04/08/2026
Le immagini di durante una sessione di Sport Vision Training mi fanno riflettere, al di là del risultato.
Non perché lo Sport Vision Training non sia utile. Al contrario, rappresenta uno strumento importante per la preparazione dell’atleta.
Ma, da solo, non è sufficiente.
Nello sport moderno non vince chi vede meglio. Vince chi interpreta prima, decide meglio ed esegue più velocemente.
Per questo ritengo che lo Sport Vision Training non debba rappresentare il punto di partenza.
La performance visiva nasce dall’integrazione tra via dorsale (“where/how”) e via ventrale (“what”), in stretta connessione con i sistemi vestibolare, posturale, autonomico e respiratorio, oltre che con le reti fronto-parietali responsabili dell’attenzione selettiva, dell’inibizione della risposta, dell’anticipazione e del decision making basato su sport-specific cues.
Senza un assessment neurocognitivo preliminare, il rischio è allenare l’espressione della performance senza aver individuato il vero collo di bottiglia dell’elaborazione neurale.
Un altro aspetto fondamentale riguarda il timing.
Un protocollo neuropercettivo eseguito immediatamente prima della competizione può essere utile per alcuni atleti; per altri, invece, può aumentare il carico cognitivo e spostare l’attenzione verso il controllo della prestazione e del risultato, anziché favorire autoregolazione, automaticità e focalizzazione sul processo.
La preparazione neurale non può essere standardizzata.
La vera domanda non è se allenare la visione, ma quali circuiti neurali stiamo allenando, in quale momento della preparazione e con quale obiettivo.
È questa la differenza tra allenare gli occhi e allenare il cervello.
Per approfondire:
www.neuropotenziamento.com
www.neuropotenziamento.it
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