Fisikamente - Ambulatorio di fisioterapia

Fisikamente - Ambulatorio di fisioterapia FisiKamenTe è aperto..... Un nuovo ambulatorio di fisioterapia nella nostra Città, Vittorio Veneto. Professionalità e qualità al servizio di tutti!

𝐀𝐕𝐕𝐈𝐒𝐎 𝐈𝐌𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀𝐍𝐓𝐄: 𝐋𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 🎨Gentili Pazienti,per migliorare la nostra struttura vi informiamo che da 𝐌𝐄𝐑𝐂...
01/06/2026

𝐀𝐕𝐕𝐈𝐒𝐎 𝐈𝐌𝐏𝐎𝐑𝐓𝐀𝐍𝐓𝐄: 𝐋𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐧𝐮𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 🎨

Gentili Pazienti,
per migliorare la nostra struttura vi informiamo che da 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐎𝐋𝐄𝐃𝐈̀ 𝟑 𝐆𝐈𝐔𝐆𝐍𝐎, l'ambulatorio FisiKamenTe sarà interessato da lavori di pittura esterna.

Durante i lavori 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐜𝐡𝐞𝐠𝐠𝐢𝐨 antistante la struttura 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚.

𝐂𝐢 𝐬𝐜𝐮𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 e vi ringraziamo fin da ora per la comprensione e la collaborazione.
Stiamo facendo il possibile per ridurre al minimo i tempi di intervento.

02/05/2026
25/03/2026

Cerchiamo fisioterapista laureato con partita iva. Per informazioni e colloquio contattateci al nostro numero 3347024067

30/10/2025

🦵 “Dottore, quanto è artrosico il mio ginocchio?”

Dalla serie: molti di voi mi chiedono “quanto è artrosico il mio ginocchio?”
Ecco una spiegazione chiara e semplice per capire come si valuta la gravità dell’artrosi.

🦵La scala di riferimento si chiama Kellgren-Lawrence e serve a classificare l’artrosi in 4 gradi principali in base alla radiografia:

L’artrosi del ginocchio non è tutta uguale.
Viene infatti classificata secondo la scala di Kellgren-Lawrence, che valuta la gravità della degenerazione articolare attraverso la radiografia:

🔹 Grado 1: minime alterazioni, piccoli osteofiti (inizio di artrosi)
🔹 Grado 2: osteofiti evidenti, ma spazio articolare ancora conservato
🔹 Grado 3: restringimento evidente dello spazio articolare, deformità moderate
🔹 Grado 4: grave riduzione dello spazio articolare, deformità marcate e dolore costante

👉 Fino al II grado, nella maggior parte dei casi è possibile gestire la patologia in modo conservativo, attraverso:
• infiltrazioni articolari (acido ialuronico, PRP, ozono, ecc.)
• potenziamento muscolare mirato
• controllo del peso
• adattamento del carico e correzione posturale

⚠️ Dal III grado in poi, le strategie conservative diventano meno efficaci, e aumenta il rischio di dover ricorrere a una protesi di ginocchio, totale o parziale.

Prevenire, diagnosticare precocemente e adattare il trattamento significa ritardare l’intervento e mantenere la mobilità naturale più a lungo possibile.

05/10/2025
21/09/2025

“È solo una tendinite alla spalla.”

Peccato che la spalla non esista. O meglio: non esiste una sola spalla, né un solo modo in cui può fare male. Quello che chiamiamo “spalla” è una giunzione articolare complessa, un sistema che unisce: cinque articolazioni, più di venti muscoli, una catena di adattamenti che parte dal rachide e finisce nella mano.

E in mezzo a tutto questo.. sì, ci sono anche quei quattro muscoli famosi:
sovraspinato, infraspinato, sottoscapolare e piccolo rotondo.

Ma ridurre il dolore di spalla a “tendinite della cuffia” è come dire che un’orchestra stona perché il primo violino ha preso una nota sbagliata.

Doppia lettura

Livello 1 – per pazienti

Quando ti dicono che hai un problema alla spalla, spesso è solo la punta dell’iceberg. Il dolore non è (solo) dove lo senti, ma dove il tuo corpo ha smesso di compensare in silenzio. E nella spalla, le compensazioni sono quotidiane, invisibili.. e potentissime.

Un muscolo tira troppo, uno tira troppo poco.
La scapola ruota male, il torace è rigido, il core non sostiene.
Il dolore è la somma finale di tutte queste micro-disfunzioni.

Livello 2 – per clinici

Chiamarla “cuffia dei rotatori” è corretto.
Ma ragionare solo sulla cuffia.. è riduttivo.
Qui si parla di neuromeccanica fine, non solo di RMN.

