Dott.ssa Loredana Beligni Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista

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Dott.ssa Loredana Beligni Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista Psicoterapia psicoanalitica. Laureata in Psicologia clinica e di comunità e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico.

Possibilità di consulenze sia in presenza che on line

Proposte formative interessanti e di qualità
11/09/2026

Proposte formative interessanti e di qualità

08/09/2026

Camminare lungo la Senna mi calma, mi rasserena, mi riconcilia con il mondo. Ci sono tornata ieri pomeriggio. Faceva caldo, che detto così suona strano: ci sono stati anni in cui a settembre cominciavo già a mettermi il cento grammi, e adesso invece sembra di essere ancora in Italia. Cioè. Lo so che in Italia fa molto più caldo. E lo so che in Italia ci sono fiumi bellissimi. Ma qui c'è questa cosa che adoro: alla Senna si cammina accanto, quasi dentro la città e fuori dalla città nello stesso tempo. La si segue, la si vive, e pian piano, mentre si cammina, si intravede la Tour Eiffel.

Intanto, da ieri sono iniziate le lezioni. La rentrée vera. Ho incontrato la nuova assistente di direzione e ho capito abbastanza rapidamente che l'impatto con la mole di lavoro della Facoltà è stato, diciamo, piuttosto violento. A un certo punto mi ha spiegato che preferisce lavorare dietro uno schermo e avere meno contatti possibile con le persone. Io, ovviamente, le ho chiesto di che cosa avesse paura. Lei mi ha risposto: “Le mie paure le tengo per me”. Ecco. Tanto per darvi un'idea di come stiamo messi. Anzi, di come sto messa, visto che comincio a sospettare che continuerò ancora per un po' a fare anche la segretaria di me stessa.

Però.

Camminare lungo la Senna mi calma. Mi distende. Soprattutto, rimette le cose alla giusta distanza. Non le cancella. Quando torno in ufficio le mail sono ancora lì, i problemi pure, le persone complicate continuano a essere complicate e il lavoro non si è misteriosamente fatto da solo. Ma per un momento tutto cambia proporzione.

Forse abbiamo bisogno anche di questo. Non sempre di risolvere. Non sempre di capire. Qualche volta abbiamo semplicemente bisogno di allontanarci di qualche passo da ciò che ci occupa interamente lo sguardo. Perché quando siamo troppo vicini a qualcosa finiamo per non vedere più nient'altro.

La Senna non risolve nulla. Scorre.

E io cammino accanto a lei, guardo l'acqua, alzo finalmente gli occhi. Mi ricordo che il mondo è molto più grande di ciò che, fino a cinque minuti prima, mi sembrava enorme.

Poi torno in università.

E mi rimetto al lavoro.

23/08/2026

Nel mio ruolo da pedagogista scolastica sto vedendo sempre più bambini di 3 anni arrivare nelle scuole dell'infanzia senza parlare e rivolgersi alla consulenza tecnica di un logopedista o a certificazioni per usufruire di supporti e terapie.

Facciamo un passo indietro, perché prevenire e curare con l'educazione si può!
Le giuste informazioni pedagogiche servono a prevenire queste situazioni, dovute soprattutto all'utilizzo dei videoschermi e di altri fattori.

Attenzione alle informazioni fake che si possono trovare on line: l'esplosione verbale del bambino dovrebbe avvenire tra i 18 e i 24 mesi, per poi a 30 mesi avere proprio un'esplosione verbale, con lo sviluppo delle prime frasi.

Dalle ricerche delle équipe di neuropsichiatre, logopediste, e pediatri, è emerso che il ritardo primario del linguaggio è attribuito all’uso improprio dei dispositivi, ma è anche amplificato da un mancato sviluppo motorio.

Le osservazioni educative a scuola confermano che molti di questi bambini non sanno giocare a palla, faticano a saltare o a scavalcare un ostacolo: questo problema di immobilità da videogioco causa un vero e proprio ritardo nel linguaggio.

Cosa posso fare allora?
- non esporre i bambini sotto i 3 anni ai videoschermi
- stimolare l'ascolto di brevi canzoncine
- parlare al bambino richiamando l'attenzione al movimento della bocca
- lasciarlo libero di sperimentare il movimento nel gioco
- favorire la socialità al nido

--

Maria Teresa Pepe, pedagogista, counselor e formatrice CPP

21/08/2026

Sempre più persone cercano nell’intelligenza artificiale una risposta alla solitudine. Ma che effetti può avere questo tipo di “compagnia” sul benessere psicologico?

