Dott.ssa Cecilia Russo - studio di psicoanalisi relazionale

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Dott.ssa Cecilia Russo - studio di psicoanalisi relazionale Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Cecilia Russo - studio di psicoanalisi relazionale, Psicologo, Via Augusto Caperle 60, Verona.

Psicologa e psicoterapeuta ad indirizzo psicoanalitico relazionale, analista didatta, mi occupo di sostegno e terapia per adulti e adolescenti, di supporto alla genitorialità, e seguo gli psicologi specializzandi in percorsi di analisi didattica.

19/08/2026

Riporto una lettera molto bella della psicologa e scrittrice Gretchen Schmelzer, una lettera simbolica che un figlio adolescente vorrebbe scrivere ai propri genitori se avesse gli strumenti per poterlo fare, e che potrebbe aiutare i genitori in questa fase delicata e difficile per tutta la famiglia.

“Caro Genitore,
questa è la lettera che vorrei poterti scrivere.
Di questa battaglia in cui siamo, ora. Ne ho bisogno. Io ho bisogno di questa lotta. Non te lo posso dire perché non ho le parole per farlo e in ogni caso non avrebbe senso quello che direi. Ma, sappi, che ho bisogno di questa lotta. Ne ho bisogno disperatamente.
Ora ho bisogno di odiarti, e ho bisogno che tu sopravviva a questo odio. Ho bisogno che tu sopravviva al mio odiarti, e al tuo odiare me. Ho bisogno di questo conflitto, anche se, nello stesso momento, pure io lo detesto. Non importa nemmeno su cosa stiamo a litigare: sull’ora di rientro a casa, sui compiti, i panni sporchi, sulla mia stanza incasinata, sull’uscire, sul restare a casa, sull’andare via di casa, vivere in famiglia, fidanzato, fidanzata, sul non avere amici, o sull’avere cattivi amici. Non ha importanza. Ho bisogno di litigare con te su queste cose e ho bisogno che tu lo faccia con me.
Ho disperatamente bisogno che tu mantenga l’altro capo della corda. Che lo mantenga forte mentre io strattono l’altro capo dalla mia parte, mentre cerco di trovare appigli e punti d’appoggio per vivere questo mondo nuovo in cui mi sento dentro. Prima sapevo chi io fossi, chi fossi tu, chi fossimo noi. Ma ora, non lo so più. In questo momento sono alla ricerca dei miei confini e a volte riesco a trovarli solo quando tiro questa fune con te. Quando spingo tutto quello che conoscevo al suo limite. In quel momento io mi sento di esistere, e per un minuto riesco a respirare. E lo so che ti manca quel dolcissimo bambino che ero. Lo so, perché quel bambino manca anche a me e a volte questa nostalgia è quello che rende tutto così doloroso in questo momento.
Io ho bisogno di questa lotta e ho bisogno di vedere che i miei sentimenti, non importa quanto tremendi o esagerati siano, non distruggeranno né me e né te. Ho bisogno che tu mi ami anche quando sono il peggiore, anche quando può sembrare che io non ti ami. In questo momento ho bisogno che tu ami te stesso e me, che tu ci ami entrambi e per conto di tutti e due. Lo so che fa schifo essere antipatici e avere l’etichetta di “ragazzo cattivo”. Anche io provo la stessa cosa dentro, ma ho bisogno che tu la tolleri e che ti faccia aiutare da altri adulti a farlo. Perché io non posso farlo in questo momento. Se vuoi stare insieme ai tuoi amici adulti e fare un “gruppo di auto-mutuo-aiuto-per-sopravvivere-al-tuo-adolescente”, fa’ pure. O parlare di me alle mie spalle, non mi importa. Solo ti chiedo di non rinunciare a me, di non rinunciare a questo conflitto. Io ne ho bisogno.
Questa battaglia con te mi insegnerà che la mia ombra non è più grande della mia luce. Questo conflitto mi insegnerà che i sentimenti negativi non significano la fine di una relazione. Questo è il conflitto che mi insegnerà come ascoltare me stesso, anche quando questo potrebbe deludere gli altri.
E questa battaglia particolare, finirà. Come ogni tempesta, sarà spazzata via. E io dimenticherò, e tu dimenticherai. E poi tornerà di nuovo. E allora io avrò bisogno che tu regga la corda ancora. Avrò bisogno di questo ancora per anni.
Lo so che non c’è nulla di intrinsecamente soddisfacente in questa situazione per te. Lo so che probabilmente non ti ringrazierò mai per questo, o neanche riconoscertelo. Anzi probabilmente ti criticherò per tutto questo duro lavoro. Sembrerà come se niente che tu faccia sia mai abbastanza per me. Eppure, mi affido interamente alla tua capacità di restare in questa battaglia. Non importa quanto io polemizzi, non importa quanto io mi lamenti. Non importa quanto io mi chiuda in silenzio.
Per favore, resta dall’altro capo della fune. Sappi che stai facendo il lavoro più importante che qualcuno possa mai fare per me in questo momento.
Con amore, il tuo teenager.”

14/08/2026

Rispondere a un neonato non lo vizia.

Gli insegna regolazione.

Per anni molti genitori si sono sentiti dire: “Se lo prendi sempre in braccio, lo abitui male”. Ma nei primi mesi un neonato non piange per manipolare. Piange perché il pianto è il suo principale sistema di comunicazione.

Fame, sonno, dolore, bisogno di contatto, sovraccarico: il bambino non ha ancora gli strumenti cognitivi ed emotivi per calmarsi da solo in modo stabile.

All’inizio, la regolazione arriva dall’esterno.

Quando un adulto risponde con sufficiente continuità, il sistema nervoso del bambino impara una sequenza fondamentale: sento disagio, qualcuno arriva, la tensione può scendere.

