Francesco Sinatora Psicoterapeuta Psicosocioanalista

Francesco Sinatora Psicoterapeuta Psicosocioanalista .factory Supporto ai genitori per affrontare le sfide educative e personali.

📍 Psicoterapia a Padova & Online
👥 Supporto psicologico per adolescenti, adulti e team aziendali
📚 Prof. di Psicologia presso Unipd | Supervisore

Consulenze individuali per gestire ansia, stress, difficoltà emotive e relazionali. Supporto e ascolto per adolescenti che si trovano in crisi e difficoltà. Percorsi di gruppo su leadership e dinamiche relazionali. Contattami per una consulenza personalizzata.

26/08/2026

A settembre non devi migliorarti.

Forse il proposito più utile per la ripresa non è diventare più produttivi, più performanti o una versione migliore di noi stessi.
Forse è capire che valore diamo al nostro tempo.

Quanto tempo dedichiamo alle persone che contano?
Come lo dedichiamo?
Quanto ne lasciamo al lavoro?
E quanto spazio rimane per ciò che per noi ha davvero valore?

Anche la psicoterapia, in fondo, parte da qualcosa di apparentemente semplice: un’ora alla settimana in cui una persona può fermarsi e dedicare tempo a ciò che pensa, prova e sente.

Non necessariamente per “migliorarsi”.
Ma per comprendere meglio come sta vivendo la propria vita e le proprie relazioni.

Forse allora il punto non è lavorare continuamente su noi stessi, ma prenderci cura delle situazioni che hanno valore: gli affetti, la famiglia, le relazioni, il lavoro — e domandarci quanto del nostro tempo vogliamo davvero consegnare a ciascuna di queste cose.

Naturalmente poter scegliere come utilizzare il proprio tempo è anche un privilegio: per molte persone le condizioni economiche e lavorative restringono enormemente questa possibilità.

Ma quando un margine di scelta esiste, la domanda rimane:
a cosa stiamo dando il nostro tempo?





Perché oggi sembriamo tutti più ansiosi?L’ansia non è un fenomeno che può essere letto soltanto dentro l’individuo. Vivi...
23/08/2026

Perché oggi sembriamo tutti più ansiosi?

L’ansia non è un fenomeno che può essere letto soltanto dentro l’individuo. Viviamo in un contesto segnato da pressione prestazionale, instabilità, crisi climatiche, conflitti e incertezza rispetto al futuro. Anche questo entra nella vita psichica delle persone.

Ma parlare di ansia significa parlare di esperienze molto diverse tra loro: può essere generalizzata, legata a una situazione specifica, assumere la forma di una fobia oppure comparire nei normali passaggi della vita.

Per questo, in psicoterapia, l’ansia non viene considerata automaticamente come qualcosa da eliminare.

Può essere un sintomo sentinella: un segnale generico che va interrogato per comprenderne il significato all’interno della storia della persona e del contesto in cui vive.

L’ansia, inoltre, ha anche una funzione adattiva. Una certa quota aumenta l’attenzione e prepara a rispondere a ciò che accade. Diventa problematica quando è troppo intensa, persistente o limita significativamente la vita.

L’obiettivo terapeutico, quindi, non è necessariamente arrivare a “zero ansia” e nemmeno aiutare la persona ad adattarsi passivamente alla realtà.
È capire quale ansia può essere vissuta, quale necessita di essere trattata e che cosa quel sintomo sta comunicando.

Perché prima di chiedersi come far sparire l’ansia, può essere utile chiedersi: che significato ha questa ansia, per questa persona, in questo momento della sua vita?





19/08/2026

Il bisogno di controllo non parla di precisione. Parla di fiducia.

Ordine, programmazione, rituali, bisogno di sapere cosa accadrà: il controllo può dare l’impressione di proteggerci dall’imprevisto e dall’incertezza anche relazionale.

Ma quando diventa eccessivo, spesso racconta qualcosa di diverso: una difficoltà a fidarsi del fatto che, anche senza avere tutto sotto controllo, saremo comunque in grado di affrontare ciò che accade.

Il bisogno di controllo può riguardare la propria quotidianità, il lavoro, lo studio, ma anche le relazioni: controllare continuamente il partner, il telefono di un figlio, ogni possibile cambiamento o distanza.

