09/06/2024
Quand'ero studentessa di logopedia, in prossimità della laurea, ho ricevuto insieme ai miei colleghi un grande insegnamento dalle tutor che ci avevano assistito lungo tutto l'ultimo anno: non ci avrebbero più fornito il loro aiuto, per farla breve, se non ci fossimo decisi a condividere tutti i nostri lavori di tesi.
Le "nostre" tesi sperimentali, le "nostre" fatiche, i "nostri" casi seguiti da mesi, le "nostre" ricerche non avevano valore se non eravamo disposti a condividerle con le persone con cui avevamo trascorso, quotidianamente, gli ultimi tre anni.
Dietro tutto ciò c'era un concetto semplice: la logopedia non è uno strumento a vantaggio della nostra carriera, della nostra fama o del nostro ego.
La logopedia, come tutte le scienze mediche e sanitarie in generale, è uno strumento ideato e pensato a favore dei pazienti, di tutti coloro che richiedono le nostre cure.
Da quel giorno ho appreso l'importanza di condividere il mio sapere con i colleghi che ho incontrato nel cammino, e più di una volta ho riscontrato quanto questo non fosse altrettanto facile negli altri.
Condividere le proprie conoscenze, competenze, regalare il proprio sapere, ore e ore di studi, di sacrifici, di sbagli, prove e riprove, richiede un immenso sforzo delle volte, è vero.
Ma da questo mettersi in gioco, da questo scendere dai gradini della propria scala di abilità si esce più forti perché il tuo "sapere" non si divide ma si moltiplica e da quel momento ne possono beneficiare ancora più persone che cercano soluzioni alle loro sofferenze.