Ambulatorio Veterinario Martini - Dott. Sandro Cullino

Ambulatorio Veterinario Martini - Dott. Sandro Cullino Prevenzione COVID-19:
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25/07/2026
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23/07/2026

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“Lupo assale bimbo di due anni, cane si sacrifica per salvarlo”.
Questo titolo campeggia a caratteri cubitali su quasi ogni telegiornale, su ogni sito web di notizie, su ogni social media, su ogni trasmissione spazzatura.

Non serve aggiungere altro, perché qui la faccenda è grave. E non parlo del lupo, parlo del messaggio distorto, totalmente fuori dalla realtà, che viene servito su un piatto d’argento a milioni di minus habentes pronti a crederci.

Ridere o piangere? Davvero non lo so, nel mio caso provo una strana sensazione nel mezzo.

Come possiamo anche soltanto illuderci che in questo paese ridicolo sarà mai possibile fare un salto di qualità a livello di cultura e mentalità se ogni cosa che accade viene strumentalizzata a livelli favolistici? Questa non è cronaca, questa non è informazione: questa è sistematica trasformazione dei fatti in racconti dell’orrore. Quel che succede viene preso, distorto, strappato, ricucito, reinterpretato, reinventato. Il risultato, megafonato a gran voce in ogni dove, è un qualcosa che non ha più alcuna attinenza con la realtà.

Nessun lupo ha mai puntato a un bambino.
Nessun cane-eroe si è immolato per salvarlo.

Queste sono cazzate, favolette da dare in pasto a un popolo di cretini per alimentare la solita propaganda: lupo cattivo, cane buono. Lupo mostro assetato di sangue, cane eroe.
Perché per credere a queste cazzate devi essere un cretino, completamente privo di pensiero critico. È proprio così che ci vogliono, e in questo ci hanno quasi del tutto trasformati. Un popolo di cretini che si bevono ogni cosa.

I fatti, quelli veri: a Camaiore (Lucca, Versilia), alcune sere fa, una famiglia stava cenando fuori in giardino a ridosso di boschi e colline. Un canide non meglio identificato si è palesato e ha puntato chiaramente il cane di famiglia, in quel momento lasciato colpevolmente da solo all'esterno: è importante tenere a mente che il terreno non era recintato, dunque direttamente comunicante col bosco. Come ha confermato il sindaco di Camaiore, in quel momento non erano presenti persone fuori insieme al cane. Ciò che realmente ha avuto luogo, dunque, è un'interazione lupo-cane con conseguenze fatali per il cane, di taglia medio-piccola. Un evento che può malauguratamente accadere – talvolta a scopo predatorio, talvolta a scopo territoriale –, non c’è bisogno di nasconderlo. La madre del bambino – che non è MAI stato un obiettivo del “lupo”, è bene chiarirlo – si è procurata una ferita cadendo nella concitazione del momento.

Stop.
Né più, né meno.
Punto e a capo.

