15/06/2026
Attenzione alla comunicazione verbale e non verbale
I segnali del tradimento
Dr Massimo Giusti
Il tradimento, nella maggior parte dei casi, non inizia in un letto.
Inizia in cucina. Un martedì sera qualunque.
E quasi sempre, nessuno dei due se ne accorge.
Ci hanno raccontato che il tradimento è un evento. Un fulmine.
Arriva una terza persona — più giovane, più bella, più libera — e distrugge una coppia che fino a quel momento funzionava.
Ed è una storia comoda, questa.
Perché ci permette di credere due cose: che il tradimento sia colpa di qualcuno che sta fuori dalla coppia, e che esistano segnali infallibili per accorgersene in tempo.
Il telefono nascosto.
Gli orari che non tornano.
Il profumo diverso.
Così passiamo il tempo a sorvegliare la porta d’ingresso, convinte che il pericolo entrerà da lì.
Ma la ricerca dice un’altra cosa. E fa più male.
John Gottman ha passato oltre quarant’anni a osservare le coppie nel suo laboratorio.
E ha scoperto che il tradimento non è un evento: è un processo.
Una scala che si scende un gradino alla volta, e il primo gradino non c’entra niente con il sesso.
Il primo gradino è un bid ignorato.
Un bid è una richiesta di connessione, minuscola:
“Guarda che tramonto.”
“Senti questa cosa che mi è successa oggi.”
“Che buffo questo video.”
Gottman ha misurato che nelle coppie che durano, il partner risponde a queste piccole richieste circa l’86% delle volte.
Nelle coppie che si rompono, il 33%.
Trentatré per cento.
Significa che due volte su tre, qualcuno parla e l’altro non alza gli occhi.
Shirley Glass — la ricercatrice che ha studiato l’infedeltà più a fondo di chiunque altro — lo descriveva con un’immagine:
muri e finestre.
In una coppia sana, c’è una finestra aperta tra i due partner e un muro verso l’esterno.
Il tradimento comincia quando questa architettura si inverte:
si alza un muro dentro casa, e si apre una finestra fuori.
Prima con le confidenze.
Poi con le lamentele sul partner.
Il corpo arriva per ultimo, quando ormai il trasloco emotivo è già avvenuto.
E Glass ha trovato un dato che fa cadere l’ultima difesa:
una parte significativa delle persone che tradiscono dichiarava di avere un matrimonio felice.
Non erano coppie distrutte. Erano coppie distratte.
Esther Perel aggiunge il pezzo finale, quello più scomodo:
spesso chi tradisce non sta cercando un’altra persona. Sta cercando un’altra versione di sé stesso.
Quella che esisteva prima dei mutui, dei genitori da accudire, dei figli da crescere, della logistica infinita.
Il tradimento, dice Perel, è meno una fuga dal partner e più una fuga da chi siamo diventati.
Allora torniamo in quella cucina, il martedì sera.
Lei sta caricando la lavastoviglie e dice:
“Oggi mia madre mi ha chiamata tre volte, non so più come fare.”
Lui è sul divano, col telefono in mano, e risponde:
“Mh.”
Nessun dramma. Nessuna lite. Nessun segnale che finirebbe in una lista di “sei segnali di tradimento”.
Ma in quel “mh” è appena successo qualcosa.
Un bid è caduto nel vuoto.
E se cade nel vuoto stasera, e domani, e per duecento sere — quella persona smetterà di lanciarlo.
Non per cattiveria.
Per economia emotiva.
E il giorno in cui un collega le chiederà:
“Com’è andata con tua madre?”
e la ascolterà davvero, con gli occhi alzati —
quella finestra si aprirà da sola.
Gottman lo chiama il momento dei confronti negativi:
quando inizi a paragonare, in silenzio, chi hai accanto a chi ti ascolta altrove.
È lì che il tradimento comincia.
Mesi prima di qualsiasi contatto.
Anni prima di qualsiasi segreto.
Quindi no, non ti serve controllare un telefono.
Ti serve controllare un’altra cosa, molto più difficile da guardare:
quante volte, questa settimana, avete alzato gli occhi quando l’altro parlava.
Perché il tradimento non entra dalla porta sbattendola.
Entra in punta di piedi, mentre siete occupati a tenere in piedi tutto il resto.
E la buona notizia — perché c’è una buona notizia — è che la stessa scala si può risalire.
Un gradino alla volta.
Un “mh” trasformato in uno sguardo.
Non serve salvare il matrimonio in un weekend.
Serve rispondere al prossimo bid.
Stasera, qualcuno in casa vostra dirà una cosa piccola e apparentemente inutile.
Alzate gli occhi.
È lì che si decide tutto.
Qual è il bid che lanci più spesso e che cade nel vuoto?
Scrivilo nei commenti.
A volte vederlo scritto è il primo passo per smettere di lanciarlo a vuoto.
Dr Massimo Giusti