Questo non costruisce dipendenza.

Costruisce prevedibilità.

La ricerca sull’attaccamento mostra che la sensibilità del caregiver, soprattutto nei momenti di stress, è associata a maggiore sicurezza relazionale. E la sicurezza non blocca l’autonomia: la prepara.

Un bambino esplora meglio quando sa di poter tornare a una base sicura.

In uno studio randomizzato, i neonati portati di più durante la giornata piangevano e si agitavano meno.

Il punto non è rispondere perfettamente a ogni suono.

Il punto è essere, nel tempo, abbastanza disponibili, abbastanza calmi, abbastanza presenti.

Non stai “cedendo”.
Stai insegnando al cervello che il disagio non è infinito.

La dipendenza non si crea con la presenza affidabile.
Si crea quando il bambino deve lottare da solo troppo presto.

Non è vizio.
È sicurezza che diventa autonomia.

👉 Segui per scoprire altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
Hunziker, 1986, Increased Carrying Reduces Infant Crying: A Randomized Controlled Trial, Pediatrics.
Charpak, 2017, Twenty-year Follow-up of Kangaroo Mother Care Versus Traditional Care, Pediatrics.
Leerkes, 2011, Maternal Sensitivity During Distressing Tasks: A Unique Predictor of Attachment Security, Infant Behavior and Development.
Gunnar, 2009, Early Experience and the Development of Stress Reactivity and Regulation in Children, Neuroscience & Biobehavioral Reviews.
Bolton, 2021, Infant social interactions and brain development: A systematic review, Neuroscience & Biobehavioral Reviews.

12/08/2026
Si informa che lo studio sarà chiuso per la pausa estiva a partire da lunedì 27 luglio e riaprirà lunedì 24 agosto.Sarà ...
15/07/2026

Si informa che lo studio sarà chiuso per la pausa estiva a partire da lunedì 27 luglio e riaprirà lunedì 24 agosto.
Sarà comunque possibile fissare un appuntamento scrivendo un messaggio o un Whatsapp al numero 349/4472613 a cui risponderò appena possibile.

26/05/2026

Una delle risposte più difficili da dare.

Adulto è colui che ha curato le ferite della propria infanzia, riaprendole per vedere se ci sono cancrene in atto, guardandole in faccia, non nascondendo il bambino ferito che è stato, ma rispettandolo profondamente riconoscendone la verità dei sentimenti passati, che se non ascoltati diventano, presenti, futuri, eterni. Adulto è colui che smette di cercare i propri genitori ovunque, e ciò che loro non hanno saputo o potuto dare. È qualcuno che non cerca compiacimento, rapporti privilegiati, amore incondizionato, senso per la propria esistenze nel partner, nei figli, nei colleghi, negli amici. Adulto è colui che non crea transfer costanti, vivendo in un perpetuo e doloroso gioco di ruolo in cui cerca di portare dentro gli altri, a volte trascinandoli per i capelli. Adulto è chi si assume le proprie responsabilità, ma non quelle come timbrare il cartellino, pagare le bollette o rifare i letti e le lavatrici. Ma le responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni, delle proprie paure e delle proprie fragilità. Responsabile è chi prende la propria vita in carico, senza più attribuire colpe alla crisi, al governo ladro, al sindaco che scalda la poltrona, alla società malata, ai piccioni che portano le malattie e all’insegnante delle elementari che era frustrata e le puzzava il fiato. Sembrano adulti ma non lo sono affatto… Ciò che separa il bambino dall’adulto, è la consapevolezza. Ciò che separa l’illusione dalla consapevolezza è la capacità di sostenere l’onda d’urto della deflagrazione del dolore accumulato. Ciò che rimane dopo che il dolore è uscito è amore, empatia, accettazione e leggerezza. Non si giunge alla felicità attraverso la menzogna. Non si può fingere di non aver vissuto la propria infanzia. Non si può essere adulti se nessuno ha visto il bambino che siamo stati, noi per primi.

Emily Mignanelli

Lei lo fa egregiamente

23/04/2026

In psicoterapia, un aumento del dolore percepito non indica di per sé un peggioramento, ma l’ingresso in una fase di contatto più autentico con la propria esperienza emotiva. 🧩

Quando la persona smette di evitare ciò che prova, tornano a emergere emozioni che per molto tempo erano state messe da parte per riuscire a far fronte alle difficoltà. 🌊

Questo passaggio può generare un incremento temporaneo della sofferenza, che non va interpretato come un fallimento del processo, bensì come un segnale che si sta lavorando su ciò che realmente necessita di essere elaborato. 🔍
Attraversare il dolore significa permettersi di riconoscere e nominare ciò che è stato taciuto, tollerare l’attivazione emotiva e riorganizzare il proprio vissuto in un contesto relazionale sicuro. 🤝
È proprio la presenza del terapeuta a rendere possibile questo, senza che la persona ricada nelle difese che in passato si erano rese necessarie. 🛟

Il dolore che emerge non è un ostacolo alla cura, ma una parte della cura stessa: indica dove si trovano le ferite, quali bisogni sono rimasti insoddisfatti e quali schemi relazionali continuano a ripetersi. 🌱
Solo attraversando le ferite è possibile trasformare la sofferenza in comprensione e la comprensione in cambiamento. 🔄

La psicoterapia, quindi, non mira a eliminare il dolore, ma a creare le condizioni perché possa essere riconosciuto, compreso e trasformato. È attraverso questo lavoro di contatto e rielaborazione che la persona costruisce un benessere più solido, radicato nella consapevolezza e non nell’evitamento. ✨

Tanti auguri di Buona Pasqua!
03/04/2026

Tanti auguri di Buona Pasqua!

Indirizzo

Via Augusto Caperle 60
Verona
37132

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393494472613

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