Centro Salute Torino

Centro Salute Torino IL CENTRO SALUTE nasce per la risoluzione delle problematiche muscolo scheletriche e non solo.

Senza intervento …
11/05/2026

Senza intervento …

10/05/2026

Anche oggi ringraziamo Victoria Di Donato che nonostante la situazione meteorologica avversa, l’instabilità data dal terreno e il grande valore degli avversari, ha fatto tesoro della preparazione tecnica che cresce giorno per giorno con Daniela Raiano sua Istruttrice della Cascina San Giovanni , quella fisica e mentale fatta presso Centro Salute con Edoardo Agnino, Paolo Di Donato e Antonio Di Donato ed è nuovamente salita sul gradino più alto sia della categoria 60 che 70cm , regalando a tutti in una giornata più che umida un sorriso pieno di calore . Grazie !!! 🤩

IL DOLORE LOMBARE DOVUTO ALLA SEDUTA NON È SOLO AFFATICAMENTO MUSCOLARE, MA COMPRESSIONE DEI DISCHI INTERVERTEBRALI CHE ...
30/04/2026

IL DOLORE LOMBARE DOVUTO ALLA SEDUTA NON È SOLO AFFATICAMENTO MUSCOLARE, MA COMPRESSIONE DEI DISCHI INTERVERTEBRALI CHE SI ACCUMULA NEL TEMPO

Quando si sta seduti per lunghe ore, soprattutto in una posizione incurvata, la colonna lombare perde la sua naturale curvatura e la pressione si sposta direttamente sui dischi intervertebrali, in particolare a livello di L4-L5 e L5-S1. Questi dischi agiscono come ammortizzatori, ma quando vengono compressi continuamente senza movimento, la pressione interna aumenta e può iniziare a irritare le radici nervose vicine, incluso il nervo sciatico.

Ecco perché molte persone avvertono rigidità, indolenzimento o persino dolore irradiato alla gamba dopo lunghe sessioni di seduta. Il problema non è solo una "cattiva postura" momentanea, ma l'effetto cumulativo di ore di carico statico senza movimento della colonna vertebrale.

Il concetto chiave è semplice: la colonna vertebrale è progettata per il movimento, non per rimanere seduta a lungo in posizione statica.

CARTILAGINE del ginocchio: un equilibrio che dipende dai MUSCOLI  (uno in particolare) La cartilagine del ginocchio, com...
21/04/2026

CARTILAGINE del ginocchio: un equilibrio che dipende dai MUSCOLI (uno in particolare)

La cartilagine del ginocchio, come tutte le cartilagini, ha una caratteristica che cambia completamente il modo in cui dovresti pensare alle tue ginocchia: se ne parla poco, ma è la cosa più importante.

Non ha vasi sanguigni.

Non ha un sistema di nutrimento proprio: non riceve sangue, non riceve ossigeno direttamente, non si ripara come gli altri tessuti.

Si nutre per "imbibizione": i nutrienti arrivano dal liquido sinoviale che la circonda, e vengono assorbiti solo quando la cartilagine viene compressa e rilasciata ritmicamente.

Come una spugna che si riempie d'acqua solo se la spremi e la rilasci.

Se la comprimi e la rilasci in modo uniforme, si nutre bene, resta elastica, e dura decenni.

Se la comprimi sempre nello stesso punto, o la comprimi troppo, o non la comprimi abbastanza, si deteriora.

In pratica la cartilagine non decide da sola se stare bene o stare male: dipende interamente dall'ambiente meccanico in cui lavora.

E quell'ambiente meccanico lo creano i muscoli.

Uno in particolare: il quadricipite.

Il quadricipite è il grande muscolo che avvolge tutto il ginocchio dalla parte anteriore, e il suo lavoro principale non è "estendere la gamba" come si studia a scuola.

Il suo lavoro principale è assorbire i carichi, distribuirli in modo uniforme sulla cartilagine, e guidare la rotula nella sua sede ad ogni movimento.

Quando il quadricipite è forte e funzionante, i carichi che arrivano dall'alto (il peso del corpo) e dal basso (la reazione del suolo) vengono distribuiti in modo uniforme su tutta la superficie cartilaginea.

La cartilagine viene compressa e rilasciata in modo omogeneo, si nutre bene, e si consuma in modo lentissimo e regolare.

Come un pneumatico che ha la convergenza perfetta: si consuma in modo uniforme su tutta la superficie e dura centomila chilometri.

