Francesco Cuniberti

Francesco Cuniberti Medico Psichiatra, specialista in disturbi dell'Umore, d'Ansia e di Panico. E' ora di liberarsi dall'ansia e dal panico. Ricevo a Milano e a Torino.

In questi giorni diversi giornali stanno parlando del possibile “neurone che spegne l’ansia”. 😲Detta così, però, è un po...
14/07/2026

In questi giorni diversi giornali stanno parlando del possibile “neurone che spegne l’ansia”. 😲

Detta così, però, è un po’ fuorviante.

Lo studio è interessante, ma è stato fatto sui topi e non ha scoperto una cura per l’ansia. Ha individuato un circuito, legato ai neuroni C1 del tronco encefalico, che potrebbe avere un ruolo nel mantenere acceso lo stato di allarme dopo uno stress intenso.

Tradotto: a volte il sistema nervoso continua a comportarsi come se ci fosse ancora un pericolo, anche quando il pericolo è passato.

È una scoperta importante, perché ci aiuta a capire meglio i meccanismi biologici dell’ansia e potrebbe aprire nuove strade per le terapie future.

Ma oggi non abbiamo un nuovo farmaco.
E non esiste “il neurone dell’ansia”.

La ricerca è promettente, ma la clinica richiede tempo, conferme e rigore.

Quindi bene parlarne.
Ma attenzione ai titoloni.

Non tutte le disabilità si vedono.E quando una sofferenza psichica viene minimizzata, banalizzata o non creduta, il risc...
02/07/2026

Non tutte le disabilità si vedono.
E quando una sofferenza psichica viene minimizzata, banalizzata o non creduta, il rischio è aggiungere isolamento alla sofferenza.

Parlare di disabilità psichiatrica significa anche ricordare che l’impatto non si misura dall’apparenza, ma dal funzionamento, dalla fatica quotidiana e dai bisogni reali della persona.

Più ascolto, meno giudizio.
Più rispetto, meno stigma.
SIAMO TUTTI ESSERI UMANI!

Dopo una tragedia come quella avvenuta a Torino, dove una mamma ha ucciso la figlia di 13 anni, è normale chiedersi cosa...
26/06/2026

Dopo una tragedia come quella avvenuta a Torino, dove una mamma ha ucciso la figlia di 13 anni, è normale chiedersi cosa si possa fare quando una persona sta molto male.

Leggere “tre mesi di attesa per una visita psichiatrica” fa male. E colpisce, perché alcune situazioni, soprattutto quando sono gravi, non possono seguire i tempi di una normale lista d’attesa.

Poi sarà la magistratura a ricostruire cosa sia successo davvero, quali richieste siano state fatte e quali siano state le risposte.

Una diagnosi fatta dai giornali sarebbe sbagliata.
E sarebbe sbagliato anche pensare che un fatto così grave abbia una spiegazione semplice.

Questo post non entra nel caso specifico.

Vuole solo provare a spiegare quali strumenti esistono quando una persona presenta una sofferenza psichica importante: CSM, A*O, Pronto Soccorso, 112/118, TSO.

So bene che nella realtà è tutto molto più complesso di così.
Per i pazienti.
Per le famiglie.
E anche per i servizi.

Però orientarsi può aiutare a chiedere aiuto nel modo giusto, soprattutto quando la sofferenza non può aspettare.

In questi giorni di caldo intenso molte persone mi raccontano la stessa cosa:“Mi sento più agitato”, “ho il battito più ...
23/06/2026

In questi giorni di caldo intenso molte persone mi raccontano la stessa cosa:
“Mi sento più agitato”, “ho il battito più forte”, “mi manca l’aria”, “mi sembra che stia per arrivare un attacco di panico”.

In realtà, spesso, il punto di partenza è il corpo.

Con il caldo sudiamo di più, il battito può essere più percepito, il respiro può cambiare, possiamo sentirci più deboli, stanchi o con qualche capogiro.

Sono risposte fisiologiche: il corpo sta cercando di disperdere calore e mantenere il suo equilibrio.

Il problema è che, se una persona è già sensibile alle sensazioni corporee, questi segnali possono essere letti subito come pericolosi.

“C’è qualcosa che non va?”
“Sto per sentirmi male?”
“E se fosse ansia?”

E così parte il circolo: più controllo il corpo, più mi allarmo; più mi allarmo, più il corpo si attiva.

Il caldo non crea tutto da zero, ma può amplificare quello che c’è già: ansia, panico, stress, stanchezza, sonno scarso, paura dei sintomi fisici.

E può succddere anche a chi assume terapie farmacologiche.

