12/05/2026
LA PESCA E LE CAMPAGNE ELETTORALI A VIAREGGIO
Assistendo alla campagna elettorale attualmente in corso a Viareggio, abbiamo notato, nella gran parte dei programmi elettorali, l'assenza di un programma per la PESCA.
Viareggio, attualmente, nonostante la crisi che ha colpito il settore, (dovuto principalmente alle politiche europee e nazionali e alla emergenza internazionale) rappresenta la più grande marineria peschereccia della Toscana: 2 circuizioni, 35 imbarcazioni a strascico un centinaio di piccola pesca artigianale.
Grandi investimenti sono stati fatti sulla nostra Darsena: il nuovo mercato ittico, la riqualifazione dei magazzini, la messa in sicurezza degli ormeggi, il sistema antincendio e le nuove utenze. Tutti lavori finanziati, in gran parte, con fondi pubblici dedicati alla pesca.
Il settore ha contribuito a realizzare progetti ambientali:
Isolem, promosso da Sea ambiente, che ha permesso la realizzazione di 2 isole ecologiche per la raccolta dei rifiuti in mare (primo comune in Toscana a realizzare questo servizio quando ancora la Legge Salvamare era un embrione)
Collaborazione con Marevivo per sostituire cassette polistirolo e quelle di plastica reciclabili
Vispo, bando promosso dal Ministero dell'ambiente, dove Viareggio è arrivata 4^ in graduatoria a livello nazionale. e che ha visto coinvolti i ragazzi e ele ragazze degi istituti tecnici superiori per la realizzazione di comunicazione sul Santuario dei Cetacei
e tanti altri ancora...
Come settore coinvolgiamo direttamente oltre 200 persone , più tutto l'indotto che va dalla ristorazione alla gdo, dalla cantieristica agli artigiani specializzati.
Eppure per gran parche della politica non esistiamo, non facciamo parte della città e della sua economia.
Non siamo parte della Darsena.
Non siamo identitari per Viareggio (figuriamoci per la Versilia)
Ma davvero siamo capaci di immaginarci Viareggio senza la pesca?
Per certi versi sembra di essere tornati indietro di 20 anni, quando sui tavoli politici, il nostro settore era visto esclusivamente come un ostacolo allo sviluppo della nautica.
Eppure abbiamo dato tanto alla città: abbiamo permesso lo sblocco di uno dei punti fondamentali del Piano Regolatore Portuale attraverso l'apertura del nuovo mercato ittico e lo svincolo del vecchio.
L'invito è alle candidate e ai candidati di queste amministrative, perchè non si torni indietro a quando la pesca era vista come un problema e non come una opportunità, perchè tutte le economie contribuiscono a fare grande la nostra città, anche quelle che non ci piacciono.
Mario Tobino - Sulla Spiaggia al di là del molo-
Erano quattrocento e per secoli rimasero dello stesso numero. I primi viareggini furono loro, e si attaccarono a quel suolo.
La storia di Viareggio per secoli è stata di quattrocento. Vivevano di una pesca rudimentale, fatta con barche leggere, reti tessute in casa dalle donne, vivevano coltivando quella terra tempestata di malaria, coltivando tra l’una e l’altra pozza un moggio di grano, i frutti dell’orto. La furia del libeccio si alternava al silenzio dei numerosi giorni sereni.
Quattrocento i primi viareggini. Per sei secoli furono unici spettatori dello scintillante sole dell’estate, della primavera molle di sensualità, di sogni impossibili, di inverni dove i suoni si facevano puri quali il metallo, rarefatto dal tempo, colpito da una perla.
[…] Per sei secoli tra loro se ne stanno e a ogni generazione più arditi su quelle barchette; il vecchio aggiunge un consiglio derivato dalle esperienze, e ci si avventura un poco più in là, si conosce meglio la bolina, il lasco, quali le giuste chiglie per quella spiaggia.
Vivevano come in un’isola. Nasce di lì, da quel nucleo, da secoli felici, la dolce anarchia. Nelle storie delle città vicine, Pisa, Lucca, Firenze, Pistoia, Siena, Prato, non vedo che tradimenti, brama di denaro, superbia, uccisioni, esilio dei più grandi cittadini. A Viareggio vissero puri per sei secoli.
E a testimonianza che quei quattrocento non erano degli ottusi o dei bruti, fecero una chiesetta, una capanna, ma quanto graziosa, linda di rosarii, di pure tramontane, la Santissima Annunziata, che c’è ancora, sotto il cavalcavia, nascosta da cento anonimi muti, un fiore solitario, nato tra le dune, e come doveva essere bella quando l’alba era appena sorta in quella limpidezza di spiaggia, le onde la lambivano.
I viareggini furono quattrocento, liberi, anarchici, ignoti, fanciulli. La Santissima Annunziata se la costruirono con i pesci, ogni grano di calce era perché il Signore ne aveva attaccato uno all’amo, ogni mattone perché ne aveva condotto nella rete una piccola frotta.