Quando il quadricipite è debole, l'ammortizzatore non c'è.

I carichi arrivano direttamente sulla cartilagine senza essere assorbiti, e si concentrano in punti specifici invece di distribuirsi uniformemente.

La cartilagine si consuma "a chiazze": certi punti si assottigliano molto più velocemente di altri, esattamente come un pneumatico che si usura solo da un lato perché la convergenza è sbagliata.

E la "convergenza" del ginocchio la fanno i muscoli.

Questo è un concetto che cambia tutto: non è il ginocchio che "invecchia" e poi il muscolo si indebolisce.

È il muscolo che si indebolisce e poi il ginocchio si usura.

E non è un'ipotesi: è quello che la ricerca ha dimostrato.

Uno studio pubblicato sugli Annals of Internal Medicine ha ribaltato una convinzione che durava da decenni: la debolezza del quadricipite precede l'usura della cartilagine, a volte di anni.

Studi successivi hanno confermato il dato: chi ha il quadricipite debole ha un rischio 3,5 volte maggiore di perdere cartilagine nel giro di pochi anni rispetto a chi ce l'ha forte.

E deficit di forza del 15-18% emergono prima ancora che compaiano i sintomi.

Il ginocchio non fa ancora male, funziona ancora bene, ma sotto la superficie il muscolo ha già smesso di proteggerlo.

E ogni giorno di debolezza muscolare è un giorno in cui la cartilagine riceve carichi che non dovrebbe ricevere.

Ogni passo, ogni scala, ogni alzata dalla sedia è un carico che qualcuno deve assorbire.

Se lo assorbe il quadricipite, la cartilagine lavora in pace.

Se non lo assorbe il quadricipite, lo assorbe la cartilagine.

E la cartilagine non è progettata per assorbire quei carichi da sola: è progettata per lavorare in un ambiente protetto dai muscoli.

Ecco perché tante persone arrivano a 55-60 anni con la cartilagine consumata e sentono dire "è l'età".

Non è l'età: è un quadricipite che ha smesso di fare il suo lavoro 10-15 anni prima, silenziosamente, senza dolore, senza che nessuno se ne accorgesse.

E la cartilagine ha pagato il conto, passo dopo passo, anno dopo anno.

La buona notizia è che il quadricipite è uno dei muscoli che rispondono meglio all'allenamento, a qualsiasi età.

E rinforzarlo è uno dei pochissimi interventi che la ricerca ha dimostrato essere in grado di rallentare concretamente la perdita di cartilagine.

La "convergenza" del tuo ginocchio la puoi correggere.

E più i tuoi muscoli sono in forma, meglio sta il tuo ginocchio. La cosa positiva è che questo è assolutamente valido anche se la tua cartilagine è già problematica (ovvio, non parliamo di usure estreme).

Al Centro Salute ti assistiamo con il nostro particolare protocollo …. P***a diamagnetica ed esercizi specifici…

Se avete manifestazioni come quelle descritte abbiamo la soluzione per voi …
20/04/2026

Se avete manifestazioni come quelle descritte abbiamo la soluzione per voi …

FASCITE PLANTARE: ecco il MUSCOLO che la causa!Il dolore da fascite plantare, che tipicamente ti rovina i primi passi al...
12/04/2026

FASCITE PLANTARE: ecco il MUSCOLO che la causa!

Il dolore da fascite plantare, che tipicamente ti rovina i primi passi alla mattina, e magari la tua attività sportiva preferita, è di solito concentrato nella zona del tallone.

Ed è un dolore sicuramente concentrato sul piede, senza alcun dubbio: ma nella maggior parte dei casi, il dolore al piede è l'effetto a valle di una tensione che è partita più in alto.

Il muscolo più responsabile del dolore al piede non sta infatti nel piede (anche perchè li ce ne sono pochi): sta a metà gamba.

Si chiama gastrocnemio, ed è la parte "bombata" del polpaccio.

È un muscolo che quasi nessuno considera quando si parla di fascite plantare, eppure è il collegamento meccanico più diretto tra la tua gamba e la tua fascia plantare.

Il gastrocnemio parte da dietro il ginocchio, scende lungo la gamba, e si fonde nel tendine d'Achille.

Il tendine d'Achille si aggancia al calcagno.

E dall'altro lato dello stesso osso parte la fascia plantare.

