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10/10/2026

All'origine della psicopatia:
quello che Henry Murray non riuscì a dimostrare.

La figura di Henry Murray è al centro di una delle controversie più gravi e discusse nella storia della psicologia moderna. Tra il 1959 e il 1962, presso l'Università di Harvard, Murray condusse una serie di esperimenti psicologici giudicati oggi fortemente anti-etici, manipolatori e psicologicamente abusivi.
L'aspetto più inquietante di questa vicenda è che uno dei giovani studenti sottoposti a questi esperimenti fu il famigerato terrorista Ted Kaczynski, meglio noto come "Unabomber".

L'esperimento "abusi e stress" ad Harvard

Durante la Guerra Fredda, Murray guidò una ricerca (finanziata in parte dal governo e legata indirettamente agli studi sul controllo mentale del progetto MKUltra) per testare la resistenza della psiche umana sotto stress estremo.
L'esperimento si articolava in passaggi deliberatamente distruttivi per l'ego:
1. La trappola: Reclutò 22 studenti di Harvard (tra cui Kaczynski, che all'epoca aveva solo 16-17 anni ed era un prodigio della matematica). Chiese loro di scrivere un saggio dettagliato sulle proprie filosofie di vita, valori personali e ideali più profondi.
2. L'attacco verbale: Gli studenti venivano legati a degli elettrodi per monitorare le reazioni fisiche e messi di fronte a un avvocato o a un aggressore fittizio. Questo complice aggrediva verbalmente il ragazzo in modo brutale e umiliante, demolendo sistematicamente ogni sua convinzione intima, deridendone l'aspetto e i pensieri.
3. Il trauma ripetuto: Le sessioni venivano registrate e i ragazzi erano costretti a riguardare ripetutamente i video delle proprie reazioni di panico, rabbia e sofferenza.
Kaczynski fu sottoposto a questo trattamento per circa 200 ore nel corso di tre anni. Molti storici e biografi ritengono che questo trauma prolungato abbia pesantemente alimentato la sua alienazione, il suo odio viscerale verso la tecnologia e la scienza, e il delirio paranoico che anni dopo lo spinse a compiere la sua campagna di attentati dinamitardi.

Altri aspetti controversi

Oltre a questo esperimento distruttivo, la vita privata di Murray è spesso citata per le sue dinamiche atipiche e ossessive per l'epoca. Visse per decenni una intensa e tormentata relazione extraconiugale con la sua stessa co-autrice del TAT, Christiana Morgan, basata su rituali esoterici, sadomasochismo psicologico e una totale sottomissione intellettuale ed emotiva, che portò la Morgan a una profonda depressione e all'alcolismo.
Sebbene Murray sia rimasto un pilastro della psicologia clinica grazie all'invenzione del TAT e alla sua teoria dei bisogni, la sua condotta di ricerca ad Harvard viene oggi studiata come un grave esempio di devianza metodologica ed etica.

Il legame tra l'esperimento e "Unabomber"

Ted Kaczynski arrivò ad Harvard a soli 16 anni. Era un genio della matematica, ma anche un ragazzo estremamente introverso, emotivamente fragile e socialmente isolato. Murray lo inserì nel suo studio contrassegnandolo con il nome in codice di "Lawful" (Il Rispettoso delle Leggi), proprio per la sua natura mite e sottomessa.
Gli storici della psicologia e i biografi evidenziano tre modi in cui le 200 ore di abusi subite nell'esperimento hanno plasmato il futuro terrorista:
• La distruzione della fiducia nelle autorità: Kaczynski fu spinto a fidarsi dei ricercatori, per poi essere tradito e aggredito verbalmente da figure adulte che incarnavano l'istituzione accademica. Questo ha alimentato il suo odio paranoico verso le grandi organizzazioni e il sistema sociale.
• L'odio per il controllo tecnologico: Durante le violente umiliazioni, Kaczynski era legato a una sedia, illuminato da riflettori accecanti e monitorato da elettrodi che registravano il suo battito cardiaco e il suo respiro. Molti analisti vedono in questa specifica tortura l'origine della sua successiva ossessione contro la tecnologia e la scienza, viste come strumenti per privare l'essere umano della sua libertà.
• La nascita del Manifesto: Nei suoi scritti accademici successivi e nel suo famoso manifesto (La società industriale e il suo futuro), Kaczynski descrive la scienza e gli psicologi come manipolatori che cercano di "aggiustare" gli individui per farli obbedire al sistema. È una descrizione che ricalca quasi perfettamente ciò che Murray stava cercando di fare ad Harvard.
Sebbene non si possa affermare che l'esperimento abbia creato da solo un assassino (Kaczynski aveva già una forte predisposizione all'isolamento e disturbi latenti), gli esperti concordano sul fatto che Murray abbia agito come un potente catalizzatore, spezzando gli ultimi freni inibitori della sua mente.

