Studio medico dott.ssa maria letizia primo

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L'urolitina A (UA) è in grado di invertire i comportamenti legati all'ansia elevata riparando la disfunzione mitocondria...
25/07/2026

L'urolitina A (UA) è in grado di invertire i comportamenti legati all'ansia elevata riparando la disfunzione mitocondriale nei neuroni spinosi medi (MSN) del nucleo accumbens (NAc) Questo legame biologico, ha svelato un meccanismo chiave che unisce la salute dell'intestino, il metabolismo cellulare e la regolazione dei disturbi psichiatrici attraverso l'asse intestino-cervello.

Prove crescenti, provenienti da studi sia su animali che sull'uomo, indicano un coinvolgimento della disfunzione mitocondriale nell'ansia e in altre condizioni psichiatriche con alterazioni legate a deficit bioenergetici stress ossidativo e interruzioni nella dinamica e nel controllo di qualità mitocondriale ​​Ciò suggerisce che intervenire sulla funzione mitocondriale potrebbe rappresentare una nuova via terapeutica. Tra le strategie emergenti mirate ai mitocondri, l'urolitina A (UA), un composto derivato dal microbiota intestinale o utilizzato come integratore ha suscitato interesse per la sua capacità di migliorare la salute mitocondriale L'UA mostra effetti protettivi su diversi sistemi d'organo, incluso il cervello È importante sottolineare che attraversa la barriera emato-encefalica e ha dimostrato efficacia nel ripristinare la funzione mitocondriale e la salute neuronale in modelli preclinici di neurodegenerazione Le analisi trascrittomiche hanno rivelato una diffusa disregolazione delle vie mitocondriali e sinaptiche nei neuroni spinosi medi (MSN) del nucleo accumbens (NAc) di animali con elevata ansia (HA), con la via trascrittomica della mitofagia (lo smaltimento dei mitocondri vecchi o danneggiati) che emerge come un programma prominentemente alterato Insieme alla normalizzazione di altre vie mitocondriali, il trattamento con UA ​​ha ripristinato selettivamente le funzioni in tutti i sottotipi di MSN. La disregolazione mitocondriale nei neuroni spinosi medi del nucleo accumbens (NAc MSN) è un segno distintivo dell'ansia elevata : l'integrazione di (UA) inverte questa condizione ripristinando la funzione mitocondriale e neuronale.

Polifenoli che agiscono sul controllo di qualità mitocondriale e sui segni distintivi dell'invecchiamento: un quadro mec...
23/07/2026

Polifenoli che agiscono sul controllo di qualità mitocondriale e sui segni distintivi dell'invecchiamento: un quadro meccanicistico integrato. I polifenoli alimentari, tra cui resveratrolo, EGCG, curcumina e quercetina, modulano vie di segnalazione chiave coinvolte nella biologia dell'invecchiamento, come AMPK, SIRT1, mTOR, Nrf2 e NF-κB. Queste vie convergono sui processi di controllo di qualità mitocondriale, tra cui la biogenesi mitocondriale, le dinamiche di fusione-fissione, la mitofagia e l'omeostasi redox. Attraverso la regolazione coordinata di questi meccanismi, i polifenoli influenzano molteplici segni distintivi dell'invecchiamento, tra cui la disfunzione mitocondriale, la senescenza cellulare, lo stress ossidativo e l'infiammazione legata all'età (inflammaging). Inoltre, la biotrasformazione dei polifenoli mediata dal microbiota intestinale genera metaboliti bioattivi, come l'urolitina A, che potenziano ulteriormente la mitofagia e la funzione mitocondriale. Nel loro insieme, questi effetti integrati contribuiscono a migliorare la resilienza cellulare e possono attenuare la progressione di patologie legate all'età, tra cui malattie neurodegenerative, disfunzioni cardiovascolari, disturbi metabolici e fragilità.

