Dott.ssa Laura Silvia Stocchero

Dott.ssa Laura Silvia Stocchero Laurea in psicologia c/o università di Venezia (Iusve), psicoterapeuta

06/09/2026

I paragoni sono l’anticamera dell’infelicità.

Crescono confrontandosi continuamente con il risultato degli altri.

Crescono in un mondo che mostra continuamente il risultato e quasi mai tutto quello che lo ha costruito, e i social amplificano enormemente questo aspetto.

Vedono chi ce l’ha fatta, chi è arrivato, chi ha vinto, chi ha il corpo giusto, il voto giusto, il numero giusto, mentre rimangono molto più nascosti gli errori, le correzioni, il tempo, i cambi di strategia e tutto quello che serve per arrivarci.

Il rischio è che anche la fiducia inizi a funzionare nello stesso modo: "ce l’ho fatta quindi sono capace", "non ce l’ho fatta quindi non sono capace".

Per questo dobbiamo aiutarli a riconoscere anche quello che stanno costruendo mentre il risultato ancora non si vede, perché loro non sono i loro risultati, sono tutto quello che li ha portati a quel risultato.

Impara cosa succede nella loro testa e soprattutto COME fare, perché capire cambia il modo in cui agisci e il modo in cui agisci cambia la loro vita.

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Grandissimo Faber!
01/09/2026

Grandissimo Faber!

29/08/2026

Quali danni può fare davvero l’uso eccessivo del cellulare?

Ecco cosa succede al suo funzionamento quando lo usa così tanto e, soprattutto, cosa continua a succedere anche quando lo posa, perché lo schermo si spegne, il cervello no.

Un utilizzo eccessivo iperstimola per via di come sono strutturati gli algoritmi e può incidere sul sonno, sull’attenzione, sulla concentrazione, sui livelli di attivazione e di stress, e questi effetti non finiscono automaticamente nel momento in cui il cellulare viene messo sul tavolo. Un sonno alterato si porta dietro maggiore stanchezza e minore capacità attentiva il giorno dopo, una continua ricerca di stimoli rende più faticoso restare su attività lente e meno gratificanti, un sistema continuamente sollecitato fa più fatica a tornare a una condizione di regolazione.

C’è poi una parte che si vede meno finché non inizia a farsi sentire: il corpo. Tante ore con la testa proiettata in avanti, le spalle chiuse e il corpo fermo nelle stesse posizioni modificano tensioni, appoggi e organizzazione del movimento, con conseguenze anche sul sistema muscolo-scheletrico.

Questo è il pezzo che spesso perdiamo quando riduciamo tutto alla domanda «Quanto tempo può stare al telefono?».

Conta il tempo, certo, ma conta anche e soprattutto come lo usa, cosa guarda, con quale intensità viene stimolato e che cosa quel tipo di utilizzo continua a produrre nel suo funzionamento durante il resto della giornata (tutto questo non vale magicamente solo fino ai 18 anni. Anche il nostro cervello adulto non riceve l’immunità diplomatica davanti allo smartphone).

Capire cosa succede nella loro testa cambia il modo in cui leggi i loro comportamenti e sapere COME fare ti permette di intervenire in modo più efficace e nel momento più giusto.

Nella nostra newsletter, entriamo nella testa e nel funzionamento degli adolescenti nell’era digitale, per capire cosa succede, perché succede e soprattutto COME fare.

Lunedì alle 19 uscirà l'approfondimento completo nella newsletter di AdoleScienza, iscriviti dal link in bio oppure scrivi NEWSLETTER nei commenti e te la mandiamo noi.

Grazie 🤩!
28/08/2026

Grazie 🤩!

27/08/2026

Ci prepariamo per anni a costruire la nostra vita.
Studiamo, lavoriamo, cerchiamo un posto nel mondo. Costruiamo relazioni, una famiglia, una professione, un'immagine di noi stessi. Impariamo soprattutto ad andare avanti, possibilmente migliorando.

Ma nessuno ci insegna che, a un certo punto, andare avanti può significare qualcosa di completamente diverso.

Carl Gustav Jung lo racconta attraverso un'immagine bellissima: il corso del sole.

Il mattino della vita è ascendente. Il sole sale e noi con lui, dobbiamo formarci, affermarci, diventare qualcuno.

Poi arriva il mezzogiorno.

Il sole raggiunge lo zenit e continua il suo viaggio, ma cambia direzione. Jung usa un'antica parola greca, "enantiodromia", il movimento verso il proprio contrario.

Ed è qui che la vita si complica.

Non abbiamo semplicemente:

giovinezza - maturità -vecchiaia

ma:

costruzione dell'identità - crisi della forma costruita - trasformazione.

È in questo contesto che Jung scrive:

«Non possiamo vivere il pomeriggio della vita secondo il programma del mattino.»

Non sta semplicemente dicendo che bisogna accettare di invecchiare.
Sta dicendo che ciò che ci è servito per diventare quelli che siamo potrebbe non essere ciò che ci serve per continuare a vivere.

