06/09/2024
🩺TRA LINEE ed BUONSENSO
Il valore dell’empatia ai tempi dell’Intelligenza artificiale
Il mondo della medicina è sempre più composto di linee.
Confini invisibili tracciati nell’aria.
Le scrivono Società scientifiche nazionali e internazionali e dettano linee di demarcazione, a volte nette, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Il mondo delle Linee Guida è un mondo che promette chiarezza di intenti. Un mondo che circonda il medico di un’area di sicurezza.
Abbandonata l’esperienza personale la consapevolezza di agire secondo delle linee guida ufficiali fa sentire protetti. Il il loro impatto, in termini anche di medico-legali, è sempre più rilevante. Difficile essere ritenuti colpevoli per un evento avverso se si è seguiti indicazioni e protocolli certificati.
Questa sicurezza e protezione promessa dalle “linee” rischia, però, di divenire anche una gabbia se il medico perde la propria individuale capacità di “leggere” il paziente. La “macchina” uomo non è un prodotto di “serie”. Ogni individuo è un piccolo universo indipendente.
In medicina si parla sempre di più di INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
Un’intelligenza artificiale evoluta potrà applicare ,per assurdo, le linee guida anche meglio un un essere umano. Potrà impararne migliaia in un attimo e applicarle, meccanicamente in un decimo di secondo. Una cartella informatizzata potrà notare in un centesimo di secondo un’eventuale interferenza tra due farmaci in un database di migliaia di farmaci e centinaia di migliaia di segnalazioni.
Eppure non temo che l’Intelligenza Artificiale ci sostituisca. Potrà affiancarci, aiutarci, non prendere il nostro posto.
Basti pensar a quei secondi in cui si apre la porta dello studio ed il paziente si affaccia per entrare.
Pochi secondi nei quali quel volto può essere letto come un libro. Ad una velocità quasi istantanea, inconsapevole. La capacità di leggere un volto è essenziale per un medico umano.
Da quel volto e dalle sue micro-espressioni si può capire se il paziente è sereno e sta bene (e dunque si può affrontare visita e colloquio con leggerezza), se al contrario preoccupazioni e timori lo stanno opprimendo (ed il colloquio dovrà essere paziente ed improntato soprattutto all’ascolto), se dietro un’apparente maschera di un sorriso si cela invece un malessere fisico che forse il pz cerca di nascondere anche a se stesso (ed il colloquio dovrà cercare per gradi di far emergere quel malessere).
Ricordo un mio maestro, una giornata in DEA a Novara di tanti, tanti anni fa. Ero al primo anno di specialità. Entrammo in sala visita chiamati per una consulenza cardiologica. Fu un attimo. Due secondi dall’ingresso. Il mio tutor si voltò verso di me e mi disse “insufficienza mitralica”. Non aveva nemmeno preso ancora il fonendoscopio. Non aveva visto esami. Aveva letto il viso del paziente. Ed aveva ragione (e un’intelligenza artificiale odierna non sarebbe potuta essere altrettanto veloce ed intuitiva).
Ecco perché spero che i giovani medici continuino ad esercitare l’arte di osservare e dialogare nella consapevolezza che le LINEE devono essere una GUIDA e non una GABBIA.
E’ l’empatia a rendere unico un rapporto medico/paziente. Quel seppure temporaneo incontro tra due anime che un processore non potrà, io credo, mai replicare.
Nota: Ho chiesto all'IA (Copilot- Microsoft) di immaginare, in astratto, il concetto di EMPATIA UMANA. Ho trovato il risultato sorprendente. Due anime che si sfiorano, ognuna con il proprio, personalissimo, universo di colori.