Spazio Calulla

Spazio Calulla Spazio Calulla nasce dall’idea di creare intorno alle madri e ai padri - fin dalla gravidanza - un

08/09/2026

La potenza del tocco è impressionante. Rassicura, ristora, calma, trasmette partecipazione e presenza, regola, ricarica, ci fa sentire accolti, consola, esalta, coccola.

Ho sentito una frase (di ) che racchiude il senso di quello che si crea durante il massaggio infantile: “Il cuore esprime le sue facoltà e la sua pulsazione attraverso i gesti, ed è così che diffonde il suo messaggio e la sua sensibilità nel mondo, attraverso il tocco, il contatto, lo sfioramento e la relazione”.

È il cuore a parlare.
Non servono parole, non servono orecchie. Servono lo sguardo, le mani, il sorriso.

Vimala McClure, fondatrice dell’International Association of Infant Massage parla di “bolla” che si crea: quella che avvolge il bebè e chi si sta prendendo dura di lui amplificando la relazione, l’ascolto, la conoscenza.

Una magia vera che aiuta la nuova famiglia a crescere insieme in armonia e nel rispetto reciproco .

Massaggiare porta al presente.La pratica del massaggio può sembrare banale, o al contrario inavvicinabile senza competen...
01/09/2026

Massaggiare porta al presente.
La pratica del massaggio può sembrare banale, o al contrario inavvicinabile senza competenze specifiche.
La ricerca ha mostrato come il tocco, la vicinanza fisica, il contatto favoriscano lo sviluppo non solo fisico ma anche neurologico dei bebé.
La cosa non si ferma ovviamente ai primi mesi: il massaggio è quella pratica che non richiede per forza competenze o tecniche particolari, richiede presenza. E la presenza si porta avanti nel tempo, nei cambiamenti, nelle svolte, nella crescita.

Nelle prime settimane di vita di un bimbo, può aiutare a conoscersi, ad interpretarsi, a sentirsi più competenti come genitori, a ritagliarsi un momento (magari in una famiglia con già altri impegni!). In più migliora il sonno, si aiuta il sistema digerente a funzionare meglio - ce lo ricordiamo tutte, l’incontro su addome e torace no? - crea una regolazione più liscia tra gli stati comportamentali.
Crescendo il massaggio diventa un luogo, oltre che un’azione. Uno spazio di condivisione, dell’ascolto ma anche del tempo.

Mi sono resa conto - io che predico bene e razzolo male: non ho mai massaggiato Lucia e Marta con costanza, anche se c’è tanta fisicità - che i momenti in cui tocco con attenzione i loro corpi sono i momenti in cui mi accorgo di quanto crescono.
Ora, quando Lucia è stesa accanto a me, non arrivo a farle le carezze ai piedi che tanto le piacciono semplicemente allungando il braccio. Non ci arrivo più. Quand’è che il tuo piede è arrivato a riempire la mia mano? E tra quanto la supererà (ah, le mani della mamma come trampolino, lacrimuccia).

Il massaggio è difficile perché richiedere di fermarsi. Non siamo abituate. Ma possiamo farlo, e fa bene pure a noi.
È analogico, è gratis, si può fare ovunque, non richiede attrezzatura.
Solo le mani.
Che bello.

Rientri e pauseIeri siamo tornate da due settimane di mare. Come ogni genitore sa, le vacanze con i bimbi possono non es...
08/08/2026

Rientri e pause

Ieri siamo tornate da due settimane di mare. Come ogni genitore sa, le vacanze con i bimbi possono non essere esattamente all’insegna del riposo. O, se non vogliamo addolcire la pillola: le vacanze con prole non sono propriamente uno stacco.

Le nostre sono state meravigliose, e mi hanno dato tantissimi spunti, ma la prima riflessione che ci tengo a condividere è nata proprio al rientro.