In questi casi può aiutare partire dalle cose semplici: bere regolarmente, stare in ambienti più freschi, fare pause, ridurre caffeina e alcol, respirare con calma e provare a non interpretare subito ogni sensazione come un segnale di pericolo.

Capire cosa sta succedendo nel corpo non elimina tutto, ma spesso riduce l’allarme.

E se l’ansia diventa frequente, intensa o porta a evitare situazioni, è fondamentale chiedere aiuto.

Ho concluso il mio percorso di Dottorato in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Torino.È stato un percorso i...
18/06/2026

Ho concluso il mio percorso di Dottorato in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Torino.

È stato un percorso intenso, fatto di studio, ricerca, fatica, dubbi, revisioni, confronti e crescita personale e professionale.

La mia tesi ha riguardato l’impatto della psoriasi moderata-severa e delle terapie biologiche non solo sulla pelle, ma anche sulla salute psicologica e sulla qualità di vita dei pazienti. Un tema che sento profondamente vicino al mio modo di intendere la medicina: non fermarsi al sintomo visibile, ma provare a comprendere la persona nella sua interezza.

Sono grato a chi mi ha accompagnato in questi anni: ai miei supervisori, ai colleghi, ai pazienti che hanno reso possibile questo lavoro, alla mia famiglia e a chi mi è stato vicino nei momenti più importanti.

Un grazie particolare va all’Università degli Studi di Torino, al Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”, a tutti i colleghi del Dipartimento e all’Istituto Superiore di Sanità, che ha finanziato la mia borsa di studio all’interno di questo progetto condiviso.

Porto a casa non solo un titolo, ma soprattutto un’esperienza che ha cambiato il mio modo di guardare alla clinica, alla ricerca e al rapporto tra mente e corpo.

2 giugno – World Eating Disorders Action DayOggi è la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sui Disturbi della Nutrizio...
02/06/2026

2 giugno – World Eating Disorders Action Day

Oggi è la Giornata Mondiale di sensibilizzazione sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione.

Parlarne è importante perché anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge-eating e gli altri disturbi dell’alimentazione non sono capricci, scelte o mancanza di volontà.

Sono condizioni cliniche complesse, che coinvolgono corpo, mente, emozioni, relazioni, immagine corporea e autostima.

E soprattutto: non si riconoscono sempre “dal peso”.
Non riguardano solo le donne.
Non colpiscono solo gli adolescenti.

Spesso vengono nascosti, minimizzati o accompagnati da vergogna, colpa e paura del giudizio. Per questo è fondamentale parlarne in modo corretto, riconoscere precocemente i segnali di sofferenza e favorire l’accesso a cure specialistiche.

Non basta dire “mangia di più” o “mangia di meno”.
Serve ascolto.
Serve competenza.
Serve una presa in carico medica, psicologica e nutrizionale.

Chi soffre non va giudicato.
Va visto, ascoltato e aiutato.

Chiedere aiuto non è debolezza.
È il primo passo verso la cura.

TSO ieri e oggi – Due generazioni di psichiatri a confrontoVenerdì 23 maggio, ho partecipato a un’intervista doppia con ...
24/05/2026

TSO ieri e oggi – Due generazioni di psichiatri a confronto

Venerdì 23 maggio, ho partecipato a un’intervista doppia con il dott. Carmine Munizza, psichiatra che ha attraversato una stagione fondamentale della psichiatria italiana e della battaglia per il superamento dei manicomi e per i diritti delle persone con sofferenza psichica.

L’incontro, promosso dalla sezione SIP Piemonte e Valle d’Aosta, è stato condotto da Federica Toppino dell’Università degli Studi di Torino.

Noi giovani psichiatri non abbiamo vissuto l’epoca dei manicomi. L’abbiamo studiata, ascoltata nei racconti dei colleghi più senior, incontrata nella memoria della nostra disciplina.

Ma forse proprio per questo rischiamo, a volte, di dare per scontate libertà e diritti che oggi ci sembrano ovvi.

Parlare di TSO significa anche ricordare da dove veniamo: da una psichiatria che ha dovuto liberarsi dalla logica dell’internamento e della custodia.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio non nasce per punire, controllare o “togliere di mezzo” qualcuno. È una misura sanitaria eccezionale, pensata per curare in una fase acuta, quando c’è bisogno urgente di cure e la persona non riesce in quel momento ad accettarle.

È un atto di cura, non di controllo sociale.

Anche le recenti pronunce della Corte costituzionale ci ricordano un punto centrale: durante un TSO, la persona non perde i propri diritti. Deve essere informata, ascoltata e tutelata.

