24/08/2026
Non è passato molto tempo da questa dis-umanità!
Per quasi un secolo, la Gran Bretagna continuò a mandare bambini nei camini pur sapendo che potevano morire. E la parte più sconvolgente è che esistevano già macchine capaci di sostituirli.
Nel 1840, un parlamentare britannico dichiarò di conoscere personalmente il caso di un bambino di appena quattro anni e mezzo ancora mandato nei condotti per pulirli.
Quattro anni e mezzo.
A quell'età il suo corpo aveva una caratteristica particolarmente utile per quel mestiere: era abbastanza piccolo da entrare dove un adulto non poteva.
Li chiamavano climbing boys.
Erano bambini, e talvolta bambine, provenienti spesso da famiglie povere, da ospizi o da istituzioni parrocchiali. Venivano affidati come apprendisti a un maestro spazzacamino e mandati nei condotti stretti e tortuosi delle abitazioni britanniche.
Con la crescita delle città e la diffusione del carbone, tra Seicento e Settecento le case si erano riempite di camini. Alcuni condotti erano così angusti e pieni di curve che un adulto semplicemente non poteva percorrerli.
Un bambino sì.
Si arrampicavano usando ginocchia, gomiti, schiena e piedi, mentre staccavano la fuliggine dalle pareti.
Potevano cadere, ustionarsi o rimanere incastrati.
E quando la paura li fermava, non sempre qualcuno li aiutava a uscire.
Le testimonianze dell'epoca raccontano anche di metodi brutali utilizzati per costringerli a proseguire: punture inferte dal basso e persino paglia accesa per spingerli a salire.
Non era una realtà nascosta.
Nel 1788 il Parlamento aveva già cercato di intervenire, stabilendo, tra le altre cose, che gli apprendisti non dovessero avere meno di otto anni.
La norma, però, venne largamente ignorata.
Passarono gli anni e nei camini continuarono a essere trovati bambini ancora più piccoli.
Nel frattempo era emersa anche un'altra conseguenza, destinata a entrare nella storia della medicina.
Nel 1775 il chirurgo Percivall Pott aveva osservato tra gli spazzacamini un'insolita frequenza di tumori dello scroto. Collegò la malattia alla prolungata esposizione alla fuliggine.
Quell'osservazione sarebbe diventata uno dei primi casi in cui venne stabilito con chiarezza un rapporto tra un'attività lavorativa, un'esposizione ambientale e il cancro.
Il problema, dunque, non era soltanto noto.
Era documentato.
E all'inizio dell'Ottocento esistevano ormai anche dispositivi meccanici per pulire i camini senza mandare un essere umano nei condotti.
La questione emerse più volte nelle indagini e nei dibattiti parlamentari. Le restrizioni furono rafforzate nel 1834. Nel 1840 una nuova legge vietò di impiegare persone sotto i 21 anni per arrampicarsi nei camini. Nel 1864 arrivò un altro intervento legislativo.
Ma una legge scritta sulla carta non significava necessariamente un bambino fuori da un camino.
La svolta arrivò soltanto dopo un'altra morte.
Nel 1875 George Brewster, un giovane spazzacamino, rimase intrappolato mentre puliva un camino al Fulbourn Hospital, vicino a Cambridge.
Morì.
Il suo caso riportò con forza la questione davanti al Parlamento e contribuì all'approvazione di norme molto più difficili da aggirare, con un sistema di licenze per gli spazzacamini e maggiori poteri affidati alla polizia per far rispettare la legge.
Erano trascorsi 87 anni dal primo intervento legislativo del 1788.
Quasi un secolo durante il quale la Gran Bretagna era stata consapevole del problema, ne aveva osservato le conseguenze e aveva persino sviluppato un'alternativa meccanica.
Ed è questo il dettaglio che rende la storia dei climbing boys ancora più difficile da dimenticare.
Non continuarono a mandare bambini nei camini perché mancasse un'alternativa.
Continuarono a farlo nonostante l'alternativa esistesse.
A volte il progresso non comincia quando inventiamo una macchina capace di sostituire una pratica disumana.
Comincia quando decidiamo finalmente di smettere di accettarla.