Mi sono fatta una doccia attenta, e non sono schizzata a occuparmi di altro immediatamente dopo. Mi sono regalata una mezz’ora di cura di me stessa.
Si parla tanto tra mamme di “ritagliarsi del tempo per sè”. Ecco. Quando non sono possibili grandi stacchi, può ricaricare anche la presenza di un gesto come passarsi la crema massaggiando con contenimento, e notando come il tocco riverbera nel corpo. Può bastare dedicare attenzione alla zona intorno agli occhi con delle leggere pressioni sulle ossa delle orbite, o massaggiare i piedi (si dorme meglio, con i piedi addolciti!).
Dedicare insomma della cura a noi stesse, partendo proprio dal corpo. Lasciando che riceva e si ricarichi, invece di permettere, seppur col sorriso e le migliori intenzioni, che si dreni.

Può sembrare banale, ma lo yoga ci insegna proprio a godere della vita per com’è, partendo dalle percezioni. E questo non è banale, anzi è spesso difficilissimo.
Provare però non costa nulla!

25/06/2026

Alla fine ci siamo riuscite!
Abbiamo festeggiato con una merenda l’estate, i bimbi e le bimbe, la nostra avventura nella maternità.

La calura estiva pure alleviata da un provvidenziale nuvolone, non poteva andare meglio di così.
Mi sono scordata i piatti, ma c’erano solo stuzzichini che non richiedevano che le mani, giustamente, vista la consistente presenza di under 3.
La prossima volta sarò più organizzata, ma come sto imparando su tanti fronti differenti, fatto è meglio di perfetto e ci tenevo tanto a non perdere anche questo giro per celebrare.
L’anelito alla perfezione - che nella maternità raggiunge picchi notevoli - non mi abita più spesso come prima e questo rende tutto più liscio, più facile.
E così si sono materializzati pancake al mango, bibite, frutta a volontà, gonfiabili. Un risciacquo collettivo con la cannella dell’acqua.

Un tran tran di qualche ora.
Qualche ora in cui la cura è davvero collettiva.
E gli occhi di tutte sono su tutti, la pressione scende, e la commozione sale.
Rivedersi, aggiornarsi, confrontarsi. Ricevere lettere che aprono i rubinetti.

Passare del tempo in compagnia, insieme. Il villaggio. Rigenerante.
C’erano i grandoni, di qualche anno, e c’erano due piccoline, di qualche mese. Fanciulle all’arrembaggio con figli gattonanti, fanciulle con bimbi che si tuffano correndo e fanciulle all’inizio del loro viaggio.

Mi viene in mente una frase della meravigliosa Celeste:
E poi ci sono “le altre mamme”
Una categoria che quasi non esiste, da tanto ciascuna è mamma a modo suo.
A volte in modo opposto al tuo.
Eppure si è accomunate da questo sapersi profondamente imperfette che è una valida premessa per costruire uno spazio di ascolto

Grazie a tutte le persone, le donne, le famiglie, le bimbe e i bimbi che rendono tutto questo possibile.

Oggi ho finalmente conosciuto un neonato speciale, di cui un po’ mi sento famiglia anche senza che ci sia sangue in comu...
23/06/2026

Oggi ho finalmente conosciuto un neonato speciale, di cui un po’ mi sento famiglia anche senza che ci sia sangue in comune. Sei giorni di creatura.

A parte l’emozione di tenerlo in braccio e sentirlo rilassato (come sono delicati e leggeri all’inizio?!), la magia dei piedi minuscoli e del tocco, la gioia delle smorfie e dei versetti, le incontenibili lacrime di commozione, la sorpresa della vita che arriva, mi sono sentita utile.

La sua meravigliosa mamma ha fatto yoga per diversi mesi (e probabilmente lui ha riconosciuto la mia voce: mi fa piangere 🥹). Abbiamo imparato a respirare, a usare diaframma e pavimento pelvico, e soprattutto a restare in ascolto.
Raccontandomi il parto mi ha detto: “Certo che il respiro è proprio l’unica cosa che puoi controllare e che serve, in quel momento”. Mi si è sciolto il cuore.

