27/07/2026
Ciao risorse,
ci avete mai fatto caso che nelle aziende italiane il problema non è tanto lavorare, quanto fingere che qualsiasi richiesta sia realizzabile?
Perché il “non si può fare” non è contemplato.
È una frase oscena.
Una roba che, pronunciata durante una riunione, produce lo stesso silenzio che ci sarebbe se tirassi fuori il c***o durante la presentazione del budget trimestrale.
Nelle aziende italiane non si dice mai no.
Si dice:
“Vediamo.”
“Facciamo una verifica.”
“Proviamo a ragionarci.”
“Cerchiamo di trovare una soluzione.”
Che, tradotto dal linguaggio manageriale, significa:
“Non abbiamo la minima idea di come fare, ma speriamo che nel frattempo cambi il direttore, fallisca il fornitore o muoia il richiedente.”
Alle 9:12 arriva il capo.
Sorride.
Male.
Quando il capo sorride di prima mattina significa che ha avuto un’idea.
E quando un capo ha un’idea, da qualche parte un impiegato perde il diritto alla pausa pranzo.
Si avvicina alla scrivania con passo sereno, appoggia una mano sul divisorio e pronuncia la frase più pericolosa della vita d’ufficio:
“Mi servirebbe una cosa semplice.”
Semplice.
Certo.
In aziendalese, “semplice” indica solitamente un report ricavato incrociando quattordici file Excel, tre database che non comunicano tra loro e una piattaforma sviluppata nel 2007 da un programmatore serbo oggi irreperibile.
I dati sono parziali.
Il sistema va in errore.
Due fornitori non rispondono alle mail da quando c’era il governo Gentiloni.
L’unica collega che conosce la procedura è in ferie in un villaggio naturista della Costa Brava e ha spento il telefono dopo un esaurimento nervoso.
Il capo continua:
“Ci servirebbe il dato settimanale, possibilmente suddiviso per giorno, impianto, provincia, tipologia, fascia oraria e colore degli occhi dell’operatore.”
Tu lo guardi.
Lui guarda te.
“Per quando?”
“Guarda, sarebbe urgente.”
“Quanto urgente?”
“Per ieri.”
Fantastico.
Tu provi a spiegargli che il dato non esiste.
Non che sia difficile da trovare.
Non esiste proprio.
Non è mai stato rilevato da nessuno, in nessun sistema, in nessuna epoca storica.
Neppure i Sumeri disponevano di quel c***o di dato.
Lui annuisce con l’espressione comprensiva di chi non ha capito assolutamente nulla.
“Va bene. Allora mettiamo una stima.”
Una stima.
Certo.
Inventiamolo.
Perché nelle aziende italiane la differenza tra un dato reale e una st*****ta è che la st*****ta viene inserita in una tabella con il logo aziendale in alto a destra.
Tu passi la giornata a ricostruire numeri utilizzando mail vecchie, screenshot, telefonate, formule copiate da un file chiamato “REPORT_DEFINITIVO_ULTIMO_VERO_3”.
Alle 18:47 il miracolo è compiuto.
Il report parte.
Ventisette destinatari in copia.
Ventidue non lo apriranno mai.
Due lo apriranno per sbaglio mentre cercano il menù della mensa.
Uno risponderà soltanto:
“Grazie.”
Senza firma.
Senza buongiorno.
Senza sapere che cosa gli hai mandato.
Un altro scriverà:
“Interessante. Manca però una colonna.”
La colonna, naturalmente, non era mai stata richiesta.
Poi il silenzio.
Passano quarantotto ore.
Tu inizi quasi a credere che sia finita.
Che il tuo lavoro sia stato accettato.
Che, per una volta, nessuno abbia intenzione di infilarti un cactus nel c**o con una richiesta integrativa.
Poi arriva la mail del direttore.
Oggetto: R: R: R: REPORT.
La apri.
“Molto interessante.”
Pausa.
“Possiamo averlo anche diviso per colore?”
E tu, invece di rispondere:
“No, p***a pu***na, perché non significa niente”,
scrivi:
“Certamente, facciamo una verifica.”
Perché il problema delle aziende italiane non sono i capi che chiedono cose impossibili.
Sono tutti quelli che, pur sapendo che sono impossibili, continuano a rispondere:
“Vediamo”