Sono un unico sistema continuo: la tensione che parte dal polpaccio scorre attraverso il tendine d'Achille, gira intorno al calcagno come intorno a una puleggia, e si scarica direttamente sotto il piede.

Il gastrocnemio è rigido nella maggior parte delle persone.

Se stai seduto molte ore, resta in accorciamento.

Se stai in piedi a lungo, lavora costantemente senza mai allungarsi davvero.

Se cammini sempre con le scarpe (anche quelle con pochi centimetri di tacco), il tallone rialzato lo tiene corto.

Un polpaccio rigido tira il tendine d'Achille, che tira il calcagno, che scarica tensione sulla fascia plantare.

Ogni passo, tutto il giorno, senza che tu te ne accorga.

Ma c'è un aspetto che rende il gastrocnemio ancora più importante.

A differenza del soleo (l'altro muscolo del polpaccio, quello più profondo), il gastrocnemio attraversa anche il ginocchio.

Questo lo rende un vero e proprio "ponte" tra quello che succede nella parte alta della gamba e il piede.

Se gli ischiocrurali sono rigidi, influenzano il ginocchio, che influenza il gastrocnemio, che influenza il tendine d'Achille, che influenza la fascia plantare.

Se i glutei non lavorano, il bacino si sbilancia, cambia il carico sulla gamba, e il polpaccio compensa.

In pratica, il gastrocnemio è il punto dove tutta la rigidità della catena posteriore si concentra prima di scaricarsi sul piede.

La fascia plantare è tessuto connettivo: non si "stanca" come un muscolo, si logora.

Sotto tensione cronica, le fibre di collagene si frammentano e degenerano.

Ed è esattamente quello che succede quando il gastrocnemio rimane rigido per mesi o anni.

Ecco perché la soluzione più efficace non è trattare il piede: è ricondizionare il gastrocnemio e tutta la catena che gli sta sopra.

Allungare e rinforzare i polpacci, lavorare sugli ischiocrurali, riattivare i glutei.

Quando togli rigidità alla catena, il tendine d'Achille smette di ti**re, e la fascia plantare finalmente ha lo spazio per recuperare 💪

PSOAS: ecco il muscolo che può causare GONFIORI di PANCIAHai notato che ci sono giorni in cui digerisci benissimo e gior...
10/04/2026

PSOAS: ecco il muscolo che può causare GONFIORI di PANCIA

Hai notato che ci sono giorni in cui digerisci benissimo e giorni in cui ti gonfi anche con un piatto di riso?

Stesso cibo, stesse quantità, risultati completamente opposti.

Se il problema fosse davvero il cibo, la reazione dovrebbe essere prevedibile: quel cibo ti gonfia, quest'altro no.

Invece non funziona così, e chiunque abbia problemi di gonfiore lo sa: la pancia sembra avere regole tutte sue, che cambiano da un giorno all'altro.

Quella logica in realtà c'è.

Solo che non sta nel piatto.

Sta in un muscolo che quasi nessuno associa alla digestione: lo psoas.

Lo psoas è un grande muscolo profondo che parte dalle vertebre lombari, attraversa il bacino e arriva alla coscia.

È uno dei muscoli più profondi del corpo: per raggiungerlo dovresti "passare attraverso" l'addome.

Ed è proprio per questo che ha un rapporto così intimo con l'intestino: l'intestino è appoggiato direttamente sopra lo psoas.

Ci sta proprio sopra, come una coperta su un cavo teso.

I due sono a contatto diretto, senza nulla in mezzo.

Ora, che un problema intestinale faccia irrigidire lo psoas è abbastanza intuitivo: quando l'intestino è irritato o gonfio, tutto quello che gli sta intorno si contrae di riflesso.

È lo stesso meccanismo per cui quando hai un forte mal di pancia ti pieghi in avanti e ti chiudi: i muscoli intorno alla zona si "serrano" automaticamente per proteggere.

Lo psoas fa esattamente questo: si irrigidisce per difendere una zona che percepisce come in difficoltà.

Ma il punto davvero interessante è che il meccanismo funziona anche nella direzione opposta.

E questa è la parte che quasi nessuno conosce.

Quando lo psoas è rigido per conto suo (e dopo anni di vita sedentaria lo è quasi sempre), comprime l'intestino dal basso.

Pensa a un tubo dell'acqua sotto un mobile pesante: l'acqua passa, ma passa male.