Il lavoro, l'ambizione, il riconoscimento, certi ideali, persino alcune immagini che abbiamo di noi stessi non erano necessariamente sbagliati. Appartenevano al mattino. Il problema comincia quando pretendiamo che valgano per sempre.

Jung fa allora un'osservazione che, quasi un secolo dopo, resta attuale, abbiamo scuole e università per preparare i giovani alla prima metà della vita. Ma dove sono le scuole per i quarantenni che dovrebbero prepararli alla seconda?

Forse è anche per questo che certe trasformazioni ci sembrano fallimenti.

Siamo stati educati a costruire noi stessi. Molto meno a capire quando è arrivato il momento di trasformare ciò che abbiamo costruito.✨

Non è passato molto tempo da questa dis-umanità!
24/08/2026

Non è passato molto tempo da questa dis-umanità!

Per quasi un secolo, la Gran Bretagna continuò a mandare bambini nei camini pur sapendo che potevano morire. E la parte più sconvolgente è che esistevano già macchine capaci di sostituirli.

Nel 1840, un parlamentare britannico dichiarò di conoscere personalmente il caso di un bambino di appena quattro anni e mezzo ancora mandato nei condotti per pulirli.

Quattro anni e mezzo.

A quell'età il suo corpo aveva una caratteristica particolarmente utile per quel mestiere: era abbastanza piccolo da entrare dove un adulto non poteva.

Li chiamavano climbing boys.

Erano bambini, e talvolta bambine, provenienti spesso da famiglie povere, da ospizi o da istituzioni parrocchiali. Venivano affidati come apprendisti a un maestro spazzacamino e mandati nei condotti stretti e tortuosi delle abitazioni britanniche.

Con la crescita delle città e la diffusione del carbone, tra Seicento e Settecento le case si erano riempite di camini. Alcuni condotti erano così angusti e pieni di curve che un adulto semplicemente non poteva percorrerli.

Un bambino sì.

Si arrampicavano usando ginocchia, gomiti, schiena e piedi, mentre staccavano la fuliggine dalle pareti.

Potevano cadere, ustionarsi o rimanere incastrati.

E quando la paura li fermava, non sempre qualcuno li aiutava a uscire.

Le testimonianze dell'epoca raccontano anche di metodi brutali utilizzati per costringerli a proseguire: punture inferte dal basso e persino paglia accesa per spingerli a salire.

Non era una realtà nascosta.

Nel 1788 il Parlamento aveva già cercato di intervenire, stabilendo, tra le altre cose, che gli apprendisti non dovessero avere meno di otto anni.

La norma, però, venne largamente ignorata.

Passarono gli anni e nei camini continuarono a essere trovati bambini ancora più piccoli.

Nel frattempo era emersa anche un'altra conseguenza, destinata a entrare nella storia della medicina.

Nel 1775 il chirurgo Percivall Pott aveva osservato tra gli spazzacamini un'insolita frequenza di tumori dello scroto. Collegò la malattia alla prolungata esposizione alla fuliggine.

Quell'osservazione sarebbe diventata uno dei primi casi in cui venne stabilito con chiarezza un rapporto tra un'attività lavorativa, un'esposizione ambientale e il cancro.

Il problema, dunque, non era soltanto noto.

Era documentato.

E all'inizio dell'Ottocento esistevano ormai anche dispositivi meccanici per pulire i camini senza mandare un essere umano nei condotti.

La questione emerse più volte nelle indagini e nei dibattiti parlamentari. Le restrizioni furono rafforzate nel 1834. Nel 1840 una nuova legge vietò di impiegare persone sotto i 21 anni per arrampicarsi nei camini. Nel 1864 arrivò un altro intervento legislativo.

Ma una legge scritta sulla carta non significava necessariamente un bambino fuori da un camino.

La svolta arrivò soltanto dopo un'altra morte.

Nel 1875 George Brewster, un giovane spazzacamino, rimase intrappolato mentre puliva un camino al Fulbourn Hospital, vicino a Cambridge.

Morì.

Il suo caso riportò con forza la questione davanti al Parlamento e contribuì all'approvazione di norme molto più difficili da aggirare, con un sistema di licenze per gli spazzacamini e maggiori poteri affidati alla polizia per far rispettare la legge.

Erano trascorsi 87 anni dal primo intervento legislativo del 1788.

Quasi un secolo durante il quale la Gran Bretagna era stata consapevole del problema, ne aveva osservato le conseguenze e aveva persino sviluppato un'alternativa meccanica.

Ed è questo il dettaglio che rende la storia dei climbing boys ancora più difficile da dimenticare.

Non continuarono a mandare bambini nei camini perché mancasse un'alternativa.

Continuarono a farlo nonostante l'alternativa esistesse.

A volte il progresso non comincia quando inventiamo una macchina capace di sostituire una pratica disumana.

Comincia quando decidiamo finalmente di smettere di accettarla.

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Vazzola
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