Ogni muscolo della cuffia modula l’allineamento omerale in co-attivazione con scapola e core, lavora in feedforward su base motoria appresa, diventa sintomatico quando il carico supera la sua funzione di “stabilizzatore silenzioso”.

Sovraccarico da sottoscapolare dominante uguale a perdita di rotazione esterna.
Sovraccarico del sovraspinato uguale a riduzione dello spazio subacromiale.
Infraspinato ipoattivo uguale ad un omero che sale senza freni.
Dominanza del deltoide uguale ad una “spalla forte che fa male”.

Non è infiammazione.
È fallimento di sistema.

In breve, il sovraspinato inizia l’abduzione e guida la centratura omerale, l'infraspinato ruota esternamente e frena il movimento, il sottoscapolare ruota internamente e protegge anteriormente, il piccolo rotondo garantisce il fine tuning della rotazione esterna e stabilità posteriore.

Quattro muscoli. Ma inseriti in un sistema con il core (per pre-attivazione e controllo pressorio), colonna toracica (per escursione scapolare), scapola (per orientamento e ritmo scapolo-omerale), arto superiore (per continuità di movimento e scarico del carico distale)

E quindi?

Ogni volta che dici “spalla dolorosa”, non chiederti solo “quale tendine?”,
ma “quale equilibrio è saltato?” Chi lavora troppo per coprire gli altri? Chi ha smesso di collaborare? Il dolore è un allarme o un abbandono?

“Allora devo rinforzare la cuffia?”
No.
Devi rieducare il sistema.

Devi ripristinare le sinergie tra scapola, core e arto. Devi restituire timing, feedforward, controllo fine. Devi far tornare la spalla quello che è davvero: una staffetta di funzioni, non una somma di muscoli.

La spalla non si infiamma per caso. Si ribella quando smette di essere un'orchestra e diventa un assolo stonato. Non curare il violino. Riaccorda l’intera sinfonia. 🥰

13/09/2025

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di “Patologie Spiritose, dove affrontiamo i malanni.. tra curiosità e leggerezza!”

Oggi parliamo di un classico delle scuole calcio, dei campi da basket e delle piste d’atletica: la sindrome di Osgood-Schlatter! Se tuo figlio (o il tuo atleta) ha male sotto al ginocchio e una “gobbetta” che non c’era.. no, non è un nuovo superpotere. È il ginocchio che sta crescendo e si sta facendo sentire! 😅

Cos’è e dov’è?

È un'infiammazione localizzata nella zona della tuberosità tibiale anteriore, cioè quella sporgenza ossea appena sotto la rotula dove si inserisce il tendine rotuleo.

Succede durante la crescita, quando le ossa si allungano velocemente ma i muscoli e i tendini non riescono a tenere il passo. Il risultato?
Un'infiammazione da trazione che può rendere ogni salto, corsa o scatto.. un piccolo tormento. 😖

Curiosità divertente

La sindrome prende il nome da due medici (Osgood e Schlatter) che la descrissero.. nel 1903, osservando giovani atleti americani. In pratica, è una “patologia sportiva vintage” che continua a fare carriera!

Come si sviluppa?

Compare in ragazzi e ragazze tra i 10 e i 15 anni, in fase di sviluppo scheletrico. Le cause principali sono sport ripetitivi con salti, cambi di direzione e corsa, crescita rapida, rigidità del quadricipite e sovraccarico funzionale del tendine rotuleo.

Il corpo “protesta” proprio nel punto di inserzione, e la tuberosità tibiale può diventare gonfia e dolente al tatto.

Nella vita quotidiana

Il dolore si presenta durante o dopo l’attività fisica, e può peggiorare correndo o saltando, salendo o scendendo le scale e stando inginocchiati.

In certi casi compare una vera e propria “bozza ossea” che può rimanere anche da adulti, pur senza dolore.

Parole complicate, spiegate semplici

- Tuberosità tibiale anteriore: la zona sotto la rotula dove si attacca il tendine del quadricipite.

- Tendine rotuleo: il “cordone” che collega la rotula alla tibia e trasmette la forza del quadricipite.

Accenni di fisioterapia

Il trattamento è conservativo e comprende educazione al carico e riduzione temporanea dell’attività sportiva, stretching del quadricipite e degli ischiocrurali, rinforzo del core e degli stabilizzatori del bacino. Aiutano tecniche di rilassamento miofasciale e una valutazione funzionale sanitaria delle catene cinetiche (anca, piede, postura).

Nel dolore acuto si usano ghiaccio e, se serve, kinesiotape o bendaggi funzionali.

Curiosità scientifica

In rari casi, se il carico non viene gestito bene, può verificarsi una piccola avulsione della tuberosità tibiale (frammento osseo staccato). Ma nella stragrande maggioranza dei casi, la sindrome di Osgood-Schlatter si risolve spontaneamente con la fine della crescita ossea.