Come la psicologia è cambiata: la nascita dell'Etica Moderna:

negli anni '50 e '60, psicologi come Murray (e più tardi Stanley Milgram con l'esperimento dell'obbedienza o Philip Zimbardo con l'esperimento carcerario di Stanford) avevano una libertà quasi totale. Non esistevano leggi rigide su ciò che si poteva fare a un essere umano in nome della scienza.
Oggi, esperimenti del genere sono severamente illegali e impossibili da replicare grazie a tre pilastri fondamentali introdotti proprio a causa di questi scandali:
1. I Comitati Etici (IRB - Institutional Review Boards): Oggi nessun ricercatore può toccare un partecipante senza l'approvazione di un comitato indipendente. Se un esperimento prevede un danno psicologico o uno stress prolungato, viene immediatamente bloccato.
2. Il Consenso Informato: I soggetti devono sapere esattamente a cosa vanno incontro e quali sono i rischi. Ai tempi di Murray, gli studenti non avevano idea che sarebbero stati aggrediti e umiliati.
3. Il Diritto di Ritiro: Oggi un partecipante può alzarsi e abbandonare l'esperimento in qualsiasi momento, senza subire penalità. Kaczynski e gli altri studenti venivano invece pressati psicologicamente per rimanere e portare a termine il ciclo di tre anni.

09/10/2026

Domani, 10 ottobre, si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale, un’occasione per riportare al centro dell’attenzione il benessere psicologico e il diritto di ogni persona a essere accolta, ascoltata e accompagnata.

Il tema di quest’anno, “Esperienze vissute ascoltate: voci vere, cambiamento reale”, ci invita a riconoscere il valore di chi ha attraversato in prima persona un’esperienza di disagio o sofferenza psicologica. Le loro storie non sono soltanto testimonianze da ascoltare, ma rappresentano una conoscenza preziosa, capace di contribuire a orientare scelte, servizi e interventi.

Dare spazio a queste voci significa andare oltre il semplice ascolto: significa coinvolgere le persone, valorizzarne il punto di vista e permettere loro di contribuire alle decisioni che riguardano la propria vita.

Una salute mentale più vicina alle persone nasce anche da qui: dalla capacità di riconoscere ogni esperienza, contrastare lo stigma e costruire risposte fondate sull’ascolto, sulla partecipazione e sul rispetto dei diritti.

09/10/2026

La sindrome da alienazione parentale non esiste. Nessuna classificazione diagnostica internazionale l’ha mai accolta: l’American Psychiatric Association l’ha lasciata fuori dal DSM-5 e dalla revisione DSM-5-TR, l’Organizzazione mondiale della sanità dall’ICD-11. La Corte di cassazione ne ha definito "pseudoscientifico" il fondamento (ordinanza 9691/2022). "Per la psicologia italiana il punto è chiuso da tempo: in quarant’anni nessuna evidenza ha trasformato l’alienazione parentale in una diagnosi", Lo scrive il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi in una lettera aperta al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ai presidenti dei Tribunali per i minorenni, al Consiglio Nazionale Forense e al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.

La lettera, promossa dal Comitato Pari Opportunità e firmata dalla presidente del CNOP Maria Antonietta Gulino e dalla coordinatrice CPO e Segretaria nazionale Francesca Schir, conferma e sottolinea le parole pronunciate in Senato dal Guardasigilli il 18 giugno scorso: "non vi è alcuno spazio per la cosiddetta alienazione parentale", teoria che il Ministro ha definito antiscientifica. Gli psicologi condividono questa posizione e aggiungono la voce che compete loro, quella della comunità scientifica.

Il nodo più grave è l’uso del costrutto nei procedimenti per l’affidamento, dove opera contro le donne. La letteratura internazionale ne ha misurato l’effetto: l’accusa di alienazione, quando viene accolta dal giudice, quasi triplica la probabilità che una madre che ha denunciato violenza perda l’affido. "Il meccanismo si ripete identico. La denuncia della madre viene rovesciata in prova della sua ostilità; il gesto di proteggere figlie e figli da un padre violento viene riletto come “alienazione”. Ciò genera vittimizzazione secondaria, e ferisce due volte: la donna che ha denunciato e il minore che alla violenza ha assistito".
Stesso discorso per i trattamenti di riunificazione forzata, che separano il minore dal genitore protettivo, quasi sempre la madre. "Di questi interventi non esiste prova di efficacia, e il consenso degli esperti è che producano danno", scrive il CNOP.