È bene chiarire alcuni punti:
- Chi lo ha stabilito che si sia trattato di un vero lupo appenninico? Nella concitazione del momento qualcuno – magari, che so, un esperto della specie, dunque una figura non certo presente al momento – ha identificato l’animale tramite fenotipo e può affermare con certezza assoluta che trattavasi senza ombra di dubbio di Canis lupus italicus? Per l’ID ci affidiamo a una famiglia nel panico? Il padre di famiglia ha parlato di "lupo di 60/70 kg", già questa affermazione - seppur comprensibilmente influenzata dalla paura del momento - fa ben capire quanto possa essere attendibile il giudizio dei presenti: per trovare lupi di tale stazza dovremmo trovarci nello Yellowstone, a cercare i maschi più grandi della sottospecie C. l. occidentalis. Canis lupus italicus non supera quasi mai i 35-40 kg. Credo che il DNA del canide sia disponibile in gran quantità sul luogo del fatto, qualcuno ha intenzione di indagare seriamente o lo diamo per lupo senza un riscontro serio, reale e professionale? Perché ad affidarsi ai profani per identificare lupi, poi si scopre che nella maggior parte dei casi trattasi di cani di razze lupoidi. Proviamo comunque a dare per buono (almeno per adesso) che si sia trattato di un lupo vero.
- Il giardino non era recintato, e dava direttamente verso boschi e colli. Zone ricche di fauna selvatica. E una grigliata fatta sul limitare del bosco sprigiona sicuramente odori forti, odori che molto probabilmente possono attirare fauna selvatica opportunista in cerca di cibo. All’appuntamento potevano presentarsi cinghiali, volpi, lupi. Non c’è nulla di cui stupirsi, anche io sarei arrivato dal bosco con l’acquolina in bocca seguendo la scia della grigliata, figurarsi un lupo che ha un olfatto che noi possiamo solo immaginare.
- Al “lupo”, del bimbo, non fregava proprio nulla. Come ho già detto, ha puntato dritto al cane. Non è dato sapere se per ragioni predatorie o territoriali. Il cane, lasciato libero in una zona non recintata e adiacente al bosco, ha reagito alla presenza del lupo come avrebbe reagito pressappoco qualsiasi altro cane: agitandosi, abbaiando, probabilmente avvicinandosi. E il lupo, dal canto suo, ha reagito a sua volta da manuale secondo la sua etologia.
- Il cane, di conseguenza, non si è sacrificato per salvare il bambino. Non si è frapposto fra lupo e bimbo deliberatamente, con l’intenzione consapevole di immolarsi per il padroncino. Il padroncino non era nemmeno presente in quel momento. Semplicemente era libero, ha reagito alla presenza del lupo, era l’obiettivo del lupo e ha fatto malauguratamente una br**ta fine. Quella del cane-eroe che si sacrifica per il bimbo è la solita narrazione distorta e stucchevole rivolta alle pance del popolo, con l’obiettivo di alimentare luoghi comuni e propagande, di provocare infine reazioni forti, di odio e intolleranza verso il lupo.
- La madre del bimbo non è stata ferita dal “lupo”, ma si è fatta male cadendo. Dettaglio, questo, che non viene specificato su gran parte dei gran pezzi di giornalismo in cui si racconta la vicenda. E fate attenzione, questa svista non è casuale: la ragione dell’infortunio della madre del bimbo non viene specificata perché l’obiettivo è restare vaghi e lasciar intendere che la donna sia stata attaccata anche lei dal “lupo”. Queste sono “finezze” da giornalismo lercio e putrido, che dovete imparare a cogliere.
- Non potevano mancare le solite reazioni delle scimmie senza peli, le ben note frange di cavernicoli pronti a strumentalizzare l’accaduto per rinfocolare l’odio verso il lupo e cavalcare l’onda chiedendo come sempre a gran voce – e quando mai non urlano, quei trogloditi – un “regolamento delle bestiacce” a suon di piombo.

Questa, signori miei, è diventata l’Italia. E spiegatemi come delle persone colte e intelligenti possono accettare di continuare a vivere in un paese dove l’informazione è solo favole dell'orrore e propaganda. Un continuo insulto ai tanti cervelli che non funzionano più, e soprattutto ai pochi che si ostinano a funzionare. Pensano che siamo tutti scemi, sta a noi dimostrargli che gli scemi sono loro.
Un'invenzione gridata a gran voce, a cui crederanno milioni di "tonni", che nessuna smentita avrà mai la forza di cancellare.
E il gioco è fatto.

In tutto ciò, massima vicinanza alla famiglia che ha passato comunque un pessimo momento. Dispiace per il cane, per la madre del bimbo infortunata e per il bimbo stesso, che – lo speriamo tutti – possa presto dimenticare l’accaduto.

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21/07/2026

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C'è una notizia che arriva dal Centro Ricerche ENEA di Casaccia (Roma) e che merita di essere raccontata, perché mescola biologia, statistica e una buona dose di pazienza sperimentale, tre ingredienti che raramente fanno notizia ma che qui hanno prodotto un risultato concreto. Tra fine luglio e fine ottobre 2025, nei 53 ettari del campus ENEA, sono stati rilasciati circa 1,6 milioni di maschi di zanzara tigre appositamente modificati per essere riproduttivamente incompatibili con le femmine selvatiche. Il risultato, misurato a fine stagione, è stata una riduzione della capacità della popolazione di produrre uova fertili destinate a superare l'inverno pari all'88% rispetto al gruppo di controllo.

