Studio Pomi, psicologia e sessuologia

Studio Pomi, psicologia e sessuologia Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Studio Pomi, psicologia e sessuologia, Psicologo, Viale Ambrogio Fusinieri 16, Vicenza.

In quella panchina, all’ombra, immersa nel verde con qualche insetto che infastidisce la vista e l’aria che a tratti si ...
05/05/2026

In quella panchina, all’ombra, immersa nel verde con qualche insetto che infastidisce la vista e l’aria che a tratti si fa più pungente, c’è stato almeno una volta ognuno di noi.

Lì, nella solitudine, in quella profonda e necessaria. A riflettere, a rimuginare, a sentire, ad ascoltare.
Quel momento in cui tutto sembra caduto a pezzi. Aspettative, sogni, desideri.

Ma in quella panchina, con lo sguardo in alto, finalmente trovi la forza di guardare in faccia la realtà: non riesci a rialzarti. Le gambe fanno male, i piedi sembrano incollati per terra, la schiena dolorante non riesce a lasciare l’appoggio.

In quella panchina ci siamo seduti tutti, almeno una volta.
Tutti. Prima o poi.

E chiunque si siederà in quella panchina, anche tu, saprà che l’unica cosa da fare è chiedere aiuto.
Ripescherai ogni risorsa, il poco ossigeno che rimane e troverai chi ti aiuterà ad alzarti persona nuova.

Arriva un momento durante la terapia, in cui sembra di aver incasinato tutto, che il tempo passato non abbia “fatto nien...
06/04/2026

Arriva un momento durante la terapia, in cui sembra di aver incasinato tutto, che il tempo passato non abbia “fatto niente” e che sia stato tutto inutile.

Quello, proprio quell’esatto momento, sarà ed è il momento più importante del percorso. Quello che ci grida in faccia che siamo arrivati ad un punto profondo, pauroso, fondamentale. E che dobbiamo guardarci dentro per poter ri-sorgere. Per poter rialzarci.
Si pensa spesso che andare in terapia voglia dire trovare qualcuno che con la bacchetta magica risolva ogni cosa, magari 20, 30, 40 anni di questioni ignorate o “autocurate”.

L’immagine di quell’esatto momento di cui vi parlavo prima è questa: quando state sistemando una stanza, avete rivoltato tutto; armadio, cassetti, scatoloni, tirato giù i quadri perfino. E guardate dalla soglia della stanza, seduti per terra, magari fate una foto e pensate: “oddio, c’è più casinò di prima. Non ne uscirò più!” . Invece è il momento di svolta: da lì, con gli ultimi sforzi e fatiche, ogni cosa trova il suo posto.

Pian piano vi rialzate da terra, risorgete, e la stanza ha una luce nuova, inedita. Avete attraversato il dolore.

Buona Pasqua, buone re-surrezioni.
Che sia l’occasione per decidere di intraprendere quel percorso di autodeterminazione che vi porterà a rialzarvi❤️

Cosa succede se per tanto tempo, magari anni, perdi il contatto fisico con gli altri o con qualcuno?Cosa succede se per ...
01/04/2026

Cosa succede se per tanto tempo, magari anni, perdi il contatto fisico con gli altri o con qualcuno?

Cosa succede se per tanto tempo il sesso non è presente nella vita di coppia?

Cosa succede se per lungo tempo, sei solo o sola e nessuno ti accarezza o abbraccia o tocca?

Quella solitudine del corpo così profondamente dolorosa che neghiamo e facciamo fatica a riconoscere, perché la maschera della vita sociale ci vede impegnati in infinite relazioni di amicizia.

Che peró non sono quell’intimità che desideriamo.

E allora quella mancanza sembra diventi parte della nostra identità, quella solitudine di intimità il carattere visibile a chiunque, come una lettera scarlatta. Che non ne saremmo più capaci a costruire un legame. Che non accadrà mai. Che tutti se ne accorgeranno un giorno e saremo come quell’unico pezzo di terra con meno tulipani dove nessuno vuole farsi la foto: non visto, non desiderato.

È un lavoro lungo, quello per ricostruire la stima di sè, il de-siderio sopito, negato. Riconoscere le fragilità e la sofferenza.

Per poi riaprirsi ad un futuro di nuove intimità, che arrivano. Sempre. Sbocciano poi all’improvviso, insieme a noi.

