28/07/2026
2 luglio 2026
CASTELLI DI SABBIA
di Starseed Gioy -
Famigliola in spiaggia. Padre, madre, figliolo piccolino, direi circa un anno e mezzo, forse qualcosa in più. Sul bagnasciuga, proprio dove il mare s’abbraccia con la sabbia, vicino allo sciacquio delle onde (c’è alta marea). Il bimbino è ipervestito: tutina con maniche lunghe, gambine lunghe, cappellino con ampio copricollo in tinta con la tutina. Il pomeriggio è avanzato, dopo le 17.00, il caldo è comunque intenso. Ma qualcuno ha insegnato alla mamma la grande pericolosità degli UV, perché anche lei si copre con l’asciugamano la schiena esposta al sole ormai declinante.
La scenetta è commovente. Il bimbino è tranquillamente seduto tra i due, il padre si affanna a creargli un gioco: con la sabbia umida ed il secchiello produce una torre, poi una seconda, poi una terza; è preso dall’opera, torna bambino lui stesso, forse finalmente può realizzare ciò che non gli fu permesso. Il bambino – figlio guarda, disinteressato e dimenticato, afferra un altro secchiello e tenta qualche movimento autonomo di gioco.
La madre, seduta accanto, sedotta dal castelletto di torri che sta nascendo, vorrebbe inserire il figlioletto nel processo di costruzione. Afferra uno stampino, lo riempie di sabbia umida e lo offre inutilmente al figlioletto perché lo porti al papà. Ma alla fine a lui lo sporge lei, e poi un secondo, e poi un terzo. E poi comincia a scavare una fossa vicino al castello, che si riempie di acqua per la vicinanza del mare. Ecco, anche lei torna bambina, e i due procedono danzando la loro danza. Alla fine l’opera risulta un castelletto di sei torri circondato da un fossato, con una specie di ponte con la strada per accedere alla cittadella; per il poco spazio disponibile i passanti passeggianti devono fare attenzione per evitare la distruzione di tale manufatto.
E il bimbetto? Silenziosamente ha trovato la sua strada per rispondere alle sue necessità: così bardato come un beduino, preferendo la frescura dell’acqua, comincia a trasferire col suo secchiello l’immensità del mare nella buca della mamma (agostiniana memoria!), soddisfatto di poter rispondere al suo bisogno senza deluderla… per poi finire però a fermarsi nell’acqua dove il padre soddisfatto, conclusa la sua costruzione, ha deciso di proseguire la serata marittima.
Ho pensato …
Questa storia è finita bene … forse il bimbetto crescendo non diventerà un iperadattato, non diventerà un ribelle, non diventerà un tiranno, né succube degli eventi. Spero che potrà trovare una saggia via, percorrere la sua strada sfruttando le situazioni che la vita gli offrirà non sempre adeguate, non sempre piacevoli, ma spesso trasformabili in risorse utili alla propria integrità e alla propria immaginazione.
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