Il punto non è imparare a “perdere il controllo”.
È riuscire a distinguere ciò che possiamo governare da ciò che inevitabilmente appartiene all’incertezza.

Perché quando tutta l’energia viene impiegata nel mantenere le cose ferme, rimane poco spazio per esplorare, cambiare, crescere.

E nelle relazioni il rischio è ancora più evidente: essere così impegnati a controllare il legame da non riuscire più a viverlo davvero.

Quanto spazio occupa il controllo nella tua vita?





Il disagio psicologico può essere un segnale importante da ascoltare. Ma non sempre indica che una situazione, una relaz...
16/08/2026

Il disagio psicologico può essere un segnale importante da ascoltare. Ma non sempre indica che una situazione, una relazione o una scelta ci stiano necessariamente danneggiando.

A volte emerge proprio quando qualcosa nel nostro modo abituale di funzionare non regge più come prima.
Mettere un limite può generare senso di colpa.
Cambiare posizione può far sentire soli.
Smettere di corrispondere alle aspettative degli altri può creare conflitto.

Rivedere l’immagine che abbiamo di noi stessi può destabilizzare.
Questo non significa che ogni sofferenza debba essere sopportata o interpretata come un’occasione di crescita.
Significa che il disagio, da solo, non ci dice ancora abbastanza.
Una parte importante del lavoro psicoterapeutico consiste proprio nel comprenderne il significato: distinguere ciò che ci sta facendo male da ciò che mette in crisi vecchi adattamenti, ruoli e modi di stare nelle relazioni che non riescono più a funzionare allo stesso modo.

Non sempre il primo obiettivo è eliminare ciò che sentiamo. A volte è capire che cosa si sta mettendo in movimento.





12/08/2026

Ci sono momenti in cui non serve capire. Serve sentire.
Viaggiare significa anche questo: uscire, per un po’, dalle abitudini che ci fanno credere che il nostro modo di vivere sia l’unico possibile.
Cambiare luoghi, ritmi, incontri e prospettive può ricordarci che esistono altri modi di stare nel tempo, nelle relazioni, persino dentro noi stessi.
E a volte basta questa distanza per accorgersi di quanto diamo per inevitabile ciò che, invece, è soltanto diventato familiare.
Non tutto deve essere immediatamente spiegato o trasformato. Alcune esperienze possono semplicemente attraversarci, lasciandoci qualcosa: una domanda, una sensazione, la possibilità di immaginare diversamente.
Anche la psicoterapia può essere uno spazio in cui riconoscere ciò che sentiamo e interrogarci su ciò che abbiamo imparato a considerare “normale”.
Perché la vita che conosciamo non è necessariamente l’unica vita possibile.





Il sé non si cura contro il noi. Si costruisce dentro il noi.“Mettere se stessi al centro” è una formula che rischia di ...
09/08/2026

Il sé non si cura contro il noi. Si costruisce dentro il noi.
“Mettere se stessi al centro” è una formula che rischia di essere fraintesa.
Non perché il sé non conti.
Conta moltissimo.

Ma la soggettivazione non avviene fuori dalla relazione. Non diventiamo noi stessi isolandoci da tutto, tagliando ogni legame, trasformando ogni limite in una prova di forza.

Il punto clinico è più complesso: non esiste una vera cura del sé senza una cura del noi.

Perché il sé si costruisce dentro relazioni che permettono di esistere, parlare, differenziarsi, entrare in conflitto, essere autentici senza perdere completamente il legame.

Oggi molte formule ci spingono a pensare in modo binario: egoismo o cura di sé, limite o rifiuto, libertà o appartenenza.

Ma la vita psichica non funziona così.

La terapia lavora anche su questa zona difficile: imparare a stare in relazione senza sparire, senza adattarsi sempre, ma anche senza pensare che ogni legame sia un ostacolo alla propria libertà.

La domanda non è solo: “Mi sto mettendo al centro?”
È anche: “Dentro quali relazioni posso esserci davvero?”





Guarire può sembrare un tradimento quando il dolore era il tuo modo di appartenere. Non perché la persona stia facendo q...
02/08/2026

Guarire può sembrare un tradimento quando il dolore era il tuo modo di appartenere. Non perché la persona stia facendo qualcosa di sbagliato, ma perché alcuni ruoli hanno garantito per anni appartenenza, riconoscimento e identità.

