19/03/2021
La categoria dei padri non può essere considerata un gruppo omogeneo e il coinvolgimento nella cura dei figli può variare su un continuum che va da una partecipazione periferica, all'assunzione della maggior parte delle responsabilità.
Ciò dipende sia da variabili individuali, che dalla concezione dei ruoli di genere dei due partner.
Comunque, nel passaggio avvenuto da una figura tradizionale di padre distante e lontano emotivamente dai figli, a una di padre sensibile e maggiormente disposto e desideroso di occuparsi del bambino, spesso NON esiste una guida, un modello da seguire che possa essere rintracciato nella propria esperienza.
L'uomo è posto nella situazione di INVENTARSI il proprio ruolo paterno, con maggiori libertà di interpretazione ed espressione rispetto al passato, ma con l’ASSENZA di conferme che derivano dal mondo sociale.
Tempo fa ho letto una ricerca che riportava le parole di un padre a pochi giorni dall’arrivo del suo bambino, questo papà diceva all’intervistatore : “Lei sa come si dice scherzando...la madre è sempre certa, ma il padre?...e poi, soprattutto, a cosa serve?”.
Questa frase ci porta dritti alla constatazione che la consapevolezza profonda della paternità rappresenta per l'uomo un compito cognitivo ed emotivo più complesso, rispetto alla maternità per la donna, per la quale oltre che una "continuità biologica", c’è una tradizione storica abbastanza solida e condivisa (per quanto anche questa in via di revisione) .
Credo sia giunto il tempo di occuparsi anche “della questione paterna”: degli interrogativi, delle preoccupazioni, della solitudine che i papà di oggi sperimentano, affinché possano essere messi nella condizione di esercitare il loro ruolo FONDAMENTALE, in modo NUOVO, CREATIVO, e PERSONALE, senza sentirsi però soli e privi di punti di ancoraggio.
Andate nelle storie per altre considerazioni sul tema.
Buona festa del papà 💙
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