S. boulardii fu scoperto dal microbiologo francese Henri Boulard nel 1920 durante una visita in Indocina. Il microbiolog...
22/07/2026

S. boulardii fu scoperto dal microbiologo francese Henri Boulard nel 1920 durante una visita in Indocina. Il microbiologo notò che le persone che bevevano un decotto preparato con la buccia esterna dei frutti di litchi e mangostano non sviluppavano diarrea. Isolò l'agente causale e lo chiamò S. boulardii Saccharomyces boulardii (Sb) lievito probiotico nell’intestino umano, utilizza principalmente l’ossidazione degli acidi grassi e degli amminoacidi come fonte di energia, e possiede una capacità di adattamento metabolica e meccanismi di resistenza allo stress. E noto per alleviare diarrea, colite ulcerosa e infezioni ricorrenti da Clostridioides difficile, essendo stabile in diverse condizioni di pH e temperatura e resistente ai sali biliari e agli enzimi gastrointestinali. L'interazione di Sb con il sistema immunitario innato apre potenzialità terapeutiche per questo lievito nel caso di malattie associate a infezioni intestinali, ma anche in altre patologie associate a disbiosi, come le malattie infiammatorie.

Il cervello delle piante è sottoterra: il fitobioma delle radici non ha neuroni ma pensa e decide lui chi far entrare ne...
16/07/2026

Il cervello delle piante è sottoterra: il fitobioma delle radici non ha neuroni ma pensa e decide lui chi far entrare nella sua casa nascosta
Una ricerca pubblicata su Science coordinata dall'Università di Losanna chiarisce come gli essudati radicali guidano il reclutamento microbico e lo sviluppo della pianta
Se cerchi il cervello di una pianta non guardare in alto ma guardati i piedi: la mente è lì, sotto terra, che succede tutto. Nel buio e nel fango le radici non si limitano ad assorbire acqua. Comandano, negoziano, scelgono. E lo fanno con una precisione che assomiglia molto a una forma d’intelligenza. Addirittura se attaccata dal fuoco o dai parassiti o anche da qualche causa ambientale ostile come batteri e virus comunicano anche a grande distanza il pericolo imminente consentendo ad altre piante di fermare l’infezione o modificando il loro stato

collegatevi un sacco di notizie interessanti !!!
15/07/2026

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Epilessia farmacoresistente, dal microbiota intestinale una possibile nuova strategia terapeuticaL'epilessia farmacoresi...
07/07/2026

Epilessia farmacoresistente, dal microbiota intestinale una possibile nuova strategia terapeutica

L'epilessia farmacoresistente interessa circa il 30% delle persone con epilessia e, ad oggi, non dispone di trattamenti capaci di modificarne significativamente l'evoluzione. Negli individui affetti da epilessia farmacoresistente è stata osservata una riduzione dei batteri intestinali responsabili della produzione di queste molecole, suggerendo un possibile coinvolgimento dell'asse intestino-cervello nella progressione della malattia. Lo studio si concentra sugli acidi grassi a catena corta (Short Chain Fatty Acids, SCFA), sostanze prodotte dai batteri "benefici" del microbiota intestinale che svolgono un ruolo importante nella regolazione dell'infiammazione e nella comunicazione tra intestino e sistema nervoso centrale. La sperimentazione, condotta su modelli animali, ha mostrato risultati promettenti. Il trattamento con una miscela di acidi grassi a catena corta ha ridotto di circa il 70% la progressione delle crisi epilettiche. Inoltre, i ricercatori hanno osservato un miglioramento delle capacità cognitive, una riduzione del danno neuronale e una diminuzione dei marcatori dell'infiammazione nell'ippocampo, una delle aree cerebrali maggiormente coinvolte nell'epilessia.
Molecole naturalmente prodotte dal microbiota potrebbero rappresentare una nuova strategia terapeutica capace non solo di controllare le crisi, ma anche di influenzare il decorso della malattia ed inoltre in commercio si trovano ottimi integratori di butirrato già valutati in precedenti studi dedicati ad altre patologie neurologiche. E probiotici butirrato produttori come Clostridium butyricum (es. ceppo CBM588), Faecalibacterium prausnitzii, uno dei maggiori produttori nel colon , Roseburia L'obiettivo sarebbe utilizzare la modulazione dell'asse intestino-cervello come trattamento complementare ai farmaci antiepilettici, intervenendo non solo sul controllo delle crisi, ma anche sui meccanismi biologici che sostengono la malattia e sulle alterazioni cognitive e comportamentali associate. Gli autori sottolineano però che lo studio non dimostra che una particolare dieta o l'assunzione di probiotici possano curare l'epilessia e che quindi devono essere proseguite le cure tradizionali senza pericolosi fai da te

ricerca coordinata dall'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, in collaborazione con l'IRCCS Istituto Giannina Gaslini e l'Università di Genova.