Ogni volta che una delle tecniche che vediamo torna utile, ogni volta che una visualizzazione aiuta il mood durante il travaglio, ogni volta che la calma si fa strada anche in quei frangenti, ringrazio di poter portare questa disciplina.

Non ci sono esperienze di parto uguali e lo trovo affascinante. Lo yoga contiene questa singolarità e la integra in una dimensione universale.

La zia del piccoletto - parlando di Spazio Calulla - mi ha chiesto perché lo faccio.
Perché ogni volta che una nascita avviene con anche un po’ di yoga dentro sento emergere gioia. Perché affiancare le donne in questo passaggio è un onore, ed è anche la mia piccola parte rivoluzione: si può diventare madri con meno ansia da prestazione, con più com-passione verso se stesse e la novità, con più rete intorno. (E anche con meno dolore e meno lacerazioni o con un post operatorio meno impegnativo).

Buona vita anche piccolino, a te e ai tuoi.

Oggi si festeggiail solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, e anche la giornata internazionale dello yoga.Non...
21/06/2026

Oggi si festeggia

il solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, e anche la giornata internazionale dello yoga.

Non è facile spiegare cosa sia, perché lo yoga è diverso per ciascun praticante.
Quando insegno, mi piace portare pratiche dinamiche, che raccontano il corpo e le stagioni che vive.
Quando pratico per me invece, in questo periodo amo movimenti lenti (per non dire movimenti solo interni): mi sono accorta di avere bisogno di stare.

La forma della pratica cambia con noi, si evolve e soprattutto non è una gara, non è raggiungere la posizione perfetta, non è un confronto ma ascoltare il viaggio verso l’energia che una certa posizione richiama, insieme agli altri, tutti in cammino.

Anche la stanchezza per esempio, che all’inizio dell’estate può essere tanta, offre degli spunti e ha delle potenzialità.
Lo yoga ci dice che possiamo - anzi è normale - non essere sempre al massimo. E che questa condizione può essere valorizzata come le altre.

In gravidanza poi tutto questo si amplifica, e lo yoga permette di scoprire delle verità senza cercare per forza lo “straordinario”.

In questa giornata auguro a ciascuna di noi di poter trovare un po’ di questa verità, che è molto più concreta di come suoni.

Durante il primo incontro di un’edizione di Massaggio Infantile AIMI, una ragazza ha espresso un suo timore, comune a mo...
18/06/2026

Durante il primo incontro di un’edizione di Massaggio Infantile AIMI, una ragazza ha espresso un suo timore, comune a molte neomamma: “Ho paura che non mi riconosca, ho paura di non essere speciale per lei”.
Le altre mamme la hanno subito tranquillizzata, mostrandole come la cercasse non appena si allontanava dal tappetone, ma la sensazione restava.
Dopo un mese, la bimba era cresciuta e già si voltava verso di lei, rideva alle sue espressioni, allungava le braccine. La paura si stava trasformando in consapevolezza.

Quando nascono, spesso dimentichiamo della potenza dell’udito, che ha abituato il bebé alla voce della mamma e delle persone più vicine. Dimentichiamo che per il bebé è tutto nuovo, e quindi tutto sorprendente (o spaventoso, a seconda della sensibilità del neonato). Dimentichiamo che per i primi mesi vedono male, e mettono a fuoco solo alla distanza della “presa in braccio”.
E soprattutto dimentichiamo che quella con il bebé è una relazione che si costruisce nel tempo, come qualsiasi altra.

Il bonding, teorizzato da Bowlby negli anni ’70, ci parla proprio di questo: “una relazione unica tra due individui, specifica e perseverante nel tempo”. Un relazione fatta di tasselli, di esperienze, di presenza (e anche di “errori”).
Uno degli elementi fondamentali per creare bonding è il contatto visivo, l’espressività del volto, le “facce” che viene così naturale sfoderare davanti agli occhi di un bebé.
Durante il massaggio, per esempio, si inizia cercando il contatto visivo, prima di chiedere il permesso a procedere.
E quando si crea la “bolla” intorno alla mamma e al suo bebé non è solo il tocco a mettere in relazione, ma anche le smorfie, i sorrisi, la voce.

