanno in TV.
Non ricevono applausi.

E nessuno sconfigge nulla.
Perché non c'è nulla da sconfiggere nella salute mentale.

Ci sarebbe da capire. Solo da capire.

Ci sarebbe da accettare. Solo da accettare.

E ci sarebbe da curare. Ma curare costa.

Una seduta dallo psicologo, in media ha un prezzo di ottanta euro, e per fare qualcosa di serio ne servono almeno due al mese, per mesi, spesso per anni.

Chi può permetterselo lo fa. Chi non può si arrangia

E lo Stato lo sa benissimo. Nel 2025 ci ha provato a tamponare con il bonus psicologo, un contributo pensato per coprire le sedute a chi non poteva permettersele da solo.

L'hanno chiesto in 360mila persone, lo Stato è riuscito a darlo ad appena 7000. Gli altri 353mila si sono arrangiati.

Si arrangiano da sempre.

La porta di Belen ieri si è aperta dopo tre ore.

Tante altre, in questo momento, restano chiuse.

E nessuno sta bussando.

14/05/2026

Indirizzo

"Associazione Psychealòs" Via Felice Venezian, 2
Trieste
34124

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