Studio Venturino Gabriele

Studio Venturino Gabriele CENTRO OLISTICO DEL BENESSERE Yoga e tecniche di rilassamento. Medico in sede su appuntamento per VISITE ORTOPEDICHE

siamo un centro olistico per il benessere dove si effettuano : massaggi terapeutici, trattamenti osteopatici, ginnastica medica e posturale, recupero funzionale post trauma e intervento, programmi specifici con un personal trainer, applicazioni kinesio taping, sedute di pilates clinico, valutazione postulare e sedute con Panca Fit.

31/05/2026

⭐⭐⭐ Arnold Ehret – Una dieta alcalinizzante è la chiave della guarigione

Arnold Ehret più di cento anni fa guarì migliaia di pazienti ritenuti incurabili per la medicina semplicemente attraverso la dieta con l’obiettivo di rimuovere le scorie acide, le tossine e il muco dall’organismo considerate la vera causa della malattia

E’ di recente pubblicazione il nuovo libro di Stefano Momentè intitolato Arnold Ehret – L’amore alla base di tutto in cui viene spiegato come molte scoperte moderne hanno confermato le teorie avanzate da Ehret sulla nutrizione. Ecco alcuni estratti dal libro.

“Il grado avanzato di Ehret si riscontra in ogni suo scritto. «L’errore più eclatante e distruttivo dell’uomo è quello di acidificare il sangue on cibi costipanti, ostruenti e muco formanti», scrisse, anticipando di trent’anni le teorie di Otto Einrich Warburg e tutto quello che è stato scoperto in seguito. «Il grado di sporcizia interna dell’individuo medio è qualcosa di inimmaginabile», scriveva il professore bavarese alla vigilia del primo conflitto mondiale e dell’epidemia sp****la che avrebbe decimato la popolazione europea.

L’acidosi è uno stato pericoloso del nostro organismo: crea stanchezza, stati infiammatori nei tessuti, sofferenza della mielina del sistema nervoso, aumento dei radicali liberi. Siamo formati da circa 75 miliardi di cellule che lavorano in continuazione e che riversano i rifiuti metabolici prodotti nei fluidi che le circondano. Tali rifiuti sono acidi e necessitano di un ambiente alcalino per essere eliminati, e non devono accumularsi avvelenando la cellula.

Per mantenere il sangue sempre nel suo stato alcalino, l’organismo in stato di acidificazione tenterà di alcalinizzarsi in ogni modo, ad esempio utilizzando gli elementi minerali, come il calcio, presenti sia nelle ossa che nei denti, e che hanno la capacità di neutralizzare gli acidi in eccesso. Le conseguenze possono risultare in un fenomeno di decalcificazione generale.

Una dieta a base di alimenti alcalinizzanti può invertire il processo degenerativo e far scomparire molti sintomi. Non necessariamente i cibi che hanno un gusto acido sono anche acidificanti. La frutta ad esempio contiene acidi deboli (citrico, malico, tartarico) che nella digestione vengono ossidati e trasformati in composti alcalinizzanti.

Riteneva necessario quindi eliminare tutti i cibi che creano o apportano muco: farine raffinate, zucchero bianco e cibi di origine animale. La definizione ehretiana di muco si riferisce alle sostanze vischiose, come catarro, colesterolo, flemma (negli antichi trattati di medicina uno dei quattro umori fondamentali del corpo, considerato causa di debolezza e pigrizia) che entrano nell’organismo con i cibi e attecchiscono nel colon, da dove raggiungono tutti gli altri organi e sistemi del nostro corpo. Depositate sulle pareti intestinali, queste sostanze impediscono l’assorbimento dei nutrienti essenziali. Virare verso un’alimentazione composta esclusivamente da alimenti vegetali come frutta e verdura preferibilmente crude, anche sotto forma di succhi, oltre naturalmente a delle sane abitudini di vita, secondo Ehret mette le persone al sicuro dal rischio di ammalarsi.”

Ecco come l’autore introduce il suo libro:

Arnold Ehret sosteneva che il ritorno ad un modo di alimentarsi più idoneo per l’uomo, permetterebbe l’autoguarigione, coadiuvando il cambio di alimentazione solo con una serie di digiuni leggeri. Il suo metodo consisteva in un progressivo cambiamento delle abitudini alimentari (l’esclusione graduale dei cibi elaborati industrialmente, degli alcolici e di tutti i cibi producenti muco). In digiuni più o meno lunghi, un costante esercizio fisico, in bagni di sole e d’aria.

