Daniela Pes - Psi

Daniela Pes - Psi Dal dover essere, all’essere. Psicologia per chi è stanco di sentirsi “sempre all’altezza”
Ascolto • genitorialità • consapevolezza

"Non è l'estate a cambiare quello che senti. È il permesso di sentirlo che può fare la differenza."L'estate viene spesso...
04/08/2026

"Non è l'estate a cambiare quello che senti. È il permesso di sentirlo che può fare la differenza."

L'estate viene spesso associata alla leggerezza, al riposo e alla felicità. ⛱️

Ma non sempre è così.

Ho scritto un articolo dedicato a chi, proprio in questo periodo, si accorge di sentirsi stanco, triste o semplicemente diverso da come pensa di "dover" stare.

Non c'è una stagione in cui siamo obbligati a sentirci bene. 🙂

🔗 Trovi l'articolo completo nel mio blog, link nel primo commento.

Queste due fotografie sono state scattate a pochi secondi di distanza.Lo stesso lago, le stesse montagne, la stessa luce...
28/07/2026

Queste due fotografie sono state scattate a pochi secondi di distanza.

Lo stesso lago, le stesse montagne, la stessa luce, ma è bastato spostare leggermente il punto focale perché i colori cambiassero, le ombre si attenuassero e il paesaggio apparisse diverso.

Mi ha fatto pensare a quanto accada anche nella vita.

Quando attraversiamo un momento difficile è naturale sentirci intrappolati in un unico modo di vedere le cose. Quello che stiamo vivendo sembra diventare l'unica realtà possibile.

Cambiare prospettiva non significa negare il dolore, minimizzare un problema o convincersi che vada tutto bene.

Significa concedersi la possibilità di osservare la stessa situazione da un'altra angolazione. Magari chiedendosi:

“C'è qualcosa che non sto vedendo?"

oppure

“Come guarderebbe questa situazione una persona a cui voglio bene?"

Dal punto di vista psicologico questo cambio di prospettiva può aiutarci a regolare le emozioni, a ridurre il senso di blocco e a trovare possibilità che prima rimanevano nell'ombra.

A volte non possiamo cambiare ciò che ci accade, ma possiamo cambiare il modo in cui ci mettiamo di fronte a ciò che ci accade.

"A volte basta cambiare punto di vista perché anche la luce cambi"

Ti è mai capitato di accorgerti che, cambiando prospettiva, anche una situazione che sembrava senza via d'uscita ha iniziato a mostrarti qualcosa di diverso?

Due anni fa abbiamo dovuto salutare Dylan.Ancora oggi ricordo quanto sia stata difficile quella decisione: i dubbi, i se...
20/07/2026

Due anni fa abbiamo dovuto salutare Dylan.

Ancora oggi ricordo quanto sia stata difficile quella decisione: i dubbi, i sensi di colpa.

La domanda che torna nella mente di chiunque abbia vissuto quel momento:

"Sto facendo la cosa giusta?"

Perdere un animale non significa perdere "solo un cane" o "solo un gatto", eppure una frase che chi vive questo tipo di lutto si sente dire spesso è:

"Non puoi paragonarlo alla perdita di una persona."
"Era solo un animale."

Chiaramente un animale non è una persona, ma il dolore non nasce dalla specie, nasce dal legame.

Gli animali entrano nella nostra quotidianità in un modo silenzioso e profondo.
Ci aspettano quando torniamo a casa, condividono le nostre giornate, le vacanze, i momenti difficili e quelli felici. Diventano parte della nostra storia.

Quando se ne vanno, perdiamo una relazione importante.

Dal punto di vista psicologico, il lutto per un animale domestico può essere intenso quanto altri lutti. Possiamo provare tristezza, rabbia, senso di colpa, incredulità, nostalgia. Non perché stiamo confondendo un animale con una persona, ma perché stiamo elaborando la perdita di un legame significativo.

L'intensità del dolore dipende dall'importanza che quella relazione aveva per noi.

Con il tempo il dolore non scompare, ma cambia forma.

Oggi, quando penso a Dylan, i ricordi hanno preso il posto degli ultimi giorni: le passeggiate, le vacanze, i giochi, tutte quelle piccole abitudini che sembravano normali e che oggi custodisco con gratitudine.

Se stai vivendo la perdita del tuo animale, non sentirti sbagliato per ciò che provi e non lasciare che qualcuno ridimensioni il tuo dolore.

Ogni legame importante merita il proprio tempo per essere salutato. ❤️

Ci sono “sì” che diciamo senza volerlo davvero.Accade soprattutto nelle relazioni più vicine, in famiglia, dove il timor...
08/07/2026

Ci sono “sì” che diciamo senza volerlo davvero.

Accade soprattutto nelle relazioni più vicine, in famiglia, dove il timore di deludere, essere giudicati o non essere compresi può rendere difficile esprimere un limite.

Così ci si adatta, si rimanda, si accetta anche quando dentro si sente fatica, irritazione o il bisogno di avere spazio.

I confini non devono essere vissuti come muri contro gli altri.
Sono un modo per riconoscere ciò che ci fa stare bene, ciò che possiamo offrire e ciò che, invece, in quel momento ci chiede troppo.

Dire “no” non significa voler meno bene, ma provare a restare in relazione senza perdere di vista anche sé stessi.

A volte un confine può essere espresso con una frase semplice:
“Capisco, ma questa volta non posso.”

Spesso mi sento dire "Sto perdendo tempo perché sto sempre male."Quando attraversiamo un periodo di dolore, siamo abitua...
30/06/2026

Spesso mi sento dire "Sto perdendo tempo perché sto sempre male."

Quando attraversiamo un periodo di dolore, siamo abituati a misurare quello che riusciamo a fare, molto meno quello che stiamo sostenendo.

Accettare di stare male non è sinonimo di perdere tempo o rinunciare a sé.

Significa smettere di misurarsi solo per ciò che si produce e riconoscere il valore del cammino che si sta facendo - anche quando è faticoso - e richiede pazienza e rispetto.

Darsi tempo è un gesto di cura verso se stessi.

Proviamo a dirci più spesso “sto facendo del mio meglio, anche se sto male”.

“E c’è ancora chi sa piangere di notte alla mia età “.Vi ricorda qualcosa? Vi risuona? A me si e tanto! Non tutti però r...
22/06/2026

“E c’è ancora chi sa piangere di notte alla mia età “.

Vi ricorda qualcosa?

Vi risuona?

A me si e tanto!

Non tutti però riescono a farlo.

Perché?

Vergogna.

Segno di debolezza.

ll pianto viene relegato alla dimensione infantile. È “normale che i bambini piangano”, salvo poi sentire molto spesso frasi rivolte proprio a loro i bambini “non piangere” “perché piangi? Non è successo niente!”…

Curiosa contraddizione, che fa riflettere 😅

Chissà, se qualcuno avesse legittimato quel pianto, non amplificato ma accolto nel suo significato, restituito dignità e valore a quell’atto, forse saremmo stati più in grado di reggere il “peso” di vedere le lacrime nei volti altrui e accetteremmo con più serenità anche le nostre.

Piangere non come un segno di fragilità, ma come espressione di ciò che stiamo sentendo davvero.

Mi chiamo Daniela Pes, sono una Psicologa laureata a Cagliari in Psicologia dello Sviluppo. Nel mio lavoro offro uno spa...
21/06/2026

Mi chiamo Daniela Pes, sono una Psicologa laureata a Cagliari in Psicologia dello Sviluppo. Nel mio lavoro offro uno spazio protetto, accogliente e privo di giudizio, in cui ogni persona possa sentirsi libera di essere davvero se stessa, senza il peso delle aspettative esterne.

Mi rivolgo a chi sente di non riuscire a vivere pienamente la propria vita, a chi si sente bloccato, sopraffatto o intrappolato in un continuo “dover essere” che lascia poco spazio all’autenticità.

Nel percorso lavoreremo per:
🌱 ritrovare autenticità liberandoti dal peso delle aspettative
🌱 riconoscere i tuoi bisogni e valori per orientare le tue scelte
🌱 sciogliere blocchi emotivi e relazionali, che oggi limitano il tuo movimento
🌱 imparare a stare nelle emozioni, senza esserne travolto
🌱 costruire una relazione più gentile con te stesso.

Il senso del percorso non sarà evitare le difficoltà, ma starci dentro in modo diverso, con più consapevolezza, più libertà e più possibilità di scelta, senza giudizio.

“Dal dover essere all’essere” non è solo il mio claim, ma la direzione del percorso che propongo.

📍 Ricevo in presena e on line.

Non tutte le emozioni nascono allo stesso modo.Alcune come la gioia, la paura o la rabbia, ci accompagnano fin dalla nas...
15/06/2026

Non tutte le emozioni nascono allo stesso modo.

Alcune come la gioia, la paura o la rabbia, ci accompagnano fin dalla nascita, mentre
altre arrivano più tardi.

Compaiono quando iniziamo a guardarci attraverso gli occhi degli altri e a porci domande come:

"Sto facendo bene?"
"Sono abbastanza?"
"Che cosa penseranno di me?"

Vergogna, senso di colpa, gelosia, orgoglio, nostalgia, rimpianto... le cosiddette emozioni secondarie, raccontano qualcosa della nostra storia, delle relazioni che abbiamo vissuto e del modo in cui abbiamo imparato a interpretare noi stessi e il mondo.

Nel nuovo articolo del blog parlo di come nascono queste emozioni e di quanto sia importante imparare a riconoscerle e dar loro un nome.

Comprendere ciò che proviamo è un passo importante per comprendere meglio anche noi stessi.

🔗 Trovi l'articolo completo nel mio blog, link nel primo commento.

10/06/2026

Non sempre possiamo controllare ciò accade nel nostro percorso di vita e, anzi, il controllo ci porta a spendere tante energie.

La buona notizia è che possiamo imparare a stare, poco alla volta, dentro ciò che sentiamo senza esserne travolti.

“Come stai?"Sembra una domanda semplice, eppure, quando qualcuno ce la pone davvero, non sempre la risposta arriva con f...
08/06/2026

“Come stai?"

Sembra una domanda semplice, eppure, quando qualcuno ce la pone davvero, non sempre la risposta arriva con facilità.

A volte sentiamo un nodo alla gola, una tensione nel corpo, un senso di agitazione o di vuoto. Sappiamo che c'è qualcosa, ma trovare la parola giusta per descriverlo non è così immediato.

Nel mio lavoro mi capita spesso di vedere persone fermarsi davanti a questa domanda, è capitato anche a me quando mi sono trovata dall'altra parte.
Le emozioni fanno parte della nostra esperienza quotidiana, ma riconoscerle e nominarle è una competenza che si costruisce nel tempo.

Molti di noi sono cresciuti imparando a trattenere alcune emozioni più che ad ascoltarle:
"non piangere",
"non arrabbiarti",
"devi essere forte".
Finiamo così per percepire ciò che accade dentro di noi senza riuscire sempre a comprenderlo fino in fondo.

Nel nuovo articolo del blog parlo proprio di questo: delle emozioni primarie, del loro significato e del perché non esistano emozioni "giuste" o "sbagliate".
Ogni emozione, anche quella che ci mette più a disagio, sta cercando di comunicarci qualcosa. ✨

https://www.danielapes.it/riconoscere-le-emozioni-perche-a-volte-non-riusciamo-a-capire-cosa-proviamo/

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