Dott.ssa Alice Maffeo Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Alice Maffeo Psicologa-Psicoterapeuta Relazioni, emozioni e vita vera. Un viaggio per riconoscerti in ciò che senti. Qui e ora.

Qualche settimana fa ero a Budapest, una città meravigliosa famosa anche per le sue terme.La cosa che ho apprezzato di p...
31/07/2026

Qualche settimana fa ero a Budapest, una città meravigliosa famosa anche per le sue terme.

La cosa che ho apprezzato di più, oltre alla bellezza della città, è stato lasciare il telefono nell’armadietto e concedermi qualche ora completamente offline.

Niente foto. Niente video. Niente contenuti da creare.

Solo il tempo di esserci.

In quel momento mi sono resa conto di quanto siamo abituati a documentare, condividere e raccontare ogni esperienza quasi mentre la stiamo vivendo. E di quanto, invece, possa essere rigenerante fermarsi semplicemente ad abitare un momento.

Per questo, nelle prossime settimane, anche questo profilo si prenderà una pausa.

Perché credo che il riposo abbia un valore prezioso. Abbiamo bisogno di spazi in cui rallentare, ricaricare le energie e lasciare che le cose sedimentino, senza la fretta di trasformarle subito in qualcosa da pubblicare.

Quindi per qualche settimana ci saranno meno contenuti, meno notifiche e più vita vissuta lontano dagli schermi.

Ci rivediamo presto, con nuove idee, nuove riflessioni e qualche energia in più.

Perché anche la pausa fa parte del percorso. 🤍

29/07/2026

Grazie ai reel “fix my millenial brain” di ho avuto modo di fare una riflessione sullo sguardo che abbiamo sui nostri corpi. Riguardando infatti alcune attrici di film e serie TV degli anni ’90 e 2000 mi sono resa conto di come molte di loro venivano raccontate come “grasse”, ma avessero dei corpi assolutamente nella media.

Eppure quello sguardo ci ha accompagnate mentre costruivamo l’immagine di noi stesse.

La percezione del corpo non nasce nel vuoto. Si costruisce attraverso le parole che ascoltiamo, i modelli che vediamo, i personaggi con cui cresciamo.

Per questo, anche se oggi sappiamo razionalmente che certi standard erano irrealistici, emotivamente possono continuare ad abitare il nostro modo di guardarci allo specchio.

Non sempre il problema è il corpo che abbiamo.

A volte è lo sguardo che abbiamo imparato a rivolgergli.

E cambiare quello sguardo può essere un processo molto più profondo di qualsiasi dieta.

In viaggio scopriamo spesso cose che ci sembrano assurde, strane o incomprensibili.Una colazione con il pesce.Una sauna ...
27/07/2026

In viaggio scopriamo spesso cose che ci sembrano assurde, strane o incomprensibili.

Una colazione con il pesce.
Una sauna senza costume.
Mangiare con le mani.

Eppure, per milioni di persone, queste cose sono semplicemente la normalità.

La cosa curiosa è che vale anche il contrario: molte delle abitudini che consideriamo “normali” possono apparire bizzarre agli occhi di qualcun altro.

Spesso giudichiamo partendo dal nostro punto di vista, dimenticando che ogni persona cresce dentro una cultura, una storia e un contesto diversi.

L’empatia nasce proprio qui: nel riconoscere che ciò che per noi è ovvio non è universale.

E che provare a guardare il mondo con gli occhi di qualcun altro può insegnarci molto più di quanto immaginiamo.

Quale di queste abitudini ti ha sorpreso di più?

Da bambina pensavo che Mulan mi avesse insegnato il coraggio.Da adulta credo che mi abbia insegnato qualcosa di ancora p...
23/07/2026

Da bambina pensavo che Mulan mi avesse insegnato il coraggio.
Da adulta credo che mi abbia insegnato qualcosa di ancora più difficile.

E cioè l’importanza di accorgersi che il ruolo che gli altri hanno immaginato per noi non ci assomiglia.
E decidere di deludere le loro aspettative per trovare noi stessi.

A volte non sappiamo ancora chi siamo.
Ma sentiamo chiaramente chi non siamo.
E forse è proprio da lì che inizia il percorso per diventare davvero noi stessi.

Quale personaggio della tua infanzia hai rivalutato crescendo?

E se la realtà fosse più gentile delle tue paure?A volte la nostra mente, quando dobbiamo affrontare una nuova sfida, ci...
21/07/2026

E se la realtà fosse più gentile delle tue paure?

A volte la nostra mente, quando dobbiamo affrontare una nuova sfida, ci racconta la storia peggiore possibile.

Ci fa immaginare che falliremo, che qualcosa andrà storto, che perderemo tutto.

È il suo modo di proteggerci: se il colpo arriverà, pensa di renderlo meno doloroso preparandoci in anticipo.

Però ci fa vivere quella sconfitta come se fosse già avvenuta, anche se forse non arriverà mai, rubandoci energia, fiducia e possibilità.

E allora, quando la mente chiede continuamente:

“E se andasse male?”

Forse possiamo trovare il coraggio di rispondere:

“E se andasse bene?”

In questi giorni il caso del gioielliere Mario Roggero ha acceso un forte dibattito.Al di là delle opinioni sulla vicend...
20/07/2026

In questi giorni il caso del gioielliere Mario Roggero ha acceso un forte dibattito.

Al di là delle opinioni sulla vicenda e delle questioni giudiziarie, mi ha colpito la difficoltà che abbiamo nel distinguere una spiegazione da una giustificazione.

Se da un lato possiamo comprendere la paura, lo shock, la rabbia o la disperazione che una persona prova in una determinata situazione, non significa automaticamente considerare giusta qualsiasi azione ne derivi.