Lo psoas rigido è quel mobile: schiaccia l'intestino riducendo il suo "spazio vitale", limita la motilità, e rallenta il transito.

Il cibo arriva, l'intestino deve lavorare, ma ha meno spazio per muoversi.

La fermentazione aumenta, il gas si accumula, e la pancia si gonfia.

Non per quello che hai mangiato, ma perché l'intestino non ha abbastanza libertà per gestire quello che hai mangiato.

Ma lo psoas non è l'unico muscolo coinvolto.

Sopra l'intestino c'è il diaframma, la grande cupola muscolare della respirazione.

Ogni volta che inspiri, il diaframma scende e comprime dolcemente gli organi dall'alto, poi risale e li rilascia.

20.000 volte al giorno: una p***a naturale che aiuta l'intestino a far avanzare il contenuto e a gestire il gas.

Quando il diaframma è rigido (e lo stress lo irrigidisce costantemente), questa p***a si ferma.

A quel punto l'intestino si ritrova in una vera e propria morsa: lo psoas che comprime dal basso, il diaframma che ha smesso di muoverlo dall'alto.

Ha meno spazio e nessun aiuto meccanico.

Il gas che normalmente verrebbe gestito senza problemi resta intrappolato.

Ecco perché il gonfiore cambia da un giorno all'altro con lo stesso cibo.

Nei giorni in cui sei più rilassato, il diaframma si muove meglio, lo psoas è meno teso, e l'intestino ha spazio e movimento per fare il suo lavoro: digerisci bene anche cibi "sospetti".

Nei giorni in cui sei teso, stressato, in cui sei stato seduto per ore, la morsa è più stretta: ti gonfi anche con il riso in bianco.

Non è il riso: è la morsa che quel giorno non lascia lavorare l'intestino.

E qui arriva il pezzo più frustrante: il circolo vizioso.

L'intestino gonfio e disteso preme sullo psoas, che si irrigidisce ulteriormente.

Lo psoas più rigido comprime ancora di più l'intestino.

L'intestino più compresso rallenta, fermenta di più, si gonfia di più.

Ogni pezzo peggiora l'altro, e la situazione sembra non avere via d'uscita.

Ma il circolo vizioso funziona anche al contrario, e questa è la vera buona notizia.

Quando lo psoas si rilassa, l'intestino ha più spazio.

Quando il diaframma torna a muoversi, la p***a riprende.

Con più spazio e più movimento, la motilità migliora, il gas non resta intrappolato, e la pancia si sgonfia.

Con meno gonfiore, lo psoas si rilassa ulteriormente.

Il circolo diventa virtuoso, e il miglioramento è spesso sorprendente.

Personalmente posso confermare: da giovane avevo spesso gonfiori "inspiegabili", quelli che ti fanno sentire la pancia tesa come un tamburo anche dopo un pranzo leggerissimo.

Ho iniziato a lavorare in modo mirato sullo psoas e sul diaframma, senza cambiare granché a tavola.

Quei gonfiori sono diventati un ricordo lontano.

Lo ripeto spesso ai miei allievi: non sto dicendo che l'alimentazione non conti, perché conta eccome.

Ma se i muscoli intorno ai tuoi organi non funzionano, puoi mangiare perfetto e gonfiarti lo stesso.

Molte persone che iniziano a lavorare su questi muscoli notano un miglioramento nei gonfiori che nessuna dieta era riuscita a dare.

Perché il cibo era solo metà del problema.

L'altra metà era il muscolo che nessuno stava considerando 💪

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Se la tua CERVICALE è infiammata, non c'è caffè che tenga: ecco perché i muscoli cervicali possono metterti KO il CERVEL...
10/04/2026

Se la tua CERVICALE è infiammata, non c'è caffè che tenga: ecco perché i muscoli cervicali possono metterti KO il CERVELLO

Ci sono giornate in cui la testa sembra funzionare con il freno a mano tirato.

Non è stanchezza fisica: è quella sensazione di lucidità che manca, come se il cervello girasse al 60% delle sue possibilità.

Concentrarti costa una fatica sproporzionata. Leggere diventa pesante dopo poche righe. Le parole sullo schermo sembrano meno nitide anche se la vista è perfetta. E c'è quella "ovatta" nella testa che ti accompagna per ore.

