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29/05/2026

Chi è poco attivo fisicamente in giovane età tende a rimanere meno attivo anche nelle fasi successive della vita. La letteratura scientifica descrive questo fenomeno come "tracking" dell'inattività: le abitudini motorie, o la loro assenza, tendono a consolidarsi nel tempo.

Questo ha una ricaduta concreta sulla salute a lungo termine. Livelli bassi di attività fisica sostenuti negli anni sono associati a un rischio aumentato di alcune condizioni croniche. Il periodo tra la tarda adolescenza e la prima età adulta è considerato una fase rilevante per la costruzione di abitudini motorie stabili, proprio perché è un momento di crescente autonomia in cui le scelte tendono a durare.
Per chi convive con una condizione muscoloscheletrica, dolore e limitazioni funzionali possono rendere più difficile mantenere o recuperare un livello di attività adeguato. Non si tratta di inseguire standard prestazionali, ma di trovare una forma di movimento sostenibile, compatibile con la propria situazione, e mantenerla nel tempo.

Da Rehability ogni percorso considera l'attività fisica come una componente clinica da valutare insieme agli altri elementi della salute, con obiettivi realistici e coerenti con le condizioni di ciascuna persona.
Per qualsiasi domanda, il nostro team è a tua disposizione. 💬



Corder K, Winpenny E, Love R, Brown HE, White M, van Sluijs E. Change in physical activity from adolescence to early adulthood: a systematic review and meta-analysis of longitudinal cohort studies. Br J Sports Med. 2019;53(8):496-503.

Chi è poco attivo fisicamente in giovane età tende a rimanere meno attivo anche nelle fasi successive della vita. La let...
29/05/2026

Chi è poco attivo fisicamente in giovane età tende a rimanere meno attivo anche nelle fasi successive della vita. La letteratura scientifica descrive questo fenomeno come "tracking" dell'inattività: le abitudini motorie, o la loro assenza, tendono a consolidarsi nel tempo.

Questo ha una ricaduta concreta sulla salute a lungo termine. Livelli bassi di attività fisica sostenuti negli anni sono associati a un rischio aumentato di alcune condizioni croniche. Il periodo tra la tarda adolescenza e la prima età adulta è considerato una fase rilevante per la costruzione di abitudini motorie stabili, proprio perché è un momento di crescente autonomia in cui le scelte tendono a durare.
Per chi convive con una condizione muscoloscheletrica, dolore e limitazioni funzionali possono rendere più difficile mantenere o recuperare un livello di attività adeguato. Non si tratta di inseguire standard prestazionali, ma di trovare una forma di movimento sostenibile, compatibile con la propria situazione, e mantenerla nel tempo.

Da Rehability ogni percorso considera l'attività fisica come una componente clinica da valutare insieme agli altri elementi della salute, con obiettivi realistici e coerenti con le condizioni di ciascuna persona.
Per qualsiasi domanda, il nostro team è a tua disposizione. 💬



Corder K, Winpenny E, Love R, Brown HE, White M, van Sluijs E. Change in physical activity from adolescence to early adulthood: a systematic review and meta-analysis of longitudinal cohort studies. Br J Sports Med. 2019;53(8):496-503.

22/05/2026

🫀 Sul sito Rehability è online un nuovo articolo dedicato alla riabilitazione cardiaca.

Dopo un infarto, un intervento al cuore, una procedura cardiologica o una diagnosi cardiovascolare, riprendere a muoversi può non essere semplice.

Camminare più a lungo, fare le scale o portare una borsa della spesa possono far comparire fiato corto, stanchezza, battito accelerato o insicurezza. A volte pesa anche la paura dello sforzo: il dubbio di fare troppo, di non riconoscere il limite, di mettere il cuore sotto stress.

La riabilitazione cardiaca serve a rendere questo passaggio più chiaro e graduale.

Non sostituisce il cardiologo, i controlli medici o la terapia farmacologica. Entra nel percorso quando il medico ha valutato la situazione clinica e ha dato indicazioni sulla ripresa dell’attività.

