12/09/2026
👉 Qualcosa sta cambiando nel modo in cui affrontiamo i disturbi dell’interazione intestino–cervello.
🔬Con Rome V, la Rome Foundation, una delle più importanti istituzioni al mondo riguardo lo studio dell'asse Intestino-Cervello, rafforza ulteriormente un punto fondamentale: i Disorders of Gut–Brain Interaction (DGBI), tra cui la sindrome dell’intestino irritabile, richiedono necessariamente una comprensione e una presa in carico realmente biopsicosociale e multidisciplinare.
📌Non si tratta più soltanto di identificare e trattare il sintomo gastrointestinale.
🔎Il nuovo framework integra fattori biologici, psicologici e sociali e riconosce il ruolo di interventi farmacologici, nutrizionali e comportamentali all’interno di uno stesso modello di cura.
🚩Per noi psicologi questo passaggio è particolarmente importante.
Se parliamo di Disorders of Gut–Brain Interaction, la dimensione psicologica non può essere considerata semplicemente qualcosa di accessorio, da prendere in considerazione quando gli esami sono negativi o quando il trattamento medico non è sufficiente.
La relazione tra intestino, cervello e la mente fa parte della natura stessa di questi disturbi.
➜Stress, sensibilità viscerale, sistema nervoso autonomo, processi cognitivi ed emotivi, immunità, microbiota e comportamento interagiscono all’interno di un sistema complesso e bidirezionale.
🚩Ed è proprio all’interno di questa evoluzione scientifica e clinica che si colloca la Psicogastroenterologia.
Un'area nella quale Psicologia, neuroscienze, fisiologia gastrointestinale, microbiota e immunologia iniziano sempre più a dialogare.
🌿È anche il paradigma sul quale ho costruito in questi anni la mia Masterclass di Psicogastroenterologia.
Non per trasformare lo psicologo in gastroenterologo, naturalmente.
Ma perché lo psicologo possa conoscere sempre meglio la biologia dei processi sui quali interviene.
🔬La Psicologia sta entrando sempre più nella scienza del gut–brain axis.
È importante essere preparati.