Il CNOP chiede che si metta fine agli interventi di riunificazione coatta disposti in sede giudiziaria, che "i colloqui del consulente tecnico con i minori siano sempre videoregistrati e depositati agli atti, con la stessa garanzia già prevista per l’ascolto del giudice" e che "la paura verso un genitore violento non venga trattata come un sintomo da correggere o riparare". Per la propria parte si impegna perché la formazione degli psicologi escluda la PAS e ogni costrutto che vi si richiami, e perché nessuna consulenza tecnica o perizia lo sostenga.
"Raccogliamo l’apertura del Ministro a ricevere contributi. Il nostro, come psicologhe e psicologi, sta in una frase: la scienza che rappresentiamo non riconosce l’alienazione parentale", conclude il Consiglio Nazionale.

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05/10/2026

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Donata Francescato

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Grazia Ofelia Cesaro, avvocata che da oltre trent’anni segue le crisi familiari, racconta l'incontro con la giovane Elena, segnata dal conflitto permanente tra mamma e papà. Una riflessione su cosa dovrebbe essere (davvero) famiglia

22/09/2026

La pace è una competenza che si costruisce, giorno dopo giorno, a partire dalle relazioni più vicine a noi.

La capacità di ascoltare e riconoscere il punto di vista di chi ci sta di fronte senza sopraffarlo si sviluppa fin dall'infanzia.

Educare alla pace significa educare al rispetto delle differenze, all’empatia, alla gestione delle emozioni. Ed è un lavoro che comincia nelle famiglie, nelle scuole e prosegue nelle comunità.

Non solo in questo 21 settembre, ma tutti i giorni, dobbiamo coltivare la possibilità di sognare la pace.

Conoscete il dilemma del porcospino?E una soluzione è possibile?Quanto più due esseri umani si avvicinano tra loro, tant...
11/09/2026

Conoscete il dilemma del porcospino?
E una soluzione è possibile?

Quanto più due esseri umani si avvicinano tra loro, tanto più probabilmente si feriranno l'uno con l'altro.
In analogia con le relazioni tra due esseri umani, se due persone iniziassero a prendersi cura e a fidarsi l'unə dell'altrə, qualsiasi cosa spiacevole che accadesse ad unə di loro, ferirebbe anche l'altrə, e le incomprensioni tra i due potrebbero causare problemi ancora più grandi.
Nella realtà i porcospini sono animali solitari e non soliti al branco. E noi esseri umani siamo in fondo come i porcospini?

04/09/2026

✋ 5 BUONI MOTIVI PER PARTECIPARE La salute non si costruisce da soli. Si costruisce insieme. Con le persone, con i professionisti, con le istituzioni, con la scuola, con le associazioni. Con il confronto, la conoscenza e la partecipazione. 📅 L'11 e il 12 settembre, a Viterbo, “Promuovere Salu...

03/09/2026

Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, il Veneto è la quarta Regione ad aver adottato norme che ricalcano la nostra proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi Subito”.

La legge garantisce la piena applicazione della sentenza “Cappato-Antoniani” della Corte costituzionale (con cui è stato legalizzato l’aiuto medico alla morte volontaria a specifiche condizioni) definendo procedure per la verifica delle condizioni di salute senza ingiustificati ritardi.

“Dal Veneto arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre”, hanno dichiarato Marco Cappato e Filomena Gallo, rispettivamente Tesoriere e Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. “Mentre il Parlamento continua a non intervenire, sono le Regioni che possono garantire alle persone malate procedure certe, uniformi e trasparenti, per dare garanzie alle persone che soffrono e al personale sanitario”.

Siamo grati ai 9.000 cittadini che hanno sottoscritto la proposta di iniziativa popolare, e alle Consigliere e ai Consiglieri della Regione Veneto che hanno approvato la nostra legge.

Il nostro obiettivo rimane ora l’estensione della legge “Liberi Subito” a ogni Regione italiana dove, pur essendo l’aiuto medico alla morte volontaria già legale in virtù delle sentenze della Corte, mancano ancora garanzie chiare su tempi e percorsi operativi per pazienti e personale sanitario.

Chiedi al tuo Consiglio regionale di discutere la nostra proposta di legge per avere procedure e tempi certi per tutte le persone che hanno bisogno di aiuto medico alla morte volontaria e che hanno già diritto a ottenerlo.

Puoi farlo qui: https://www.associazionelucacoscioni.it/landing/appello-liberi-subito

Indirizzo

Via Vetulonia, 21
Viterbo
01100

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 19:00
Mercoledì 15:00 - 19:00
Giovedì 15:00 - 19:00
Venerdì 15:00 - 19:00
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