20/08/2026
Di Guccini mi hanno tenuto compagnia alcuni versi che sembrano arrivare da lontano: se compresi, rendono l’idea di cosa sia il samyama.
“Io, la vedetta, l’illuminato, guardiano eterno di non so cosa. Sono da secoli o da un momento, fermo in un vuoto in cui tutto tace.”
Aprono la porta al terzo libro degli Yoga Sutra.
La nostra mente sembra immobile ma, anche quando concentrata, non è mai ferma: si muove come sulle montagne russe tra un pensiero e il successivo. Tra questi, c’è una pausa, il pariṇāma. Quando ci distraiamo, riconosciamo il calo d’attenzione e ci rendiamo conto di quell’istante di passaggio e “trasformazione”.
Con la pratica di dhāraṇā e dhyāna, le sviste diminuiscono. I pensieri diventano unidirezionali.
Più ci alleniamo a meditare, più riusciamo a riportare la mente su un unico oggetto di contemplazione, fino al punto in cui il pensiero che sorge è uguale a quello appena caduto. È l’ekāgratā.
In questo progressivo assorbimento ci avviciniamo a ciò che gli ashtangi chiamano nirbīja samādhi: uno stato in cui non c’è più niente, tanto che, possiamo dimenticarci persino di essere noi. Chi é appassionato di meditazione sa che sedersi in silenzio non serve a trovare risposte, quanto a stare nelle domande.
Il viaggio interiore porta a un quesito più profondo: come funziona la nostra percezione della realtà?
Riflettendo su Shomèr Ma Mi-llailah?: l’osservatore non è mai completamente separato dal fenomeno osservato.
La nostra esperienza della realtà è inseparabile dal modo in cui la percepiamo.
Allora anche la nostra percezione è soggetta al pariṇāma. La pratica è anche questo: osservare il movimento della mente fino a riconoscere cosa c’è oltre quel moto. Quando diventa quieta, si mostra capace di intuire qualcosa che non cambia, un’essenza che non partecipa al continuo fluire dei sensi: la coscienza, il Puruṣa. Cosa rimane quando tutto tace. Per un attimo non siamo più vedette né guardiani. “Ma capisco io mio il mio non capire, che una risposta non ci sarà.” Ps forse un senso c’è. Patanjali parla di Vibhuti, poteri straordinari che possono manifestarsi. Ne ha avuti, il Maestrone. “E sento di essere l’infinita eco di Dio”. Tu, hai già scoperto i tuoi?