Chi lo contesta – ed è capitato anche che contestassero me quando ne parlavo –mette in luce soprattutto l’epoca in cui visse il professore e la
mancanza di dati scientifici a supporto. Vero è, come dice Valdo Vaccaro, che ad Ehret mancavano certamente dei riscontri importanti, come le prove di Paul Kouchakoff sulla leucocitosi del sangue, che il ricercatore russo portò alla prima Conferenza Mondiale di Microbiologia di Parigi del 1930. Gli mancava pure il concetto preciso di enzimi nel cibo, sviluppato da Edward Howell. E gli mancavano le ricerche di Afred Bovis e Andrè Simoneton sul potere radiante e sulla vibrazione dei cibi. In verità anche quest’ultimo molto contestato dalla medicina tradizionale. Di tutte queste cose Ehret fu certo anticipatore. Ed è per questo che ho deciso di scriverne

24/05/2026

PLANK "ipopressivo": l'esercizio che cambia tutto quando hai DIASTASI o ADDOME BASSO sporgente (e perché è così efficace anche per la LOMBARE)

Diastasi dei retti e addome basso sporgente sono due problemi che vanno a braccetto, e che se ne tirano dietro un terzo: la lombare sempre contratta.

Il filo conduttore di tutti e tre è lo stesso muscolo, e una volta che lo capisci diventa chiaro perché un singolo esercizio può migliorarli tutti e tre contemporaneamente.

Quel muscolo è il trasverso dell'addome: il muscolo addominale più profondo, quello con le fibre orizzontali che avvolge il busto come un corsetto e che ha il compito di contenere gli organi e stabilizzare la colonna dall'interno.

Se il trasverso non tiene bene (ed è la situazione tipica nella diastasi, dove la parete anteriore è debole per definizione), il contenimento dei visceri è insufficiente ed ecco quella caratteristica "pancia bassa" che spesso si vede anche nelle persone magre.

Ma il trasverso è anche uno dei principali stabilizzatori della colonna: se è debole, la lombare perde uno dei suoi sostegni fondamentali, e i muscoli posteriori della schiena devono compensare contraendosi cronicamente.

Ecco perché diastasi, pancia bassa e lombare contratta viaggiano quasi sempre insieme: non sono tre sfortune separate, sono tre facce della stessa debolezza.

💪 PERCHÉ IL PLANK IPOPRESSIVO È DIVERSO DA TUTTO IL RESTO

Il problema con la maggior parte degli esercizi addominali tradizionali (crunch, sit-up, sollevamento gambe) è che aumentano la pressione intra-addominale: riempi il torace, la pressione sale, e la parete addominale viene spinta verso l'esterno.

Se la parete è già debole o se c'è una diastasi, quella pressione peggiora la situazione: stai chiedendo a una parete che cede di resistere a una forza che la spinge fuori.

Il plank ipopressivo fa esattamente il contrario: lavori in espirazione profonda, la pressione intra-addominale è al minimo, e il trasverso si rinforza senza che la parete venga forzata.

Ma c'è un elemento in più che lo rende superiore all'esercizio al muro che abbiamo visto qualche settimana fa (che resta un ottimo punto di partenza), e l'elemento è la gravità.

In posizione di plank il tuo addome è rivolto verso il basso, e gli organi vengono "tirati" dalla gravità verso il pavimento.

Il trasverso deve contrarsi non solo per comprimere l'addome, ma per farlo contro la forza di gravità che sta cercando di ti**re tutto in giù.

È una sfida in più per il muscolo, e quella sfida in più è esattamente quello che produce un rinforzo significativamente maggiore rispetto agli esercizi in piedi o da supino.

Stai chiedendo al corsetto di contenere sotto carico gravitazionale, che è molto più vicino a quello che gli succede nella vita reale (quando sei in piedi la gravità tira i tuoi organi verso il basso tutto il giorno).

🎯 COME SI ESEGUE

Parti in posizione di plank sugli avambracci: gomiti sotto le spalle, corpo allineato dalla testa ai piedi (o dalla testa alle ginocchia se sei alle prime armi, e va benissimo così perché il principio è lo stesso).

Da qui fai un'espirazione profonda e lenta, buttando fuori tutta l'aria, e quando pensi di aver finito continua a espirare ancora un po' portando l'ombelico verso la schiena con tutta la forza che hai.

In quel momento il trasverso è in massima contrazione, l'addome è rientrato il più possibile, e la pressione intra-addominale è al minimo.

Mantieni quella contrazione per qualche secondo.

Quando devi inspirare, inspira (il corpo ha bisogno di ossigeno, non siamo qui per soffocare), ma torna subito in massima espirazione e riporta l'ombelico verso la schiena.

