Dott.ssa Stella Rita Rapino-Psicologa-Psicoterapeuta EMDR

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Dott.ssa Stella Rita Rapino-Psicologa-Psicoterapeuta EMDR psicoterapeuta cognitivo-comportamentale/practioner in EMDR

13/07/2026
20/06/2026

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi aderisce quest’anno per la prima volta al Roma Pride.

𝐂𝐎𝐒𝐈̀ 𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐒𝐄𝐈 rappresenta il diritto di ogni persona a essere riconosciuta, accolta e rispettata nella propria identità, nei propri affetti e nel proprio progetto di vita, senza stigma, discriminazioni o pregiudizi.

L’articolo 4 del Codice Deontologico degli Psicologi impegna la professione al rispetto della dignità, dell’autodeterminazione e dell’autonomia della persona, e al contrasto di ogni forma di discriminazione.

Per questo il 20 giugno saremo al Roma Pride per rappresentare nello spazio pubblico i diritti di ogni persona e i valori del nostro lavoro quotidiano: rispetto, ascolto, inclusione e tutela della dignità di ogni persona.

16/06/2026

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di prevenire, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a prevenire.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇
https://www.psy.it/femminicidio-che-cos-e-perche-si-chiama-cosi/

01/06/2026

Le interazioni con i chatbot di Intelligenza Artificiale possono influenzare il modo in cui percepiamo le relazioni umane?

Una recente ricerca condotta da Stanford University, in collaborazione con University of Oxford e UK AI Security Institute, ha approfondito il fenomeno della “sycophancy”: la tendenza di alcuni sistemi di IA ad assecondare costantemente l’utente, confermandone opinioni, emozioni e interpretazioni anche quando queste sono illogiche o oggettivamente errate. Dallo studio emerge come il dialogo prolungato con chatbot progettati per validare continuamente l’interlocutore possa modificare le aspettative nei confronti delle relazioni umane, facendo percepire il confronto con gli altri come più faticoso e meno soddisfacente.

Il rischio evidenziato dai ricercatori è che l’interazione con un’IA costantemente validante possa modificare le aspettative verso le relazioni umane, influenzando il modo in cui viviamo il confronto e la complessità delle interazioni sociali.

L'articolo completo 👉🏻 https://www.psy.it/cosa-succede-al-nostro-modo-di-interagire-con-gli-altri-quando-ci-abituiamo-a-dialogare-con-un-chatbot-di-intelligenza-artificiale/

27/05/2026

Trauma significa “ferita”: una ferita che può toccare il senso del sé.

Quando parliamo di trauma psicologico, parliamo di qualcosa che può modificare il modo in cui una persona percepisce sé stessa, gli altri, il mondo e le proprie certezze.

📄 Nell’intervista pubblicata da QN Salus, la nostra presidente Isabel Fernandez spiega come l’EMDR possa sostenere il naturale sistema di elaborazione che, davanti al trauma, può essersi bloccato.

Un tema ancora più importante quando parliamo di bambini: aiutare presto significa proteggere anche il futuro.

Grazie a Quotidiano Nazionale e QN Salus per lo spazio dedicatoci.

🔗 Leggi l’articolo completo:https://www.quotidiano.net/salute/intervista/cose-emdr-traumi-isabel-fernandez-4089238a

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06/04/2026

𝟲 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟮𝟬𝟬𝟵 𝗼𝗿𝗲 𝟯:𝟯𝟮 — 𝟲 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲

Una data che racchiude tutto ciò che è accaduto, tutto ciò che è stato ricostruito e tutto ciò che continua a vivere nella nostra memoria collettiva.

La quotidianità ha ripreso il suo corso, ma il 6 aprile rimane un giorno in cui fermarsi, ricordare e riconoscere la straordinaria capacità di rigenerarsi di una comunità.

Psicologhe e psicologi hanno lavorato, e continuano a lavorare, al fianco della comunità aquilana per restituire alle persone le proprie coordinate interiori. Un intervento volto a sostenere l'elaborazione del trauma, ad aiutare la ricostruzione dei legami e del senso di appartenenza, contribuendo a tessere nuovamente la trama sociale là dove l'evento critico aveva generato una profonda frattura.

Questo lavoro non si esaurisce nel ricordo di un giorno. La psicologia dell'emergenza ci insegna che la ricostruzione umana e psicologica ha tempi propri, intimi e complessi.

Accompagnare una comunità significa scegliere di esserci, anno dopo anno, rinnovando costantemente il significato del nostro operato, collaborando alla ricostruzione personale, economica e sociale ancora in essere.

Con il pensiero rivolto a chi non c'è più e la nostra più profonda vicinanza a tutti coloro che portano ancora con sé la memoria di quella notte.

27/03/2026

Una sentenza emessa a Los Angeles è destinata a incidere profondamente sul dibattito sulle piattaforme digitali: Google e Meta sono state ritenute responsabili nel favorire dinamiche di dipendenza dai social media tra i giovani.

«Segna un passaggio molto importante perché sposta per la prima volta il focus dalla responsabilità dei contenuti alla responsabilità del design delle piattaforme. Parliamo di sistemi che a livello cerebrale agiscono sui circuiti della ricompensa favorendo un uso ripetitivo e in alcuni casi anche problematico. Nei minori, che hanno evidentemente capacità di autoregolazione ancora in sviluppo, l'impatto può essere più forte e può associarsi ad ansia, ritiro sociale o sintomi depressivi», ha dichiarato ad Adnkronos Salute Valentina Di Mattei, referente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale del CNOP e Presidente dell’Ordine degli psicologi di Milano.

«Tuttavia, è importante sempre non semplificare: non esiste un rapporto automatico e lineare di causa-effetto tra sociale e patologia. La salute mentale è sempre il risultato di più fattori, che sono fattori personali, familiari e sociali. Quello che questa sentenza però introduce è un principio di responsabilità condivisa. Le piattaforme non sono più neutrali, ma sono degli ambienti che possono influenzare attivamente i comportamenti e questo apre un tema centrale anche in Europa: la necessità di regole chiare, trasparenza sugli algoritmi e una maggiore tutela soprattutto dei minori», ha concluso Valentina Di Mattei.

«Una sentenza che fa la storia, i colossi digitali rispondono dei danni alla salute mentale dei minorenni. Questo processo, definito ”bellwether”, era un caso pilota da cui dipendevano migliaia di cause simili. La giuria ha stabilito che il design delle piattaforme, dallo scorrimento infinito agli algoritmi che massimizzano il tempo di permanenza, è in grado di compromettere la salute mentale dei più giovani», ha aggiunto Luca Bernardelli, componente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale e dello Staff di presidenza Area Psicologia Digitale, IA e Nuove Tecnologie del CNOP.

Indirizzo

Via Canaccio N. 38
Vasto
66054

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 12:00
16:00 - 18:00

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