Nel blog parliamo di:

quando ha senso chiedere una valutazione fisioterapica;

quali sintomi monitorare durante la ripresa dell’attività;

quali segnali richiedono una valutazione medica senza rimandare;

perché l’esercizio deve essere adattato, controllato e progressivo;

come forza, resistenza, respirazione e fiducia nel movimento possono incidere sul recupero.

La diagnosi e la gestione dei sintomi cardiaci restano competenza medica. Dolore o oppressione al petto, svenimento, mancanza di respiro importante o improvvisa, palpitazioni nuove o intense, peggioramento rapido della tolleranza allo sforzo o gonfiore marcato alle gambe vanno riferiti al medico.

Quando il medico ha dato indicazioni sulla ripresa dell’attività, la fisioterapia può aiutare a costruire un percorso di movimento sostenibile: prudente rispetto alla condizione clinica, ma anche abbastanza mirato da favorire adattamenti reali nella vita quotidiana.

Sul sito trovi l’articolo completo: https://www.rehabme.it/2026/04/22/riabilitazione-cardiaca-tornare-a-muoversi/

🫀 Sul sito Rehability è online un nuovo articolo dedicato alla riabilitazione cardiaca.Dopo un infarto, un intervento al...
22/05/2026

🫀 Sul sito Rehability è online un nuovo articolo dedicato alla riabilitazione cardiaca.

Dopo un infarto, un intervento al cuore, una procedura cardiologica o una diagnosi cardiovascolare, riprendere a muoversi può non essere semplice.

Camminare più a lungo, fare le scale o portare una borsa della spesa possono far comparire fiato corto, stanchezza, battito accelerato o insicurezza. A volte pesa anche la paura dello sforzo: il dubbio di fare troppo, di non riconoscere il limite, di mettere il cuore sotto stress.

La riabilitazione cardiaca serve a rendere questo passaggio più chiaro e graduale.

Non sostituisce il cardiologo, i controlli medici o la terapia farmacologica. Entra nel percorso quando il medico ha valutato la situazione clinica e ha dato indicazioni sulla ripresa dell’attività.

Nel blog parliamo di:

quando ha senso chiedere una valutazione fisioterapica;

quali sintomi monitorare durante la ripresa dell’attività;

quali segnali richiedono una valutazione medica senza rimandare;

perché l’esercizio deve essere adattato, controllato e progressivo;

come forza, resistenza, respirazione e fiducia nel movimento possono incidere sul recupero.

La diagnosi e la gestione dei sintomi cardiaci restano competenza medica. Dolore o oppressione al petto, svenimento, mancanza di respiro importante o improvvisa, palpitazioni nuove o intense, peggioramento rapido della tolleranza allo sforzo o gonfiore marcato alle gambe vanno riferiti al medico.

Quando il medico ha dato indicazioni sulla ripresa dell’attività, la fisioterapia può aiutare a costruire un percorso di movimento sostenibile: prudente rispetto alla condizione clinica, ma anche abbastanza mirato da favorire adattamenti reali nella vita quotidiana.

Sul sito trovi l’articolo completo: https://www.rehabme.it/2026/04/22/riabilitazione-cardiaca-tornare-a-muoversi/

15/05/2026

Una meta-analisi pubblicata su Lancet Healthy Longevity nel 2024, 124 studi, oltre 230.000 adulti over 60, ha mostrato che l'attività fisica leggera non è associata a un rischio ridotto di sarcopenia.

La sarcopenia è la perdita progressiva di massa e forza muscolare che accompagna l'invecchiamento. Chi ne soffre ha più rischio di cadute, fratture e difficoltà nelle attività quotidiane.

Quello che fa la differenza è l'intensità: l'attività fisica moderata o vigorosa, che vuol dire sfidare un po' il corpo, non necessariamente correre, è l'unica a risultare protettiva nei dati.

Questo non significa che una passeggiata sia inutile. Significa che un percorso riabilitativo personalizzato, capace di calibrare tipo, intensità e progressione dell'esercizio, ha un valore che l'attività spontanea da sola non può sostituire.