Tumore del colon-retto: scoperto un collegamento tra microbiota e sviluppo del tumoreFonte: Università Cattolica Sacro C...
04/07/2026

Tumore del colon-retto: scoperto un collegamento tra microbiota e sviluppo del tumore
Fonte: Università Cattolica Sacro Cuore

il dialogo tra geni e microbi puo’ avere un ruolo decisivo nello sviluppo del tumore del colon-retto.
Il tumore del colon-retto rappresenta uno dei big killer per cancro nel mondo. Negli ultimi anni numerose ricerche hanno evidenziato come anche il microbiota intestinale possa avere un ruolo nello sviluppo della malattia, ma è ancora poco chiaro come i batteri interagiscano con la predisposizione genetica dei pazienti. E’ stato individuato un nuovo meccanismo che collega il patrimonio genetico individuale (una variante genetica del trasportatore SLC22A4) alla composizione del microbiota (la presenza di Fusobacterium nucleatum un batterio della cavità orale spesso presente nel tumore del colon retto si associa ad una prognosi meno favorevole e a una maggiore aggressività della malattia.), nei tumori del colon-retto. I risultati, contribuiscono a chiarire come alcuni fattori genetici dell'ospite possano influenzare la presenza di microrganismi associati alla progressione tumorale, spostando l'attenzione dalla semplice correlazione, ad una possibile spiegazione causale

Tahara T , Yamamoto E , Suzuki H , Maruyama R , Chung W , Garriga J , Jelinek J , Yamano H , Sugai T , An B , et al. Fusobacterium in colonic flora and molecular features of colorectal carcinoma. Cancer Res. 2014;74:1311–1318. doi: 10.1158/0008-5472.CAN-13-1865.
Brennan CA , Garrett WS . Fusobacterium nucleatum — symbiont, opportunist and oncobacterium. Nat Rev Microbiol. 2019;17:156–166. doi: 10.1038/s41579-018-0129-6.

Omnibus Simplification package", addio alla biosostenibilità proposto dalla Commissione Europea il 16 dicembre 2025, è f...
20/06/2026

Omnibus Simplification package", addio alla biosostenibilità

proposto dalla Commissione Europea il 16 dicembre 2025, è finalizzato a semplificare le procedure di autorizzazione dei pesticidi nell'Unione Europea. La proposta della Commissione Europea nasce con l'obiettivo di ridurre i tempi e i costi burocratici legati all'approvazione dei prodotti fitosanitari, attualmente disciplinata dal Regolamento 1107/2009. Le modifiche proposte - tra cui l'approvazione a tempo indeterminato per la maggior parte delle sostanze attive, l'ampliamento dei periodi di smaltimento delle scorte per prodotti non rinnovati e la riduzione degli obblighi di documentazione per i prodotti di biocontrollo - rischiano di aggravare le criticità già presenti nel sistema attuale, piuttosto che risolverle. L'attuale sistema di valutazione del rischio presenta già diverse lacune: numerosi organismi non target, come anfibi, rettili, pipistrelli e impollinatori selvatici, non vengono adeguatamente considerati nelle valutazioni preventive, e gli effetti comportamentali e combinati di più pesticidi utilizzati contemporaneamente sugli stessi terreni non sono presi in considerazione (il cosiddetto effetto cocktail)

Disuguaglianze sociali e povertà accelerano l’invecchiamento: effetti visibili già nell’infanzia Le condizioni in cui un...
17/06/2026

Disuguaglianze sociali e povertà accelerano l’invecchiamento: effetti visibili già nell’infanzia Le condizioni in cui una persona nasce, cresce, studia e lavora possono influenzare profondamente il suo benessere biologico, fino a modificare il ritmo dell’invecchiamento

