Dott.ssa Ilenia Longo - Psicologa

Dott.ssa Ilenia Longo - Psicologa 𝐏𝐒𝐈𝐂𝐎𝐓𝐄𝐑𝐀𝐏𝐄𝐔𝐓𝐀 𝐂𝐁𝐓

Età evolutiva
Adulti
Sostegno alla genitorialità
Valutazioni e training

𝘍𝘰𝘶𝘯𝘥𝘦𝘳: ILcentro

Psicologa attualmente iscritta alla scuola quadriennale di specializzazione in psicoterapia "Accademia di Scienze Cognitivo Comportamentali di Calabria - ASCOC". Sono amante della pratica clinica, dalla ricerca alla terapia riabilitativa. Nel corso degli anni mi sono confrontata con realtà molto diverse tra loro. Le aree di interesse di cui mi occupo prevalentemente sono: Supporto psicologico; Val

utazione Psicodiagnostica; Diagnosi, valutazione e training dei disturbi dello sviluppo e psicopatologia dello sviluppo; Orientamento scolastico e professionale; Parent Training; Alto Potenziale Cognitivo e Plusdotazione; Attività Assistita con gli Animali;

• Responsabile area psicodiagnostica del Centro di Valutazione Einstein;

• Responsabile area minori DivergenteMente;

Nell'aprile 2021 ho ricevuto l'incarico fiduciario di "esperto in pari opportunità" dal Sindaco della mia Città al fine di supportare l'attività amministrativa. Sono socia e segreteria regionale della SIPEM - Società Italiana di Psicologia dell'emergenza. Sono socia in PLP - "Psicologi Liberi Professionisti" delegazione Calabria.

Al mare. Tre ragazzini sotto lo stesso ombrellone. In silenzio. Ognuno con il cellulare in mano.La scena potrebbe sembra...
15/07/2026

Al mare.

Tre ragazzini sotto lo stesso ombrellone. In silenzio. Ognuno con il cellulare in mano.

La scena potrebbe sembrare normale. E forse lo è diventata.

Ma mi chiedo cosa succeda a una mente che, anche davanti al mare, fatica a restare nel momento presente. Cosa accada quando ogni attimo di vuoto viene riempito da uno schermo, quando la noia non ha più il tempo di trasformarsi in immaginazione, creatività o relazione.

La noia è uno spazio psicologico prezioso. È lì che il cervello inizia a creare, a osservare, a cercare l'altro, a conoscersi.

Se ogni silenzio viene occupato da uno schermo, rischiamo di allenare i ragazzi a sfuggire a tutto ciò che non stimola immediatamente. Anche alle emozioni.

Forse il problema non è il cellulare.

Forse la domanda è un'altra.. i nostri figli stanno ancora imparando a stare con se stessi e con gli altri, oppure hanno imparato solo a non annoiarsi mai?

"È vicino a casa.""Mi è comodo con gli orari.""Così riesco a lavorare tranquillo."Sono motivazioni comprensibili. Da gen...
08/07/2026

"È vicino a casa."
"Mi è comodo con gli orari."
"Così riesco a lavorare tranquillo."

Sono motivazioni comprensibili. Da genitori, la praticità conta. Eccome.

Ma un centro estivo non è solo il luogo in cui i bambini trascorrono il tempo mentre noi siamo impegnati. È un contesto educativo.

È lì che imparano a stare con gli altri, a gestire piccoli conflitti, a sentirsi parte di un gruppo, a sperimentare autonomie, a mettersi in gioco, a costruire fiducia in sé stessi. Ogni esperienza, ogni adulto che incontrano, ogni relazione lascia un segno.

Per questo la scelta di un centro estivo merita la stessa attenzione con cui sceglieremmo una scuola. Chiediamoci quali valori trasmette, quale idea di bambino porta avanti, come vengono accolte le emozioni, quanto spazio viene dato alla crescita di ciascuno e non solo all'intrattenimento.

Ogni contesto educativo esterno alla famiglia diventa un prolungamento di ciò che ogni giorno cerchiamo di costruire a casa: educazione, cura, rispetto, autonomia e fiducia.

Scegliete bene. Non state semplicemente scegliendo dove lasciare i vostri figli per qualche ora.

State scegliendo chi, insieme a voi, contribuirà a farli crescere.