Il bonding ci fa diventare il famoso porto sicuro per i nostri figli e le nostre figlie. Si può sbagliare, fraintendere, non arrivare in tempo, ma la relazione si costruisce anche (per non dire soprattutto) nella riparazione, fin dalla nascita. Anche facendosi una marea di facce buffe!

E tu, ti sei mai sentita “distante” o “non vista”?

Sono Elena.Abito, in casa e nella vita, con Enrico, Lucia, Marta e tre gatti. Amo le persone e le storie. Amo leggere, l...
09/06/2026

Sono Elena.
Abito, in casa e nella vita, con Enrico, Lucia, Marta e tre gatti. Amo le persone e le storie. Amo leggere, le lingue straniere, il frisbee freestyle.
E amo il corpo umano, le sue potenzialità, le sue dimensioni fisica e spirituale.
Sono insegnante di yoga e di massaggio infantile AIMI.
Quando sono nate le bimbe - come vola! - ho fondato Spazio Calulla, associazione che accompagna donne e famiglie attraverso i cambiamenti verso la genitorialità.

Prima di approdare in Oltrepò ero stata sempre cittadina, prima a Milano, da dove vengo, poi a Venezia, dove ho studiato, e in giro per il mondo. Ero una videomaker e amavo far documentari: osservare e ascoltare quel che c’era.
Con il trasloco e la prima gravidanza (più una latente polemica interiore verso le finalità del mio lavoro in pubblicità) ho riscoperto nello yoga, che mi accompagna da quando sono bimba, un modo di stare al mondo che mi serviva a navigare meglio.
Ho ampliato la mia formazione, specializzandomi in yoga in gravidanza, post parto e bimbi e sono diventata insegnate di massaggio infantile AIMI (metodo che promuove prima di tutto ascolto e condivisione). Continuo a studiare per passione, per condividere pratiche e informazioni sempre più approfondite e perché per fortuna non si finisce mai!

Diventare madre (cosa che mi sorprende ancora, non penso mi abituerò mai…) ha scardinato molte delle mie sicurezze: stare in ascolto, praticare e soprattutto provare a non giudicarmi è stato fondamentale.
Ho sentito chiaro sulla pelle, nelle viscere e nell'anima l’utilità di confrontarsi con curiosità e apertura. La liberazione nel non dover essere sempre al top.
Ho avuto la fortuna di sperimentare il famoso villaggio, necessario a crescere non solo un bambino, ma anche la mamma e tutto la famiglia.

Negli anni sono entrata in contatto con centinaia di mamme che mi hanno mostrato la complessità di questo viaggio, l’enormità delle sfumature, quanto l’universalità della maternità si esprima in modo particolare e unico per ciascuna di noi.
E questo villaggio mostra ogni giorno di più quanto una bambina o un bambino non sia solo il futuro dei suoi genitori, ma sia il futuro di tutto il mondo.

Che meraviglia quando agli incontri di massaggio infantile possono e partecipano anche le nonne.Sono incontri speciali, ...
26/05/2026

Che meraviglia quando agli incontri di massaggio infantile possono e partecipano anche le nonne.

Sono incontri speciali, perché la finestra sulla maternità e le sue esperienze reali si allarga, si espande alle generazioni.
Si parla di come funziona oggi, ma all’interno di un confronto pratico con altri modi e altri tempi.
Viene in mente il bonding, il legame con il nostro bimbo o la nostra bimba che si fonda - anche - su tutto quello che ci portiamo dietro dalla nostra esperienza personale, dalla nostra educazione, dalla nostra famiglia, di sangue e non.

