Stefano Scatena Psicologo e Psicoterapeuta

Stefano Scatena Psicologo e Psicoterapeuta Psicologo e Psicoterapeuta, divulgatore scientifico Psicoterapia

24/08/2026

🔺 LA PSICOLOGIA DEL LEOPARDO

Il leopardo è uno dei grandi felini più affascinanti perché ha fatto della solitudine una strategia.

È un animale prevalentemente solitario, territoriale e straordinariamente adattabile. A differenza del leone, non può contare sulla forza del gruppo: deve leggere l’ambiente, scegliere il momento giusto e ridurre al minimo i rischi.

La sua caccia è fatta soprattutto di osservazione, pazienza e controllo della distanza. Si avvicina alla preda sfruttando vegetazione, ombre e terreno, e attacca quando le probabilità sono a suo favore.

Anche portare una preda su un albero racconta qualcosa della sua strategia comportamentale: significa sottrarla, quando possibile, a concorrenti come iene e leoni. Non è semplicemente forza. È gestione del rischio e delle risorse.

Il leopardo non è quindi il simbolo di un’aggressività incontrollata. È quasi il contrario: discrezione, opportunismo, adattabilità e capacità di aspettare.

In natura, a volte, sopravvive non chi fa più rumore, ma chi sa esattamente quando muoversi.

ComportamentoAnimale Wildlife Natura Africa Safari Tanzania Serengeti

24/08/2026

Non metto neanche la musica. É semplicemente il più bell’incontro con un non umano della mia vita. Un’ora con lei.

24/08/2026

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23/08/2026

LA PSICOLOGIA DEI MAASAI

In questi giorni, attraversando la Tanzania, ho incontrato i Maasai. E da psicologo mi interessa andare oltre l’immagine che tutti conosciamo: le vesti rosse, i guerrieri, il bestiame, i salti rituali.

Perché dietro tutto questo c’è un modo culturalmente specifico di costruire l’identità.

Una delle prime cose che emerge dagli studi antropologici è che, nella cultura Maasai tradizionale, l’individuo viene pensato fortemente attraverso le sue relazioni con gli altri.

L’età, la famiglia, il bestiame, il territorio e soprattutto l’appartenenza a un age-set, un gruppo generazionale, contribuiscono a definire chi sei, quali responsabilità hai e quale posto occupi nella comunità. L’age-set non è semplicemente un gruppo di coetanei: accompagna le persone attraverso fasi della vita, ruoli e obblighi sociali.

Anche l’infanzia è interessante dal punto di vista psicologico.

Le ricerche etnografiche descrivono bambini che partecipano relativamente presto alle attività della famiglia e della comunità. L’apprendimento non passa soltanto attraverso qualcuno che “spiega”, ma attraverso osservazione, imitazione, partecipazione e progressiva assunzione di responsabilità.

Questo significa che autonomia e appartenenza non sono necessariamente opposte: si impara a diventare capaci proprio diventando utili agli altri.

Poi c’è il rapporto con l’ambiente.

Per una cultura pastorale, muoversi alla ricerca di acqua e pascoli, occuparsi degli animali e convivere con un ambiente imprevedibile non costituiscono semplicemente uno sfondo della vita. Contribuiscono all’organizzazione sociale, alla conoscenza tramandata e alle strategie con cui una comunità affronta il cambiamento.

Persino la sofferenza psicologica non viene necessariamente interpretata attraverso le nostre categorie occidentali.

Gli studi sul comportamento di ricerca di aiuto mostrano che tra i Maasai possono convivere spiegazioni differenti della malattia e della sofferenza e che, accanto alla medicina moderna, continuano ad avere importanza famiglia, comunità e guaritori tradizionali.

Questo non significa che un Maasai “provi emozioni diverse” dalle nostre.

Paura, amore, dolore, rabbia, attaccamento e perdita sono umani.

Ciò che cambia è la cornice culturale attraverso cui impariamo a esprimerli, interpretarli e condividerli.

Ed è forse questa la cosa che mi affascina di più mentre viaggio qui.

Noi tendiamo a pensare che prima esista l’individuo e poi la società intorno a lui.

Culture come quella Maasai ci ricordano qualcosa che la psicologia conosce molto bene:

nessuna mente umana cresce nel vuoto.

Diventiamo ciò che siamo anche attraverso gli altri.

E incontrare un’altra cultura significa, per qualche momento, guardare anche la nostra dall’esterno.

Dott. Stefano Scatena – Psicologo Psicoterapeuta

22/08/2026

Sono qui. Nella Rift Valley. Quella vera.

Non quella dei documentari, non quella ricostruita sui libri.
Quella che per milioni di anni ha fatto da scenario a una delle storie più straordinarie mai accadute: la nostra.

Qui l’Africa si è spaccata, il paesaggio è cambiato e, generazione dopo generazione, alcuni dei nostri antichissimi antenati hanno cominciato a muoversi diversamente, a vivere diversamente, a diventare qualcosa di nuovo.

Ho voluto raccontarvela da qui, mentre la guardo con i miei occhi.

Nel video provo a ricostruire quel lunghissimo viaggio che, passando per gli australopitechi e le prime specie del genere Homo, alla fine arriva fino a noi.

Perché stare nella Rift Valley significa una cosa stranissima: guardare un paesaggio e sapere che, in qualche modo, stai guardando casa.

Guardate il video. Questa volta vi porto davvero alle origini dell’uomo.

Dott. Stefano Scatena – Psicologo Psicoterapeuta

Indirizzo

Via San Lorenzo 37
Viterbo
01100

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