27/06/2026

Che terapeuta voglio essere, quando chiudo quella porta e resto sola con un paziente?

Sono capace di guardare la bambina che sono stata e dirle che, nonostante tutto, ce l'abbiamo fatta?

Sono capace di guardare la sofferenza di chi ho davanti e fargli sentire che vedo davvero quanto sta provando?

Saprà il mio sguardo dire "ci sono", prima ancora delle parole?

Queste sono alcune delle domande che mi hanno accompagnata in questi giorni.

Anche quest'anno sono stata a Bressanone per la Summer School. Ogni anno penso di andare per aggiungere un tassello alla mia formazione. E ogni anno scopro che succede qualcosa di diverso.

Non è solo teoria. Non è solo pratica.

È un viaggio dentro le parti più fragili di noi. Quelle che fanno paura, che fanno male, ma che ci insegnano anche la tenerezza, la presenza, la capacità di stare accanto all'altro.

Quest'anno il viaggio è stato ancora più speciale, perché l'ho condiviso con colleghi che hanno saputo trasformare ogni pausa, ogni risata e ogni racconto in qualcosa che porterò con me. Mi piace circondarmi di persone che sanno ridere fino alle lacrime e, un attimo dopo, emozionarsi davanti a una storia vera.

Ai miei pazienti, grazie per avermi "lasciata andare" qualche giorno. Sappiate che siete stati con me in ogni riflessione. Le vostre storie sono il motivo per cui continuo a cercare, studiare e mettermi in discussione.

Alla mia famiglia, grazie per rendere possibile tutto questo.

Torno a casa stanca. Molto stanca.

Ma con il cuore pieno e con la sensazione di essere, ancora una volta, un passo più vicina alla terapeuta che desidero diventare.

14/06/2026
Ammettetelo, vi è successo almeno una volta di vedere la reazione di una persona, guardare una vecchia foto, sentire una...
03/06/2026

Ammettetelo, vi è successo almeno una volta di vedere la reazione di una persona, guardare una vecchia foto, sentire una frase particolare o tornare in un luogo che non visitavate da tempo e ritrovarvi improvvisamente con un nodo alla gola, una stretta allo stomaco o una sensazione di ansia che non vi aspettavate.

In quel momento non stava succedendo nulla di particolarmente grave. Eppure la vostra reazione era reale.

Quello che avete sperimentato potrebbe essere un trigger.

Un trigger è uno stimolo che attiva ricordi, emozioni, sensazioni fisiche o pensieri collegati a esperienze vissute in passato. Può essere una parola, un luogo, una data, una persona, un odore, una situazione. A volte può essere persino un pensiero o un'emozione.

Per questo può capitare di reagire in modo molto intenso a qualcosa che, agli occhi degli altri, sembra insignificante.

Non perché siate esagerati.
Non perché siate troppo sensibili.
Ma perché quella situazione ha toccato qualcosa che per voi ha un significato più profondo.

Spesso non reagiamo solo a ciò che sta accadendo nel presente. Reagiamo anche a ciò che quel momento ci sta ricordando.

Riconoscere i propri trigger è importante perché ci permette di capire meglio le nostre reazioni, smettere di giudicarci e iniziare a prenderci cura di quelle parti di noi che stanno ancora chiedendo attenzione.

La prossima volta che una reazione vi sembrerà sproporzionata, provate a chiedervi:

"Sto reagendo a quello che sta succedendo adesso o a quello che questa situazione mi sta facendo ricordare?"

Se c'è una cosa a cui continuo a dedicare tempo, energie e risorse, è la formazione.Chi fa il mio lavoro sa bene che agg...
31/05/2026

Se c'è una cosa a cui continuo a dedicare tempo, energie e risorse, è la formazione.

Chi fa il mio lavoro sa bene che aggiornarsi non è un obbligo da assolvere ogni tanto. È una scelta quotidiana. Significa dedicare weekend, serate, ore di studio e di approfondimento a qualcosa che spesso le persone non vedono, ma che poi entra ogni giorno dentro il lavoro che facciamo.

Oggi ho concluso il corso di primo livello EMDR.

Era una formazione che desideravo fare da tanto tempo e sono felice di aver finalmente iniziato questo percorso.

Continuare a studiare è una delle cose che amo di più della mia professione. Mi piace confrontarmi con modelli diversi, approfondire strumenti nuovi e ampliare il mio modo di leggere le difficoltà e le storie delle persone che incontro.