A questa domanda prova a rispondere uno studio condotto da ricercatori della Stanford University e della Carnegie Mellon University, che ha analizzato l’utilizzo della piattaforma Character.AI per comprendere il rapporto tra AI Companion e benessere psicologico.

I ricercatori hanno integrato i dati di un sondaggio che ha coinvolto 1.131 partecipanti con l’analisi di oltre 4.600 sessioni di chat reali (Zhang et al., 2026).

I risultati mostrano che le persone che utilizzano i chatbot principalmente per cercare compagnia tendono a riportare livelli di benessere psicologico inferiori. Questa associazione appare più marcata quando le interazioni sono particolarmente frequenti e caratterizzate da un elevato livello di auto-rivelazione, cioè dalla condivisione di aspetti molto personali della propria vita.

Nel complesso, lo studio invita a una riflessione importante. L’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento utile in molti ambiti, ma non può sostituire il valore delle relazioni umane né l’intervento di un professionista quando è presente un disagio psicologico. Proprio per questo è fondamentale promuovere uno sviluppo e un utilizzo delle tecnologie che siano realmente orientati al benessere delle persone, nel rispetto della loro sicurezza, della loro dignità e dei loro diritti.

Fonti:
Zhang, Y., Zhao, D., Hancock, J. T., Kraut, R. E., & Yang, D. (2026). The rise of AI companions: Interaction with AI companions and psychological well-being. Nature Human Behaviour. https://doi.org/10.1038/s41562-026-02516-2

Stanford Institute for Human-Centered AI. (2026, August 4). AI companions may worsen loneliness for vulnerable users, Stanford study finds. Stanford HAI.

Maggiori dettagli nei commenti👇

17/08/2026
13/08/2026

Quando ti è chiaro questo, vedrai tante cose in modo diverso.

Un sacco di volte gli adolescenti pensano di essere solo una preoccupazione e non sanno, però, che mentre crescono stanno facendo crescere anche te.

Tutte le volte che abbiamo fatto capire a un adolescente quanto sia importante per gli adulti che ha accanto, abbiamo visto qualcosa che da fuori non si vede: davanti può fare finta di niente, poi, quando si gira, il suo sguardo cambia e noi vediamo quello sguardo e ascoltiamo quelle parole.

Perché i figli non crescono soltanto grazie ai genitori. Anche i genitori crescono grazie ai figli e ricorda che mentre lui cresce, anche tu diventi una versione nuova di te stesso. E ti ricordi che crescere non ha età.

Ogni relazione autentica con uno di loro, cambia anche chi sta dall’altra parte perché ti mette in discussione certezze, allena la pazienza, insegna a guardare le cose da un’altra prospettiva.

12/08/2026

Capire quando intervenire, quando sostenere e quando lasciare spazio è una delle cose più difficili quando hai davanti un adolescente.

Il difficile è capire come proteggerli senza anticipare ogni difficoltà, senza risolvere tutto al posto loro e senza lasciarli soli proprio quando avrebbero ancora bisogno di una guida.

Perché da una parte li vedi spingere per fare da soli, decidere, sperimentare, prendere le distanze, dall’altra senti che continuano a cercare una guida, un riferimento, qualcuno che sappia esserci quando serve.

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12/08/2026
12/08/2026

Per un adolescente avere una risposta immediata, ben scritta e perfettamente adattata alla sua domanda è comodissimo, proprio per questo il punto non può essere soltanto insegnargli a usare l’intelligenza artificiale, dobbiamo insegnargli a restare parte attiva mentre la usa.

Perché il rischio più interessante non è che l’AI “sbagli”, anche perché loro e noi sappiamo che commette una marea di errori, soprattutto quando è utilizzata male e continuiamo. Il focus è che lui smetta progressivamente di fare quella parte di lavoro che serve per formulare una domanda, tollerare di non sapere subito, confrontare possibilità, dubitare, scegliere e costruire un pensiero.

Nel libro Leggimi nel pensiero (nella nuova edizione) lo abbiamo scritto in un modo che secondo me può diventare uno dei nostri assi: oggi l’ambiente offre sempre più risposte invece di processi e scorciatoie invece di strumenti, mentre proprio quella fatica cognitiva che sarebbe il pensare a una risposta e formulare un pensiero, che tendiamo a eliminare serve a mantenere attivo il pensiero autonomo.

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