Mettere i diritti dei pazienti al centro non è un dettaglio giuridico.
È il cuore della psichiatria democratica. Ecco perché vi spiego in questo carosello che cosa è

Non voglio essere ripetitivo, ma in questi giorni la salute mentale è al centro del dibattito nazionale. Proprio per que...
20/05/2026

Non voglio essere ripetitivo, ma in questi giorni la salute mentale è al centro del dibattito nazionale. Proprio per questo credo sia utile provare a fare buona divulgazione: per spiegare, contestualizzare e non prendere per vero tutto ciò che viene scritto.

I giornali parlano di psicosi.

“Era malato di psicosi, ma perché era libero?”
“Si poteva prevedere?”
“Si poteva evitare?”

Sono domande comprensibili, ma rischiano di diventare pericolose quando trasformano la sofferenza psichica in una categoria generica di paura.

Psicosi non significa violenza.

Un episodio di cronaca non basta per fare una diagnosi.
Non basta un evento per categorizzare tutte le persone con disturbi mentali come violente o pericolose.

Quando si parla di psicosi, deliri o allucinazioni, è importante usare parole precise.

Un quadro psicotico può, in alcune fasi acute, alterare profondamente il rapporto con la realtà. Una persona può sentirsi minacciata, perseguitata, in pericolo imminente. Può vivere deliri o sentire voci come esperienze reali, non come “immaginazione volontaria”.

Questo può aumentare confusione, paura e comportamenti disorganizzati. Ma, lo ripeto, non significa che psicosi sia sinonimo di violenza.

La maggior parte delle persone con psicosi non è violenta. È più spesso vulnerabile, sofferente e bisognosa di cure tempestive. E avere una psicosi non significa automaticamente dover essere rinchiusi o privati della propria libertà: nella maggior parte dei casi, con supporto adeguato, percorsi di cura e una rete presente, le persone possono vivere nel proprio contesto di vita e mantenere relazioni, lavoro e autonomia.

Capire non significa giustificare.
Ma usare parole precise sì.

Perché la sicurezza non si costruisce con stigma e semplificazioni.
Si costruisce con cura, prevenzione, servizi accessibili e responsabilità condivise.

“2 milioni di psicopatici in giro”.Mi tocca nuovamente scrivere di questo tema. E oggi sono davvero arrabbiato.Soprattut...
18/05/2026

“2 milioni di psicopatici in giro”.

Mi tocca nuovamente scrivere di questo tema. E oggi sono davvero arrabbiato.

Soprattutto perché da un giornale come Il Fatto Quotidiano, che spesso rivendica attenzione per le ingiustizie sociali, le fragilità e ciò che non funziona nelle istituzioni, un titolo così colpisce ancora di più.

Perché è un titolo che non spiega: stigmatizza.
Non aiuta a capire: spaventa.
Non apre una riflessione: crea un nemico.

“Psicopatico” non è una parola neutra. È un’etichetta pesante, imprecisa, usata per indicare qualcuno da temere, isolare, allontanare.

Ma le persone con disturbi psichiatrici non sono “psicopatici in giro”. Sono persone, pazienti, cittadini. Nella grande maggioranza dei casi non sono violente: sono vulnerabili, sofferenti, spesso già stigmatizzate e non sempre adeguatamente raggiunte dalle cure.

Il punto non è negare che alcune situazioni psichiatriche gravi possano associarsi a rischio. Il punto è parlarne seriamente.

Noi psichiatri siamo medici. Non siamo giudici, non siamo polizia, non siamo strumenti di custodia sociale. Il nostro compito è curare, valutare, intervenire nelle urgenze cliniche quando ci sono i presupposti sanitari.

Il TSO non è una misura di sicurezza preventiva. Non serve a “tenere dentro” chi fa paura. È un trattamento sanitario eccezionale, regolato dalla legge.

Troppo spesso, però, alla psichiatria viene chiesto di riempire tutti i vuoti: mancano comunità, percorsi territoriali, personale, risorse e risposte per i casi più complessi.

La domanda allora non dovrebbe essere: “quanti psicopatici sono in giro?”

Ma: quanti servizi sono sottofinanziati? Quanto sono fragili le cure territoriali? Quali percorsi servono per intervenire prima?

La sicurezza non si costruisce con titoli stigmatizzanti. Si costruisce con servizi di salute mentale forti, accessibili e integrati.

Le parole contano.
E quando si parla di salute mentale, possono curare oppure ferire.

Un mio pensiero sull’attendato di Modena ed una preghiera per tutte le vittime
16/05/2026

Un mio pensiero sull’attendato di Modena ed una preghiera per tutte le vittime

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Turin

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