Il ritmo è: espira a fondo e contrai, mantieni qualche secondo, inspira brevemente, espira di nuovo a fondo e contrai.

Se sei all'inizio, fallo sulle ginocchia: la gravità tira meno forte, il trasverso lavora comunque contro di lei, e puoi concentrarti sulla respirazione senza il pensiero di dover reggere il peso del corpo intero.

20-30 secondi per serie, 3-4 serie, sono più che sufficienti per iniziare, e il lavoro che il trasverso fa in quei pochi secondi è enormemente più efficace di dieci minuti di crunch.

🔬 PERCHÉ FUNZIONA SU TUTTI E TRE I PROBLEMI CONTEMPORANEAMENTE

La bellezza di questo esercizio è che un unico movimento agisce su tutte e tre le facce della stessa debolezza.

Sulla diastasi: il trasverso che si contrae in espirazione "chiude" la parete dall'interno senza spingere i retti verso l'esterno, e nel tempo la parete recupera tono e contenimento in modo sicuro per la separazione.

Sull'addome basso sporgente: il trasverso che lavora contro la gravità impara a contenere i visceri nella posizione più sfidante possibile, e quella capacità di contenimento si trasferisce poi alla postura eretta dove il lavoro è più facile.

Sulla lombare: il trasverso che si riattiva ricrea la pressione interna che sostiene la colonna dall'interno (il modello della lattina piena), e i muscoli posteriori della schiena smettono di dover compensare da soli.

Un muscolo che si rinforza, tre problemi che migliorano insieme.

⏱️ PROGRESSIONE PRATICA

Se sei alle primissime armi o hai una diastasi significativa, inizia sulle ginocchia con espirazioni profonde senza plank: impara prima a sentire il trasverso che si attiva.

Quando il controllo dell'espirazione è solido, passa al plank sulle ginocchia con il protocollo di espirazione.

Quando reggi 30 secondi sulle ginocchia senza problemi, prova il plank completo sulle punte dei piedi.

Non c'è fretta: il trasverso risponde a un lavoro costante e progressivo molto meglio che a tentativi eroici fatti una volta e poi abbandonati.

La differenza tra chi migliora e chi resta fermo non è il talento o la genetica: è la costanza di un lavoro intelligente fatto con il criterio giusto 💪

Questo è uno dei principi fondamentali dei video allenamenti che sto portando avanti insieme alla mia collaboratrice specializzata Angela Torretta.

L'iniziativa si chiama "dall'ombelico in giù", perché si tratta di allenamenti particolarmente pensati per chi ha la parete addominale debole (ad esempio chi ha diastasi): la parte dall'ombelico in giù è sempre quella che si indebolisce maggiormente.

Link nel primo commento!

14/05/2026
03/05/2026

Da Freement

27/04/2026

This is what nerve pain actually looks like at its source.

What you’re seeing is a herniated disc pressing directly on a spinal nerve.
The soft inner portion of the disc has pushed outward and is now compressing the nerve root.

Normally, intervertebral discs act as cushions between the bones of the spine.
They absorb shock and allow flexibility while keeping the spinal nerves protected.

When the outer layer weakens or tears, the inner material can protrude outward.
This herniation reduces the space around nearby nerves and begins to apply direct pressure.

That pressure disrupts normal nerve signaling.
It can cause pain, numbness, tingling, or weakness that travels down the arm or leg.

The symptoms aren’t random—they follow the exact path of the compressed nerve.

This is why pain that radiates down the leg or arm should never be ignored.
It may not just be muscle strain—it may be a nerve being physically compressed.

25/04/2026

FASCIA e SISTEMA LINFATICO: la rete invisibile sotto la tua pelle che dipende interamente dai tuoi MUSCOLI (ecco perché la rigidità blocca tutto)

Sotto la tua pelle c'è un'intera rete di strutture organizzate in strati che lavorano insieme, e che quasi nessuno conosce nel dettaglio.

Pelle, grasso sottocutaneo, fascia superficiale, fascia profonda, muscoli, e tra tutti questi strati una rete di vasi linfatici che funzionano come canali di pulizia e di difesa.

Ogni strato comunica con quello sotto e con quello sopra, e quando tutto scorre liberamente il sistema funziona in silenzio: i liquidi circolano, le scorie vengono portate via, i tessuti restano "puliti" e ossigenati.

Quando qualcosa si blocca, le conseguenze si sentono a tutti i livelli.

E il pezzo che più di tutti determina se il sistema scorre o si blocca è la fascia.

La fascia è un tessuto connettivo continuo che avvolge e collega ogni struttura del corpo: muscoli, organi, nervi, vasi.