Il meccanismo alla base si chiama Tecnica dell'Insetto Incompatibile, IIT per gli addetti ai lavori, e sfrutta un batterio simbionte estremamente comune negli insetti, Wolbachia. Non è un organismo geneticamente modificato che viene rilasciato nell'ambiente, e neppure una sostanza chimica di sintesi. Si tratta semplicemente di un ceppo diverso dello stesso batterio che la zanzara tigre già ospiterebbe in natura, sostituito a quello originario in laboratorio. Quando un maschio portatore del ceppo si accoppia con una femmina selvatica che ne è priva, le uova prodotte risultano sterili. I maschi, va ricordato per chi si preoccupa già delle prossime cene in giardino, non pungono. Cercano soltanto femmine della propria specie, il che rende la tecnica altamente specifica e priva degli effetti collaterali tipici degli insetticidi a largo spettro.

Chi vuole entrare più a fondo nella letteratura scientifica sul tema può leggere la rassegna pubblicata su Pathogens a firma dello stesso gruppo ENEA insieme a colleghi internazionali, che ripercorre efficacia, sicurezza e sostenibilità di questo approccio basato su Wolbachia.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC11944716/

Il progetto nasce da una collaborazione tra ENEA, Google, attraverso il suo programma Debug, e Sapienza Università di Roma, con una divisione dei compiti piuttosto chiara: l'ENEA ha sviluppato la linea di zanzare incompatibili, prima al mondo con queste caratteristiche, Google si occupa della moltiplicazione su scala industriale, della selezione dei soli maschi e del loro trasporto dagli Stati Uniti fino ai siti di rilascio, mentre Sapienza contribuisce con la validazione scientifica e il monitoraggio delle aree non trattate. È un esempio concreto di come la ricerca pubblica italiana possa essere protagonista nello sviluppo di tecnologie avanzate, collaborando con grandi realtà private internazionali.

Vale la pena guardare ai numeri con un minimo di attenzione critica, perché è proprio lì che si misura la solidità di un risultato scientifico. Nell'area trattata la soglia delle 100 uova per trappola, considerata in letteratura un valore di attenzione per il rischio di circolazione di virus come dengue, chikungunya e Zika, è stata superata in appena 2 campionamenti su 16. Nell'area di controllo della Sapienza è successo 12 volte su 16, e nella stessa area ENEA l'anno precedente, prima del trattamento, 14 volte su 16. Un dato interessante, e forse controintuitivo per chi si aspetta rapporti di forza schiaccianti, è che questo effetto si è ottenuto con un rapporto medio tra maschi incompatibili e maschi selvatici piuttosto basso, 1,7 a 1, segno che la tecnica funziona anche senza le proporzioni massicce che si potrebbero immaginare necessarie. I dettagli metodologici su dispersione e raggio di sterilizzazione dei maschi rilasciati proprio a Casaccia sono raccolti nello studio di Lampazzi e colleghi, pubblicato quest'anno su Tropical Medicine and Infectious Disease.

https://www.mdpi.com/2414-6366/11/2/45

Non siamo di fronte a un rimedio miracoloso né a una soluzione definitiva. Gli stessi ricercatori parlano di controllo delle popolazioni sotto le soglie di rischio epidemiologico, non di eradicazione, e la sperimentazione prosegue nel 2026 con rilasci anticipati e dosaggi maggiori, oltre alla possibile integrazione con la rimozione dei focolai larvali. Ma è proprio questa cautela, unita alla presenza di dati verificabili e pubblicati su riviste scientifiche come Tropical Medicine and Infectious Disease, a rendere la ricerca particolarmente interessante e degna di attenzione.

https://www.facebook.com/share/1Hnui18czh/
21/07/2026

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Chi possiede il diritto di decretare il destino di un'anima? Quale altezza illusoria permette a un uomo di farsi giudice, stabilendo quale esistenza meriti luce e quale l'oblio? Anni di cecità non hanno ancora svelato il segreto più puro: siamo tutti polvere di stelle, energia condensata. Ci accomuna lo stesso tremito segreto, quella sacra, fottuta paura di svanire nel buio, sapendo che dal silenzio della morte nessuno fa mai ritorno. Per questo, vi prego, sfiorate il respiro degli altri con cautela. Accostatevi alle vite altrui a piedi scalzi, con il passo lieve di chi sussurra. Perché in ogni battito che incontrate, ricordatelo sempre, state guardando voi stessi

Indirizzo

Via L. Marsigli 113/C
Turin
10141

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 12:00
Martedì 10:00 - 12:00
Mercoledì 10:00 - 16:00
Giovedì 15:00 - 19:00
Venerdì 15:00 - 19:00

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