Conclusione

La sindrome di Osgood-Schlatter è una protesta di un ginocchio che sta cercando di diventare grande.. ma ha bisogno di una pausa ogni tanto. Con un po’ di attenzione, stretching e il giusto dosaggio di sport, il piccolo atleta può tornare presto a correre felice.

A sabato prossimo per il prossimo episodio! 😄

04/05/2025

Guardala bene: sembra un’articolazione semplice, e invece è una sinfonia di strutture che lavorano all’unisono per permetterti di fare ogni gesto quotidiano, dal portarti il caffè alla bocca al fare un curl con bilanciere da 40 kg (o da 4, dai).

Ma cosa succede davvero sotto la pelle?

Tendine del bicipite: è il motore della flessione e della supinazione. Se è infiammato, ogni rotazione ti sembra una tortura.

Tendine del tricipite: estensore per eccellenza, lavora in opposizione al bicipite. Se sei rigido, lui è spesso il primo a urlare.

Legamento collaterale ulnare: lo scudo del gomito, fondamentale per la stabilità in movimenti laterali. Lo stressi di continuo se fai sport lanciati o se scrivi al PC con cattiva postura.

Legamento anulare del radio: tiene fermo il capitello radiale ma gli permette di ruotare. Senza di lui, non ruoti nemmeno una maniglia.

Corda obliqua: spesso ignorata, lavora in tandem con i muscoli per stabilizzare l’avambraccio.

Capsula articolare e borsa sinoviale olecranica: le grandi dimenticate finché non si infiammano… e allora sì che le senti!

E ora la domanda provocatoria: ti sei mai chiesto perché senti dolore al gomito quando il problema potrebbe arrivare… dalla spalla o dal polso?

Il gomito è un crocevia biomeccanico, un punto di passaggio delle tensioni generate a monte e a valle. E non puoi risolvere un dolore al gomito trattando solo il gomito.

Il consiglio del fisioterapista:

1. Valuta tutto l’arto superiore, non solo dove senti dolore.

2. Lavora su flessibilità e rinforzo in catena, non per compartimenti stagni.

3. Se il gomito grida, forse è perché qualcun altro ha smesso di parlare da tempo (spalla? scapola? colonna cervicale?).

Il tuo gomito non è solo uno snodo meccanico. È un direttore d’orchestra. E se lo ascolti bene… ti dice esattamente cosa non sta funzionando. 🤗

03/05/2025

Benvenuti al secondo episodio di “Commenta che ti passa: dove i tuoi commenti trasformano i nostri post” Buona lettura!

Viviamo in un’epoca in cui guardare in basso è diventato automatico: smartphone, laptop, tablet… la sindrome da testa avanzata (Forward Head Posture, FHP) è ovunque. Ma quanto incide davvero sulla salute cervicale?

Hai mai notato persone con il mento sporgente in avanti, le spalle arrotondate e il collo teso? Magari anche tu, senza rendertene conto, assumi questa postura mentre guardi lo schermo del telefono o lavori al computer.

Testa avanti, peso moltiplicato!

Lo sapevi che la tua testa pesa circa 5 kg? E ogni centimetro in avanti aumenta il carico percepito dalla colonna:

A 15°: il carico arriva a 12 kg
A 30°: 18 kg
A 45°: 22 kg
A 60°: 27 kg

Ma come dice giustamente Angelo Torri:
“Non solo testa in avanti, ma anche di lato, inclinata, ruotata… si vedono posture scorrette ovunque.”

E infatti la postura disallineata della testa comporta sovraccarichi asimmetrici, che generano compensi cervicali e tensioni croniche, come confermato da molti professionisti.

Questo concetto si collega direttamente alle forze di taglio asimmetriche che si creano sulla colonna cervicale. Le rotazioni e inclinazioni laterali, oltre a rendere l’immagine posturale “storta”, sono clinicamente correlate a squilibri del tono muscolare cervicale e a possibili irritazioni radicolari da compressioni meccaniche o da instabilità segmentarie.

Vuoi sapere le conseguenze della postura avanzata?

Dolore cervicale: muscoli come trapezio, SCOM e suboccipitali sono in tensione costante.

Mal di testa e vertigini: possibile compressione delle arterie vertebrali

Rigidità articolare: perdita della fisiologica lordosi cervicale.

Sovraccarico toracico, scapolare e disfunzioni respiratorie.

Doris Occhipinti lo ricorda spesso ai suoi allievi:

“La postura è tutto, anche se nel 2025 molti ancora la snobbano.”

Eppure, la FHP non è solo “un problema moderno”: già studi del secolo scorso collegavano le disfunzioni della colonna cervicale con alterazioni della pressione intracranica e dell’equilibrio autonomico. Solo che oggi la stiamo semplicemente… moltiplicando con ogni scroll!