E questa confusione la ritroviamo anche nella vita di tutti i giorni.
“Ho reagito così perché ero stressato.”
“È il caldo.”
“È stato un periodo difficile.”
“Sono gli ormoni.”
Certo, spiegare un comportamento è importante: ci aiuta a capire cosa è successo, quali emozioni erano in gioco, quali bisogni o ferite si sono attivati.

Ma la spiegazione non cancella le conseguenze.
Perchè le persone non vivono le nostre intenzioni, vivono il modo in cui le trattiamo.

Ed è qui che entra in gioco il tema della responsabilità.
Cioè quando smettiamo di cercare qualcosa che ci assolva e iniziamo a chiederci cosa fare, la prossima volta, con ciò che abbiamo capito di noi stessi.

16/07/2026

Ma chi l’ha detto che bisogna sempre uscire dalla zona di comfort?

Sembra che oggi ci venga ripetuto continuamente che per crescere dobbiamo fare sempre qualcosa di nuovo: provare sport diversi, accumulare esperienze, cambiare lavoro, conoscere nuove persone, lasciare relazioni che non ci stimolano più.
Come se la crescita fosse una fuga costante da tutto ciò che ci è familiare.

Ma siamo sicuri che il problema sia la zona di comfort?

Una zona di comfort può essere tante cose:
può essere il luogo in cui ti senti al sicuro, dove hai costruito relazioni significative, abitudini che ti fanno stare bene e una vita che senti tua.
E se stai bene lì, senza paura di ciò che c’è fuori, non c’è nessuna legge che ti obblighi ad andartene.
Non c’è niente di sbagliato nel restare in un posto che ti fa stare bene.
Il problema nasce quando quella zona diventa una prigione.

Quando non rimani perché lo scegli, ma perché tutto il resto ti spaventa.
Quando eviti ogni novità, ogni possibilità, ogni cambiamento, non perché non li desideri, ma perché li percepisci come troppo pericolosi.
In quel caso, forse, fare un passo fuori può aiutarti a scoprire che sei più capace di quanto credi.

Ma vedi la differenza?

La questione non è uscire dalla zona di comfort a tutti i costi.
La questione è poter scegliere.
Restare perché ti fa stare bene è una scelta.
Restare perché hai paura di muoverti è un’altra cosa.
Perchè crescere vuol dire saper che puoi uscire dalla tua zona di comfort quando vuoi, senza sentirti obbligato a farlo.

13/07/2026

La paura ha una funzione preziosa: proteggerci.

Il problema è che il nostro cervello non distingue sempre tra ciò che è pericoloso e ciò che è semplicemente difficile, incerto o doloroso.

Così finiamo per evitare conversazioni importanti.
Non esprimerci.
Non mettere confini.
Non fare quel passo che desideriamo da tempo.

Perché una parte di noi sta cercando di proteggerci da qualcosa che teme.

Ma la paura non è il nemico.

Come tutte le emozioni, prova a comunicarci qualcosa.

La domanda è: il rischio che stai evitando oggi minaccia davvero la tua sicurezza o soltanto la possibilità di soffrire?

Perché a volte ciò che ci spaventa di più è ciò che potremmo perdere se provassimo.

Qual è una paura che ultimamente ti sta limitando?

09/07/2026

Non è raro che una persona arrivi in terapia dicendo:

“La mia infanzia è stata normale. La mia adolescenza anche. Andava tutto bene.”

E poi, tornando con calma a quegli anni, iniziano ad affiorare ricordi che raccontano qualcosa di diverso.

Le canzoni ascoltate in loop perché sembravano descrivere esattamente ciò che si provava. La sensazione di essere diversi dagli altri. Le ore passate chiusi nella propria camera, cercando di isolarsi dal mondo. La convinzione di non potersi fidare davvero di nessuno raccontando ciò che si aveva dentro.

A volte emergono anche episodi più dolorosi, liquidati per anni come semplici “ragazzate” o minimizzati perché sembravano normali.

E allora, nella stanza di terapia, spesso si parte proprio da lì.

Dal dare finalmente spazio e voce a quella parte di te bambina o adolescente che forse non è stata vista, ascoltata o compresa quanto avrebbe avuto bisogno.

Perché la cura non inizia proprio quando qualcuno, per la prima volta, prende sul serio ciò che hai vissuto.

E tu, qual era la canzone che ascoltavi in loop quando ti sentitivi incompreso?

Da bambina guardavo Sailor Moon per le battaglie, le trasformazioni e i poteri magici.Da adulta mi accorgo che ciò che m...
08/07/2026

Da bambina guardavo Sailor Moon per le battaglie, le trasformazioni e i poteri magici.
Da adulta mi accorgo che ciò che mi è rimasto davvero è altro.

Bunny era ben lontana dall’eroina perfetta: era goffa, emotiva, impulsiva. Eppure trovava sempre il modo di restare in contatto con la propria umanità, persino quando si trovava davanti qualcuno che le stava facendo del male.

Crescendo impariamo a difenderci, a riconoscere ciò che ci ferisce e a mettere confini più chiari. Ed è importante.
Ma a volte rischiamo di dimenticare una domanda altrettanto importante: cosa c’è dietro il comportamento di una persona?

Comprendere non significa giustificare.
Avere empatia non significa accettare tutto.
E mettere dei limiti non esclude la possibilità di vedere l’umanità dell’altro.

Forse è anche per questo che alcune storie continuano a parlarci molti anni dopo averle viste per la prima volta.

Quale cartone della tua infanzia ti ha lasciato un insegnamento che hai compreso davvero solo da adulto?

Indirizzo

Vigevano
27029

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 10:00 - 13:00

Telefono

+393387628700

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Alice Maffeo Psicologa-Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare