24/08/2026
Le more lo sanno.
Le more lo sanno come si fa a sopravvivere in luoghi ostili, accaldati e deserti.
Loro sono una specie di miracolo della natura. Crescono libere dove gli pare, non hanno bisogno di cura e attenzione, ne di troppa acqua.
Sono belle le more, bellissime, cosí perfette nella loro composizione frammentata ma integra, come se sapessero di essere una e tante sin dalla nascita.
Cosí modeste e delicate, preziose, mica come le angurie che dicono "Eccoci qui, guardate come siamo rosse".
No.
Le more stanno appese ai loro grovigli spinati senza pretese.
E se qualcuno prova ad avvicinarsi meglio che faccia attenzione, perchè le spine sono dappertutto.
Non è facile avvicinarsi alle more.
Mica come le pesche, o le susine, tonde e facili da cogliere.
E come se le more ti dicessero: "Se vuoi avvicinarti armati di santa pazienza, di coraggio e di motivazione, altrimenti vai da un'altra parte".
E come ci assomigliano le more.
Alle nostre spine con le quali spesso costruiamo rovi inespugnabili e inaccessibili.
Alla bellezza che risiede li dentro e che soffochiamo per paura di essere feriti.
Ai frammenti che ci abitano e che spesso conosciamo e altre volte invece non vogliamo incontrare.
Delicati, fragili, spaventati, arroccati, diffidenti come le more.
Dolcissime sono.
Se solo si potessero cogliere piú facilmente.
Ma forse é proprio grazie all'attenzione che risiede nell'avvicinarsi con cautela e gentilezza ad esse che ci permette di scoprirne la vera anima, quel gesto che ci permette di raggiungere quella dolcezza, uno sciroppo fatato, una sorpresa inaspettata, lí nel caldo deserto dell'asfalto, la meraviglia.
A-more.
Cosí meravigliosamente belli e complessi come le more.
Buona fine estate🍇
Con Amore
-liberamarea-