È una sensazione che a volte peggiora in momenti precisi: dopo pranzo diventa quasi invalidante, nei periodi di tensione è costante, e dopo giornate lunghe al computer arrivi a sera con la sensazione di aver corso una maratona senza esserti alzato dalla sedia.

Il caffè non aiuta. Puoi berne tre di fila e la nebbia resta esattamente dov'è.

E non potrebbe essere altrimenti, visto che non c'è caffè che possa agire in modo significativo sul meccanismo che provoca questo sintomo, che è in buona parte "anatomico".

Proprio sotto la nuca, nascosti tra la base del cranio e le prime due vertebre cervicali, ci sono dei muscoli piccolissimi che si chiamano sub-occipitali.

Hanno una particolarità unica in tutto il corpo umano.

Sono fisicamente attaccati alla DURA MADRE, la membrana che avvolge il cervello.

Non "sono vicini" alla dura madre. Sono collegati direttamente, tramite dei piccoli tiranti di tessuto connettivo che si chiamano ponti mio-durali ("mio" da muscolo, "durale" da dura madre).

La dura madre è l'involucro protettivo del cervello, ed è una delle strutture più sensibili che abbiamo: piena di recettori. Il cervello in sé non sente nulla, ma il suo involucro sente tutto.

Quando i muscoli sub-occipitali sono rilassati, la trazione sulla dura madre è minima. Il cervello lavora tranquillo nel suo involucro, con tutte le risorse disponibili.

Ma quando quei muscoli sono cronicamente tesi, mantengono una trazione costante sulla membrana che avvolge il cervello. Giorno e notte, senza sosta.

Non succede nulla di grave: è come lavorare con una camicia troppo stretta. Non ti fa male, ma ti limita, ti consuma, e a fine giornata sei esausto senza aver fatto niente.

Il cervello deve gestire un input di tensione costante proveniente dal suo involucro, e questo gli "ruba" risorse. Risorse che toglie alla concentrazione, alla lucidità, alla coordinazione visiva.

Ecco perché il caffè non funziona: il caffè agisce sulle risorse disponibili del cervello, ma se una fetta di quelle risorse è già impegnata a gestire la trazione della dura madre, anche tre espressi non spostano nulla. Non manca la sveglia: manca la "banda" disponibile.

Ed ecco perché peggiora dopo pranzo: la digestione richiama sangue e risorse verso l'addome, il cervello ne ha ancora meno, e se in più sta gestendo la trazione dalla dura madre il conto non torna. Quelle giornate in cui dopo pranzo "crolli" nonostante un pasto leggero spesso hanno questa componente.

E nei periodi di tensione è costante perché lo stress irrigidisce tutta la muscolatura cervicale, sub-occipitali compresi. Più sei teso, più quei muscoli tirano, più il cervello lavora con il freno a mano.

C'è un dettaglio che rende la cosa molto riconoscibile: se in un momento di particolare "nebbia" ti tocchi la zona della nuca, proprio sotto la base del cranio, probabilmente la senti sensibilissima. Quando la lucidità torna, la stessa zona non ti dà nessun fastidio. Non è cambiata la nuca: è cambiata la tensione di quei muscoli.

Perché si irrigidiscono così facilmente?

Oltre a stress e postura, i sub-occipitali hanno un fattore specifico: controllano i micro-movimenti della testa quando leggi, segui un testo con gli occhi, lavori allo schermo. Movimenti piccolissimi e involontari che quei muscoli eseguono per ore e ore.

Ogni giornata al computer è una maratona per i sub-occipitali. A fine gara sono esausti, contratti, e la trazione sulla dura madre aumenta.

La buona notizia è che non serve cercare di massaggiare quei muscoli specifici, cosa peraltro quasi impossibile da fare da soli.

I sub-occipitali migliorano quando migliora tutta la catena cervicale intorno a loro: trapezio, sternocleidomastoideo, diaframma, muscoli profondi del collo. Quando l'intero sistema torna a funzionare bene, anche quei muscoletti profondi si rilassano di conseguenza.

E la sensazione è spesso sorprendente: come togliersi un paio di occhiali sporchi che non sapevi di avere addosso. La testa si "schiarisce", la concentrazione torna, e quella nebbia che sembrava ormai parte di te si alza 💪

TACHICARDIA "senza motivo": quando il cuore accelera e il problema è nel COLLOPremessa doverosa: se hai episodi di tachi...
09/04/2026

TACHICARDIA "senza motivo": quando il cuore accelera e il problema è nel COLLO

Premessa doverosa: se hai episodi di tachicardia, la prima cosa da fare è un controllo cardiologico. Sempre. Quello che racconto qui riguarda le situazioni in cui il cuore è stato controllato, è sano, e la tachicardia c'è lo stesso.

