05/09/2026
PICCOLI CALCIATORI
di Starseed Gioy
Pomeriggio ventoso, il mare un po’ mosso. Spiaggia quasi deserta.
Due ragazzini, due preadolescenti giocano a calcio vicino all’unica zona d’ombra, vicino ad un alto cespuglio.
Interazione femminile:
- Ciao, per favore, potete spostarvi un po’ più in là, così noi ci piazziamo in questo posto all’ombra?
Risponde una smorfia silenziosa.
Interazione maschile:
- Beh, non importa, se arriva un pallone lo prendo io, che da giovane ero portiere.
Risposta:
- Eri portiere? Dove? Per quale squadra tieni?
- La Juve
- E dove giocavi?
- All’epoca stavo a Venezia. E voi dove state?
- Vicino a Cagliari. Anche noi giochiamo calcio, in una squadra di un paese vicino …
Fatalità, sto leggendo “Ragazzi di vita” di PP Pasolini. Stessa età, stessi discorsi, stessi comportamenti, stessa voglia di vivere espressa attraverso il movimento. Eccetto l’ambiente: il degrado violento descritto nel romanzo drammaticamente condiziona lo svolgersi delle cose.
La stessa vitale esuberanza che crea connessione, inestirpabile voglia di speranza iscritta nel DNA, con l’apertura agli eventi da cui è atteso un bene di stile materno. Nel romanzo si srotola l’inarrestabile deturpamento di questa energia stupita e spontanea, in una triste e cinico sviluppo, sotteso dalla disperazione.
Osservo i ragazzi: nel giro di poco tempo diventano una decina, si forma un gruppo, si aggiungono delle ragazzine, longilinee, leggere, già piccole donne… un po’ più mature dei giocatori di calcio, lo si vede dai movimenti, più controllati e delicati rispetto all’esuberanza con aspetti ancora infantili dei loro compagni.
E’ per me inevitabile sentire quanta responsabilità abbiamo noi adulti, noi padri, noi madri, noi nonni, rispetto all’attesa di speranza di questi giovani germogli. Possiamo soffocarla nel degrado, fisico, sociale, psicologico o possiamo inchinarci teneramente e sostenere la crescita, accompagnare il dolore che inevitabilmente le vicende della vita semineranno, minacciando di lacerare l’inconsapevole attesa.
Sta a noi creare il futuro, permettere che dal marmo informe emerga l’opera d’ arte.
Rapidamente come si è formato il gruppo si disperde, ridendo, chiacchierando, scambiandosi battute.
Rimangono i due calciatori; ancora qualche colpo al pallone, quasi casuale, annoiato.
Quando ce ne andiamo, ci salutano come fossimo già amici da tempo.
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