Ma cosa dice la letteratura? Ecco una carrellata di revisioni sistematiche:

1. FHP e dolore cervicale

La FHP è associata a maggiore intensità di dolore e disabilità cervicale (Kim et al., 2019)

La revisione ha analizzato 15 studi e ha mostrato che, nei pazienti sintomatici, l’angolo cranio-vertebrale (CVA) ridotto è un predittore significativo di dolore cronico al collo.

2. Esercizi terapeutici e FHP

Gli esercizi correttivi migliorano CVA e riducono dolore cervicale (Kang et al., 2018)

Particolarmente efficaci si sono dimostrati gli esercizi di retrazione cervicale abbinati a training del trapezio inferiore e al controllo scapolare. Lavorare solo sul collo… spesso non basta!

3. FHP e propriocezione

Alterazioni nei limiti di stabilità e nell’equilibrio funzionale (Yoo et al., 2022)

Questo spiega perché in alcuni soggetti, soprattutto anziani o con disfunzioni vestibolari, una testa mal posizionata può contribuire a instabilità e aumentato rischio di cadute.

4. Esercizi per la sindrome crociata superiore

Migliorano FHP, spalle e cifosi toracica (Chen et al., 2023)

Il protocollo includeva esercizi globali di rieducazione posturale combinati con stretching degli anteriori e rinforzo dei muscoli scapolari profondi. Un approccio “a catena”, non solo “a tratti”.

5. Text Neck: definizione controversa, ma implicazioni reali

Le posture prolungate in flessione cervicale hanno effetti clinici (Scoping review)

Marcus Tidwell a questo punto ha sollevato un punto interessante:

“Non esistono prove definitive che colleghino FHP e dolore cervicale, e i termini “Postura scorretta” o “postura appropriata” sono discutibili.”

Hai ragione, Marcus. È importante evitare generalizzazioni e usare il linguaggio con attenzione. Tuttavia, come riportato, le revisioni sistematiche mostrano associazioni clinicamente rilevanti, soprattutto nei soggetti sintomatici.

Etichettare tutto come “spazzatura” rischia di escludere dati utili nella pratica clinica. Come sempre: il contesto è tutto.

Ma come darti torto? Il termine “postura scorretta” può essere fuorviante. È più corretto parlare di “postura sostenuta nel tempo senza variazione” che, in soggetti predisposti, può contribuire all’insorgenza di dolore. La postura, insomma, non è buona o cattiva in sé… ma può diventare un problema se diventa l’unica disponibile.

E se il dolore cervicale causa anche altro?

Manuela Beltrame chiede: “Cosa fare se in posizione sdraiata, col capo sostenuto, si avverte mancamento? Potrebbe essere legato alla sindrome?”

Ottima osservazione. In alcuni casi, la compressione o tensione a livello cervicale può alterare la propriocezione o il flusso vertebro-basilare. È fondamentale un’accurata valutazione clinica per escludere cause vascolari o neurologiche e impostare un piano adattato.

La “drop attack” o il senso di mancamento da posizione supina con testa iperestesa è descritto anche in letteratura come possibile segnale di insufficienza vertebrobasilare o instabilità craniocervicale. Attenzione quindi: non sempre è solo una questione muscolare.

Come intervenire quindi su questa condizione “in avanti”?

Educazione posturale

Consapevolezza corporea (biofeedback, specchi, retrazione del mento)

Esercizi mirati: rinforzo dei flessori profondi cervicali, trapezio medio/inferiore

Ergonomia personalizzata

Anche un semplice cuscino ergonomico o la regolazione dello schermo possono cambiare la giornata. E se sei un fisioterapista… dai un’occhiata anche a test come il Cranio-Cervical Flexion Test per oggettivare il lavoro.

Momento interattivo: prova ora!

Fermati un secondo e fai questi tre check:

1. Dove si trova il tuo mento? Sporge in avanti o è in asse con il collo?

2. Le tue spalle sono rilassate o stanno cercando di diventare orecchie?

3. Lo sguardo è dritto all’orizzonte… o puntato giù verso uno schermo?

Se hai risposto “sì” a uno di questi, è il momento perfetto per iniziare a correggere dolcemente, ma con costanza.

La postura non è tutto. Ma è una parte importante del tutto. E come disse un lettore: “Continuate a scavare quella buca, amici!”

E noi lo facciamo, insieme a voi.

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E se vuoi rileggerlo con ironia: ecco la versione “Patologie Spiritose” dedicata al Text Neck:

https://educarefisio.com/2024/12/14/text-neck/

Indirizzo

Via Canova 74
Vittorio
31029

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 21:00

Telefono

+393347024067

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