Questo post è per mia mamma, che ancora non sa rispondere alla domanda “che lavoro fa Elisabetta”?Ed è anche un per me, ...
28/03/2026

Questo post è per mia mamma, che ancora non sa rispondere alla domanda “che lavoro fa Elisabetta”?

Ed è anche un per me, per ricordarmi la strada fino a qui.

Ma soprattutto per te, che non mi conosci e vuoi sapere che colori, che formazione e che storia ha la tua psicologa. Perché bisogna sceglierla con consapevolezza.

Le domande di questi ultimi giorni.Che riempiono la stanza e che si portano fuori dalla porta. Rimbalzano, rimbombano, t...
25/03/2026

Le domande di questi ultimi giorni.

Che riempiono la stanza e che si portano fuori dalla porta. Rimbalzano, rimbombano, tartassano, assillano.

Domande che non trovano risposta.
Risposte che aprono altre domande.
Domande così profonde che non hanno risposta.
Ma quanto fa male.

Quanto fa bene condividerle ad alta voce, in un luogo sicuro. Senza giudizio. Senza fretta. A qualcuno che ci ascolta.

I vostri figli I vostri figli non sono figli vostri.Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.E...
19/03/2026

I vostri figli

I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.
Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.
E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.

Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.
Perché essi hanno i propri pensieri.

Potete offrire dimora ai loro corpi, ma non alle loro anime.
Perché le loro anime abitano la casa del domani, che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di essere simili a loro, ma non cercare di renderli simili a voi.
Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.

Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.
L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché le Sue frecce vadano veloci e lontane.

Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell’Arciere.
Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l’arco che sta saldo.

Ancora di stereotipi e falsi miti ne esistono infiniti. Quella frase nella seconda immagine l’ho sentita tante volte pro...
18/03/2026

Ancora di stereotipi e falsi miti ne esistono infiniti. Quella frase nella seconda immagine l’ho sentita tante volte pronunciare dai miei giovani (o meno giovani di quello che possiate pensare!).

Performance. Un gioco di aspettative, idealizzazione e fretta.

In realtà come si può vedere dall’ultima immagine, è tutto un gran casino. L’ho fatta non per spiegare, quello lo facciamo in altre sedi. Qui, sui social, mi piacerebbe far sentire il gran casinò che si può provare a pensare alla sessualità.

Una cosa possiamo dirla però: dopo un orgasmo, un rapporto molto piacevole, una forte connessione intima, entra in gioco una dimensioni fisica e biologica, quella degli ormoni. E il loro drastico ed a volte improvviso calo, può farci sentire stremati, sconnessi, con un forte bisogno di solitudine perché no? Senza togliere intensità al momento vissuto.

Il sesso non è matematica, 1+1 non fa 2.

C’è un gusto dolce amaro che si sente se si resta ad ascoltare, dopo aver realizzato dopo tanto tempo un sogno.La dolcez...
17/03/2026

C’è un gusto dolce amaro che si sente se si resta ad ascoltare, dopo aver realizzato dopo tanto tempo un sogno.

La dolcezza dei sacrifici, dei sorrisi di chi ha faticato con te, della vista e del panorama, della lentezza.
Camminavo l’altra sera con mia mamma e mentre stavo rientrando dal cancello mi sono girata a dirle una frase così vera che ha spiazzato ogni cellula del mio corpo
“Non c’è nulla di più che io possa desiderare ora per quanto riguarda il mio lavoro”.
Era il mio sogno da bambina, ci ho messo sei anni di università, quattro di specializzazione in sessuologia e tre (ancora manca l’ultimo) di scuola di psicoterapia. Eccoci qui, 13 anni dopo, nel mio studio.

C’è l’amaro, poi. Quello che senti quando finalmente realizzi un sogno.

Torno da qualche mese di pausa, eppure incontrerò già tanti dei miei cari pazienti in questi giorni, altri nelle prossime settimane.

Questo lavoro è fatto di parole, ne rubo alcune tra quelle che ho ricevuto durante questa pausa

“Insieme abbiamo fatto luce”.

Qui c’è un luogo nuovo di luce, per i bui. E di buio se c’è troppa luce.

Stamattina mi capita il video di  (lo trovate nelle storie) sulla mancata estensione del congedi di paternità obbligator...
25/02/2026

Stamattina mi capita il video di (lo trovate nelle storie) sulla mancata estensione del congedi di paternità obbligatorio. Mi assalgono rabbia e tristezza perché ripenso a quello che ho vissuto.

Sapevi di questa proposta di estendere il congedo di paternità obbligatorio?

