dott.ssa Genny Belfio

dott.ssa Genny Belfio Mi occupo di supporto psicologico da quasi 20anni,con percorsi di consapevolezza e crescita personale

Ognuno nel corso della propria vita attraversa delle difficoltà, spesso legate a precisi eventi o momenti di passaggio, e può capitare di sentirsi disorientati o non sapere con chi parlarne...
A volte invece si sente semplicemente il bisogno di un momento di pausa per “fare il punto della situazione” e chiarirsi con se stessi. In entrambi i casi, può essere utile chiedere aiuto ad uno psicologo, g

odendo di uno spazio privilegiato di riservatezza e confidenzialità. Sono iscritta all'Albo Professionale regionale del Friuli Venezia Giulia (n. 761/A) ed ho conseguito due Master specialistici in Counseling individuale e di gruppo ed in Psicologia Scolastica. L'utenza a cui mi rivolgo sono quindi adulti e ragazzi che intendono soffermarsi sulle le proprie fonti di mal-stare al fine di poterle affrontare in modo efficace e costruttivo. Le mie aree di competenza, affrontate attraverso un approccio umanistico, sono:

Ascolto e sostegno psicologico dell'individuo singolo (adulto o adolescente)

Sviluppo personale (autostima e senso di autoefficacia)

Genitorialità

Psicologia Evolutiva e Scolastica (autostima, iperattività, metodo di studio, ansia scolastica, difficoltà di attenzione e apprendimento, orientamento scolastico e professionale).

06/06/2026

Ognuno di noi è unico. Ognuno di noi ha qualità preziose, a volte evidenti, altre volte più nascoste. Qualità che meritano di essere riconosciute, coltivate e portate alla luce. Ed è proprio in questo lavoro interiore che possiamo costruire basi più solide per la nostra serenità.

Quando la nostra pace interiore diventa una priorità, allora sviluppiamo anche più resilienza: diventiamo più capaci di affrontare le difficoltà, di adattarci ai cambiamenti e di non perdere il nostro centro anche quando fuori tutto sembra muoversi troppo velocemente.

Se ne senti il bisogno non esitare a chiedere aiuto

18/05/2026

Sii costante, non perfetto

La perfezione all’inizio è una trappola.

Se aspetti di fare tutto bene, rischi di fermarti.

La costanza invece costruisce.

Ogni pratica, anche imperfetta, ti dà qualcosa.
Ti educa, ti orienta, ti fa capire un po’ di più.

Le parole possono essere muri o finestre
16/05/2026

Le parole possono essere muri o finestre

📍In Giappone non si dice mai "che disastro".

Né per scherzo. Né a voce bassa. Né quando ti rompi un piatto e nessuno ti sente. Mai.

Non è educazione. Non è eufemismo. Non è "voler stare positivi". È una fede antica, di origine scintoista, che esiste in Giappone da prima ancora che il giapponese fosse una lingua scritta.

Si chiama kotodama (言霊).

Sono due kanji. Il primo, 言 (koto), significa "parola". Il secondo, 霊 (tama), significa "anima". Alla lettera: l'anima della parola. La fede che le parole pronunciate ad alta voce abbiano peso fisico, e che possano modificare la realtà che descrivono.

La prima volta che il termine compare per iscritto è nel Man'yōshū, la più antica antologia poetica giapponese, compilata poco dopo il 759 dopo Cristo. In una delle poesie, attribuita al poeta Yamanoue no Okura, il Giappone viene chiamato kotodama no sakiwau kuni (言霊の幸わう国), letteralmente "il paese dove la potenza misteriosa della parola porta benedizione."

Mille e trecento anni fa, un poeta giapponese stava già dicendo questo. Le parole non sono solo suoni. Sono creature. Quando le pronunci, le mandi nel mondo come piccoli messaggeri vivi, che vanno a cercare quello che hai detto, e cercano di farlo accadere.

Per uno scintoista delle origini, l'universo intero era abitato da anime. Gli alberi avevano un'anima. Le rocce avevano un'anima. I fiumi, le montagne, le case, i pozzi. Tutto era vivo. E le parole, anche le parole, erano vive. Più di tutto.

