02/06/2026
# # # La Dolce Morte è davvero così dolce? # # #
Nei giorni scorsi una persona, scrivendo in merito all'eutanasia del suo cane per una malattia ha scritto di aver fatto la scelta migliore accompagnando l'animale verso una "Dolce Morte".
Partiamo con il precisare il concetto che la morte, a prescindere dal modo in cui viene arrecata, non può MAI essere dolce, visto che si tratta SEMPRE di UCCIDERE un essere vivente (umano, cane, pappagallo o pesce rosso che sia).
Può essere AUTORIZZATA come nel caso dei vitelli o dei maiali che vengono uccisi per farne cibo, oppure può essere OPPORTUNA come nel caso dell'eutanasia/suicidio assistito (solo per gli uomini quest'ultimo) quando ricorrano determinate condizioni che rendano preferibile togliere la vita all'essere vivente piuttosto che mantenerlo forzatamente in vita con enormi sofferenze e senza alcuna possibilità di regressione della malattia.
Ma anche in questi casi la morte NON è MAI Dolce! E' semplicemente fine di una vita. Punto.
Associare alla morte aggettivi di Disneyana memoria, non cambia il dato di fatto: nel caso dell'eutanasia/suicido assistito si tratta di AVVELENARE una persona od un animale al fine di farlo scomparire dalla faccia della terra. A differenza di un omicidio ovviamente è LEGALE (nell'esempio della carne nessuno processerà il macellaio) ed, in determinate circostanze, può essere anche opportuno e moralmente lecito (nel caso dell'eutanasia). Ma sempre di togliere la vita a qualcuno si tratta.
Cominciamo ad utilizzare le parole secondo il loro significato comune. Uno spazzino che pretende di essere chiamato "operatore dei servizi ecologici" nei fatti SEMPRE SPAZZINO rimarrà! Non è il nome che lo qualifica, ma il mestiere che svolge (con tutto il rispetto per questo lavoro, che è un mestiere esattamente come tutti gli altri, ovviamente). UTILIZZARE I VOCABOLI CORRETTI serve a NON CONFONDERE le persone che, non conoscendo esattamente la differenza tra ruoli ed attività, potrebbero pensare che l'operatore dei servizi ecologici sia un tizio in giacca e cravatta che pilota delle macchine stando dietro ad un monitor, mentre invece è semplicemente la persona che svuota i cestini e spazza le strade con la scopa.
Ed adesso arriviamo al punto. Visto che negli ultimi giorni ho scoperto che ci sono tante persone (molte più di quelle che pensavo) che invitano, direttamente od indirettamente, a togliere la vita agli animali più o meno gravemente malati, accompagnando la richiesta con la fatidica frase "non dobbiamo essere egoisti, facciamolo per il loro bene" od altre sue varianti dallo stesso significato, ho voluto indagare questa "moda" ed andare a vedere quanto è diffusa in Italia e come è variata nel corso degli ultimi 15 anni.
Per farlo mi sono aiutato utilizzando l'intelligenza artificiale per analizzare, dati, studi e statistiche e quello che ho scoperto lascia veramente senza parole!
Partiamo dai dati. In Italia non esistono statistiche ufficiali riguardanti le morti per eutanasia dei cani. Esistono però degli studi che permettono di ricostruire quale sia la percentuale di cani a cui viene praticata l'eutanasia all'interno delle strutture veterinarie.
In uno studio italiano, su cani seguiti in un ospedale di riferimento, i decessi si dividevano in 40,7% eutanasia, 50,8% morte spontanea e 8,5% accidentale.
Cioè a ben 4 cani su 10 veniva somministrata l'iniezione letale!
Giusto per dare un termine di paragone i paesi "più avanzati" a livello europeo che praticano l'eutanasia/suicidio assistito in medicina UMANA e che sono i Paesi Bassi ed il Belgio hanno percentuali che si situano rispettivamente al 5% ed al 3,3%.
Quindi mentre in medicina umana l'eutanasia è praticata in un numero di casi abbastanza limitato che si situa in una forchetta tra il 3% ed il 5% dei pazienti malati, in medicina veterinaria questa percentuale ESPLODE sino ad arrivare a cifre che hanno un ORDINE DI GRANDEZZA IN PIU' (40% cioè un 10x)!
Ora considerato che sia gli uomini sia i cani sono mammiferi, possiedono gli stessi organi interni ed una gran parte delle malattie mortali (come i tumori ed i problemi cardiocircolatori) sono comuni ad entrambe le specie, ho chiesto alla nostra AI "L'Ombra di Otto" quale fosse il motivo di una così ABISSALE differenza!