Non credo esista un approccio capace di spiegare tutto. Credo invece che sia importante continuare a formarsi, mantenere uno sguardo aperto e costruire nel tempo una cassetta degli attrezzi sempre più ricca, da utilizzare con competenza e consapevolezza.

L'EMDR è uno strumento potente perché permette di accedere a ricordi, emozioni ed esperienze che a volte restano bloccati in un punto della nostra storia e continuano a influenzare il presente.

Proprio per questo motivo penso che richieda grande preparazione, attenzione e rispetto.

Le persone che si siedono davanti a noi portano pezzi importanti della loro vita: ricordi, ferite, paure, esperienze dolorose, ma anche risorse e possibilità di cambiamento.

Sono storie preziose.

E tutto ciò che è prezioso merita di essere accolto con cura.

Oggi torno a casa con nuovi strumenti, molti appunti e tante riflessioni. E con la stessa convinzione di sempre: continuare a formarsi è uno dei modi più belli per prendersi cura del proprio lavoro e delle persone che ci affidano una parte della loro storia.

Ci sono giorni in cui esco dallo studio e penso che i miei pazienti siano molto più coraggiosi di quanto credano.Lo pens...
29/05/2026

Ci sono giorni in cui esco dallo studio e penso che i miei pazienti siano molto più coraggiosi di quanto credano.

Lo penso ogni volta che sento qualcuno dire: "Tanto me la vedo da solo."

Perché stare davvero a contatto con il proprio dolore è una delle cose più difficili che possiamo fare. Significa riconoscere che qualcosa ci fa soffrire, accorgerci che alcuni pensieri o comportamenti continuano a farci stare male e accettare che, nonostante tutti gli sforzi, da soli non sempre riusciamo a trovare una via d'uscita.

Per questo non ho mai pensato che la psicoterapia fosse per chi è debole.

Anzi. Credo richieda molto coraggio.

Il coraggio di guardarsi dentro, di affrontare emozioni che per anni abbiamo evitato, di raccontare ciò che ci spaventa, ci ferisce o ci fa vergognare.

E sia chiaro: non tutti hanno bisogno di una psicoterapia.

Ma ci sono persone che soffrono da anni e continuano a ripetersi che prima o poi passerà da solo.

A volte accade.

Altre volte quel dolore resta lì, cambia forma e continua a farsi sentire.

Ogni giorno incontro persone che scelgono di non scappare più.

Non vedo debolezza in questo.

Vedo il coraggio di chi decide di affrontare i propri mostri invece di fare finta che non esistano.

A mio figlio piacciono i colori. Tutti.Il blu, il nero, il giallo, il rosso, il viola, il fucsia. E sì, anche il rosa.Se...
25/05/2026

A mio figlio piacciono i colori. Tutti.
Il blu, il nero, il giallo, il rosso, il viola, il fucsia. E sì, anche il rosa.

Se ne ha la possibilità, spesso sceglie il rosa.
Ed è proprio questo il punto: se ne ha la possibilità.

Perché questo piccolo “se” dice tantissimo di noi adulti.

Perché i bambini non nascono pensando che esistano colori da maschio e colori da femmina. Lo imparano.
Lo imparano dai commenti, dagli sguardi, dalle correzioni, dalle risatine.
Lo imparano quando qualcuno dice: “No, quello è da femmina.”

Ma davvero un colore può avere un genere?

Se fosse così, allora io non potrei indossare il blu o l’azzurro.
E invece lo facciamo tutti, senza nemmeno pensarci.

Allora perché un bambino che vuole una maglia rosa, i capelli viola o un braccialetto fucsia deve sentirsi dire che quella non è una scelta “da maschio”?

Il punto non è il rosa.
Il punto è ciò che comunichiamo.

Perché ogni volta che diciamo a un bambino che qualcosa non va bene solo perché “non è da maschio” o “non è da femmina”, stiamo insegnandogli che per essere accettato deve adattarsi a un’idea decisa da altri.

Stiamo mettendo limiti dove non ce n’è bisogno.

Per anni la cultura ci ha raccontato che i maschi devono essere forti, duri, composti. E che le femmine devono essere dolci, delicate, accudenti.
Ma i bambini non sono etichette. Sono persone che stanno costruendo la propria identità, i propri gusti, il proprio modo di stare nel mondo.