Da questa fede sono nate alcune abitudini che noi occidentali, quando andiamo in Giappone, scambiamo per superstizione.

In un ascensore di Tokyo, molto spesso, non c'è il piano quattro. Si passa dal tre al cinque. Negli ospedali, non c'è la stanza quattro. In molti hotel, ristoranti, edifici pubblici, il quattro semplicemente non esiste. Perché il numero quattro, in giapponese, si pronuncia shi (四). E shi (死) è anche la pronuncia di un altro kanji. Quello che significa "morte". Pronunciare ad alta voce quel numero, secondo kotodama, è chiamare la morte ad alta voce nella stanza.

Lo stesso vale al matrimonio. Una giapponese che fa un discorso al matrimonio di sua sorella non userà mai le parole "tagliare", "separare", "finire", "tornare indietro", "rompere". Nemmeno una sola volta. Nemmeno per dire "tagliamo la torta". Si dice diversamente. Si usa "inaugurare la torta", "aprire la torta", qualunque cosa pur di non pronunciare la parola "tagliare" in una stanza dove si sta benedicendo un'unione. Perché quella parola, una volta uscita dalla bocca, comincerà a lavorare nel mondo per cercare la separazione che descrive. Queste parole proibite hanno un nome preciso, in giapponese: imikotoba, "parole da evitare".

E in una famiglia giapponese tradizionale, c'è una regola che non viene quasi mai infranta. Non si dice "sei stupido" a un bambino. Mai. Neanche per gioco. Neanche urlandolo per la rabbia. Neanche tra sé e sé in cucina. Perché quella parola, secondo la fede di kotodama, una volta detta ad alta voce, non si limita a ferire il bambino. Lo modifica. Lo costruisce. Diventa una parte del bambino che la sta sentendo.

Adesso fermati. E pensa a una persona, una sola, che è importante per te. Tua figlia. Tua madre. La tua migliore amica. La persona che ami di più al mondo.

Quante volte, in tutta la tua vita, hai pronunciato ad alta voce su di lei le frasi:

"Sei stupida."
"Sei un disastro."
"Non vali niente."
"Sei in ritardo, come al solito."
"Non riesci mai a fare le cose giuste."
"Sei un fallimento."

Probabilmente mai. Anche se l'hai pensato, anche se l'hai bisbigliato, anche se eri furiosa, non l'hai detto. Perché sai, in fondo, anche senza essere giapponese, che certe parole, dette ad alta voce su una persona che ami, hanno il potere di rovinarla.

Adesso pensa a un'altra persona. A te.

Quante volte hai pronunciato quelle stesse frasi ad alta voce su te stessa? Stamattina. Ieri sera. Mentre ti guardavi allo specchio. Mentre cercavi le chiavi che non trovavi. Mentre arrivavi tardi a una riunione. Mentre guardavi la tua vita e la confrontavi con quella di un'altra.

"Sono stupida."
"Sono un disastro."
"Sono in ritardo, come al solito."
"Non valgo niente."
"Non riesco mai a fare le cose giuste."
"Sono un fallimento."

Sei l'unica persona, in tutta la tua vita, su cui ti permetti di pronunciare ad alta voce parole che non oseresti pronunciare su nessun altro. Su tua figlia non lo faresti. Su tua madre non lo faresti. Sulla tua amica non lo faresti. Ma su di te sì. Tutti i giorni.

E per kotodama, secondo una fede che il Giappone porta avanti da mille e trecento anni, ognuna di quelle parole non è solo un pensiero. È un'anima viva. Che esce dalla tua bocca, attraversa l'aria, entra nelle tue orecchie, e va a lavorare nel mondo per realizzare quello che ha appena descritto.

La donna che si dice "sono stupida" ogni mattina, secondo kotodama, sta letteralmente costruendo, parola dopo parola, una vita stupida intorno a sé. Non per via di una qualche metafora new age. Per il fatto, antico e profondo, che il tuo cervello è la prima persona che sente le parole che tu pronunci. E quel cervello, sentendole, le registra come verità.

I giapponesi questo lo sanno da prima del Medioevo. Noi, in Occidente, abbiamo dimenticato. E abbiamo costruito una cultura in cui parlare male di se stessi è considerato "modestia", "ironia", "non prendersi sul serio". Mentre in realtà è la più subdola forma di autolesionismo verbale che esista.

C'è solo una cosa pratica che ti chiedo di fare oggi.

Per sette giorni, una sola regola. Quando stai per dire una frase distruttiva su di te, a voce alta, sottovoce, anche solo dentro alla tua testa, fermati. E fatti una sola domanda.

"La direi a mia figlia? A mia madre? Alla mia migliore amica, nella stessa situazione?"

Se la risposta è no, non hai il diritto di dirla a te.

Non perché tu non debba esserti dura. Non perché tu debba essere indulgente. Per una ragione molto più antica. Perché la tua bocca, mentre pronuncia quelle parole, le sta facendo entrare prima di tutto in te. E tu, in te, sei l'unica persona di cui hai una vera responsabilità per tutta la vita.

Stasera, prima di dormire, prova una cosa sola. Una frase. A voce alta. Su di te. La frase che diresti a tua figlia se fosse stata una giornata difficile.

E ascolta quello che ti fa, mentre la dici.

Ho scritto un libro che parla anche di kotodama, e di donne che a un certo punto della loro vita hanno smesso di parlare a se stesse come a una nemica. Sono diciannove storie di persone che hanno capito che la prima persona da cui hanno bisogno di essere trattate bene non era il marito, non era il capo, non era la madre. Era se stesse.

"LE CREPE SONO FATTE PER L'ORO"

Non è un libro sul Giappone. È un libro per chi ha passato troppi anni a dirsi cose che non direbbe mai a nessun altro, e ha bisogno di qualcuno che le ricordi che le parole, anche quelle sussurrate, costruiscono il mondo in cui si vive.

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Che siano 15 minuti al giorno oppure tre volte alla settimana, non importa.Quello che conta davvero è che sia un impegno...
09/05/2026

Che siano 15 minuti al giorno oppure tre volte alla settimana, non importa.

Quello che conta davvero è che sia un impegno realistico, sostenibile e coerente con le nostre energie e il nostro tempo.

E credo che sarai d'accordo con me nell'affermare che quando riusciamo a rispettare ciò che ci siamo promessi… si prova una sensazione davvero bella.

Una sensazione di stabilità, soddisfazione e fiducia.

Al contrario, quando continuiamo a rimandare o a non rispettare i nostri impegni, questo va lentamente a minare la nostra autostima e la nostra motivazione.

Per questo motivo credo sia davvero importante dare valore agli impegni che prendiamo con noi stessi… e fare il possibile per rispettarli.

Ognuno sceglie di vedere la vita a modo suo.C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno… e chi mezzo vuoto.C’è chi si concentr...
24/04/2026

Ognuno sceglie di vedere la vita a modo suo.

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno… e chi mezzo vuoto.
C’è chi si concentra su ciò che manca… e chi ringrazia per ciò che ha.
C’è chi vede problemi… e chi scorge opportunità.

Non esiste un modo giusto o sbagliato di guardare il mondo. Esistono solo prospettive diverse davanti alla stessa realtà.

La vera domanda è un’altra:

Il tuo modo di vedere la vita ti porta pace?
Ti fa crescere?
Ti permette di essere felice?

20/04/2026

Cos’è più importante: avere ragione o proteggere la relazione?

…Magari hai solo bisogno di rallentare…
18/04/2026

…Magari hai solo bisogno di rallentare…

15/03/2026

Buona domenica

28/02/2026

RIFLESSIONE PER IL WEEKEND
Non devi necessariamente cambiare lavoro, partner o universo. Forse quello di cui hai bisogno è sviluppare maggiore pazienza, comprensione, autostima o coraggio.

A quanto pare, non è solo questione di educazione
07/02/2026

A quanto pare, non è solo questione di educazione

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