Non è un rivestimento passivo: è una rete tridimensionale che fornisce supporto, elasticità e comunicazione tra tutti i sistemi.

Quando la fascia è sana ed elastica, permette uno scivolamento fluido tra gli strati.

I muscoli si muovono liberamente sotto la pelle, i vasi linfatici non vengono compressi, e i liquidi circolano senza ostacoli.

Quando la fascia si irrigidisce (e la sedentarietà, lo stress e l'infiammazione cronica la irrigidiscono progressivamente), gli strati si "incollano".

I muscoli scivolano meno, i vasi linfatici vengono compressi tra strati che non si muovono più, e la circolazione linfatica rallenta.

Ed è qui che il collegamento con il sistema linfatico diventa cruciale.

Il sistema linfatico, come abbiamo visto tante volte, non ha una p***a propria.

La linfa si muove solo grazie a due forze: la contrazione dei muscoli e il movimento del diaframma.

Ma c'è un terzo elemento che quasi nessuno considera: la fascia.

I vasi linfatici scorrono dentro la fascia.

Non accanto, non vicino: dentro.

Sono immersi nel tessuto fasciale, e il loro funzionamento dipende direttamente dall'elasticità di quel tessuto.

Quando la fascia è elastica e i muscoli si contraggono e si rilassano ritmicamente, i vasi linfatici vengono compressi e rilasciati in modo naturale, e la linfa scorre.

Quando la fascia è rigida, i vasi linfatici sono "intrappolati" in un tessuto che non si muove, e anche se i muscoli si contraggono, la compressione non si trasmette in modo efficiente ai vasi.

È come avere un tubo incastrato in un blocco di cemento: anche se provi a spremerlo, il cemento non cede.

Ecco perché la rigidità muscolare e fasciale produce stagnazione linfatica in modo così diretto.

Non è solo che "i muscoli non p***ano": è che l'intera struttura in cui i vasi linfatici sono immersi è diventata rigida e non permette lo scorrimento.

E le conseguenze si sentono a diversi livelli.

La ritenzione di liquidi, soprattutto nella parte bassa del corpo (gambe pesanti, caviglie gonfie, sensazione di "impastamento").

L'infiammazione locale che aumenta, perché la linfa che dovrebbe portare via le scorie infiammatorie non le porta via.

La sensazione di gonfiore generalizzato che non sembra dipendere dall'alimentazione.

E anche la qualità della pelle ne risente: tessuti meno ossigenati e meno drenati perdono tono e compattezza nel tempo.

Ora, il collegamento con quello che abbiamo visto tante volte sui muscoli specifici diventa ancora più chiaro.

Il diaframma rigido non è solo una "p***a che si ferma": è un muscolo la cui fascia si irrigidisce e trascina con sé tutta la fascia del tronco, compresa quella che avvolge i vasi linfatici toracici e addominali.

Lo psoas rigido non è solo un muscolo che "comprime" i vasi pelvici: è un muscolo la cui fascia si è indurita e ha intrappolato i vasi linfatici della zona pelvica.

La fascia è il collegamento nascosto che spiega perché la rigidità muscolare ha effetti così profondi sulla circolazione linfatica: non è solo una questione di compressione meccanica, è una questione di tessuto connettivo che ha perso la sua capacità di scorrere.

E come sempre, la soluzione parte dal movimento.

Non dal linfodrenaggio esterno (che può aiutare come supporto, ma non cambia la rigidità della fascia), e non dagli integratori.

La fascia risponde allo stretching e al movimento in modo potente.

Quando allunghi un muscolo, non stai allungando solo le fibre muscolari: stai allungando la fascia che lo avvolge, e stai ridando elasticità al tessuto in cui i vasi linfatici sono immersi.

Ogni sessione di stretching è un intervento diretto sulla fascia: la reidrata, la rende più elastica, e restituisce ai vasi linfatici la libertà di essere compressi e rilasciati ritmicamente.

Il muscolo torna a p***are, la fascia torna a scorrere, e la linfa ricomincia a circolare.

Non serve un trattamento speciale: serve rimettere in movimento quello che si era fermato 💪

Se vuoi lavorare sulla mobilità di tutto il corpo (dalla fascia ai muscoli profondi alle catene che li collegano), puoi accedere GRATUITAMENTE alle nuove lezioni di "Stretch and Move".

Link nel primo commento!

Un po’ di relax per ricominciare carichi a settembre! 💪🏻
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Pizzata del miglior gruppo di pilates del venerdì alle 18 😂
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Indirizzo

Via Nicola Porpora 29/6/b
Turin
10155

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 08:00 - 16:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 08:00 - 13:00

Sito Web

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