Essere quella che regge tutto.
Quella che si prende la colpa.
Quella che media.
Quella che non disturba.
Quella che salva.

Sono ruoli che possono far soffrire, ma che spesso hanno avuto anche una funzione: hanno permesso alla persona di stare dentro un sistema familiare o relazionale, di avere un posto, di sentirsi parte. Per questo “rompere lo schema” non è mai così semplice.
La terapia lavora anche sulla soggettivazione: la possibilità di non essere soltanto l’effetto della propria storia, dei ruoli appresi, delle aspettative familiari.
Non significa disconoscere tutto.
Non significa tagliare ogni legame.
Significa trovare una distanza più elastica: appartenere senza sparire, separarsi senza distruggere, tornare senza essere riassorbiti nello stesso ruolo.

La domanda clinica non è solo: “Come esco da questo schema?”
È anche: “In che modo questo schema mi ha sostenuto, e cosa rischio di perdere se smetto di abitarlo?”





29/07/2026

Un’infanzia complicata non crea automaticamente risorse.

In psicopatologia dello sviluppo si parla di fattori di rischio e fattori di protezione: indicatori di probabilità, non di certezza.

Ma il punto decisivo è un altro: cosa accade dopo, e soprattutto chi si incontra.

Tempi duri, anche molto duri, possono far emergere risorse inaspettate quando vengono socializzati, condivisi, attraversati dentro relazioni capaci di dare forma a ciò che è stato vissuto.

Il problema non è solo aver affrontato qualcosa di traumatico.
Il problema è restare soli davanti a qualcosa per cui non si hanno ancora forza e strumenti.





Il trauma non torna sempre come ricordo.Non sempre compare sotto forma di immagine, flashback o memoria precisa. A volte...
26/07/2026

Il trauma non torna sempre come ricordo.
Non sempre compare sotto forma di immagine, flashback o memoria precisa. A volte si ripresenta nel modo in cui una persona entra nei legami, anticipa il pericolo, si difende, si protegge.

È qui che il trauma non occupa solo la memoria, ma l’esperienza.

Può diventare una modalità relazionale: un modo di leggere l’altro, di temerlo, di rispondere prima ancora di capire cosa stia accadendo davvero. Questi condizionamenti possono rendere la persona prigioniera di dinamiche che si ripetono. E a volte la ripetizione entra anche nella relazione terapeutica, non come errore, ma come materiale clinico da osservare.

La terapia lavora sulla soggettivazione: la possibilità di non essere soltanto l’effetto della propria storia.

Non significa cancellare il passato.
Significa riconoscere dove il passato continua ad agire, dargli un nome, e iniziare a prendere posizione rispetto a ciò che si ripete.

Il trauma non rende liberi.
Un percorso di consapevolezza può aiutare a non esserne più soltanto prigionieri.





Il 17 Ottobre vi aspetto come docente a Milano per il nuovo appuntamento formativo AMARE E FARE - Una finestra sul Setti...
22/07/2026

Il 17 Ottobre vi aspetto come docente a Milano per il nuovo appuntamento formativo AMARE E FARE - Una finestra sul Setting.

Una giornata di formazione ECM per psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, professionisti del settore socio-sanitario, educativo e delle organizzazioni promossa da Ariele Psicoterapia, con il patrocinio di Coirag.

Insieme alla collega Giuliana Tonoli affronteremo il tema del setting terapeutico e delle sue implicazioni in una prospettiva psicosocioanalitica, con un approfondimento dei suoi fondamenti teorici e delle sue applicazioni nella pratica.
Il corso attraversa le basi teoriche e metodologiche dalla clinica psicosocioanalitica, utilizzando il dispositivo gruppale come parte dell’esperienza formativa.

Tutte le info qui sotto:
📍 COIRAG, sede di Milano
🗓 Sabato 17 ottobre 2026
🕘 9:00 - 17:30
🎓 11 crediti ECM
👥 18 posti disponibili
📝 Iscrizioni entro il 3 ottobre
Info e iscrizioni .psicoterapia
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