E noi adulti abbiamo una responsabilità enorme: chiederci se ciò che stiamo trasmettendo li aiuta davvero a crescere bene… o li sta solo insegnando a reprimere parti spontanee di sé per sentirsi “giusti”.

Per quanto mi riguarda, mio figlio sceglierà sempre il colore che avrà voglia di scegliere.

Perché il mio compito non è insegnargli a entrare in una scatola.
È aiutarlo a crescere libero di essere sé stesso.

Ci sono assenze che non fanno rumore… ma cambiano tutto.Il lutto non è solo la perdita di una persona.È la perdita di un...
20/04/2026

Ci sono assenze che non fanno rumore… ma cambiano tutto.

Il lutto non è solo la perdita di una persona.
È la perdita di un pezzo di noi dentro quella relazione.

Quando qualcuno va via, non perdiamo solo “lui” o “lei”.
Perdiamo anche il ruolo che avevamo accanto a quella persona.
Figlia, compagna, amica, nipote, sorella…
Quel modo specifico di essere noi, che esisteva solo lì, in quel legame.

E allora succede qualcosa di profondo: non manca solo qualcuno, manca anche una versione di noi stessi.

Per questo il lutto ha un impatto così forte:

• emotivo, perché attraversa dolore, nostalgia, rabbia, vuoto

• psicologico, perché mette in crisi la nostra identità

• relazionale, perché cambia il modo in cui stiamo nel mondo e con gli altri

Ci si può sentire disorientati, come se mancasse un punto di riferimento interno.
Come se non sapessimo più bene “chi siamo” senza quella relazione.

E no, il tempo da solo non cancella tutto questo.
E non deve farlo.

Andare avanti non significa dimenticare.
Non è mancanza di rispetto.
Non è “sostituire”.

È, piuttosto, permettersi di continuare ad essere.

Perché anche quando una relazione finisce,
noi non smettiamo di esistere nei nostri ruoli.
Restiamo figli, madri, padri, restiamo amici, restiamo persone capaci di legami.

Le risorse che abbiamo, le altre relazioni, i nuovi spazi, le parti di noi che continuano a vivere, non cancellano il dolore.
Ma lo rendono più abitabile.

Ci aiutano a non essere definiti solo da quell’assenza.
A non lasciare che quel vuoto occupi tutto lo spazio possibile.

Il lutto resta.
Ma può smettere, piano piano, di pesare più di quanto già pesa.

E in quel processo, senza tradire chi abbiamo perso, impariamo a portarli con noi…
senza smettere di vivere.

10/04/2026

Tre anni fa ho iniziato Pilates Reformer.
Era qualcosa di completamente nuovo per me.
E, a dirla tutta, anche un po’ lontano dal mio modo di vivere il movimento.

Ero abituata al CrossFit,
ad allenamenti funzionali intensi,
alla palestra, ai pesi, alla fatica “visibile”.

All’inizio lo facevo per comodità.
Lo studio era nello stesso palazzo del mio studio professionale.
Niente di più.

Poi ho incontrato Domenica.
E da lì è cambiato tutto.

In questi anni il Pilates è diventato uno spazio mio.
Un tempo che mi concedo, che proteggo.

Mi ha insegnato la consapevolezza corporea.
A sentire il mio corpo, al di là del peso, al di là dell’estetica.
A riconoscerlo come qualcosa che mi sostiene, che mi accompagna, che merita cura.

Mi ha insegnato ad ascoltare.
Ogni movimento.
Ogni segnale.

Mi ha insegnato l’equilibrio.
A rispettare i miei limiti senza viverli come un fallimento.

A valorizzare ogni postura, ogni piccolo cambiamento.

E, da psicologa, non posso non dirlo:
il lavoro sul corpo è anche un lavoro profondo sulla mente.

Perché imparare ad abitare il proprio corpo
è spesso il primo passo per imparare ad abitare se stessi.

E forse è proprio questo il punto:
l’attività fisica è importante, ma non esiste una forma giusta in assoluto.

Esiste quella che ti fa stare bene.
Quella che riesci a sentire tua.
Quella che, in un modo o nell’altro, ti riporta a te.

Indirizzo

Via Riviera, 52
Villa San Giovanni
89018

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Martedì 16:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 13:00
16:00 - 20:00
Giovedì 16:00 - 20:00

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