01/08/2026
𝐃𝐈𝐒𝐓𝐔𝐑𝐁𝐎 𝐈𝐒𝐓𝐑𝐈𝐎𝐍𝐈𝐂𝐎 𝐄 𝐁𝐈𝐒𝐎𝐆𝐍𝐎 𝐃𝐈 𝐒𝐆𝐔𝐀𝐑𝐃𝐎 (𝐍𝐚𝐧𝐜𝐲 𝐌𝐜𝐖𝐢𝐥𝐥𝐢𝐚𝐦𝐬)
Nancy McWilliams, psicoanalista statunitense, ha descritto con grande finezza clinica l’area isterica e istrionica della personalità, sottraendola agli stereotipi più superficiali.
Il termine 𝘪𝘴𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢 oggi non viene più usato come categoria diagnostica nel senso classico. Resta però una parola importante nella storia della psicoanalisi, perché ha permesso di pensare il rapporto tra corpo, desiderio, seduzione, conflitto e bisogno di riconoscimento.
L’attuale disturbo istrionico non coincide semplicemente con l’isteria di un tempo, ma ne conserva alcuni nuclei clinici: l’intensità emotiva, la ricerca dello sguardo dell’altro, la centralità della scena relazionale, la paura di non essere desiderabili o di non contare abbastanza.
Ridurre tutto a “voglia di attenzioni” sarebbe povero e ingiusto. In molte persone istrioniche, il bisogno di essere viste non nasce dalla vanità, ma da una fragilità più profonda del senso di sé. Lo sguardo dell’altro diventa una conferma: «𝘴𝘦 𝘮𝘪 𝘷𝘦𝘥𝘪, 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘰», «𝘴𝘦 𝘮𝘪 𝘥𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘪, 𝘷𝘢𝘭𝘨𝘰», «𝘴𝘦 𝘮𝘪 𝘤𝘦𝘳𝘤𝘩𝘪, 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘷𝘶𝘰𝘵𝘢».
Il corpo, l’emozione, la seduzione, il fascino, perfino la teatralità possono diventare linguaggi attraverso cui la persona tenta di ottenere presenza, conferma, desiderio. Non sempre per manipolare. A volte per non sentire il vuoto di uno sguardo che manca.
In questa area clinica, la persona non cerca soltanto attenzione: interroga continuamente il desiderio dell’altro, come se dovesse chiedere ogni volta: «𝘮𝘪 𝘷𝘶𝘰𝘪 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢?», «𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘦?».
👉 𝗜𝗹 𝗻𝘂𝗰𝗹𝗲𝗼 𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗼𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝘁𝗶.
👉 𝗘̀’ 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶.
Nella 𝘗𝘴𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘗𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘰, il lavoro clinico non consiste nel giudicare l’espressività, né nel correggere la seduzione come se fosse solo un difetto. Consiste piuttosto nel comprendere perché, per sentirsi presente nel legame, la persona abbia bisogno di intensificare emozioni, gesti, seduzione o richieste di attenzione.
In terapia si prova lentamente a scoprire che non bisogna sempre colpire, sedurre o impressionare l’altro per essere davvero riconosciuti. A dare parola a ciò che prima doveva passare solo dal corpo, dall’intensità, dall’effetto prodotto sull’altro. E a costruire un senso di sé che non dipenda interamente dall’essere al centro dello sguardo.
A volte non si cerca attenzione per vanità.
La si cerca perché, senza quella conferma, dentro sembra non restare abbastanza.
𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝘀𝗶 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘁𝗲?
𝗗𝗼𝘁𝘁. 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 🌒