Si torna a raccontarsi di quando eravamo bambine noi. Di quando erano mamme loro.
E sempre si arriva a parlare delle differenze su come veniva e viene vissuta la maternità.
Le cose che vengono dette più spesso dalle nonne?

Che per noi è tutto molto più difficile.
Che abbiamo troppe voci intorno.
Che i social creano ansia e dubbi e che è difficile capire come orientarsi.
Che loro andavano a tentativi, senza giudizio.
Che non venivano colpevolizzate per le loro scelte (una su tutte: l’allattamento in formula?).
Che non si sentivano in colpa a non passare tutto il tempo libero con noi.

Certo, ed è importante dirlo, la ricerca è andata avanti e il “si è sempre fatto così” può non essere adeguato ora. E senza dubbio ha dei vantaggi sapere come si sviluppa il cervello di un bambino (per, a volte, affrontare le crisi emotive con più facilità). Non è raro trovarsi a raccontare a qualcuno di una generazione precedente, neuroscienze alla mano, come funzionano “i capricci” per cercare di allargare la visione. Questo però non significa che non ci sia un universo prezioso da scoprire, proprio nel confronto con l’esperienza, sociale, materna, di vita di chi ha fatto questo incredibile percorso prima di noi.

Non tutte abbiamo e avremo un rapporto idilliaco con la nostra mamma, ma quando nasce un nuovo membro della famiglia le cose a volte cambiano, anche radicalmente!

Ti è successo?

Quando si fa un po’ di magiaStamattina finalmente in bici fino al parco Rivanazzano. Arrivano molti tappetini sottobracc...
24/05/2026

Quando si fa un po’ di magia

Stamattina finalmente in bici fino al parco Rivanazzano. Arrivano molti tappetini sottobraccio a chi proverà le proposte della giornata. Bella energia da subito.

Spesso, purtroppo, la parola “olistico” - intrinsecamente contraria alla categorizzazione - viene associata ad un gruppo specifico. Non è raro il sopracciglio alzato quando si parla di visione olistica, unione mente-corpo, energia: “Non fa per me”, come se fosse una cosa che è possibile non sperimentare.
Per diffidenza o abitudine, si dimentica che scienze e discipline a noi più vicine - psicologia, neuroscienze, fisica - parlano delle stesse cose, solo con termini differenti.
Ci sono differenze, ovviamente (non tutti amiamo o ci sentiamo bene con alcuni alimenti, però tutti abbiamo bisogno di cibo per vivere), ma le pratiche olistiche appartengono a tutte e tutti, sono democratiche e non tracciano confini (cose mai scontate).

Con Silvia - sempre grande condivisione e crescita - abbiamo allargato un mare di tappeti tra i pini e disposto le carte, gli strumenti, i giochi.
La talpa Pina è passata di mano in mano per farci presentare. Età, temperamenti, competenze diverse. Proprio per questo è stato un’esperienza preziosa. Tutte e tutti insieme, concentrati, in ascolto, uniti.
Abbiamo navigato, siamo stati tartarughe, alberi, vortici. Ci siamo docciati e stiracchiati come ippopotami. Abbiamo sentito il cuore ba***re veloce, e lo abbiamo aiutato a rallentare. Abbiamo sperimentato equilibrio, peso, lentezza e cura nel movimento. Dei viaggiatori si sono aggiunti con gioia, le famiglie divertite intorno.

Lo yoga nell’infanzia è magia.
Si può essere tutto, si può spaziare, giocare, sperimentare, diventare animali o oggetti. I bimbi si guardano tra loro per imparare, esperire, osservare. Non si confrontano per giudicarsi, ma per scambiarsi informazioni. Sono curiosi.
Da adulti tendiamo a perdere la curiosità verso le piccole cose, che da semplici iniziano a sembrarci banali.
Bambine e bambini (e lo yoga!) ci fanno tornare lì, che privilegio.

Grazie .gioia

Indirizzo

Oltrepo Pavese (Voghera E Dintorni) E Milano (Via Salutati 7)
Voghera

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