Dott.ssa Cattaruzzi Debora Psicologia e Psicoterapia

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Genitorialità

03/04/2026

2 aprile – Giornata internazionale per la consapevolezza sull’autismo
Oggi non parliamo solo di autismo.
Parliamo di persone. Di identità. Di modi diversi — e autentici — di essere nel mondo.
La consapevolezza non ha un solo colore.
Ha le sfumature delle esperienze, delle storie, delle voci che troppo spesso restano inascoltate.
Per questo vogliamo fermarci un momento e cambiare prospettiva.
L’approccio neuroaffermativo ci invita a vedere l’autismo e le altre neurodivergenze non come qualcosa da aggiustare o correggere, ma come differenze naturali del funzionamento umano.
Non c’è un modo “giusto” di essere: esistono modi diversi.
E spesso la fatica non nasce dalla persona,
ma da un mondo che non è pensato per accoglierla davvero.
Barriere invisibili, aspettative rigide, sguardi che giudicano.
È lì che nasce il disagio.
E allora il cambiamento parte da noi.
Significa spostare lo sguardo:
dai limiti alle possibilità,
dalle etichette alle persone,
dall’adattarsi a tutti i costi… al diritto di essere sé stessi.
Significa riconoscere il valore del non dover “mascherare” per essere accettati.
Perché nessuno dovrebbe sentirsi sbagliato per il modo in cui esiste.
Non si tratta di “normalizzare”,
ma di accogliere, comprendere e creare spazi in cui ogni persona possa stare bene, così com’è.
La neurodiversità — un termine introdotto da Judy Singer — ci ricorda proprio questo:
che la varietà delle menti è una ricchezza, non un errore.
Oggi, più che mai, scegliamo di ascoltare.
Di imparare.
Di costruire un mondo un po’ più accessibile, un po’ più umano.

14/03/2026
02/01/2026

Editoriale AIDAP Nel dibattito clinico ed etico sull’anoressia nervosa grave e di lunga durata, il tema del rifiuto dei trattamenti

13/11/2025
26/10/2025

Un DCA non parla di cibo. Parla di dolore.

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13/09/2025

Ti sei mai chiesto quante delle parole che porti dentro non sono davvero tue?
Quelle frasi che hanno segnato la tua infanzia — “non vali abbastanza”, “sei un peso”, “non sei mai all’altezza” — non sono nate in te, ti sono state consegnate. E spesso diventano ferite invisibili che condizionano il modo in cui ti guardi, ti giudichi e ti rapporti agli altri.

Molti di noi hanno imparato a crescere sotto il peso di sguardi svalutanti, parole dure, silenzi che facevano più male di un rimprovero. Abbiamo interiorizzato quel linguaggio, e senza accorgercene rischiamo di trasmetterlo a chi viene dopo di noi, anche se lo odiamo. È questo il ciclo che si ripete: dolore che genera altro dolore, convinzioni che si trasformano in catene.

Ma c’è una possibilità diversa.
Puoi fermarti, riconoscere quel peso e scegliere di non farlo arrivare oltre te. Interrompere il ciclo non significa cancellare ciò che hai vissuto, ma trasformarlo. Significa diventare consapevole che ciò che hai subito non definisce ciò che darai.

Dire a un figlio “sei importante così come sei” non è solo un atto d’amore: è una rivoluzione psicologica. È un modo per riscrivere i circuiti neuronali che un tempo registravano paura e svalutazione, aprendo spazio a sicurezza, fiducia e libertà. È un’eredità nuova, che non nasce dall’assenza di ferite, ma dal coraggio di non trasmetterle.

Ricorda: il dolore ereditato non è una condanna, è una materia che puoi trasformare.
Tu puoi essere il punto di svolta
💭Facciamone esperienza

20/05/2025

Il convegno dal titolo “I disturbi del comportamento alimentare a 360 gradi” si terrà martedì 20 maggio alle ore 17.00 e sarà organizzato dal Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine

04/05/2025
15/01/2025

La parola del Martedì ‼
«Mentalizzare»

La mentalizzazione è descritta come la capacità di "leggere correttamente" il comportamento altrui, interpretandolo come il frutto di stati mentali complessi. Si può descrivere anche come l'abilità di tenere in considerazione la mente propria come differente da quella altrui. Quando falliamo nella mentalizzazione, INTERPRETIAMO MALE il comportamento dell'altro o gli ATTRIBUIAMO intenzioni che (a vederle da vicino) sono più nostre paure che sue realtà. Quindi pensiamo alle condotte altrui come il risultato di desideri, credenze, aspettative, bisogni, obiettivi e sentimenti…

Molto spesso, però, nel metallizzare cadiamo in un bias di attribuzione. Facciamo dell’altro il nostro specchio e gli attribuiamo quelle che sono, in realtà, nostre caratteristiche -come avviene con la proiezione-. Questo può essere motivo di incomprensione nella vita di adulti. Per esempio, se dinanzi a noi abbiamo una persona opportunista e l’opportunismo è qualcosa di molto distante da noi, nel mentalizzare, potremmo -diciamo così- peccare di ingenuità e non comprendere i doppi fini portati avanti dall’altro. :)))
Molto più complesso e cruciale è il processo di mentalizzazione che si verifica nella diede genitore-figlio. Quando il bambino è piccolo, infatti, non è in grado di esprimersi e di certo non è pienamente consapevole dei suoi stati interni. Così, i genitori che MENTALIZZANDO tengono presente solo il contenuto della propria mente e IGNORANO le necessità affettive del piccolo, tenderanno a sostituire i bisogni della prole con i propri, tenderanno a proiettare nel figlio le proprie ambizioni, desideri e caratteristiche. Un figlio che piange perché vuole essere rassicurato, potrà essere visto agli occhi del genitore come capriccioso, insicuro, competitivo… e questa visione si tradurrà in atteggiamenti che creeranno delle profezie interpersonali.
Il Glossario di Psicoadvisor ❤

Per approfondire:
La mentalizzazione nel contesto familiare è uno dei temi del saggio «il Mondo con i Tuoi Occhi».
Mentalization, American Psychological Association, Norka T. Malberg.

Indirizzo

Via Della Vigna, 24 Udine
Udine
33100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393932899112

Sito Web

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