01/07/2023
Esplicitare il progetto terapeutico
“Proponendogli il quadro terapeutico è necessario esplicitare al paziente chiaramente quale è il nostro progetto e dire cosa significano per noi questi incontri: un'occasione per lui per meglio comprendere cosa accade nella sua mente e nella sua vita. Non ho scelto questa formulazione per caso, ed è proprio di una psicoterapia di insight che si tratterà, psicoterapia centrata su di lui, sulla sua parola in quello che essa esprime dei suoi pensieri e delle sue emozioni. Non è superfluo dire chiaramente al paziente ciò che gli proponiamo: un aiuto perché possa dire e capire lui stesso cosa avviene in lui e nella sua vita.
Perché questa insistenza nel precisare il progetto? Perché anche se questo progetto ci appare evidente non lo è altrettanto per il paziente. Non cadiamo nello stesso trabocchetto del paziente che, funzionando sul registro dell'identificazione proiettiva, ci attribuisce senza sosta contenuti psichici identici ai suoi, e guardiamoci dal credere ingenuamente che ciò che è evidente per noi lo sia anche per lui. Per una persona che si muova su un registro nevrotico l'interesse che un altro essere umano gli manifesta può stupirlo, eccitarlo libidicamente o aggressivamente, e anche angosciarlo, ma questo interesse gli appare concepibile perché familiare in quanto è capace di provarlo egli stesso nei confronti dell'altro. Al contrario colui che segue un registro psicotico non percepisce l'altro come una globalità ma come si percepisce lui stesso, una giustapposizione più o meno coerente e più o meno minacciosa di desideri parziali. Il solo investimento di cui può concepire di essere destinatario è quello che gli è familiare, ovvero l'investimento narcisistico che ingloba, invade, penetra, prende possesso. Si comprende quindi che per lui l'interesse che l'altro gli manifesta sia a priori sospetto: da qui la necessità incessante di smentire con il nostro atteggiamento non intrusivo, la nostra disponibilità, la nostra pazienza, questi fantasmi frequenti di presa di possesso di lui da parte del suo interlocutore”.
M. Sassolas (1997), Terapia delle psicosi, Borla, 2001, pagg. 56-57