22/11/2023
Provo una sorta di disagio in questi giorni. Come un'ansia e un'irritazione, mi prende qualcosa alla gola , un pensiero che non riesce a materializzarsi. Dovrei espormi? Dire qualcosa?
Guardo con timore alla necessità di sostenere una tesi, di vibrare forte con una bandiera.
Dobbiamo definirci per parlare di ciò che sta accadendo? Ma poi, esattamente, cosa sta accadendo?
Io non voglio essere femminista, non voglio averne bisogno. Sento una leggera repulsione per parole quali femminicidio e patriarcato, per lo sdegno che si scatena nelle piazze, ai microfoni, sui palchi.
Che cosa sta succedendo, mi chiedo?
Vedo tante persone stare male di un male a volte scomposto, difficile da individuare, un male di cui vediamo segni e sintomi , di cui non comprendiamo le origini, che cerchiamo di semplificare e asportare con qualche soluzione dell'ultimo minuto.
Cosa sta succedendo?
Vedo bambini soli, bambini a cui a volte non vengono dati altro che attrezzi inutilizzabili o pericolosi per andare nel mondo, ragazzi evanescenti o feriti o persi, adulti fragili o rotti o tenuti insieme alla bell'e meglio, come viene, e vedo che non facciamo abbastanza, vedo che non investiamo nella salute psicologica, non investiamo nell'educazione civica, nei servizi per l'infanzia, nel sostegno alla genitorialita', nei luoghi dell'incontro, nelle politiche per il lavoro, nelle scuole.
Allora forse di questo vorrei parlare, con calma, per provare a capire che cosa sta succedendo davvero, cercando di non semplificare o ridurre, ma tentando di descrivere la contraddittoria complessità di questo modo sofferente, goffo, violento, intorpidito, sanguinante o assente di stare al mondo.