Nel Percorso Geriatrico di Rehability lavoriamo esattamente su questo: costruire con te un programma di esercizio terapeutico adatto alla tua condizione, sicuro e progressivo.



Sánchez-Sánchez JL, He L, Morales JS, de Souto Barreto P, Jiménez-Pavón D, Carbonell-Baeza A, Casas-Herrero A, Gallardo-Gómez D, Lucia A, Del Pozo Cruz B, Valenzuela PL. Association of physical behaviours with sarcopenia in older adults: a systematic review and meta-analysis of observational studies. Lancet Healthy Longev. 2024;5(2):e108-e119. doi:10.1016/S2666-7568(23)00241-6

Una meta-analisi pubblicata su Lancet Healthy Longevity nel 2024, 124 studi, oltre 230.000 adulti over 60, ha mostrato c...
15/05/2026

Una meta-analisi pubblicata su Lancet Healthy Longevity nel 2024, 124 studi, oltre 230.000 adulti over 60, ha mostrato che l'attività fisica leggera non è associata a un rischio ridotto di sarcopenia.

La sarcopenia è la perdita progressiva di massa e forza muscolare che accompagna l'invecchiamento. Chi ne soffre ha più rischio di cadute, fratture e difficoltà nelle attività quotidiane.

Quello che fa la differenza è l'intensità: l'attività fisica moderata o vigorosa, che vuol dire sfidare un po' il corpo, non necessariamente correre, è l'unica a risultare protettiva nei dati.

Questo non significa che una passeggiata sia inutile. Significa che un percorso riabilitativo personalizzato, capace di calibrare tipo, intensità e progressione dell'esercizio, ha un valore che l'attività spontanea da sola non può sostituire.

Nel Percorso Geriatrico di Rehability lavoriamo esattamente su questo: costruire con te un programma di esercizio terapeutico adatto alla tua condizione, sicuro e progressivo.



Sánchez-Sánchez JL, He L, Morales JS, de Souto Barreto P, Jiménez-Pavón D, Carbonell-Baeza A, Casas-Herrero A, Gallardo-Gómez D, Lucia A, Del Pozo Cruz B, Valenzuela PL. Association of physical behaviours with sarcopenia in older adults: a systematic review and meta-analysis of observational studies. Lancet Healthy Longev. 2024;5(2):e108-e119. doi:10.1016/S2666-7568(23)00241-6

Si può convivere con una condizione cronica e continuare a prendersi cura della propria salute.Si può avere una diagnosi...
08/05/2026

Si può convivere con una condizione cronica e continuare a prendersi cura della propria salute.
Si può avere una diagnosi e stare bene.
E si può non averla, ma non sentirsi in salute.

L’idea che “salute” significhi solo “assenza di malattia” è ancora molto diffusa, ma è riduttiva. Perché la salute non è una variabile binaria, né un’etichetta clinica.

Nel caso di condizioni muscoloscheletriche come il dolore cronico o persistente, questa confusione può diventare un ostacolo reale.
Alcune persone si sentono in colpa per non stare “meglio” anche se hanno esami negativi. Altre si affidano solo ai risultati clinici, trascurando aspetti fondamentali del proprio benessere quotidiano.

La diagnosi serve, certo. Ma da sola non basta.
Serve un modello di cura capace di vedere anche le dimensioni psicologiche, sociali e culturali della vita con una patologia.
Serve un contesto in cui il professionista ascolti, spieghi, accompagni. E aiuti la persona a recuperare fiducia nella propria capacità di agire.

📍Da Rehability crediamo in una riabilitazione attiva, basata su evidenze e sulla possibilità concreta di stare meglio. Anche quando la guarigione non è un traguardo immediato.

📞 Il primo passo? Parlare con qualcuno che prenda sul serio quello che senti.