Ecco una sintesi della risposta:
"La differenza è davvero grande, ma non dipende dal fatto che cane e uomo “sentano” il dolore in modo radicalmente diverso; dipende soprattutto da cornice etica, legale, organizzativa e relazionale. Nei cani l’eutanasia è uno strumento clinico accettato per evitare sofferenza quando la qualità di vita crolla, mentre nella medicina umana la regola generale resta il divieto di causare intenzionalmente la morte, con eccezioni molto regolamentate in pochi paesi.
I fattori chiave
- Autonomia e consenso: nell’uomo il consenso deve essere espresso dal paziente o incanalato in un quadro giuridico molto stretto; nel cane il consenso non può essere espresso dall’animale, quindi decide il tutore insieme al veterinario.
- Obiettivo del trattamento: in umana l’obiettivo è di norma curare, alleviare o accompagnare; in veterinaria l’eutanasia è riconosciuta come mezzo per evitare sofferenza quando il benessere non è più recuperabile.
- Vincoli legali e deontologici: per i medici umani l’atto letale è in generale vietato o fortemente circoscritto; per i veterinari è uno strumento previsto e socialmente accettato in molti contesti.
- Presenza del caregiver: nei cani LA VALUTAZIONE INCLUDE ANCHE il carico emotivo, fisico ed ECONOMICO del proprietario, che può INFLUIRE sulla decisione oltre alla sola prognosi clinica.
- Diagnosi e prognosi: in veterinaria spesso si arriva a una diagnosi tardiva o a una fase avanzata di malattia, e si sceglie tra cure palliative, trattamento limitato o eutanasia; nell’uomo esiste più spesso un continuum terapeutico e palliativo senza passare a un atto letale."
Tradotto. Mentre con gli uomini l'eutanasia è, GIUSTAMENTE, sottoposta a VINCOLI STRINGENTI e l'obiettivo è CURARE ed accompagnare il paziente sino al termine della sua esistenza, per i cani NON E' COSI'!!
Le regole cambiano completamente tenendo in considerazione anche il fatto che potrebbe COSTARE TROPPO (valutazione economica) mantenere in vita l'animale e quindi offrendo la possibilità al proprietario di accorciarne l'esistenza.
Tutto ciò spiega molto bene la differenza di morti per eutanasia tra esseri umani e cani. Mentre per gli uomini la regola è CURARE sino alla fine (tranne pochi casi selezionati), per i cani è FATE QUELLO CHE VOLETE!
Ed il "fate quello che volete" è ben rappresentato dal grafico che potete visualizzare in questo post: negli ultimi 15 anni "la moda" dell'eutanasia è AUMENTATA da circa il 33% del 2010 a circa il 46% del 2025 di pari passo con la diminuzione del tenore di vita della popolazione italiana...
Mi sono fatto dunque l'idea che questa enorme differenza NUMERICA tra l'eutanasia praticata in umana (5 su 100) e quella praticata in veterinaria (40 su 100, cioè quasi 1 cane su 2!) sia dovuta non tanto a ragioni morali od etiche, ma sia determinata dalle problematiche nella gestione che un cane anziano e malato richiede. In umana il nonnino malato viene spesso rinchiuso in RSA e vengono "buttate le chiavi" (le RSA sono piene di anziani che vedono i loro figli e parenti ad ogni morte di Papa) mentre in veterinaria con i cani non lo si può fare e quindi si sceglie la via più veloce ed economica (l'eutanasia).
Ovviamente non è sempre così, ma una simile differenza numerica si può spiegare solo con un atteggiamento del genere!
Io penso che sia venuto il momento di invertire questo trend e di iniziare a studiare e mettere in pratica percorsi di DIAGNOSI PRECOCE che possano intercettare i primi sintomi di malessere dei nostri amici a quattro zampe quando ancora le malattie possono essere prese per tempo e curate con successo.
Ed anche di fornire strumenti e servizi che possano RIDURRE SIGNIFICATIVAMENTE il costo delle cure veterinarie a carico delle famiglie che è oggi obbiettivamente TROPPO ELEVATO e DIFFICILMENTE SOSTENIBILE in un periodo prolungato di crisi economica e di recessione.
Oltre naturalmente a quello che è forse il punto più importante di tutti: cambiare la testa almeno delle giovani generazioni insegnando il rispetto per gli animali anche quando questi passano dall'essere dei simpatici cucciolotti giocherelloni a dei cani anziani e problematici ma che ci garantiscono, sino al loro ultimo giorno di vita, un AMORE ed una FEDELTA' difficilmente riscontrabile in qualsiasi essere umano!