Un parto difficilissimo, con complicazioni fisiche e psicologiche. Un post parto lento e doloroso.

Non sarei riuscita ad uscire da quei giorni e a ritrovare ossigeno senza la presenza costante, silenziosa e preziosa di mio marito. Che ha la fortuna di lavorare in un luogo che comprende l’uragano del diventare genitori ed ha concesso molto più di ciò che precede la legge. Che è il minimo, anche meno!

Quando si diventa genitori, spesso, ci si sente soli. La solitudine è alimentata da una società che non riconosce la genitorialità come una responsabilità anche di chi legifera. È difficile parlare di calo della natalità, senza interrogarsi seriamente su ciò che non funziona.

Di questi argomenti mi capita spessissimo di parlarne con le coppie giovani in studio e con i ragazzi in classe.
Il rischio è quello di sentirsi così soli in questa scelta, da abbandonarsi ad una realtà che si percepisce inevitabile. Percepire la genitorialità come un’impresa impossibile.

Ho fatto un passo enorme, qualche tempo fa l’avrei chiamata una pazzia.Qualche giorno fa ho firmato il contratto per uno...
19/02/2026

Ho fatto un passo enorme, qualche tempo fa l’avrei chiamata una pazzia.

Qualche giorno fa ho firmato il contratto per uno studio nuovo che sto pensando e progettando, finalmente, come voglio io.

Il setting, cioè lo spazio e il luogo “sacro” nel quale si svolgono le sedute è per me una parte essenziale del percorso. I miei pazienti lo sanno quanto ci sia cura: nelle luci, nel profumo, nelle sedie, nel silenzio o nel rumore.

Una volta l’avrei chiamata pazzia perché è un passo coraggioso e qualche anno fa scambiavo spesso il coraggio con la pazzia. Rientrare dalla maternità, con qualche mese di lavoro fermo, può significare dover ricostruire. Ma questa volta, questo passo, lo chiamo per quello che è: un passo coraggioso, di autodeterminazione e autoaffermazione. Un passo che vuol dire che dopo tanti anni di studio, posso e devo concedermi fiducia.

Mi è mancato il mio lavoro in studio. Ho portato nel cuore e nei miei pensieri i miei pazienti in questi mesi di assenza fisica.

Tra poche settimane riaprirò lo studio e sarà tutto diverso, dentro e fuori di me. Anche questo è setting! Chi siamo e quello che portiamo come esseri umani, evolve e muta con lo scorrere delle nostre vite.

Ed è quasi sempre terapeutico riconoscere l’umanità di chi ci accompagna nella terapia.

Le passeggiate post parto lungo le strade del quartiere in cui vivo, sono state per me vitali nelle prime settimane post...
14/02/2026

Le passeggiate post parto lungo le strade del quartiere in cui vivo, sono state per me vitali nelle prime settimane post parto.

In compagnia di qualcuno o da sola, sono state un modo per riprendere contatto. Con il mondo, dopo giorni impegnativi in ospedale. Con me stessa, mentre tutto di me evolveva. Con la terra, quando la testa volava ovunque tranne che nel qui ed ora.

Camminare nel mio quartiere e d’intorni si è però rivelata un’impresa davvero ardua e impervia: marciapiedi inesistenti, sporcizia ovunque, buche, macchine che sostano dove dovrebbero passare i pedoni, lavori che bloccano gli attraversamenti pedonali, … insomma, ho dovuto cominciare a guardare per terra per evitare di pestare con le ruote qualcosa di spiacevole o di non finire con la carrozzina sotto sopra o per strada.

Così ha riflettuto anche a questo aspetto dei miei privilegi. Ne ho tanti e ne sono sempre stata consapevole. È importante esserlo.
Alcuni dei miei tanti privilegi, è sempre stato quello di VEDERE dove stavo mettendo i piedi, di SENTIRE se qualche macchina si avvicinava nelle strade senza marciapiedi, di CAMMINARE e agevolmente spostarmi su e giù, cambiando velocemente lato della strada senza anche senza le passerelle di discesa accessibili.

La consapevolezza del privilegio! Fino ad ora ci ho riflettuto tanto ma averne esperienza è tutta un’altra storia.

Eppure sembrerebbe così semplice: raccogliere gli escrementi, sistemare e segnalare le buche nei marciapiedi, parcheggiare altruisticamente e rispettando gli altri esseri umani, mettere una passerella in più, …

Eppure, i privilegi spesso non si vedono finché non ci capita di perderli.

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