27/07/2026
Quante volte un paziente si spaventa dopo aver letto il referto della risonanza magnetica della spalla?
“Tendinopatia”, “lesione parziale della cuffia dei rotatori”, “degenerazione tendinea”…
Parole che spesso fanno pensare a un danno grave. Ma è davvero così?
Uno studio pubblicato su JAMA Internal Medicine ci invita a interpretare questi referti con maggiore equilibrio.
Analizzando le risonanze magnetiche di 602 adulti, i ricercatori hanno osservato che le alterazioni della cuffia dei rotatori sono estremamente comuni dopo i 40 anni, anche in persone che non avvertono alcun dolore. Complessivamente, il 99% dei partecipanti presentava almeno un’anomalia strutturale, dimostrando che esiste una correlazione molto debole tra ciò che mostra la risonanza e i sintomi realmente percepiti dal paziente.
In molti casi, tendinopatie e lesioni parziali rappresentano semplicemente normali cambiamenti legati all’invecchiamento dei tessuti e non sono necessariamente la causa del dolore.
Per questo motivo è fondamentale evitare conclusioni affrettate basate esclusivamente sulle immagini diagnostiche. La valutazione clinica, la storia del paziente e l’esame obiettivo restano gli strumenti più importanti per individuare la causa dei sintomi e scegliere il trattamento più appropriato.
La buona notizia è che la maggior parte delle forme degenerative della cuffia dei rotatori risponde efficacemente a un percorso conservativo, basato su esercizio terapeutico, fisioterapia e recupero della funzione, senza ricorrere alla chirurgia.
📌 Il messaggio è semplice: non bisogna curare una risonanza magnetica di spalla, ma una persona con un problema di spalla.
Per chi desidera approfondire, consigliamo la lettura dell’articolo originale.
Riferimento
Ibounig T, Järvinen TLN, Raatikainen S, et al. Incidental Rotator Cuff Abnormalities on Magnetic Resonance Imaging. JAMA Internal Medicine. 2026;186(4):406-414. doi:10.1001/jamainternmed.2025.7903