15/08/2026
Nagata racconta la sua storia (autolesionismo, disturbi alimentari, un rapporto con la famiglia fatto di aspettative non dette, la scoperta della propria sessualità a quasi 30 anni, dopo aver pagato per la sua “prima volta”), con un tratto grafico che sembra quasi ingenuo e che invece è chirurgico. Non c’è niente di romanzato. C’è la fatica di esistere, disegnata con lo stesso understatement con cui a volte i pazienti mi raccontano le cose più dolorose: senza pathos, come se fosse ovvio, come se fosse “solo la loro vita”.
Quello che mi ha colpita di più non è la sessualità (nonostante il titolo) ma quanto il corpo di Nagata diventi, pagina dopo pagina, l’unico posto dove il dolore trova voce quando le parole non ce la fanno. È una lettura che consiglio a chi lavora con il trauma, ma anche a chi semplicemente ha bisogno di vedere la propria solitudine rappresentata senza essere patologizzata o romanticizzata.
Non è un libro consolatorio. Ed è proprio per questo che funziona.
———————
Kabi Nagata, solitudine e salute mentale, manga autobiografico, disturbi alimentari, identità sessuale, graphic memoir trauma, lgbtqia+