Engel GL. The need for a new medical model: a challenge for biomedicine. Science. 1977;196(4286):129-136. doi:10.1126/science.847460

Dopo il primo incontro, da cui sono emerse tante domande e tanto bisogno di confronto, abbiamo deciso di proporre un nuo...
28/04/2026

Dopo il primo incontro, da cui sono emerse tante domande e tanto bisogno di confronto, abbiamo deciso di proporre un nuovo appuntamento dedicato al benessere di addome e pavimento pelvico in gravidanza e nel post parto. 🌿

Questa volta ci sarà anche uno spazio specifico dedicato alla sessualità dopo il parto, insieme a una parte pratica di presa di coscienza e consapevolezza del pavimento pelvico.

Parleremo con chiarezza di temi che spesso restano sullo sfondo, come incontinenza, dolore, diastasi, prolassi, cicatrici e cambiamenti che possono riguardare il corpo e la vita intima dopo la nascita di un figlio.

L'incontro sarà condotto da Silvia Fumagalli, fisioterapista Rehability, e Bruna Scalabrin, sessuologa. 🤍

Sabato 16 maggio, ore 10.30
Al Villaggio asd
Via Felice Cavallotti 226, Sesto San Giovanni

Sarà disponibile anche il baby parking, per permetterti di partecipare con più serenità. 👶

Per informazioni e iscrizioni: +39 392 048 5449

24/04/2026

Dopo un ictus, le difficoltà di movimento al braccio e alla mano sono tra le conseguenze più comuni. Muovere le dita, portare un bicchiere, abbottonarsi la camicia: attività che sembrano automatiche possono diventare improvvisamente complesse.

Quello che la ricerca ci dice è che oltre la metà delle persone con questo tipo di difficoltà continua ad averle a distanza di mesi, anche anni, dall'evento. Non è una prognosi negativa: è un dato che aiuta a capire perché il percorso riabilitativo richiede tempo, continuità e un approccio costruito sulla persona. 🧠

Alcune terapie mostrano risultati promettenti: la terapia dello specchio, la pratica mentale (immaginare il movimento prima di eseguirlo), la realtà virtuale e la pratica ripetitiva di attività quotidiane con un numero adeguato di sessioni. Nessuna funziona allo stesso modo per tutti. La scelta dipende sempre da una valutazione clinica individuale.

Da Rehability lavoriamo partendo da qui: capire la persona, utilizzare le evidenze disponibili e costruire insieme un percorso che abbia senso per lei. 🤝

Se hai domande su questo percorso, scrivici.



Po***ck A et al. Interventions for improving upper limb function after stroke. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2014;(11):CD010820. DOI: 10.1002/14651858.CD010820.pub2.

Dopo un ictus, le difficoltà di movimento al braccio e alla mano sono tra le conseguenze più comuni. Muovere le dita, po...
24/04/2026

Dopo un ictus, le difficoltà di movimento al braccio e alla mano sono tra le conseguenze più comuni. Muovere le dita, portare un bicchiere, abbottonarsi la camicia: attività che sembrano automatiche possono diventare improvvisamente complesse.

Quello che la ricerca ci dice è che oltre la metà delle persone con questo tipo di difficoltà continua ad averle a distanza di mesi, anche anni, dall'evento. Non è una prognosi negativa: è un dato che aiuta a capire perché il percorso riabilitativo richiede tempo, continuità e un approccio costruito sulla persona. 🧠

Alcune terapie mostrano risultati promettenti: la terapia dello specchio, la pratica mentale (immaginare il movimento prima di eseguirlo), la realtà virtuale e la pratica ripetitiva di attività quotidiane con un numero adeguato di sessioni. Nessuna funziona allo stesso modo per tutti. La scelta dipende sempre da una valutazione clinica individuale.

Da Rehability lavoriamo partendo da qui: capire la persona, utilizzare le evidenze disponibili e costruire insieme un percorso che abbia senso per lei. 🤝

Se hai domande su questo percorso, scrivici.



Po***ck A et al. Interventions for improving upper limb function after stroke. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2014;(11):CD010820. DOI: 10.1002/14651858.CD010820.pub2.

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