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Spazio Altea Spazio Altea • Studio di Psicologia e Psicoterapia
Uno spazio per prendersi cura di sè, della propria vita, delle proprie relazioni.

Un' associazione di psicologi ha raccolto le segnalazioni di  600 ragazzi da 12 a 19 anni. I dati che emergono non sono ...
06/05/2020

Un' associazione di psicologi ha raccolto le segnalazioni di 600 ragazzi da 12 a 19 anni.
I dati che emergono non sono confortanti: "un adolescente su tre ha sintomi depressivi a causa del lockdown e la cosa che manca di più ai ragazzi è la scuola."

Coronavirus, un adolescente su tre ha sintomi depressivi a causa del lockdown e la cosa che manca di più ai ragazzi è la scuola. A dirlo è uno studio...

Cos'è che ci manca nonostante tutte le tecnologie che ci permettono di tenerci connessi?Riflessione sugli ingredienti de...
27/04/2020

Cos'è che ci manca nonostante tutte le tecnologie che ci permettono di tenerci connessi?
Riflessione sugli ingredienti della socialità e delle relazioni.

Eppure insieme è un’altra cosa26 Apr 20 | luoghi comuni Stiamo tutti estendendo la nostra famigliarità con le app e le piattaforme che consentono di “riunirsi” virtualmente, ciascuno a casa propria, parlando, lavorando, cantando, giocando, mascherandosi, addirittura facendo una regata virtua...

Anche attraverso una finestra, anche quando non ci sono consigli da dare. Si può essere presenti.🌱
17/04/2020

Anche attraverso una finestra,
anche quando non ci sono consigli da dare.
Si può essere presenti.
🌱


Come se la cava la psicoterapia in quarantena? Funziona anche al telefono o su Skype?Secondo Vittorio Lingiardi e Guido ...
15/04/2020

Come se la cava la psicoterapia in quarantena? Funziona anche al telefono o su Skype?
Secondo Vittorio Lingiardi e Guido Giovanardi, si, a patto di di "mantenere la fiducia nella relazione terapeutica cogliendo il valore di una terapia che, sapendo adattarsi alle richieste della realtà, sa umanizzarsi."

Oggi, di fronte alla necessità di comunicare senza incontrarsi, anche gli psicoterapeuti più resistenti si sono adattati

Prendersi cura di chi ha curato, prendersi cura delle ferite, prendersi cura di noi e dei nostri affetti: questa è la ve...
07/04/2020

Prendersi cura di chi ha curato, prendersi cura delle ferite, prendersi cura di noi e dei nostri affetti: questa è la vera fase 2.

📄Vittorio Lingiardi su Repubblica di oggi:

I segni delle mascherine svaniranno dalle facce dei nostri medici e infermieri, ma non dalla loro psiche. Non subito, almeno. Non in una volta sola. Chi conosce l'infelice famiglia delle esperienze traumatiche sa che oltre all'esperienza diretta del trauma c'è una condizione che si chiama trauma secondario. La conoscono i soccorritori, la polizia stradale, i pompieri, gli operatori delle ambulanze. Anche chi si occupa di maltrattamento e abuso di minori la conosce. È il trauma di chi deve guardare l'inguardabile. E intervenire.

Il personale sanitario impegnato nei reparti Covid deve fare appello alla parte più resistente di sé e a quella più nobile che l'ha portato a intraprendere una professione di cura. Non sono eroi, come ci piace dipingerli, anche per sentire meno la loro fatica. Sono umani vulnerabili che per essere forti devono far leva su risorse come la capacità di produrre momentanee dissociazioni mentali in modo da affrontare il dolore, la paura e la solitudine dei pazienti. E di loro stessi.

Fa parte del loro lavoro, si dirà, ma in questi mesi la dose di impotenza e dedizione che hanno dovuto affrontare è stata al di sopra di qualunque messa in conto: tempistiche maledette, dotazioni inadeguate, tamponi non fatti, richieste incessanti, un rapporto totalmente impari tra numero di morti e tempo psichico per elaborarlo. È il terreno su cui nell'immediato cresce il burnout, un logoramento che consuma l'energia della vocazione e produce stanchezza, frustrazione e rabbia.

In quarant'anni di frequentazioni mediche mai mi era capitato di ricevere la telefonata di una collega sul punto di crollare per la quantità di scelte cliniche e morali da fare nel giro di una notte. Un'amica infermiera mi racconta che quando torna a casa ha paura di infettare i figli, si sente contaminata, mangia in un angolo, si addormenta con la voce dei pazienti nelle orecchie, il pensiero di funerali non svolti, di genitori non salutati. È la cosiddetta compassion fatigue, il carico emotivo della cura, quello che il traumatologo Charles Figley definiva "the cost of caring".