Le disuguaglianze sociali come povertà, esclusione sociale e discriminazione non incidono soltanto sulle opportunità di vita, sull’accesso alle cure o sul rischio di sviluppare una malattia. Possono influenzare direttamente il modo in cui il corpo invecchia. L’accelerazione dell’invecchiamento biologico è misurabile attraverso l’epigenoma, l’insieme delle modificazioni chimiche che regolano l’attività dei geni senza alterare il DNA. I ricercatori hanno utilizzato i cosiddetti “orologi epigenetici”, strumenti che analizzano particolari marcatori chimici presenti sul DNA per stimare l’età biologica di una persona o la velocità con cui il suo organismo sta invecchiando. Questi strumenti stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella ricerca perché consentono di osservare come fattori ambientali, stili di vita e condizioni sociali possano influenzare la salute lungo tutto l’arco dell’esistenza
Gli effetti iniziano già nei primi anni di vita
i bambini cresciuti in contesti socioeconomici svantaggiati mostrano già segni di un’accelerazione dell’invecchiamento biologico quando vengono valutati con gli orologi epigenetici più avanzati. Le conseguenze sembrano accompagnare le persone nel corso degli anni. Gli adulti che hanno vissuto l’infanzia in famiglie con maggiori difficoltà economiche tendono infatti a presentare indicatori di invecchiamento biologico più rapido anche decenni dopo quelle esperienze. Questo dimostra che le disuguaglianze non producono effetti soltanto sul piano sociale ed economico, ma possono incidere direttamente sui processi biologici che regolano salute e longevità.

Social determinants of health and epigenetic clocks: a systematic review and meta-analysis of 140 studies Y. E. Willems, A. D. Rezaki, M. Aikins, A. Bahl, Q. Wu, D. W. Belsky & L. Raffington Nature Human Behaviour (2026)
Cheng T. L. et al. Race, ethnicity, and socioeconomic status in research on child health. Pediatrics 135, e225–e237 (2015).
World Report on Social Determinants of Health Equity (World Health Organization, 2025); https://www.who.int/teams/social-determinants-of-health/equity-and-health/world-report-on-social-determinants-of-health-equity
Crimmins, E. M. Social hallmarks of aging: suggestions for geroscience research. Ageing Res. Rev. 63, 101136 (2020).

MATTO COME UN CAPPELLAIO: INTOSSICAZIONE DA MERCURIO All’epoca dell’uscita di “Alice nel paese delle Meraviglie”, nel 18...
16/06/2026

MATTO COME UN CAPPELLAIO: INTOSSICAZIONE DA MERCURIO

All’epoca dell’uscita di “Alice nel paese delle Meraviglie”, nel 1865, che i cappellai fossero “matti” era cosa risaputa, tanto che la frase "matto come un cappellaio" era un modo di dire attestato già da oltre trent'anni. Pare che l'espressione sia comparsa per la prima volta nel 1829 in un articolo del Blackwood's Edinburgh Magazine mentre nel 1849 William Makepeace Thackeray l’ha usata nel suo romanzo Pendennis. Quando Carroll scrisse di un cappellaio che si comportava in modo bizzarro, insomma, stava pescando da un repertorio linguistico già consolidato.La tossicità da mercurio era conosciuta da tempo. Paracelso, il medico e alchimista svizzero, ne aveva descritto gli effetti già nel 1533. Ma questo non impedì che tra Sette e Ottocento il mercurio si diffondesse in molte altre produzioni industriali: termometri (che abbiamo continuato a usare fino a pochi anni fa), barometri, specchi, armi, medicinali, stoffe. Nessuno però lo respirava come i cappellai, tanto che nel corso dell'Ottocento la medicina cominciò a riconoscere e descrivere quella che oggi chiamiamo la "sindrome del cappellaio matto”: l’intossicazione da mercurio. Una delle prime descrizioni dettagliate del mercurialismo nei cappellai fu pubblicata nel 1829 a San Pietroburgo. Ma la più citata, almeno nel mondo anglosassone, è quella di J. Addison Freeman, un medico di Orange, nel New Jersey, che nel 1860 pubblicò un articolo intitolato "Mercurial Disease Among Hatters" nelle Transactions of the Medical Society of New Jersey. Freeman descrisse sia i sintomi sia il processo produttivo che li causava, e concluse che l'uso del mercurio nella produzione di cappelli andava limitato. E attenzione: l'articolo uscì cinque anni prima della pubblicazione di Alice nel Paese delle Meraviglie.

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Via Pergolesi 21
Turin
10154

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Lunedì 09:30 - 19:30
Martedì 09:30 - 19:30
Mercoledì 09:30 - 19:30
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