Detto questo, parliamo di una cosa che vive un sacco di persone e che genera un'ansia enorme.

Ti succede così: sei tranquillo, magari seduto sul divano o a lavorare, e all'improvviso il cuore parte. Accelera senza motivo apparente, a volte lo senti "ba***re forte", a volte sembra saltare un colpo.

Corri dal cardiologo, che ti fa l'elettrocardiogramma, l'holter, magari anche l'ecocardiogramma. Risultato: cuore perfettamente sano.

"Sarà lo stress", ti dicono.

Possibile. Ma se capita soprattutto nei periodi in cui il collo è più rigido, o dopo giornate lunghe al computer, o quando senti il trapezio particolarmente duro, c'è un collegamento molto più concreto di quanto pensi.

E quel collegamento ha un nome: nervo vago.

Il nervo vago è il più lungo nervo cranico del corpo. Parte dalla base del cranio, scende lungo il collo, e arriva fino al cuore, ai polmoni, allo stomaco e all'intestino.

È il "freno" del sistema nervoso: quello che rallenta il cuore, calma la respirazione, favorisce la digestione. Tutto ciò che il corpo fa quando è in modalità "relax" passa dal nervo vago.

Ed ecco il punto: nel suo percorso lungo il collo, il nervo vago passa in mezzo ai muscoli cervicali. Scorre accanto allo sternocleidomastoideo, vicino agli scaleni, a strettissimo contatto con le strutture che già conosciamo bene.

Quando questi muscoli sono rilassati, il nervo vago lavora indisturbato. Il "freno" funziona, il cuore mantiene il suo ritmo regolare, e il sistema nervoso resta in equilibrio.

Ma quando la muscolatura cervicale è cronicamente tesa, il nervo vago si trova in un ambiente costantemente "disturbato".

Non è una compressione meccanica diretta come un tubo schiacciato: è più un'irritazione di fondo. I muscoli tesi, lo stato infiammatorio locale, la rigidità cronica creano un ambiente in cui il nervo vago non riesce a funzionare al massimo dell'efficienza.

In pratica, il "freno" del cuore si allenta un po'.

E quando il freno si allenta, l'acceleratore prende il sopravvento: il sistema simpatico (quello che accelera il cuore) diventa dominante.

Il risultato è quel cuore che ogni tanto "parte" senza motivo, quelle palpitazioni che arrivano quando meno te le aspetti, quella sensazione di battito forte nel petto che ti fa pensare al peggio.

È lo stesso meccanismo che spiega perché la cervicale cronica spesso si accompagna ad altri disturbi "vagali": gonfiore addominale, digestione lenta, sensazione di nodo alla gola. Il nervo vago gestisce tutto questo, e se è disturbato nel collo, gli effetti si sentono ovunque lungo il suo percorso.

C'è un dettaglio che rende la situazione ancora più fastidiosa.

La tachicardia genera ansia. L'ansia irrigidisce i muscoli del collo. I muscoli del collo disturbano ulteriormente il nervo vago. E il cuore accelera ancora.

Riconosci lo schema? È lo stesso circolo vizioso di cui abbiamo parlato per l'ansia cervicale, solo che questa volta il sintomo è il cuore invece della rigidità.

E come per l'ansia, il circolo non si spezza da solo.

Rilassarsi non basta, perché il loop gira indipendentemente dalla tua volontà. E concentrarsi sul cuore non serve, perché il cuore sta benissimo: è il "freno" che funziona male.

Quello che serve è andare alla radice: rimettere in efficienza la muscolatura cervicale perché il nervo vago torni a lavorare in un ambiente favorevole.

Quando i muscoli del collo ritrovano elasticità e la tensione cronica si riduce, il "freno" torna a funzionare, il sistema simpatico si riequilibra, e quegli episodi di tachicardia inspiegabile si diradano.

Molte persone che iniziano a lavorare sulla cervicale scoprono che il cuore si calma come "effetto collaterale". Non è un caso: è lo stesso nervo che finalmente torna a fare il suo lavoro 💪

05/04/2026

Lo Staff di Centro Salute augura a tutti una felice Pasqua

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