13/07/2026
💥”DORA DA FREUD A LACAN. Elaborazioni “provocate” in Cartello”
Giornata Nazionale dei Cartelli SLPCf!
💥🧭𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐋𝐏𝐜𝐟! 𝐍𝐚𝐩𝐨𝐥𝐢 - 𝟏𝟎 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔.
𝑫𝒐𝒓𝒂, 𝒅𝒂 𝑭𝒓𝒆𝒖𝒅 𝒂 𝑳𝒂𝒄𝒂𝒏. 𝑬𝒍𝒂𝒃𝒐𝒓𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 “𝒑𝒓𝒐𝒗𝒐𝒄𝒂𝒕𝒆” 𝒊𝒏 𝒄𝒂𝒓𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐.
Lacan ci insegna che non c’è desiderio di sapere, anzi, c’è piuttosto un non volerne sapere di quello che è il nostro “impossibile da sopportare” vale a dire il nostro reale. Per questo, è necessario un “agente provocatore” che, come ci segnala Jacques-Alain Miller nel suo testo “Cinque variazioni sul tema della «elaborazione provocata»”[1], spinga a elaborare un sapere, il proprio, un sapere sempre non-tutto. Nell’analisi questo agente si manifesta attraverso il desiderio dell’analista nella forma del soggetto supposto sapere, nel cartello – “l’organo di base” della Scuola di Lacan – il Più-Uno del cartello, scelto dai quattro componenti del cartello, ha precisamente questa stessa funzione: provocare la produzione di un lavoro, di un’elaborazione il cui prodotto è un pezzo di sapere, un resto dell’elaborazione personale. In questo senso, a differenza del gruppo, il Più-Uno si aggiunge al cartello solo de-completandolo.
La struttura del cartello, infatti, si fonda sul discorso dell’isterica che, come Socrate, con i suoi interrogativi, le sue domande sempre insoddisfatte, buca il sapere-tutto, il sapere universitario e, se pensiamo alle prime isteriche ascoltate da Freud, anche il sapere della scienza. Questo è ciò che il lavoro in cartello permette: leggere e interrogare, a partire dalla propria posizione, ma non da soli, i testi di Freud e di Lacan. Questo è il cuore del lavoro di Scuola, che si fa destinataria dei prodotti scritti che ognuno, singolarmente, vorrà indirizzarle.
💥Invito a costruire Cartelli e a contribuire con uno scritto alla Giornata! (max. 5.000 battute spazi inclusi entro il 21 settembre 2026 al seguente indirizzo: [email protected])
✍🏻 “Forza. Mettetevi in molti, incollatevi insieme il tempo necessario per fare qualcosa
e poi dissolvetevi dopo per fare dell’altro.”
J. Lacan, Il signor A. [2]