Non possiamo dimenticare che questa pandemia cade sulle spalle di un personale sanitario in molti casi già provato dal peso di una sanità pubblica non sempre in ottime condizioni, stipendi inadeguati, strutture fatiscenti, aziendalizzazioni estreme, burocrazia. Vette di eccellenza e abissi di negligenza. Mi auguro che l'emergenza medica più imprevista della nostra storia recente sia una grande occasione per ripensare il senso della salute e della sua cura.

Per affrontare terapeuticamente il trauma secondario c'è bisogno di personale addestrato. Bisogna distinguere tra l'intervento estemporaneo del contenimento e dell'ascolto e quello a medio-lungo termine sulle emozioni che ritornano, le immagini, gli odori, i rumori. Sull'intrusione dei ricordi, la vulnerabilità e l'allarme, gli incubi notturni. Dall'Organizzazione mondiale della sanità al nostro Istituto superiore di sanità, dagli ordini professionali, alle università, alle associazioni di psicoterapia, è in corso una mobilitazione che, con linee guida e indicazioni di intervento, guarda al destino post traumatico del personale sanitario. Le riviste scientifiche son già piene di articoli sull'impatto psicologico dell'esperienza che medici, infermieri e paramedici stanno attraversando.

In frangenti come questo la possibilità di ricevere ascolto e contenimento, ma anche indicazioni sulla gestione emotiva delle situazioni più difficili, è fondamentale. Non è una terapia ma è terapeutico. È un sostegno, uno spazio psichico. La domanda è ampia, un tema ricorrente è per esempio il senso di inadeguatezza di fronte alle richieste dell'emergenza. I più giovani magari immaginavano un ingresso più graduale nel mondo della clinica.

Chi sceglie una professione d'aiuto spesso lo fa perché conosce il dolore. Diventerà un guaritore ferito. Quindi chi cura va curato, chi accudisce va accudito. E questo sarà il compito di altri guaritori feriti che sono gli psicologi e gli psicoterapeuti.

“La sfida al Covid-19 sta nella cura che contenga in sé un’immagine del domani” ed è proprio in questo processo costrutt...
06/04/2020

“La sfida al Covid-19 sta nella cura che contenga in sé un’immagine del domani” ed è proprio in questo processo costruttivo e ricostruttivo e nelle varie direzioni che si aprono che si gioca il ruolo fondamentale della psicologia.

Ecco quattro «piste» lungo le quali si muovono i professionisti

non seguire troppo i telegiornali, fare videochiamate, dedicarsi a letture, interessi, attività eternamente rimandati e ...
20/03/2020

non seguire troppo i telegiornali, fare videochiamate, dedicarsi a letture, interessi, attività eternamente rimandati e altre idee per uscire indenni da queste settimane.
perchè ne usciremo 💪.

Un po' di consigli e numeri utili per tenere a bada l'ansia e la solitudine, e non restare un mese in pigiama

12/03/2020

Il 11.9.2001, quando una aggressione terrorista distrusse le Torri Gemelle, abitavo a New York. Mi misi a studiare tutto quello che riguardava la paranoia e cominciai a scrivere un libro sulla presenza di questo disturbo: non nelle istituzioni psichiatriche ma nella popolazione “normale” e nella...

prima diventi TU, prima sarà possibile, per le persone che ti cercano, trovarTI 🌱🔍😀
04/03/2020

prima diventi TU, prima sarà possibile, per le persone che ti cercano, trovarTI 🌱🔍😀



A cosa serve, a chi la consiglieresti, cosa ti incuriosisce e altro. Conversazioni intorno alla psicoterapia con chi non...
03/03/2020

A cosa serve, a chi la consiglieresti, cosa ti incuriosisce e altro.
Conversazioni intorno alla psicoterapia con chi non è psicoterapeuta.
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5 DOMANDE SULLA PSICOTERAPIA. Lucrezia22 Feb 20 | psicoterapia, rubriche Normalmente si intervistano gli esperti ma la mia curiosità mi ha suggerito di fare il contrario. Nasce così l’idea della rubrica “5 domande sulla psicoterapia. Interviste a chi a non è psicoterapeuta.” Le 5 domande so...

Sono giorni difficili e proprio per questo è importante rimanere individui pensanti e non diventare folla. #💪
25/02/2020

Sono giorni difficili e proprio per questo è importante rimanere individui pensanti e non diventare folla.
#💪

Rimaniamo individui pensanti e non folla!

Tabù e pregiudizi sulla psicoterapia. Una riflessione sulle principali motivazioni che adduciamo per non rivolgergerci a...
20/02/2020

Tabù e pregiudizi sulla psicoterapia. Una riflessione sulle principali motivazioni che adduciamo per non rivolgergerci a un professionista

Io vado in psicoterapia. Metterlo nero su bianco mi fa sempre un po’ paura, e non perché me ne vergogni, anzi: sono fiera di andarci, orgogliosa del lavoro che sto facendo su me stessa, e sinceramente grata alla persona che, per un’ora alla settimana, mi ascolta con una delicatezza, una perspic...

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Via Marco Polo 5
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