10/04/2021
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Il giorno dopo il 7 aprile, Giornata internazionale contro la commercializzazione della salute mentale, il presidente del consiglio Draghi, durante un discorso paternalistico decisamente fuori dal suo ruolo, ha espresso la sua opinione riguardo lə psicologə 35enni che avrebbero scavalcato le persone anziane nella somministrazione del vaccino.
Il Decreto 1 aprile, da lui promulgato, obbliga tuttə lə operatorə sanitarə alla vaccinazione. Ciò significa che se lə professionistə lavora senza essersi sottopostə al vaccino commette atto di abusivismo e ciò può comportare la sospensione dalla propria funzione.
Come mai, dunque, un decreto finalizzato alla protezione dellə operatorə sanitarə è in questo caso messo in dubbio dallo stesso governo che lo ha emanato? Ci chiediamo perché ciò non sia avvenuto per lə altrə operatorə sanitarə che si occupano della salute prettamente fisica degli individui. Alla base di questa dinamica c'è il divario, ad oggi ancora molto presente fra salute mentale e salute fisica, una distinzione che si fa sempre più netta nonostante le leggi sottolineino l'importanza di una salute psico-fisica.
La stessa Legge Lorenzin, emanata il 22 dicembre 2017, riconosce allə psicologə il ruolo di operatorə sanitario, includendolə fra le professioni sanitarie già considerate e dando piena applicazione alle sue funzioni attraverso l’articolo 32 della Costituzione che sancisce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti".
Ebbene, siamo nel 2021 e ancora, dopo tanti anni, la figura dellə psicologə non è considerata fondamentale per il benessere individuale e collettivo. I dati allarmanti sulla salute psicologica che si registrano in questo periodo di crisi profonda dovrebbero condurre alla tutela di queste figure professionali, troppo spesso escluse dal reale riconoscimento dei diritti di cui tutte le professioni sanitarie beneficiano.
Siamo consideratə operatorə sanitarə di seconda categoria, mentre l'impatto della pandemia sulla salute psichica dovrebbe sollevare la presa di consapevolezza del nostro ruolo fondamentale.
La negazione della nostra importanza espressa per giunta dal Presidente del Consiglio è, francamente, avvilente, dimostra una mancata conoscenza delle leggi e dei decreti emanati nel recente periodo e un disinteresse nei confronti dei rischi che gli psicologə incontrano stando a contatto continuo con i loro pazienti.
Vogliamo che la salute mentale sia diritto inalienabile degli individui e che lə psicologə abbiano riconosciuta la propria importanza in quanto figure impegnate a tutelare il benessere, pagando anche costi molto gravi. Moltə sono statə lə colleghə che si sono dedicatə alla cura e all'ascolto psicologico dei malatə di COVID-19. Non solo dei malatə ma anche di coloro che hanno continuato o iniziato, in pandemia, un percorso psicoterapeutico. Ricordiamolo, mettiamo a rischio noi in quanto operatorə sanitarə, ma anche lə pazienti con cui veniamo in contatto.
Dove c'è vicinanza fisica c'è rischio di contagio, e ciò vale anche per lə psicologə. Moltə hanno contratto il virus, alcunə sono mortə.
Siamo operatorə sanitarə e come tali dobbiamo essere trattatə.
Così come la salute mentale deriva dalla salute fisica, la salute fisica dipende ed è sorretta da quella mentale.
Non esiste differenza, non esiste priorità nella cura del corpo e della mente perché esse sono due componenti inscindibili dello stesso organismo, dello stesso individuo, che è l'essere umano.