23/07/2026
Ci sono libri che raccontano la psicoanalisi. E poi ci sono libri che, mentre la raccontano, ci ricordano che anche gli psicoanalisti sono esseri umani.
"Sul lettino di Freud" di Irvin D. Yalom è un libro che si presta a varie letture: è un romanzo corale, pieno di storie personali, crisi, passioni, tradimenti e relazioni che si intrecciano; è quasi un rotocalco, che ci mostra come, all'interno della società psicoanalitica, si consumano lotte di potere, rivalità e ambizioni. Anche gli analisti possono desiderare il riconoscimento, competere, cercare di affermare la propria superiorità. Insomma, nemmeno loro sono immuni dalle dinamiche umane che cercano di comprendere nei propri pazienti.
Ma il libro è anche una sorta di manuale narrativo di teoria della tecnica. Attraverso le vicende dei suoi protagonisti, Yalom ci permette di entrare nella stanza d'analisi e di comprendere il significato di alcune scelte terapeutiche. Perché un analista decide di parlare oppure di tacere? Perché, in certi momenti, è più utile fare una domanda che offrire un'interpretazione? Perché una stessa cosa, detta in un momento diverso, può avere un significato completamente differente?
È un libro che consiglierei a chi non si è mai seduto sul divano di una stanza d'analisi e vorrebbe capire che cosa accade davvero lì dentro, al di là dell'immagine un po' stereotipata che spesso ne abbiamo.
Lo consiglierei anche a chi, invece, su quel divano ci si è seduto. Perché può essere interessante, provare a guardare la relazione terapeutica dall'altra parte e avvicinarsi al punto di vista di chi ascolta, osserva e cerca di comprendere.
E lo consiglierei, forse soprattutto, ai terapeuti.
Perché questo libro ricorda una cosa che rischiamo di dimenticare proprio quando pensiamo di avere acquisito gli strumenti per comprendere gli altri: che la nostra formazione, la nostra teoria e la nostra tecnica non ci rendono immuni dall'errore, dall'ambizione, dal bisogno di riconoscimento e, soprattutto, dall'arroganza.
La psicoterapia è un incontro tra due esseri umani. Certo, uno dei due ha studiato, si è formato e ha il compito di mettere le proprie competenze al servizio dell'altro. Ma rimane, anche lui, un essere umano, con i propri punti ciechi e le proprie fragilità.
E allora, ogni tanto, fa bene ricordarsi che sul lettino non ci sono soltanto i pazienti.