05/09/2026
“L’organismo vivente, qualunque esso sia, non può più esser solo, è condannato ed elevato al tempo stesso alla relazione: porta in sé l’impulso costante a ricercare l’altro. Tale situazione gli dà nuovi (quelli della relazione con gli altri e della creazione di entità ), ma gli crea dipendenze nuove e conflitti nuovi (-e se non collabora, mi rifiuta, non mi desidera, mi tradisce?-). Con lo sviluppo del cervello, il comportamento sessuale non è più innato, ma dalle prime esperienze neonatali. Con la nascita dell’uomo compare l’autocoscienza. La relazione sessuale, da semplice rapporto oggettuale, diventa rapporto interpersonale. L’oggetto del desiderio di me soggetto è pure lui soggetto: il rapporto sessuale diventa un rapporto . Io non desidero una cosa, ma una ; sono quindi costretto ad uscire da me stesso, dal mio narcisismo e ad l’altro, perché se non amo l’altro, l’altro diventa per me una come il cibo ed io resto insoddisfatto, come insoddisfatto è chi ha appena avuto un rapporto sessuale di tipo mercenario. Così si spiega perché non c’è felicità senza amore: chi si rinchiude in sé in modo autarchico attutisce sofferenze della vita, ma resta perpetuamente insoddisfatto, continuando a sognare un’unione fusionale ideale che non arriverà mai. (..)
Un significato della sessualità umana è dunque quello di conferire all’uomo la spinta alla trascendenza e alla relazione oggettuale creativa (..)
Al tempo stesso, connaturata al significato relazionale e alla spinta trascendentale, sussiste implicita la sofferenza della separatezza, della solititudine, dell’incompletezza e della limitatezza. Alla relazione si contrappone il narcisismo come tendenza all’isolamento, che favorisce l’entropia.”
(pp. 179-180)