30/11/2022
Sai che quando ti guardi allo specchio la tua opinione è così pesantemente condizionata che potrebbe non esser tua?
L’idea di “bellezza” è il prodotto di standard definiti dalle persone e perciò cambia nel tempo, in base alle culture, al posto e al periodo storico. È un costrutto sociale.
Se ti specchi e non ti piaci è perché hai appreso che ciò che vedi non è “bello” nell’epoca in cui vivi, che mostra ed esige standard di bellezza che non ti appartengono. Alla nascita non sai cosa sia un corpo "bello", lo apprendi vivendo nella società.
Nella nostra società esiste un tipo di “corpo ideale”, il corpo egemonico, che poggia su fondamenta razziste e classiste: pelle bianca, tratti occidentali, magro. Si tratta di un prototipo mediamente irraggiungibile e perseguibile solo con costanti sacrifici e un sostanzioso investimento economico.
Il genere femminile è quello da sempre più bersagliato (donna-oggetto), tuttavia oggi anche gli uomini sono chiamati ad inseguire degli standard di bellezza e ciò evidenzia una motivazione che esula dal patriarcato: l’insoddisfazione corporea alimenta un enorme affare redditizio.
A rendere più desiderabile il corpo egemonico è la stereotipizzazione dei corpi. Si presume che la persona grassa sia disinteressata alla sua salute, scarsamente motivata, tanto da condannarsi alla mediocrità. Si suppone che invece la persona magra sia attenta al suo benessere e quindi sana, motivata e di successo. Non è difficile sentirsi disposti a tutto per “sistemare” il proprio aspetto, al quale la società lega il valore della persona.
Studi prospettici dimostrano che l'insoddisfazione corporea si associa a disordini alimentari, minore attività fisica e aumento di peso nel lungo termine.
La diversità dei corpi (taglia, colore, abilità) è parte della natura umana e il valore di persona esula dalle caratteristiche fisiche. Ogni corpo è valido.